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Mostre/Bassano del Grappa. Pedagogia e potere nelle opere di Albrecht Dürer

Pubblicato il 25 Aprile 2019 da Renato de Robertis
Categorie : Cultura
Albrect Durer

Albrecht Durer

Quanto Dürer abbiamo negli occhi? L’iconografia dell’artista tedesco segna da sempre il nostro immaginario. La religiosità düreriana, se pur remota, torna viva  quando siamo alla ricerca di simboli. Ora la sua grafica, sublime e rinascimentale, compare in un’esposizione completa, ‘Albrecht Dürer. La collezione Remondini’, dedicata alla raccolta dei Remondini, famiglia che raccolse 214 incisioni düreriane che costituiscono una figurazione unica al mondo. Ed è questa la vicenda di un collezionismo che  gareggiava sul mercato internazionale, mettendo insieme 8.500 incisioni donate alla comunità bassanese nel 1849.

La mostra arriva in occasione della riapertura di Palazzo Sturm, un tesoro architettonico restituito alla città dopo una stagione di restauri.  Di certo, gli sguardi del visitatore cadono sul Cristo della ‘Grande Passione’, narrato in paesaggi ombrosi di piazze e castelli affollati, dove il popolo scruta la brutalità, dimentica la speranza; la quale però ricompare in una ‘Resurrezione’ (1510), circondata da un cielo quasi barocco che domina sepolcro e guerrieri dormienti, soldati che evocano fisicità da italica koinè tra Piero della Francesca e Mantegna.

Il Cavaliere, la Morte e Il Diavolo di Durer

Il Cavaliere, la Morte e Il Diavolo di Durer

Nella storia dell’arte, purtroppo, la grafica a volte pare un’espressione minore. La vicenda storica di Albrecht Dürer (1471 – 1528)  tuttavia va nella direzione del grande Rinascimento, ovvero verso una raffigurazione che diffondeva la cultura naturalistica, la mitologia, il paesaggio europeo. L’operazione düreriana fu pedagogica: rammentare che morte e corruzione spaventano ma non turbavano il passaggio del cavaliere nella celebrata incisione a bulino, ‘Il cavaliere, la morte e il diavolo’(1513).

Poi, nella collezione, ‘La Processione trionfale’(1517) mostra la gloria del regno, la macchina della vittoria, la pedagogia del potere, ossia l’imperatore Massimiliano I, il quale, dal 1512 al 1519, beneficiò dell’immenso maestro incisore. Stanza dopo stanza, l’evento bassanese suggerisce  che l’arte viveva di priorità formative: incidere il sacro, l’identità, il valore, la natura e stampare tutto,  diffondere tutto. In Dürer, cioè, vi era come un progetto grafico: stampare la bellezza, diffonderla, e raccontare così una civiltà.

Tutte le serie della collezione Remondini, da ‘L’Apocalisse’ alla ‘Vita di Maria’, offrono un’ arte straordinaria, grazie anche alla cura intelligente di Chiara Casarin. Insomma un’esperienza estetica da non perdere.

*‘Albrecht Dürer. La collezione Remondini’, Palazzo Sturm, Bassano del Grappa, dal 20 aprile al 30 settembre 2019.  www.museibassano.it

@barbadilloit

 

Di Renato de Robertis

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