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Cinema. Arriva World War Z con Brad Pitt versione epidemiologo Onu

Pubblicato il 26 giugno 2013 da Federico Callegaro
Categorie : Cinema

world war zSono passati 45 anni dalla notte in cui i morti, stanchi del rigore cadaverico tipico della loro condizione, si sono messi in marcia per le campagne americane seguendo il suggerimento del regista George A. Romero. I tempi, all’epoca, erano molto diversi. Il ‘68, con tutta la sua carica di contestazione, premeva per sfondare il muro della conservazione e le condizioni per promuovere una nuova genia di mostri era alla portata di giovani sceneggiatori intraprendenti.

Oggi la società è cambiata e con essa anche le paure che la inseguono. Se negli anni 60 lo zombie tipo poteva permettersi di camminare con un’andatura dalla lentezza estenuante, oggi, nel pieno del turbo capitalismo, deve correre. Che il Dna dei cadaveri decomposti fosse mutato lo avevano già annunciato gli “infetti” di 28 giorni dopo, i non morti di Down of the dead e gli esperimenti di Resident Evil ma a fornirci la conferma di un definitivo “cambio di passo” ci pensa World War Z, il colossal prodotto e interpretato da Brad Pitt, da domani in tutte  le sale cinematografiche italiane.

Gerry Lane, interpretto dal biondo Achille di Troy, è un epidemiologo dell’Onu che vive pacifico con la sua famiglia. Questo fino a che il mondo non viene sconvolto da una pandemia in grado di far tornare in vita i morti e di rimetterli in carreggiata affamati di carne umana. Il suo compito a questo punto, oltre a quello non trascurabile di salvare la pelle, diventa trovare il caso 0, il primo infetto che racchiude in sé la possibilità di sintetizzare una cura. La pellicola, tratta dal romanzoWorld War Z. La guerra mondiale degli zombi di Max Brooks, è stata affidata a Marc Forster, già regista di Quantum of Solace, e si preannuncia il classico blockbuster estivo facilmente digeribile dal pubblico. L’intenzione del film, per stessa ammissione di Brad Pitt, è quella di divertire gli spettatori con un mix di azione ed effetti speciali. Sembra il caso di dire addio, insomma, alle famose metafore sociali nascoste tra le pieghe della narrazione, tanto care a Romero. Nel lungo periodo, però, trattare i cadaveri cannibali più visti sul grande schermo alla stregua di vampiri adolescenti qualsiasi potrebbe non premiare. Come dire, cammineranno pure più velocemente questi nuovi zombi ma non necessariamente stanno andando da qualche parte.

Di Federico Callegaro

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