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Libri. “Dalla katana al revolver”, l’ultimo saggio di Riccardo Rosati tra Kurosawa e Sergio Leone

Pubblicato il 2 Maggio 2019 da Francesco Santarelli
Categorie : Libri
"Dalla katana al revolver", l'ultimo saggio di Riccardo Rosati

“Dalla katana al revolver”, l’ultimo saggio di Riccardo Rosati

Una pistola prende il posto della katana e lo sguardo sul cinema prende una piega nuova. Cosa accomuna il meno giapponese dei registi giapponesi, Akira Kurosawa, ed il meno americano degli autori Western, l’italianissimo (e trasteverino) Sergio Leone? Cosa differenzia una “trasposizione” da una “versione”? Quanto di nipponico resta nella trasposizione che Sturges fa de I sette samurai, con il suo amatissimo I magnifici sette? Quanto ha inciso nella storia della Settima Arte il rapporto fra Occidente e Sol Levante?

Queste, assieme ad altre non meno affascinanti, sono le domande cui Rosati nel suo Dalla Katana al revolver, Kurosawa e Leone a confronto, recentemente pubblicato dalla casa editrice Profondo Rosso, prova a dare una risposta.

Il libro si struttura con un doppio confronto fra opere filmiche entrate nella storia del cinema: due sono di Kurosawa: La sfida del samurai (1961) e I sette samurai (1954); le altre due sono, invece, Per un pugno di dollari (1964) di Sergio Leone e I magnifici sette (1960) di John Sturges.

L’analisi delle singole opere, nel taglio comparatistico che ne dà l’Autore, si palesa come una lezione sulla trasposizione all’interno dello stesso medium artistico e non solo: l’Opera infatti ci fa attraversare ben tre continenti attraverso la narrazione di storie simili, ma ognuna profondamente e, aggiungeremmo, radicalmente differente dall’altra.

Sin dalla Introduzione, però, l’Autore ci avverte che non ci offrirà una analisi filmica dettagliata su di ogni singola pellicola. Molto inchiostro è già stato versato sui capolavori in comparazione. Ciò che preme a Rosati è mettere allo specchio due mondi. In particolare, si vuole indagare come sia riuscito il “miracolo”: riprodurre storie tipicamente giapponesi, frutto di una mente geniale come quella di Kurosawa, sullo sfondo offerto dal confine tra Messico e Stati Uniti, in un contesto storico culturale profondamente diverso.

Ebbene, una prima risposta Rosati ce la offre proprio spiegandoci come Kurosawa sia forse il meno giapponese degli autori giapponesi, alla stregua di quel Miyazaki tanto amato nel nostro Paese e non solo. Studioso e appassionato tra gli altri di Shakespeare e Dostoevskij, il regista giapponese ha la capacità di raccontare storie dal carattere universale. Conosce e ama la cultura occidentale. 

Altro aspetto da non sottovalutare, sia ne La sfida del samurai, sia ne I sette samurai avviene un processo di demitizzazione della figura del samurai. Non il guerriero eroe dalle pose ieratiche, dotato quasi di poteri magici, dalle tecniche marziali mistiche e formidabili, ma un uomo normale che affronta il mestiere delle armi con tutte le ombre della vita vera. Un uomo tra gli uomini, dato che la potenza del gruppo è essenziale per il contesto nipponico: nessuno si salva da solo, verrebbe da dire. La coralità ha il suo giusto ed inevitabile peso. Infine, l’aspetto sociale. Il contesto rurale nel quale si svolge l’azione. La povertà dilagante di un mondo contadino che si ritrova a subire le vessazioni del potente di turno. Questi caratteri dell’opera di Kurosawa, insegna Rosati, hanno permesso una sua trasposizione in chiave occidentale da parte di Leone e Sturges.

Nel testo che stiamo commentando, emerge l’amore e il rispetto che l’Autore nutre per il “nostro” Sergio Leone. Non solo perché da romano e trasteverino riuscì a reinventare un genere, il Western, tipicamente americano. Ma anche perché Leone fu capace di riscrivere, con Per un pugno di dollari, la storia del cinema. 

Non più storielle ruotanti attorno all’attore di grido, ma personaggi “veri” che si muovono attraverso una trama altrettanto profonda. Non più motivetti trionfalistici ad accompagnare asfitticamente confusionarie sparatorie, ma le magnifiche colonne sonore di Ennio Morricone. Non più semplice genere, ma grande cinema.

Leone fu l’antesignano di quella rivoluzione culturale che esplose con tutta la sua evidenza nel cinema d’oltreoceano negli anni post-Sessantotto. Pellicole come Soldato blu di Ralph Nelson e Un uomo da marciapiede di John Schlesinger sono probabilmente debitrici dall’opera di Leone.  Gli eroi, per citare indirettamente Guccini, non sono affatto tutti giovani e belli. I protagonisti di Leone nella Trilogia del dollaro sono l’opposto dei pistoleri del Western classico. Il volto di Eastwood non rassomiglia a John Wayne. I personaggi acquistano una rinnovata profondità.  Se consideriamo quanto detto, allora non sarà difficile capire come Leone riuscì nella trasposizione de La sfida del samurai nel celebre Per un pugno di dollari. La sensibilità del grande Artista era la medesima del regista giapponese.

Il discorso si fa leggermente diverso quando Rosati pone a confronto I sette samurai con I magnifici sette di Sturges. Quest’ultimo, nella lettura critica dell’Autore, non ha la medesima profondità di sguardo di Leone. Americanizza l’opera del giapponese. Purtuttavia, non può negarsi il dato artistico. Sturges rende apertamente omaggio alla grandezza di Kurosawa. I suoi sette “magnifici”, come i bushi del Sol levante, offrono i propri corpi e le proprie povere armi per una causa giusta: salvare i contadini dall’oppressione dei prepotenti, sebbene sul confine messicano a predominare non sia la differenza di casta, bensì quella razziale.

Dalla katana al revolver, in fin dei conti, si presenta come uno studio indispensabile per comprendere come e quanto il nostro immaginario sia intriso di riflessi del Sol Levante. Ma anche, a ben vedere, come la nostra Europa non sia più in grado di fornire eroi, anche se demitizzati, capaci di accendere il cuore e la passione degli spettatori occidentali. La katana, come insegna Rosati, si trasforma in revolver, il samurai può diventare un cowboy, obliterando del tutto i nostri, pur valentissimi, spadaccini. Una lettura da fare e meditare quindi; e una buona occasione per rivedere vecchi, ma sempre grandi, ottimi film.

“Dalla katana al revolver. Akira Kurosawa e Sergio Leone a confronto” di Riccardo Rosati, Roma, Profondo Rosso, 2018 

@barbadilloit

Di Francesco Santarelli

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