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Arti marziali. “Manuale di battojutsu”: ecco la guida pratica e spirituale del Maestro Colonna

Pubblicato il 4 Maggio 2019 da Carlo Lattaruli
Categorie : Cultura Sport/identità/passioni

Che differenza c’è tra un’arte marziale moderna ed una tradizionale? Cosa imparavano i samurai nelle loro Koryu (scuole di arti marziali fondate prima della restaurazione Meji del 1868) dal punto di vista tecnico, strategico e mentale? Ma soprattutto perché praticare oggi un kata di spada giapponese? Questi e diversi altri interrogativi trovano risposta in “Manuale di battojutsu”, ultimo libro del maestro Maurizio Colonna, responsabile italiano ed europeo della Sekiguchi Ryu Battojutsu, nonché seguito ed evoluzione del precedente “Il cerchio perfetto”.

Nonostante si tratti di un manuale dal taglio prettamente tecnico ed abilmente corredato da sequenze fotografiche esplicative delle basi e dei kata della disciplina, risulta essere facilmente comprensibile sia dai non praticanti che dai neofiti, rendendosi in questo modo un libro trasversalmente utile per chiunque sia interessato o anche solo affascinato dalle arti marziali giapponesi.

Andando oltre il solo battojutsu, ossia l’arte dell’estrazione rapida della spada, il maestro Colonna ci fa immergere con il suo scritto nella storia del Giappone feudale che vide come protagonisti i samurai e le loro katane, considerate per la loro fondamentale importanza non semplici pezzi di metallo ma veri e propri spiriti, alter ego del bushi che le portava al suo fianco. E’ in questo scenario che circa cinque secoli fa nasce e si sviluppa la Sekiguchi Ryu, dal nome del suo fondatore Sekiguchi Yarokkuuemon Ujimune, tramandata fino ad oggi dall’attuale capo scuola Toshiyasu Yamada.

Altrettanto interessanti e ricchi di spunti sono poi i capitoli dedicati alla strategia di combattimento ed all’aspetto mentale della pratica, veri e propri modelli di riferimento per chiunque pratichi arti marziali o sport da combattimento in genere. Sono infatti comuni in tali contesti le strategie di attacco, difesa e contrattacco tramite il perfezionamento della scelta di tempo nell’azione; ed a maggior ragione lo è la mente del praticante, concepita dai giapponesi come un tutt’uno con la pratica fisica di cui è quasi precondizione attraverso l’autodisciplina e la consapevolezza di sé.

@barbadilloit

@carlolattaruli

Di Carlo Lattaruli

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