3

L’intervista. Paolo Isotta: “Il mito, Ovidio e i suoi ‘fratelli’ d’Annunzio e Strauss”

Pubblicato il 16 Aprile 2019 da Michele De Feudis*
Categorie : Scritti

Musica, poesia, teatro. La forza senza tempo della cultura classica che attraversa i secoli emerge impetuosa dal saggio “La Dotta Lira” (Marsilio) di Paolo Isotta, insigne musicologo e scrittore, amante della Puglia e del Salento, caro ad Enea. E’ stato critico musicale per il Corriere della Sera, ora è una firma del Fatto quotidiano e di Libero.

 

Maestro “La Dotta Lira” è un libro che pagina dopo pagina si trasforma in un viaggio tra mito, letteratura, musica e arti, alla riscoperta di Ovidio. Come è nata la scintilla che generato questo saggio?

 

La dotta lira. Ovidio e la musica è il massimo sforzo che da scrittore abbia compiuto nella vita. Paradossalmente, è il libro che ho scritto nel più breve tempo: otto mesi. Di “scintille” ce ne sono state due. La prima, esterna: col bimillenario ovidiano ho cominciato a pensare: di tutti i poeti della storia nessuno, nemmeno Omero e Virgilio, ha tanto influenzato il teatro musicale e anche gli altri generi, dalla Cantata al Melologo alla musica strumentale. Riassumerne le cause è difficile, in un’intervista. Da un lato il Vate di Sulmona è autore della più grande enciclopedia mitica mai tentata, Le Metamorfosi. I miti sono narrati anche con un’ineguagliabile arte dei collegamenti e dei trapassi; il tema comune è quello che tutto muta, nulla muore. Ogni cosa, dall’eternità e per l’eternità, si trasforma, si trasfonde in un’altra cosa. In fondo, è una prospettiva nietzscheana, non Le pare? Poi, nella poesia erotica e nelle Lettere di eroine, ha suggerito spunti e creato delle attitudini teatrali di donne che per i poeti moderni, dal Cinquecento in poi, erano già una rappresentazione. Bastava solo prenderla e metterla in mano ai musicisti. In ambo i tipi di creazioni, ha sintetizzato Euripide, Sofocle, Apollonio Rodio, lo stesso Virgilio … Ma non se n’ era avveduto nessuno. Qualcuno, a un certo punto, doveva: sono stato il primo a farlo unitariamente e organicamente. Ovidio si è dovuto accontentare di me. Poteva andargli molto meglio; ma pure peggio: un ricercatore universitario aspirante alla cattedra. L’avrebbe sfruttato; io ho cercato di onorarlo. E questa è la prima scintilla. La seconda si chiama Flaubert: quando dice che i libri scelgono noi, non viceversa. A modo suo, lo esprime Pirandello. Due sommi, intimi al mio cuore”.

Il suo lavoro è dedicato  all’illustre Cesare De Michelis…

“Da editore era diventato un amico del cuore, un fratello maggiore. La sua scomparsa improvvisa è stata uno dei miei grandi dolori. Ora, se l’immagina Lei un editore il quale accetta senza dire una parola un’opera su di un tema così raro e difficile? Per amore della cultura… Poi, è andata meglio del previsto. Da testo invendibile La dotta lira è diventato un libro letterario di un certo successo. A sessantasette anni, quando l’ho scritto, o ci si avvia verso il rimbambimento, o si acquistano chiarezza, lucidità, sintesi. Pare che non mi sia ancora rimbambito…”.

 

Ha scelto una particolare traduzione delle Metamorfosi. Come mai?

“Non mi parli delle traduzioni! Quante piattezze, quante improprietà, quanti americanismi! Io sono un pedante: una superficialità mi offende più di un insulto.  Poi, ce ne sono anche di buona qualità. Alla fine mi sono orientato su Ferruccio Bernini per motivi sentimentali: le mie prime Metamorfosi, i miei primi Fasti, dei miei vent’anni, sono suoi. Di valore. Ancor più ho apprezzato quella di Piero Bernardini Marzolla. Qualche volta, per sbaglio, anche la Einaudi pubblica ottime cose”.

 

Il poeta latino era molto amato dai gesuiti: il reverendo Padre Bortone ha fatto studiare le Metamorfosi a intere generazioni di studenti baresi del Di Cagno Abbrescia. Qual è la forza del mito declinata da Ovidio?

 

“San Paolo e Sant’Agostino, Tertulliano, San Gerolamo e gli altri, hanno distrutto, con odio di fanatici, la cultura classica. Poi è nata la Chiesa cattolica, La quale è riuscita a restaurarne quanto possibile. Ovidio è un caso esemplare. Mica si spaventavano di fronte a tanta disinvoltura eroica! Neanche lo censuravano… Al massimo, tanto per salvare la forma, lo interpretavano moralizzandolo, come si diceva nell’Autunno del Medio Evo, ossia simbolicamente. La Chiesa è riuscita a recuperare l’essenza del mito classico pazientemente inserendola nella propria struttura mitica, di origine veterotestamentaria. Accettata, lo si vede a partire dal Rinascimento del Dodicesimo secolo, con crescente fastidio, perché opposta alla cultura classica. Adesso, il mito, la liturgia, la cultura, la Chiesa non li vede con fastidio. Non sa neanche che esistono. Il processo è irreversibile. Il prossimo Papa reciterà il vuduu in San Giovanni in Laterano e ballerà il rap in San Pietro con Fedez fatto Cardinal Camerlengo….”.

 

La leggenda di Filemone e Bauci ha trovato anche in Ernst Junger un aedo moderno. La letteratura europea si salva solo non perdendo la memoria dei grandi classici?

 

“La salvezza è nella memoria dei solitari. Tutto è perduto.  Fa dire Virgilio a Enea: sola salus victis nullam sperare salutem, “la sola salvezza per i vinti è di non sperare salvezza”.  Siamo come i Troiani durante l’incendio e l’eccidio di Troia del Secondo Libro dell’Eneide”.

 

Ovidio come fuoco della creazione musicale. C’è un’opera che considera la massima interpretazione in note delle folgorazione ovidiane?

“C’è un’intera civiltà! Mi butto. La contesa tra Febo e Pan di Bach. La Medea di Cherubini. Metamorphoseon Modi Duodecim di Respighi: i coglioni direttori d’orchestra italiani non hanno neanche sentito nominare uno dei capolavori del Novecento, italiano, né le altre del catalogo. E poi cianciano di essere patrioti, di rappresentare la cultura italiana all’esteroOrpheus di Liszt. L’Arianna a Nasso, L’amore di Danae e Daphne, di Strauss”.

 

Il sommo poeta e scrittore latino ha due “fratelli” novecenteschi?

È ovvio, Gabriele D’Annunzio e Richard Strauss. Ma per spiegare il perché ho dovuto scrivere un libro …”.

 

Il mito di Ovidio le ricorda un suo soggiorno pugliese?

“I sommi della Scuola Napoletana si suddividono equamente tra Puglia e Salento.  Mercadante e Vincenzo Lavigna, il maestro di Verdi, ambedue di Altamura, Piccinni, barese, e Giordano, foggiano. Poi c’è il sommo Leonardo Leo, di San Vito degli Schiavi, e Paisiello, tarentino.  A Napoli sono nati solo Domenico Scarlatti e Porpora; Durante, Jommelli e Cimarosa nel contado napoletano. Ma voglio aggiungere un nome: di Gallipoli. Giuseppe Tricarico (1623-1697), uno dei più raffinati Maestri del secolo. Fu onorato a Vienna; non se ne occupa nessuno. Delle Puglie amo soprattutto il Salento. È la prima parte d’Italia contemplata da Enea: Humilemque vidimus Italiam, canta il III Libro. E a Castro (quello è il punto) hanno trovato i resti di un tempio con una statua di Minerva. Porta il berretto frigio: non quello dei rivoluzionari del 1789, quello dei Troiani!”.

 

E’ al lavoro per una prossima opera…

“Se no che faccio, me ne vado ai giardinetti col bassotto Ochs e poi al Circolo a giuocare a scopone? Però un napoletano superstizioso lo dice solo doppo ch’è fatt’ ‘o criaturo… Pur essendo un modesto pensionato, mi sopravvalutano coll’invidiarmi in troppi….  L’occhio invidioso dello jettatore è la sola cosa che davvero porti disgrazia!”.

*Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 14.04.2019

Di Michele De Feudis*

3 risposte a L’intervista. Paolo Isotta: “Il mito, Ovidio e i suoi ‘fratelli’ d’Annunzio e Strauss”

  1. Oddio, la Chiesa Cattolica che restaura l’antichità classica… è un po’ eccessiva, anche per un grande come Isotta…Anche Agostino, e con lui tanti altri, ne faceva parte essendo un vescovo…e non era… prima! Non è che la Chiesa distrugge fino a Costantino e poi restaura a partire da Teodosiano…È sempre rimasta la stessa Chiesa, ingorda ed intollerante, come ci racconta Gore Vidal nel suo Giuliano…Solo che poi ebbe più potere…ahimè…

  2. Guidobono, mi sorprende che tu legga Gore Vidal, considerato il tuo tasso elevato di omofobia.

  3. Myriam. Ma tu come ti permetti di affibiare etichette del tutto false a chi non conosci? Il fatto che non apprezzi matrimoni ed adozioni gay non fa di me un omofobo…Pure molti omosessuali la pensano come me… Bye, bye…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *