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Libro. Il Novecento italiano nella saga familiare di Walter Jeder

Pubblicato il 22 Marzo 2019 da Giorgio Ballario
Categorie : Scritti

Scansione: Lorien – Archivio storico della musica alternativa

Walter Jeder non è certo un nome sconosciuto nei circuiti culturali che un tempo si chiamavano “alternativi”. Speaker della storica Radio University di Milano negli anni Settanta, animatore e “voce” dei Campi Hobbit, autore di testi musicali, giornalista in svariate testate di destra, esperto di comunicazione e poi dirigente d’azienda: per molti anni con il suo vero nome (Walter Pancini) è stato al timone di Auditel, il famoso sistema per misurare gli indici di ascolto televisivi.

Ma pochi, anzi pochissimi, conoscevano le sue doti letterarie. D’accordo, Walter è sempre stato un grande affabulatore, un uomo in grado di giocare con le parole come un funambolo e al tempo stesso di gestirle come munizioni al servizio di un progetto politico e culturale, sia dai microfoni di una radio che sul palco di uno spettacolo. Ma scrivere un romanzo è un’altra cosa ed è un’altra cosa ancora scrivere un romanzo storico di 450 pagine che attraversa con leggerezza, ma non con superficialità, le intemperie di un secolo. Walter Jeder l’ha fatto con «Il diavolo e la coda» (450 pagine, 20 euro), uscito pochi mesi fa per Aga Editrice.

La copertina del romanzo

È una grande saga familiare, della “sua” famiglia, come si evince nel corso della lettura e soprattutto nelle ultime pagine; ma è soprattutto lo specchio di una nazione che tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del secolo successivo ha affrontato con caparbietà un destino comune travagliato, sfociato poi nel disastro collettivo della Seconda guerra mondiale e degli odi incrociati che ne sono scaturiti.

Sgombriamo però il campo da possibili equivoci: «Il diavolo e la coda» non è un romanzo politico e non è neppure un saggio storico. È prima di tutto letteratura, della migliore. Perché l’autore sa miscelare con grandi capacità narrative la piccola storia di un bambino, che poi diventa ragazzo e infine uomo, con la grande storia che gli si muove intorno e talvolta rischia di travolgerlo come un fiume in piena.

Il libro narra la storia di Pasqualino, nato a fine Ottocento sulle povere montagne appenniniche al confine tra la provincia di Savona e il Piemonte, che “evade” ben presto dal borgo natìo per girare il mondo in cerca di avventura, senza però mai recidere il cordone ombelicale con la sua piccola patria e con la famiglia. Prima a Savona, una vera metropoli e grande porto di mare per chi arriva dalla campagna; poi in giro per l’Italia al seguito del circo di Buffalo Bill, infine in Libia a combattere una controversa guerra di conquista coloniale.

La guerra di Libia vista da Beltrame

Successivamente le vicissitudini personali di Pasqualino si intersecano con quelle dell’Italia: il biennio rosso, la marcia su Roma, l’ascesa al potere di Mussolini, l’industrializzazione, le imprese coloniali e infine la guerra, i razionamenti, la paura dei bombardamenti, gli eserciti stranieri su e giù per la Penisola, il 25 luglio e l’8 settembre, la Repubblica sociale, la guerra civile, il crollo di tutto, le vendette politiche, la difficile ricostruzione. Intorno al protagonista ruotano decine di personaggi, molti dei quali familiari, e nelle ultime pagine compare anche un piccolissimo Walter che ascolta affascinato i racconti del nonno e che oggi mantiene una tacita promessa degli anni dell’infanzia. Perché, come recita il proverbio navajo posto all’inizio del libro, «Ricorda tutto ciò che dici e tutto ciò che ascolti. Ciò che dimentichi sarà perduto per sempre nel vento».

Walter Pancini “Jeder” ha ricordato tutto e ha il grande merito di averlo saputo scrivere con parole appassionate, mischiando italiano e dialetto in modo calibrato e senza artificialità, raccontando i fatti e facendo emergere la psicologia dei personaggi, che in definitiva è anche la psicologia di un’epoca che non c’è più. Ne viene fuori il ritratto di un’altra Italia e ogni tanto fa capolino il sospetto che fosse anche un’Italia migliore; ma l’autore è lontanissimo da qualsiasi tentazione nostalgica. Le imprese, talvolta folli, di Pasqualino e del suo clan familiare coinvolgono, fanno sorridere, emozionano e commuovono, ma Jeder le descrive sempre con la lievità di una prosa scorrevole, immediata e al tempo stesso mai banale, che ricorda certe pagine del miglior Guareschi.

Walter Jeder, Il diavolo e la coda, Aga Editrice, 450 pagine, 20 euro

Di Giorgio Ballario

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