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Focus. Il caso Battisti e l’egemonia velenosa degli intellettuali di sinistra

Pubblicato il 29 Maggio 2019 da Gianfranco de Turris
Categorie : Cultura
Cesare Battisti all'aeroporto al rientro in Italia dalla latitanza

Cesare Battisti all’aeroporto al rientro in Italia dalla latitanza

Il manifesto del 2004 pro Battisti di 1500 intellettuali e l’ammissione dei delitti da parte del killer rosso

Perché tanta meraviglia, perché tanto stupore da parte della maggioranza della stampa italiana alla rivelazione del modus operandi et cogitandi di Cesare Battisti di fronte al pubblico ministero che lo ha interrogato per nove ore a fine marzo? Che fosse un dritto la sapevamo già, che fosse uno strafottente impunito anche, che avesse approfittato degli “utili idioti” lo sapevamo giù, che avesse sfruttato cinicamente la protezione diretta e indiretta della intellighenzia progressista internazionale lo sapevamo già… Quel che non si sapeva è che avesse del tutto mentito per trovare protezione sotto l’ala amorevole degli intellettuali de sinistra fingendosi uno di loro, del tutto ideologizzato, mentre invece non gliene fregava nulla, e che ha ammazzato chi ha ammazzato quasi senza sapere il motivo, soltanto perché “nemici del popolo” in una guerra, quella degli “anni di piombo”, che allora riteneva “giusta” e oggi  non si sa bene cosa, magari sbagliata. Ma si sa,  per gli intellò nostrani e francesi soprattutto vale il motto coniato oltre un secolo fa dal fondatore del partito radicale francese: Pas d’ennemi à gauche! Nessun nemico a sinistra, anche se ha  torto, anzi per principio ha sempre ragione, dato che l’ideologia prevale sulla realtà. I nemici sono soltanto e sempre a destra anche se i fatti danno ragione alla destra.

Gli intellettuali italiani de sinistra hanno una foga firmaiola irrefrenabile. Così come furono in centinaia a firmare il manifesto contro il commissario Calabresi “assassino e torturatore” dell’anarchico Pinelli. Un manifesto che può essere considerato la sua condanna a morte, e del quale nei decenni successivi in pochissimi si sono pentiti (fra essi Paolo Mieli, ma non certo Dario Fo, addirittura Premio Nobel…). Allo stesso modo  firmarono nel 2004 un manifesto in favore di Cesare Battisti condannato “ingiustamente” a quattro ergastoli per quattro omicidi  (due diretti e due come mandante). Poiché era fuggito dalla galera venne condannato in contumacia, e questo era già una prova a suo favore. Si è fatto, come ben si sa, 37 anni di latitanza dorata, coccolato dai progressisti italiani, francesi e sudamericani; oltr’Alpe, protetto dalla famigerata “dottrina Mitterand”, si è fatto anche una fama di prolifico autore di una dozzina di romanzi noir, polizieschi molto duri (e di cosa altro poteva scrivere?), di ci tre tradotti da Einaudi e Derive/Approdi; ha vissuto felicemente, si è sposato, ha avuto figli, è stato fotografato sule spiagge4, ha brindato beffardo quando nel Brasile di Lula non è stato estradato, ha avuto anche la tranquillità per scrivere un ennesimo romanzo poliziesco che però, dopo la sua ammissione di colpa, le Editions du Seuil hanno deciso di non pubblicare per ora in attesa di “chiarimenti”! (!?). Sappiamo molto di lui, non sapevamo che le cose che diceva, le cose politiche ed ideologiche, fossero una truffa per mostrarsi ideologizzato, quindi un perseguitato politico, ed avallare la protezione degli intellò. Ma a pensarci bene era nel suo stile di imbroglione strafottente, e vero assassino. 

Presi per i fondelli loro e noi, ma era la libertà (sua) in gioco. Ora lo dice apertis verbis durante l’interrogatorio, proclamandosi  pentito e chiedendo “scusa” alle vittime ed ai loro parenti. Considerando il personaggio si deve penare ad una mossa, personale o suggerita degli avvocati, per ottenere benefici di pena, libertà provvisorie eccetera che però, trattandosi di ergastoli, non potranno venire (se verranno) prima di dieci anni, cioè quando ne avrà 75. L’imbroglio, la menzogna, la beffa, la sfacciataggine, la protervia  sono nelle su corde, e fino ad oggi è riuscito a farla franca, cioè sino al momento in cui in Brasile, dove era stato protetto da Lula e successori,  è stato eletto un presidente esplicitamente “di destra”, Bolsonaro, il quale la prima cosa che ha fatto è stata quella di rimandarlo in Italia, nonostante che lui previdente, fosse da tempo, vista la mala parata, fuggito in Paraguay dove è stato ripreso. Altrimenti avrebbe continuato la sua vita in libertà. 

Nel corso dei decenni quando per motivi diversi, ogni tanto il suo nome ritornava alla ribalta, Cesare Battisti è sempre stato difeso a spada tratta dagli intellettuali  radical chic, in genere dai progressisti, vale a dire dalla Sinistra. Come lo si può ignorare? Eppure c’è chi cerca di negare l’evidenza con una arroganza incredibile, arrampicandosi sugli specchi e spaccando il capello in quattro. Vale a dire Francesco Merlo, uno dei polemisti d’assalto de La Repubblica (27 marzo 2019), usando parole sprezzanti nei confronti della destra giornalistica la quale ha osato dire che la Sinistra ha protetto l’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo. Incredibile ma vero, il Merlo pensa di avere addirittura ragione. Ovviamente parla per difendere la sua parte ideologica, lo si deve pur capire, ma c’è un limite alla spocchia  e alla pretesa di aver a  priori ragione. Ma è la Destra che ha sempre torto. Per loro anche il torto ha una sua ragione.

In un articolo che dal titolo è tuto un programma,  I protettori di Battisti si fa presto a dire sinistra, in pratica il Merlo sostiene due tesi: la sinistra politica italiana non ha mai difeso Battisti, e chi lo ha difeso non era di vera Sinistra. Ma il fatto è che in genere nessuno ha parlato di sinistra politica ma sempre di sinistra culturale, di intellighenzia progressista, italiana e internazionale, anche se il presidente brasiliano Lula, protettore (ora bin galera) dell’ex terrorista, era un politico non certo “di destra”… Peraltro, per affermare che i radical chic siano una cosa diversa dalla Sinistra vera e propria ci vuole una faccia tosta che solo quelli di Repubblica possono avere (eccetto a dimenticarselo quando fa comodo).

Ora non è che ci siano dubbi da chi sia stato difeso Cesare Battisti in tutti questi decenni se non da intellettuali de sinistra , comunisti e iper-comunisti, e solo Merlo può metterlo in dubbio affermando che ad esempio Toni Negri non era “comunista”, ma l’appello pro Battisti lanciato dalla rivista Carmulla (nome di una vampira…) di Valerio Evangelisti, come si è ricordato in  precedenza,  raccolse al 17 febbraio del 2004 almeno 1500 (millecinquecento, non centocinquanta) firma con lui primo della lista, che si possono trovare ancora tutti in Rete insieme al testo del manifesto: era tutta gente… fascisti sotto mentite spoglie? tutti anticomunisti? Tra essi due altri giallisti, Sandrone Dazieri e Massimo Carlotto (ex condannato per omicidio rifugiatosi in Francia e graziato dal presidente Scalfaro), la giornalista Rai  Loredana Lipperini, il collettivo Wu Ming, Oreste Scalzone, Cristian Raimo, Erri De Luca, il giornalista Pietro Sansonetti, lo scrittore Tiziano Scarpa, il noto vignettista Vauro, pure Roberto Saviano che però due anni dopo si dissociò (e gli si deve render merito). Ma tutti costoro, bizantineggia il Merlo, “sono di sinistra ma non sono la Sinistra italiana”… Ma che vuol dire? Sono forse la sinistra francese accanto alla signora Carla Bruna in Sarkozy? Millecinquecento sinistri italiani noti e ignoti ma  allo stesso temo non italiani di sinistra?  

La confessione dell’ex terrorista dei PAC dimostra che i delitti erano reali, le testimonianze contro di lui veritiere, la condanna giusta: eppure, saputolo, ora tutti questi signori e signore non hanno avuto il buon gusto e l’onestà di pentirsi o fare marcia indietro, ma spesso si sono giustificati e confermano quel che fecero 15 anni fa, come risulta da un servizio della agenzia stampa ADNkronos che riporta dichiarazioni dei citati  Dazieri, Raimo, Wu Ming e Lipperini. Come sempre nessuno ne pagherà le conseguenze almeno morali, resteranno impuniti per quella loro vicinanza ideologica e per quel loro pas d’ennemi à gauche, per il loro aprioristico schierarsi dalla sua parte. Nessuno li terrà a distanza, nessuno boicotterà i loro libri come sarebbe di certo avvenuto se si fosse trattato di un appello pro personaggio di destra. Nessuno oserà rinfacciare nulla a nessuno di loro e ben presto tutto sarà dimenticato  trattandosi di cose de sinistra. Solo quel che avviene a destra, ricordiamolo ancora una volta, non si dimenticano mai e si ricorda quando fa comodo dopo decenni. L’unico passato che non passa mai da noi è qiuesto. E lo stesso vale per la Francia. Fred Vargas (che a dispetto del none è una signora di 61 anni, anch’essa giallista tradotta in Italia) e Joelle Losfeld (titolare della omonima casa editrice che ha pubblicato i romanzi di Battisti) non fanno marcia indietro e confermano la loro stima e appoggio all’assassino confesso.

Vale infatti quel che scrive il Merlo quando afferma che durante gli “anni di piombo” la sinistra politica prese sempre le distanze dai terroristi che si definivano “comunisti”, mentre per il giornalista di Repubblica non era e ancora non è vero: si tratta  di una auotodefinizione falsa e abusiva, il comunismo infatti non ha mai ammazzato nessuno… Berlinguer li condannò, il PCI li condannò. Si ricorderà mai la parte opposta? anche il MSI, anche Almirante condannarono i terroristi “neri” chiedendo per loro addirittura la pena di morte. Merlo ne ha notizia? Ma quelli erano allora e rimangono ancora terroristi “fascisti” e “neofascisti” senza sottigliezze linguistiche. Perché le Brigate Rosse, Prima Linea, Potere Operario e i Proletari Armati pe il Comunismo di Battisti non devono essere considerati “comunisti”, mentre i NAR e Ordine Nuovo erano e sono ancora “fascisti”? Che differenza c’è se non quella ideologica? C’è la differenza che vige sempre  il metodo doppiopesista e quel che val per la  Sinistra non vale per la Destra. Sicché serva da esemplificazione questo concetto del Merlo: “Insomma, è vero che a sinistra sono stati scritti molti manifesti da chi non potendo fare la rivoluzione raccoglieva firme, ma che la parola ‘comunista’ in Italia sia ora spacciata per sinonimo di brigatista e di terrorista è uno scandalo storico, è robaccia da ignoranti o da mistificatori appunto”. Il Merlo è un ottimo manipolatore di parole. Lo stesso si potrebbe dire al contrario: fascista non è sinonimo di terrorista? Merlo non lo scriverebbe mai. Comunista, così come fascista non sono sinonimi di terrorista, però Merlo non può negare che molti terroristi ieri e oggi, in Italia e nel mondo, si autoproclamano “comunisti” e il loro scopo è imporre un regime “comunista”(e si vada a rileggere Il libro nero del comunismo edito da Mondadori vent’anni fa). E’ facile negarlo dicendo che non dicono la verità, che il loro non è “comunismo”. Troppo comodo, troppo facile. E’ questo lo “scandalo storico”. Quando è utile il termine è valido, quando non è utile è falso, una mistificazione. Così vanno le cose.

@barbadilloit

Di Gianfranco de Turris

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