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Formula 1. In Cina le Mercedes vincono il gp numero 1000, Vettel sul podio

Pubblicato il 14 Aprile 2019 da Lorenzo Proietti
Categorie : Sport/identità/passioni

Quello di Cina è un evento storico per la F1: è questa infatti la sede del Gran Premio numero 1000 di un lungo cammino cominciato a Silverstone nel 1950 con la vittoria di Nino Farina su Alfa Romeo. Basta questo per conferire maggiore spessore ad una corsa che anche in chiave mondiale avrebbe dato qualche piccola importante risposta.

Non appena si accendono i motori, su tutti sembra svettare Bottas: il finlandese infatti si prende sia le PL2  che le PL3 (rispettivamente in 1’33″330 e 1’32″830) candidandosi seriamente al ruolo di leader delle qualifiche. Le PL1 erano invece state appannaggio di  Vettel, in 1’33″911.

Nelle qualifiche dunque, già dalle primissime battute Bottas la fa da protagonista e si prende la Q1, lasciando al compagno Hamilton la Q2. Le Ferrari non sembrano avere la prestazione giusta, almeno sul giro secco.  La battaglia serratissima del Q3 si risolve con l’ultimo tentativo: il finlandese numero 77 ferma il cronometro su un 1’ 31” 547, abbassando di sedici millesimi rispetto al primo tentativo e lasciandosi dietro Hamilton, Vettel e Leclerc (con i ferraristi non proprio encomiabili sulla guida nei giri decisivi, per via delle solite micro sbavature che però alla fine creano svantaggi) nell’ordine di ventitre, 301 e 318 millesimi.

Ancora prima dello spegnimento delle luci, brividi nel giro di formazione a causa dei testacoda di Verstappen e Kubica. Per i due comunque, nessun problema.

Al via non parte bene il poleman Bottas, facendosi sopravanzare da Hamilton. Stessa cosa per Vettel, che si fa soffiare la terza piazza da Leclerc.

Nelle retrovie intanto, un contatto che coinvolge le due McLaren e Kvyat, costringe Norris a cambiare il musetto e pone la gara per un giro in regime di safety car virtuale.

Mentre davanti Hamilton cerca di impostare il ritmo, i primissimi giri sono caratterizzati da tante piccole battaglie che vedono i sorpassi di Raikkonen su entrambe le Haas e quello di Albon su Giovinazzi.

Il primo momento caldo è all’inizio del giro 11, quando dal muretto Ferrari viene ordinato a Leclerc di far passare il compagno Vettel, nella speranza che quest’ultimo potesse girare più velocemente ed avvicinarsi ai battistrada. La prima impressione però, tempi alla mano, non sembra confermare questa scelta;  Vettel, anzi,  continua a dimostrarsi molto  nervoso alla guida con tanti piccoli errori tra cui un bel bloccaggio, che non aiutano la rincorsa alle Mercedes. Tra le due Ferrari comincia così un tira e molla, divise da uno-due secondi, che intanto consente anche a Verstappen di ridurre parte dello svantaggio. Olandese che si ferma al giro 17, poco dopo il ritiro di Hulkenberg, secondo consecutivo per lui.

Il giro successivo tocca a Vettel che riesce non di molto a tenere dietro Verstappen. L’olandese però, non ne vuol sapere e attacca alla fine del lungo rettilineo, arrivando comunque lungo e consentendo a Vettel di rispondere e di riprendersi la posizione.

Ai giri 21 e 22, pit stop per Bottas, Hamilton e Leclerc. Il monegasco torna in pista dietro Max Verstappen, mentre Bottas si ritrova a meno di due secondi da Hamilton, potendo così tornare a coltivare una qualche velleità di giocarsi la prima posizione. In realtà, dopo venti tornate il distacco si riassesta sui sette-otto secondi.

Raikkonen viene fermato al giro 25, tornando in pista undicesimo dietro alle Haas, pur riprendendosi subito la posizione nei confronti di Magnussen.

La parte centrale di gara è caratterizzata dalla rincorsa di Leclerc al 33 della Red Bull, che per altro sembra avere dei problemi con la sua vettura. Non c’è da stupirsi che questi effettui la seconda sosta –primo dei grandi- al giro 34. In Ferrari comunque si tutelano e fanno rientrare Vettel alla tornata subito dopo.  Per entrambi, ci sono gomme medie. Al 36, pit per entrambe le Mercedes. E’ questa l’occasione con cui si può così valorizzare la precisione e la coordinazione delle diverse squadre di meccanici. Lavoro dei meccanici, va detto, che non viene mai valorizzato mai abbastanza.

L’occasione comunque è buona per vedere una bella battaglia tra Leclerc e Bottas che si risolve al giro 39 in favore del finlandese, potendo questi contare su pneumatici freschi. I vani tentativi di resistere del pilota Ferrari, gli fanno comunque onore. Il monegasco poi, dopo essersi arreso anche a Vettel, ripara ai box per l’ultima sosta: è il giro 42. Dieci giri dopo, Norris chiude con un ritiro una gara davvero poco fortunata.

Intanto Leclerc dopo un timido tentativo di rimonta, desiste, anche dopo un confronto con il muretto su presunti e non confermati problemi di cambio. L’ultimo a fermarsi è Gasly che montando gomme morbide, parte all’assalto del giro più veloce, cercando di strappare a Vettel il punto bonus.

Il francese raggiunge l’obiettivo proprio per il rotto della cuffia, segnando un 1’ 34” 742 e ottenendo il punto in più.

Vince dunque Hamilton, ottenendo un prestigioso successo ed entrando ancora di più, semmai ancora ce ne fosse bisogno, nella storia di questo sport.

Dietro di lui Bottas, apparso meno pimpante dei due precedenti giorni e Vettel, al primo podio stagionale, seppur non certo brillantissimo in termini assoluti. A punti Verstappen, Leclerc, Gasly, Ricciardo, Perez e Raikkonen. Nota finale per il decimo classificato, Albon su Toro Rosso, autore di una piccola ma allo stesso tempo grandissima impresa. Partito ventesimo dopo l’incidente di sabato mattina, l’esordiente ha ben figurato, riuscendo a resistere all’ultimo assalto di Grosjean che stava provando a salvare un weekend che per Haas è stato davvero negativo.

Prossimo appuntamento tra due settimane, sull’atipico circuito cittadino di Baku in Azerbaijan.

Di Lorenzo Proietti

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