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L’intervista. Alain de Benoist: “Nostre-Dame bruciava e pensavo a Dominique Venner”

Pubblicato il 11 Maggio 2019 da Nicolas Gauthier (traduzione Barbadillo)
Categorie : Corsivi Le interviste Politica
Alain de Benoist

Alain de Benoist

L’intervista ad Alain de Benoist firmata da Nicolas Gaultier per Boulevard Voltaire

Vorrei farle una breve domanda su una serie di eventi recenti. E, la prima, è  sull’incendio di Notre-Dame de Paris.

“La Madonna in fiamme, colpita nel coro, è l’immagine stessa della cristianità di oggi. Cos’altro possiamo dire che non è già stato detto? Penso a Dominique Venner e rileggo Péguy”.

La fine del “grande dibattito” e la conferenza stampa di Emmanuel Macron, che non sembra convincere due su tre francesi?

“Il capo dello stato sbagliava a prendere i francesi per i mougeon (metà pecore e metà piccioni). Micron, dimissioni!”.

Il movimento di giubbotti gialli, viene regolarmente descritto come “a corto di vapore” e generatore di “violenze inaccettabili”. Che ne pensa?

Un movimento pacifico, “bonario” non avrebbe ottenuto un decimo di quello che i giubbotti gialli hanno ottenuto, anche se nessuna delle loro richieste essenziali è stata soddisfatta ancora. La violenza (non intendo quella dei “casseurs” di professione) a volte è l’unico modo per essere ascoltati. 14 luglio 1789, la presa della Bastiglia non è stata una passeggiata per la salute! Rivedete le riflessioni sulla violenza di Georges Sorel. In ogni caso, questa violenza popolare è poco paragonabile alla violenza sistemica dei predatori impiegatizi, degli assassini dell’identità, dei distruttori sociali e dei padroni del profitto. Per quanto riguarda gli affanni dei giubbotti gialli, si tratta, nel migliore dei casi, di una pausa prima delle prossime battaglie. In tutta Europa, le classi medie stanno scomparendo e le persone stanno sopportando le conseguenze delle politiche di austerità. Nella nostra società a forma di clessidra, la ricchezza si sta accumulando sempre più in alto, mentre la povertà e la precarietà sono in costante aumento verso il basso. Le stesse cause producono gli stessi effetti, ci stiamo muovendo verso una rivolta sociale generalizzata.

L’informatore Julian Assange è stato consegnato dall’Ecuador alle autorità inglesi che lo hanno già condannato a un anno di prigione, mentre gli americani hanno emesso un mandato di arresto nei suoi confronti…

“Gli Stati Uniti hanno acquistato Assange per $ 10,2 miliardi di credito attraverso il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Un paese degno di questo nome avrebbe immediatamente dato asilo al fondatore di WikiLeaks. Come tutti i “debitori” verso la Casa Bianca, la Francia si è naturalmente astenuta. Ha altre richieste di asilo per elaborare…”.

In Sud America si registra il deterioramento della situazione in Venezuela e il riconoscimento da parte della “comunità internazionale” di Juan Guaidó come presidente autoproclamato di questo paese al posto di Nicolás Maduro, ancora due volte presidente eletto.

“Maduro ha dei bei baffi rivoluzionari messicani, ma è sicuro di non avere né il carisma né il talento di Hugo Chávez. Detto questo, è ancor più certo che gli Stati Uniti abbiano fatto e continuino a fare tutto quanto è in loro potere per rovinare e soprattutto controllare il Venezuela, il paese che ha le maggiori riserve di idrocarburi del pianeta. L’intera questione è se gli americani lanceranno una guerra per imporre il super liberale Juan Guaidó, un golpista con un abito a tre pezzi che doveva essere in prigione da molto tempo. Emmanuel Macron consigliò a Maduro di dimettersi e cedere alle “pressioni di strada”. Maduro avrebbe potuto replicare che, confrontando i sei mesi della rabbia dei glet gialli francesi – proprio come la banda di Bouteflika a quella del popolo algerino – Macron non ha che da dare l’esempio (dimettendosi, ndr)”.

Cosa pensa delle nuove sanzioni economiche decretate da Donald Trump, non solo contro Caracas e Mosca, ma anche l’Avana e Teheran?

“Questi sono tutti atti di guerra diretti contro le società commerciali francesi ed europee che commerciavano in dollari con il Venezuela, Cuba o Iran, o facevano investimenti, e che ora sono tenuti ad allinearsi con i dettami di Washington nel nome del principio non plausibile di extraterritorialità della legge americana. In termini di politica estera, l’unilateralismo trumpiano risulta ogni giorno più detestabile”.

La storia infinita della Brexit: la Gran Bretagna sarà, o no, fuori dall’Europa?

“De Gaulle aveva ragione: per cominciare, non si sarebbe mai dovuti entrare”.

Papa Francesco è imbarazzato dallo scandalo degli attacchi pedofili da parte dei sacerdoti?

“Sicuramente vi sorprenderò, ma penso che non ci siano più problemi di pedofilia nella Chiesa. Esiste, tuttavia, un grave problema di “ebefilia omosessuale”. La pedofilia è definita come attrazione sessuale per bambini, ragazzi o ragazze immaturi. Oltre l’80% delle aggressioni sessuali che coinvolgono il clero riguardano adolescenti pubescenti, di età compresa tra 12 e 18 anni, e quasi esclusivamente maschi. Sono minorenni, non bambini. Non osiamo dirlo per non essere etichettati come “omofobi”, ma il libro di Frédéric Martel lo conferma. In queste circostanze, porre fine al celibato dei preti non favorirebbe il matrimonio gay! Ricorderò anche che, contrariamente a quanto spesso si crede, i preti non pronunciano un voto di castità. Questo voto è riservato ai monaci, cioè ai membri del clero regolare (in contrasto con il clero secolare)”.

@barbadilloit

Di Nicolas Gauthier (traduzione Barbadillo)

42 risposte a L’intervista. Alain de Benoist: “Nostre-Dame bruciava e pensavo a Dominique Venner”

  1. De Benoist ci vuol prendere per i fondelli: Maduro è un narco-cialtro-imbroglione manovrato da Cuba, è stato rieletto con elezioni che sono state un broglio colossale, il Venezuela affoga per i suoi errori, non per manovre di Washington. Macron, piaccia o no, attraverso elezioni normali. Poi i gilet gialli non sono classe media, sono anarcoidi di sinistra, postsessantottini, casseurs professionali, naturali alleati dei Black Blok. Devono essere schiacciati senza pietà, come i comunardi da Thiers nel 1871.

  2. Mi pare ci sia un “non” di troppo: “porre fine al celibato dei preti non favorirebbe il matrimonio gay”.
    Ma è un non-problema. Basta che la Chiesa vieti ai preti il ‘matrimonio’ gay…

  3. Redazione

    sui gilet gialli il dibattito è aperto. considerarli di estrema sinistra è una visione abbastanza parziale

  4. Il dibattito sui filet gialli è mantenuto aperto da chi vuol vedere in essi, in fondo, dei sovrano-populisti antiglobalizzatori, contrari al pensiero unico capitalista (e liquido). Ma non è vero, a mio avviso… Sono solo la versione peggiorata delle deleterie pulsioni postsessantottine, antiautoritarie ed assistenzialiste dei vaffanculisti nostrani…+ centri sociali-NoTav ecc. Poi ognuno la pensi come crede… Saluti!

  5. Da quando De Benoist si è voluto “affrancare” dalla Destra dice cose spesso assurde ed inverosimili…

  6. Felice, i gilet gialli hanno al loro interno elementi di estrema sinistra e di estrema destra, infatti non mancano contrasti tra loro, e spesso si guardano in cagnesco. Rimane il fatto(a mio avviso straordinario) che, per la prima volta dal dopoguerra, giovani politicamente così distanti, pur con tutte le contraddizioni e i distinguo, hanno marciato con simboli comuni (i famosi gilet…) contro il vero potere: in questo caso Macron, il pupazzo di Rotschild. E dalle reazioni isteriche e dalla vasta campagna diffamatoria di tutti i mezzi d’informazione, si può evincere che danno effettivamente dei fastidi al sistema, altro che le iniziative dei Wu Mings e dei centri sociali (utili idioti di chi comanda…).

  7. Wolf. Ma se la smettessimo di attaccarci a questi movimenti anarcoidi “antisistema”, di estrema sinistra, per scoprirci chissà quali valori tradizionali, antiglobalizzatori, nazistoidi ecc. non sarebbe meglio? Almeno la finiremmo una buona volta con la sindrome pasoliniana, da “Valle Giulia” ecc. ecc.

  8. Felice ti consiglio l’ultimo romanzo di Houellebecq per capire meglio da quale tipo di disagio della classe media e rurale francese provengono i Gilet Jaunes, altro che anarcoidi, gli unici anarcoidi in quel movimento sono le guardie infiltrate con filmati che lo provano… mai si è vista negli ultimi decenni una repressione così violenta come quella sui Gilet ed i media ovviamente non fanno vedere nulla, poi il fatto che ci siano elementi dei due opposti schieramenti politici dimostra per l’ennesima volta che i vecchi schemi sono superati e che il conflitto non è più orizzontale ma verticale. Come al solito per capire dove sta la verità basta vedere cosa dicono i vari pseudo-intellettuali de sinistra in proposito, e da Bernard-Henri Lévy a Fabio Fazio dicono tutti che i Gilet Gialli sono razzisti, antisemiti,violenti etc etc, insomma la solita “reductio ad Hitlerum” che fa capire come stanno le cose, poi è ovvio che in qualunque contesto di proteste trasversali ci possono essere aspirazioni e realtà molto diverse fra loro, ma la maggioranza dei Gilet sono agricoltori,allevatori, auto-trasportatori e poi si è aggiunta la classe media e i lavoratori flessibili urbani con una piccola parte dei sindacati e gli elettori di Melanchon, un mondo composito che non si può leggere in modo semplicistico.

  9. Nessun vecchio schema è veramente superato e lo vediamo tutti i giorni in Italia. Solo illusioni. Mi batterò sempre contro la destra stolta che fa solo il gioco della sinistra.

  10. Felice stare con Macron contro i Gilet Jaunes è fare precisamente il gioco della sinistra…

  11. Stare contro i gilets gialli non vuol dire stare con Macron, tutt’altro, ma per il rispetto di regole basilari della convivenza civile. Contro tutti i redditi di cittadinanza, l’immigrazionismo, il gender fluid, il potere dei clan mafiosi ecc.; per le istituzioni, l’ordine, il mercato ed il capitalismo (con regole). Se qualcuno ti ha detto che con i gilets anarcoidi, vandali e casinari è la stessa battaglia, accomodati…Se poi a te piace il casino generalizzato tanto per il casino, e poi vedere che cosa poi ne esce, accomodati… Ma quella è sinistra pura, distruttrice, contro tutti i valori, solo e sempre sinistra, da quella dei populisti russi dell’800 che attentavano alla vita degli zar ai Black blocs di oggi…Non c’è niente di verticale o di orizzontale….La battaglia, quella vera, è altrove…Salutoni!

  12. I Governi nascono dai risultati elettorali trasparenti (o quasi). Non dal casino di minoranze organizzate. Se Macron l’han votato che governi! La prossima volta ci pensino meglio…

  13. Non bisogna sostenere i gilet gialli e le loro azioni di guerriglia, ma piuttosto le loro idee e condividerle. Ma nessun partito lo fa, se non solo apparentemente.

  14. Non ho seguito a fondo la vicenda dei gilet gialli, quindi potrei sbagliarmi, ma nelle loro manifestazioni non ho mai visto immagini identitarie, e tanto meno nazionaliste. In materia economica, poi, mi sembra vogliano solo un maggiore assistenzialismo (infatti piacciono a quei nullafacenti dei grillini). Insomma, mi pare siano di estrema sinistra in tutti i sensi, per quanto io apprezzi un certo spontaneismo e ribellismo svincolato dai vari soggetti politici. A parte i gilet gialli, interessante De Benoist, come al solito.

  15. I politici di riferimento sembrano essere,per questo movimento,la Le Pen e Melanchon,che cominciano anche a concordare su alcuni punti ; per carità non vuol dire che siano maturi i tempi di un’alleanza destra-sinistra comunista contro il sistema,però… Distrattamente in qualche immagine,alcuni simboli identitari mi è sembrato di vederli(così come di estrema sinistra ovviamente); ciò non provocherà niente di rivoluzionario nell’immediato,però non scartiamo questa esperienza a priori.
    Intanto uno dei gruppi musicali francesi più discussi del momento ,gli ultradestrorsi Peste Noire di Famine hanno composto una canzone “Gilet jaunes” che elogia questo movimento.A me sembra già una garanzia.

  16. Paleolibertario,come ha detto giustamente Stefano,questa rivolta parte da un mondo rurale e da una classe media che ha rappresentato l’ossatura del F.N. prima e del Rassemblement nationale della Le Pen adesso.Che sia solo una rivolta degli anarchici o degli estremisti di sinistra è da escludersi(seppure non manchi la loro presenza),con i pentastellati vaffanculisti fintiantisistema nostrani poi non c’entrano proprio nulla…

  17. Mi sembra una zuppa nella quale anche i non invitati vogliono mettere il loro cucchiaio, cercare una improbabile visibilità. Insomma, non me li vedo proprio i gilets come i ‘Camelots du Roi’ di Maurras…

  18. Wolf non sapevo della canzone dei Peste Noire, Ludovic Van Alst è un genio.

  19. Prendo atto di quello che Wolf dice, e mi fa piacere. Poi sono anch’io che ho idee diverse (in materia economica) dalla maggior parte dei commentatori di questo blog. Io non sono un “destro sociale” ma più uno “sporco reazionario”… Lo dico per correttezza verso tutti i commentatori.

  20. Paleo non c’è niente di male nel definirsi ed essere reazionari,io per esempio mi riconosco molto di più nella definizione di reazionario che in quella di “destra” o peggio ancora “destra sociale” che significano tutto e niente e sono solo terminologie moderne, invece il termine reazionario è secondo me molto più bello, significa anti-egualitarismo, anti-democraticismo, aristocrazia, essere avversi a qualsiasi forma di progressismo e favorevoli alla Restaurazione,significa essere anti-moderni e tradizionalisti, insomma guardare con favore a tutto ciò che c’è stato prima della rivoluzione dei lumi,al medioevo ghibellino,significa pensare a Dante, a Platone, Aristotele, S.Bernando, Joseph de Maistre, Louis de Bonald, Juan Donoso Cortés fino a Bismarck, Gomez Davila, Maurras, Guenon, Barres etc se definendoti reazionario pensi a queste cose hai tutta la mia stima e solidarietà. “IL REAZIONARIO è COLUI CHE SI TROVA AD ESSERE CONTRO TUTTO QUANDO NON ESISTE PIU NULLA CHE MERITI DI ESSERE CONSERVATO” – N.G.Davila

  21. p.s. Paleolibertario allora in realtà sei più un paleoconservatore o sbaglio?

  22. @Stefano
    Anche un conservatore può essere favorevole ad una Restaurazione, purché però sia parziale. Secondo la mia personale concezione di “conservatore”, esso a differenza del reazionario tende a voler recuperare gli elementi positivi del passato e della Tradizione per adattarli al presente. Invece il reazionario tende a ripristinare tutto, anche le cose sbagliate, che anche in passato c’erano, seppur minoritarie. Oggi invece, in questa società postmoderna, nichilista e liberalprogressista, le cose sbagliate sono quelle prevalenti, e le uniche cose che salvo sono soltanto le tematiche relative alla tutela e difesa dell’ambiente, e quelle sul rispetto degli animali.

  23. Si Werner, diciamo che il reazionario è un conservatore portato alle estreme conseguenze e che a differenza del conservatore crede che ormai ci sia poco o nulla da conservare, però come in ogni definizione schematica ci sono vari gradi e sfumature da tenere in considerazione. Daccordo sulle tematiche riguardo il rispetto dei mondi vegetali ed animali, basta stare attenti alle contraffazioni.

  24. @Stefano
    Le contraffazioni sono assolutamente da evitare. Essere per la tutela e difesa dell’ambiente non deve significare ad esempio, opporsi all’esistenza delle industrie o alla costruzione di infrastrutture, come fanno i sinistroidi estremisti. Ci vogliono semmai un’industria e delle infrastrutture eco-compatibili, perché non è la natura a doversi adeguare, ma devono essere l’industria e le infrastrutture ad essere compatibili con le caratteristiche naturali del territorio, senza deturparlo. Io ad esempio sono favorevole al TAV Torino-Lione, in quanto la linea esistente non è più adeguata, ma non al Ponte sullo Stretto di Messina, perché quest’ultimo danneggia il paesaggio. Per quanto riguarda gli animali, rispettarli non significa metterli sullo stesso piano della specie umana (per quanto quest’ultima in molte occasioni si rivela essere la peggiore delle specie animali), ma evitare di essere specisti.

  25. Mi riconosco molto nella definizione di “reazionario” fatta da Stefano, perlomeno come stato dell’anima ; un certo pragmatismo mi porta però a considerare solo alcuni aspetti del passato come recuperabili nella contemporaneità, mentre altri sono irrimediabilmente persi. In una vecchia “bustina di Minerva”, Eco definiva il reazionario come colui che vuole tornare al passato, mentre il conservatore quello che vuole preservare l’esistente. Prendendo alla lettera tutto ciò, fino a qualche decennio fa ritenersi conservatori aveva molto più senso, si trattava di difendere un modello di società più tradizionale dall ‘aggressività di certe deteriori spinte del progressismo internazionale. Ma, stando al modo in cui sta cambiando la società attuale, tra un po’, definirsi conservatori potrebbe non avere più alcun senso, almeno per come lo intendiamo noi…

  26. Esatto Wolf, infatti essere conservatori oggi, o reazionari, non può che significare essere rivoluzionari nel senso etimologico di ritorno all’origine… Recuperare forme spurie del passato è impossibile, si tratta irrimediabilmente di una chimera che possiamo lasciare a passatisti e nostalgici, ma lo sguardo si può volgere verso un nuovo o un altro inizio che attualizzi non il passato nelle forme già conosciute(il che è un impossibilità ontologica e metafisica perchè significherebbe porre un limite alla Possibilità di manifestazione universale) ma quei principi immutabili che ne erano l’essenza, per questo sia il conservatore che il reazionario non possono che essere rivoluzionari al giorno d’oggi, già definendosi reazionari/conservatori si è per forza di cose rivoluzionari in un mondo come quello odierno omologato ad un conformismo liberal-progressista di natura completamente nichilista. E da qui il senso profondo e solo apparentemente paradossale della rivoluzione conservatrice e tutto ciò che ne consegue a livello di idee…

  27. Sto assumendo degli antibiotici fortissimi e sono in coma, cerco di essere semplice e sintetico, ringraziando tutti per le risposte. Ho usato la parola “reazionario” più che altro per differenziarmi da quelli dell’area che sono più socialisti, e che rispetto ovviamente. Libertario nel senso che ritengo lo Stato una creatura moderna e giacobina, per cui vorrei il suo abbattimento, o quanto meno una sua riduzione. Provengo dal paleolibertarismo, ma ho sempre ritenuto potesse esserci una commistione dell’approccio libertario con quello tradizionale (la società feudale non prevedeva certo lo Stato), mi piacciono Guénon ed Evola. Il mio punto di riferimento come metodo politico, e sottolineo come *metodo*, è Carl Schmitt, del quale sono studioso (la dicotomia schmittiana amico-nemico è fondamentale per decifrare la politica). Diciamo che l’unica cosa che mi allontana dall’area è l’intervento dello Stato in economia.

  28. Aggiungo. Lo Stato è puro egualitarismo, è livellatore, si pensi anche a cosa afferma Nietzsche a riguardo. Per questo mi definisco libertario, perché per me il nemico principale è lo Stato, a livello culturale ed economico. Rothbard è un esempio di pensatore libertario ma riferentesi a valori non progressisti. In seguito mi sono discostato un po’ e in me è aumentata la venatura identitaria e destro-radicale, ma ho voluto lasciare il nome “paleolibertario” intendendolo “lato sensu”.

  29. Lo Stato Moderno è puro egualitarismo e livellatore

    Non certo il modello di Polis/Res Pubblica Tradizionale, dove comunque il ” valore economico” della differenza era minimale rispetto a quello dell’ Essere e dell’Appartenere …

    Si possedeva qualcosa perchè si era ” Qualcuno ” e non si era qualcuno perchè “si possedeva qualcosa ” …
    La differenza era tra Potenza e Possesso dei beni …
    La differenza si misurava sul primo valore ….
    Un guerriero medievale poteva anche non possedere nulla ma determinava unilateralmente il potere di vita e di morte sull”altro che possedeva beni, in base ad es. all’appartenenza alla Casta Guerriera …

    Sono i mercanti ed i borghesi che hanno introdotto il tema dell’Eguaglianza Formale, ma tenendo poi bene a distanza e sotto l’ala il loro patrimonio, da coloro che rivendicavano invece una “Eguaglianza Sostanziale” …
    E con la Rivoluzione Industriale che si è creata la spaccatura …

    Finchè non sono arrivati gli Stati/Nazione Autoritari moderni che hanno ri-dimensionato classi borghesi e mercanti arrogandosi “la Norma regolatrice della Co-esistenza ” ed introducendo un tema essenziale : ovvero che Impresa e Proprietà Privata sono tutelati solo in quanto “funzioni” della Comunità di Destino a cui appartieni e non dell’Individuo in Se’ : e quindi Tu individuo/cittadino ( … possibilmente in armi, … come un tempo ) hai l’obbligo di partecipare a quella che in Origine era il modello della Polis Tradizionale ( possibilmente con il modello di riferimento di Sparta e non di Atene ) oppure diventi semplicemente un ” Hostis interno” …

    La Persona ( e non l’Individuo ) ha tutto lo spazio che vuole ma solo dentro la Comunità Di Destino a cui appartiene, altrimenti puo’ andare altrove e magari ri-fondare un nuovo mondo ( … ne abbiamo viste le conseguenze di Individui scissi e slegati che hanno rifondato un Nuovo Mondo perchè Eletti dal loro dio ) …

  30. Ma forse tra i fenici e non solo le gerarchie sociali erano definite un po’ diversamente, senza parlare delle vecchie repbbliche oligarchiche Genova, Venezia, Olanda, città libere tedesche etc. Ma che erano da noi i Torlonia, ad esempio? E pure prima…Fare i soldi ti dava la possibilità di comprare titoli nobiliari o equivalenti, da sempre. Anche la cosiddetta ‘noblesse d’epée’, al di là del mito, doveva molto alla mercatira…L’economia e la politica sono sempre state strettamente intrecciate ed era un bene, altrimenti le aristociazie (quelle reali, non quelle immaginarie di cavalieri erranti) non avrebbero mai avuto ricambio… C’è molta storiografia da rivedere circa Stato Moderno ed egemonia capitalistica. Veramente il cambio maggiore fu solo dato dai nuovi mercati del nuovo mondo, dai maggiori traffici… Ma il capitalismo c’è sempre stato. Anche se non minore osmosi. Non a caso Washington era uno dei maggiori proprietari di schiavi…

  31. Guidobono ma un po’ di W. Sombart no ?

    http://www.edizionidiar.it/sombart-werner/metafisica-del-capitalismo.html

  32. con minore osmosi…, pardon…

  33. Felice l’aristocrazia è sempre stata di stirpe mai di denaro, solo in tempi già moderni la compravendita di titoli è stata determinante ed infatti si è visto la fine che ha fatto la nobiltà europea mescolatasi con i mercanti, Filippo il Bello e la dinastia francese si circondarono di borghesi e da quella iniziale decadenza parte pure la “centralizzazione dello Stato” in funzione anti-feudale, quindi come già detto da Catilina è solo lo stato moderno ad essere livellatore e mai lo Stato tradizionale… Di tutto ciò la borghesia ne approfittò con la Revolution, ed ecco perchè De Maistre nonostante fosse acerrimo nemico della rivoluzione la vedeva come una specie di necessaria punizione divina. Questo processo storico viene definito “regressione delle caste”, e porta fino alla vittoria del quarto stato, vittoria che attenzione non si è realizzata col bolscevismo come taluni ancora pensano, altrimenti dopo il crollo del muro di Berlino questa lettura risulterebbe fallace, ma è stata proprio realizzata in modo quasi perfetto dal capitalismo, “Lo spirito del capitalismo infatti è «egualitario», in quanto deve egualizzare tutti livellandoli al solo parametro della merce e del denaro. Il denaro, infatti, dà vita ad una società fortemente inegualitaria, ma di per sé è un principio egualizzante e livellante. Tale degenerazione del ruolo delle caste non avrebbe potuto che portare ulteriore disordine in una società già in decadenza. Assistiamo a un mondo dove nessuno ricopre il ruolo per cui è predisposto per sua natura: esseri con una propensione all’utilizzo della forza bruta che in una società retta su valori tradizionali potrebbero per lo più ricoprire il ruolo di braccianti o manovali dirigono nazioni o addirittura grandi corporazioni economiche, uomini con una spiccata intelligenza di tipo economico si trovano a insegnare nelle scuole o individui con una vocazione di natura «ascetica» e «contemplativa» ridotti alla mansione di netturbini.

    Contrariamente a quel che si pensa, il marxismo non si è realizzato nei paesi che hanno abbracciato il comunismo bensì nell’Occidente del capitalismo avanzato.

    L’utopia comunista è stata realizzata a livello planetario, ma sul piano individuale e non collettivo, come invece pensava Marx.”

  34. E che è: un altro dei tuoi libri sacri? Non ho nessuna stima per Sombart, sociologo e di scuola marxista. Cioè un ‘inventore’ della storia…
    Saluti!

  35. Augusto del Noce Docet ….

  36. Stefano. Tutto sto discorso della caste magari applicatelo all’india (quella fantasiosa che vi piace più di quella reale) non all’Impero Romano o al Medioevo! Vai poi a raccontare queste cose nella Firenze dell’inizio del 400 e vedi le pernacche che ti guadagni…

  37. Diffido dei cattolici….

  38. E comunque Del Noce non è uno storico…

  39. x Paleolibertario: come detto lo stato livellatore è creatura moderna, e per questo l’ideale del reazionario, del tipo tradizionale, del rivoluzionario-conservatore,dell’anarchico di destra come si definiva l’ultimo Evola, il modello di stato per questi “tipi differenziati” non è lo stato moderno ma è l’Impero, che per sua natura è la forma più libertaria possibile di Stato… Rispondendo ad un articolo come al solito strumentale del Washington Post sull’influenza delle idee di Dugin in USA quest’ultimo in alcuni passaggi chiave afferma :”Sono favorevole alla restaurazione del Sacro Impero: romano per l’Europa e bizantino per la Russia. Allo stesso tempo, apprezzo l’idea di collettivi rurali autonomi e autogestiti: l’Impero dovrebbe quindi essere in qualche modo policentrico e federale, non centralizzato e nazionalista. Rifiuto la razza e abbraccio la religione come identità più profonda da difendere. Essendo cristiano ortodosso, nutro grande simpatia nei confronti delle altre religioni tradizionali: l’Islam, l’Induismo, il Buddismo, alcune branche tradizionali antimoderne del Giudaismo (come Naturei Karta). Sono anche un ammiratore della sacra civiltà cinese. Spero che tutto questo ritorni. Sono effettivamente un fautore del ritorno dei Bei Tempi, o del Medioevo. Il Medioevo è il riflesso dell’eternità, non del passato, quindi esso è sempre possibile. Non è una questione di tempo, è una questione di scelta. In Russia vi sono alcune persone – afferenti a diversi segmenti della società – che la pensano come me e ve ne sono altre, in numero molto maggiore, che avversano le mie idee. Lo stesso vale per gli altri paesi. Vi sono tradizionalisti in Europa, negli Stati Uniti, nel mondo islamico (soprattutto in Iran e Turchia), in Cina, India, America Latina e Africa, che condividono questo approccio. È ovvio che la maggioranza assoluta non lo condivida. Il fatto che sia così non è strano. In questi tempi, la maggioranza si suppone sia sotto l’ipnosi dell’Anticristo (globalismo, liberalismo, ontologia orientata agli oggetti, intelligenza artificiale e così via). Sono felice che vi siano persone, movimenti e talvolta leader politici di spicco che condividono la visione tradizionalista, sia pure in modo parziale, pragmatico o – molto più di rado – nel suo complesso. So che esistono persone del genere negli Stati Uniti, soprattutto tra i sostenitori di Trump. Sono felice di questo. E così dovrebbe essere: la Battaglia Finale non può limitarsi entro i confini nazionali. È un evento dell’umanità intera, che concerne tutta la storia umana. Il se-Stesso del Dasein combatte contro das Man (inteso come l’inautentica forma di esistenza del Dasein) per risolvere il problema dell’«Essere o non essere?» Questa è la linea di demarcazione. Non è una questione di vecchie ideologie (liberalismo, comunismo o fascismo), né una guerra tra nazioni, religioni, «razze» o civiltà. È l’Eternità contro il Tempo. È l’Assoluto contro il Relativo che finge di essere a sua volta assoluto. È Platone-Heidegger-Guénon contro Epicuro-Descartes-Popper. È il Sacro contro il Profano.

    Questo è il Medioevo per cui parteggio: l’eterno Medioevo nell’eterna lotta contro la Modernità. Questa è la Quarta Teoria Politica, non il comunismo, né il fascismo….”

  40. “…La Modernità sta giungendo alla sua fine. È tempo di una revisione su scala globale della Modernità nel suo insieme. Il conservatorismo moderato non è più valido. Ha esaurito la sua ragion d’essere. O cadiamo nell’abisso, o ci ricordiamo di come si vola con le ali dell’anima. Ogni compromesso tra l’accelerazionismo liberale e il conservatorismo blando e moderato è finito. Rimangono solo soluzioni radicali. Se perpetuiamo la logica della Modernità e in parte della Postmodernità, saremo distrutti e sostituiti da una specie post-umana. Piuttosto che decidere di frenare o rallentare, abbiamo bisogno di rimettere in discussione l’intera direzione verso cui stiamo procedendo. Il problema non è la velocità. Il problema è la direzione.

    Il progetto del Nuovo Medioevo afferma vigorosamente che l’errore è stato commesso all’alba della Modernità. Non possiamo dunque salvare la situazione senza una revisione radicale della decisione dell’Europa occidentale di entrare nell’era moderna e nell’Illuminismo. Si è trattato di un errore e ha rappresentato la rottura con la Sacra Tradizione. Questa è l’origine della crisi del mondo moderno e l’inizio del regno della quantità (Guénon).

    La Modernità è finita e in seno al suo orizzonte interno non vi è nulla che la trascenda. Siamo dunque invitati a superare questo orizzonte. Ciò significa il Nuovo inizio. Il Grande ritorno. Non si tratta più solo di un problema filosofico. Questo è il problema principale della politica globale.” Consiglio la lettura integrale della risposta di Dugin al Washington Post perchè è magistrale… https://www.geopolitica.ru/it/article/il-ritorno-dei-bei-tempi

  41. Sono tematiche complesse, si rischia di sbagliare per essere sintetici. Apprezzo gli interventi, specialmente quelli di Stefano. A parte che ho citato Rothbard, ma forse era preferibile citare Hoppe o Miglio, meno distanti dalla sensibilità di questo blog, comunque condivido il concetto dei collettivi rurali e del federalismo connesso (io preferisco parlare di agenzie private, o al limite di comunità, non di collettivi, ma l’importante è poter scegliere). In ogni caso la parola capitalismo non mi piace, meglio parlare di libero mercato, e comunque separo la circolazione delle merci, che deve essere libera, da quella delle persone, altrimenti si possono cancellare razze o etnie, come avviene con l’attuale africanizzazione (il vero problema, al di là di tutti i nostri discorsi). Circa la religione: paradossalmente mi sono riavvicinato timidamente alla fede cattolica nonostante il periodo “bergogliano”, cerco di andare alla messa vetus ordo; apprezzo i cristiani ortodossi, che al momento non sembrano piegarsi alla modernità, onore a loro e vergogna a noi…

  42. Stefano. ‘Nunquam Communis Florentiae fidelitatem fecit aliqui imperatori, quia semper vixit et fuit liberum’ questo è quanto dissero al legato, credo di Enrico IV… Vero o non vero. Comunque un patriziato di artigiani, mercanti, strozzini, cambisti, tintori, decoratori, muratori, notai, piccoli capitalisti ecc., non di cavalieri…Scendi dal cavallo, pensa alla storia, non alle bubbole infinite della metastoria, ancorché poetica… Salutoni!

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