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A Catania, giovane aggredito dai centri sociali perché fa volantinaggio a scuola

Pubblicato il 21 Marzo 2019 da Careca
Categorie : Cronache

Aggredito dal branco perché faceva volantinaggio, in trenta contro uno lo mandano in ospedale.

I fatti sono accaduti all’istituto De Felice di Catania dove, come riferisce l’Adn Kronos, un militante vicino allo Spazio Libero Cervantes è stato picchiato brutalmente da un folto gruppo di facinorosi dell’estrema sinistra catanese. Il giovane ha riportato, nel pestaggio, la frattura dello zigomo che gli è valsa una prognosi di trenta giorni di convalescenza.

La rabbia dell’associazione Assalto Studentesco e dello Spazio Libero Cervantes: “Se qualche vigliacco pensa di intimidirci con azione mafiose – 30 contro 1 – si sbaglia. Nessuno di noi è solo, ha dietro i suoi fratelli e i militanti con cui condivide i sogni, le idee e i progetti. Non cediamo il passo a chi non ha idee su cui confrontarsi, ancora più forte di prima proseguiremo la nostra azione. Le fratture passano, l’azione infame di questi zoticoni di sinistra resta”.

Numerose le reazioni piccate della politica locale e nazionale.

Sull’episodio, come riporta Live Sicilia è intervenuto anche il senatore della Lega William De Vecchi: “Esprimo una condanna senza esitazioni in riferimento alla vigliacca aggressione presso la Scuola De Felice di Catania che, circa trenta estremisti della sinistra extraparlamentare etnea, vicina ai centri sociali del posto, hanno oggi perpetrato ai danni di un giovane militante di Assalto Studentesco, procurando al ragazzo una frattura allo zigomo e una prognosi di trenta giorni. Episodi simili ci riportano, amaramente, a tempi ed epoche che credevamo superate per sempre; oltre ad attendere un trasversale biasimo, perché nessuno pensi di poter fornire coperture ad atti così infami, presenterò un’interrogazione al Ministro degli Interni perché della vicenda si approfondisca in Parlamento. Serve però un’azione rapida per stanare i colpevoli: chiediamo dunque che le forze dell’ordine chiariscano i contorni dell’accaduto e che la magistratura, successivamente e con perizia, agisca comminando i più corretti provvedimenti”.

Solidarietà anche da Fratelli d’Italia che, con il coordinamento regionale del partito retto da Manlio Messina e i vertici di Gioventù Nazionale chiede “che questo grave fatto resti isolato e che ciò non faccia piombare la città in un pesante clima intimidatorio e violento che ormai da tanti anni ci siamo lasciati alle spalle. Un passaggio fondamentale per scongiurare tutto ciò è l’arresto di quanti sono stati protagonisti diretti e indiretti della vicenda, con pene esemplari, perché la forza delle idee non può mai essere ostacolata dalla bieca violenza”.

Di Careca

18 risposte a A Catania, giovane aggredito dai centri sociali perché fa volantinaggio a scuola

  1. La vigliaccheria è nel DNA della sinistra.

  2. Porello. Un consiglio ai giovani lasciate perdere la militanza politica: studiate e divertitevi. Non rischiate la vostra vita per delle idee che forse non avete nemmeno compreso. Un giorno vi pentirete sia d’essere stati fascisti che, nel versante opposto, comunisti. Sotto i due regimi non avreste accettato di certe l’autorità del capo: perché ciascuno di voi vuol essere il capo. Siate degli avventurieri individualisti e libertari, secondo la miglior tradizione della destra, quella libertaria e misogina: da Schopenhauer ad Evola.

  3. *di certo

  4. Oggi, 23 Marzo 2019 sono passati 100 anni da quello che fu l’atto storico della formazione dei “Fasci di Combattimento”, un evento a quanto pare molto fastidioso da ricordare vista la mancanza quasi totale di articoli o ricostruzioni in merito. Il documento di San Sepolcro fu una vera rivoluzione politica, dal carattere sociale avanzatissimo e caratterizzò la vera essenza rivoluzionaria del primo Fascismo. Volevo solo ricordare ciò e consigliare a tutti gli utenti la lettura dell’eccellente articolo pubblicato oggi da Luigi Copertino intitolato “23 MARZO 1919 – 23 MARZO 2019: UN CENTENARIO SCOMODO”, questo anche per rispondere agli interventi dell’utente Cottafavi che propone un disimpegno politico ma anche ideale tipico della società odierna ed a cui purtroppo la maggior parte dei giovani e meno giovani già rispondono positivamente non facendo altro che favorire ancora di più chi ha tutti i vantaggi a tenerci in questa condizione di schiavi che amano e desiderano le loro stesse catene… ricordando invece cosa successe 100 anni fa in questo giorno, dove poche decine di rivoluzionari, sindacalisti, anarchici, nazionalisti, d’annunziani etc si unirono nell’indifferenza dell’opinione pubblica e dei media dell’epoca per formare l’avanguardia di qualcosa di unico, decisivo ed ancora attualissimo, soprattutto se consideriamo anche che le istanze migliori della democrazia post-bellica, dello stato sociale democratico etc -che negli ultimi anni stiamo sempre di più perdendo in favore di una progressiva distruzione di qualsiasi identità ed unicità culturale e sociale- vengono proprio da quel documento del marzo di 100 anni fa. Concludo con un monito da tenere a mente riportando ciò che dice Copertino alla fine del suo pezzo analizzando la parabola degli attuali movimenti sovranisti che ricalca in maniera analoga quella che fu la parabola destrorsa nazionale dell’MSI: “Del resto proprio la mancanza di ogni idea, anche minima, di socialismo nazionale, tutto riducendosi al solo nazionalismo neoconservatore, è la caratteristica emergente del sovranismo attuale.”

  5. Bravo Stefano:concordo.

  6. Stefano: il “socialismo nazionale” lo sta da anni mettendo in pratica, ed alla grande, la Cina, ma attraverso un’economia di mercato, l’accumulazione capitalistica, l’unica efficiente, quella che a voi stranamente continua a dar fastidio rincorrendo lucciole…Non mi risulta che il fascismo abbia mai nazionalizzato (tranne la farneticazione teorica finale, saloina, della ‘socializzazione’) Fiat, Pirelli, Ansaldo ecc. L’IRI serviva solo per le imprese in rovina…E neppure Krupp, Messerschmitt, Mercedes-Benz, BMW ecc. ecc., stando al nazionalsocialismo tedesco….

  7. Felice nessuno deve farsi ammazzare a gratis, ma nemmeno cadere nel relativismo del disimpegno e del tengo famiglia, che è solo l’ennesima faccia del qualunquismo di cui già è abbondantemente satura la società, poi certo ci vuole organizzazione, intelligenza, preparazione dottrinaria, ma questo è implicito penso… Sul fatto che il Fascismo durante il ventennio non abbia fatto mai veramente i conti con i suoi “fiancheggiatori” di destra, la borghesia industriale etc che poi gli voltarono le spalle è assodato, ed infatti è questo il “tradimento” se mi è concesso che Mussolini fece a se stesso, un “tradimento” consapevole perchè necessario all’inizio per la presa del potere, ma che poi doveva essere regolato a dovere, ed in quella direzione si sarebbe andati se non ci fosse stata la guerra e tutto il resto… Tra l’altro durante la RSI furono proprio gli elementi della borghesia industriale filo-alleata con la complicità va detto di alcuni nazional-socialisti a sabotare la socializzazione, si veda in proposito la bella biografia “Giuseppe Solaro. Il fascista che sfidò la Fiat e Wall Street” da cui si possono trarre molti elementi di riflessione…
    Perchè in fondo:“La socializzazione altro non è se non la realizzazione italiana, umana, nostra, effettuabile del socialismo”(Mussolini). Sul nazional-socialismo invece il discorso sarebbe totalmente diverso dal mio punto di vista, lì gli elementi di “destra” ed i compromessi con gli industriali erano assolutamente preponderanti fin dal principio quasi, poi io condivido la visione per cui il Fascismo italiano fu cosa peculiare e dalle caratteristiche uniche, al contrario della narrativa del “nazi-fascismo” sposata dal pensiero unico e dalla storia dei vincitori. Un caro saluto Tullio.

  8. P.S. “… l’IRI, e quindi lo Stato, smobilizzò le banche miste, diventando contemporaneamente proprietario di oltre il 20% dell’intero capitale azionario nazionale e di fatto il maggiore imprenditore italiano con aziende come Ansaldo, Terni, Ilva, SIP, SME, Alfa Romeo, Navigazione Generale Italiana, Lloyd Triestino di Navigazione, Cantieri Riuniti dell’Adriatico. Si trattava in effetti di grandi aziende che già da molti anni erano vicine al settore pubblico, sostenute da politiche tariffarie favorevoli e da commesse pubbliche. Inoltre, l’IRI possedeva le tre maggiori banche italiane.

    Nel 1934, il valore nominale del patrimonio industriale italiano era di 16,7 miliardi di lire, pari al 14,3% del Pil. Tra i principali trasferimenti all’ente figuravano:

    -la quasi totalità dell’industria degli armamenti
    -i servizi di telecomunicazione di gran parte dell’Italia
    -un’altissima quota della produzione di energia elettrica
    -una notevole quota dell’industria siderurgica civile
    -tra l’80% ed il 90% del settore di costruzioni navali e dell’industria della navigazione
    Nel complesso, con la costituzione dell’Iri il 21,49% del capitale delle società italiane esistenti al 31 dicembre 1933 era, direttamente o indirettamente, controllato dall’Istituto.

    Primo presidente, oltre che uno dei principali artefici della creazione dell’ente, fu Alberto Beneduce, economista di formazione socialista, che tuttavia godeva della fiducia del Presidente del Consiglio dei Ministri Benito Mussolini.”

  9. Abbiamo visto il successivo destino di Alfa Romeo e della maggioranza delle imprese IRI…Quella era emergenza, dovuta alla Grande Depressione, non una vera filosofia d’investimento… E fosse durata sarebbe probabilmente scaduta in una sorta di deteriore peronismo dominato da sindacati corrotti ed inefficienti…Valletta era l’uomo di Berlino, non Solaro…un giovane idealista, non un grande dirigente d’azienda con gli attributi al carbonio rafforzato…

  10. L’IRI non nazionalizzava, creava soluzioni di salvataggio temporaneo di diritto privato, che sarebbero poi diventati dei carrozzoni fonte di corruzione e di degrado politico, non solo economico.

  11. Giusto per specificare, Solaro Nel 1943 aderì alla RSI(dopo essere stato nei GUF e volontario in Spagna) e il 16 settembre dello stesso anni fu nominato Federale di Torino da Alessandro Pavolini, che lo ebbe sempre in grande stima. Solaro da questo momento inizia quella che sarà la sua principale lotta, ovvero quella per la socializzazione dei mezzi di produzione, lotta che lo porterà a scontrarsi con molti poteri e lobby sia esterne, sia purtroppo anche interne al Fascismo. Egli si occupò principalmente delle rivendicazioni degli operai della Fiat, che il 15 novembre di quell’anno si mobilitarono in uno sciopero, Solaro che sosteneva le loro richieste si recò personalmente allo stabilimento Mirafiori per parlare con gli stessi e nel dicembre su richiesta del PFR le autorità tedesche acconsentirono un aumento del 30% dei salari. Egli si dedicò convintamente al sostegno della socializzazione, attraverso l’attuazione dei decreti ed allo stesso tempo organizzando fra i lavoratori dei corsi per far conoscere e spiegare i contenuti della nuova legislazione, fra questi si può ricordare il “Corso di preparazione dei lavoratori alla socializzazione” avviato nell’aprile del 1944. Solaro aveva un rapporto molto confidenziale e di immensa stima con il Duce, pare che egli fosse uno dei pochi a potersi recare sulle rive del Garda senza preavviso e in quel periodo del 44′ ebbe a denunciare anche dei boicottaggi verso le sue iniziative di socializzazione da parte dei tedeschi in accordo con la Fiat, segnalando al contrario l’ottima ricezione avuta fra le classi lavoratrici:«Posso informare che il provvedimento di legge circa la socializzazione della produzione ha incontrato il favore dei lavoratori intelligenti, che vedono in questo equilibrato e ponderato programma sociale la salvaguardia a movimenti estremisti, che porterebbero al comunismo e cioè alla statolatria.»

  12. Felice e guarda che il “dirigismo” fascista ce lo hanno copiato tutti nel mondo, americani compresi in quel periodo…

  13. Stefano. Sono di Torino e nel 1944 mio padre e mio zio lavoravano alla Fiat e non erano certo comunisti… Ma tante volte mi hanno raccontato come era allora la situazione. Era generalizzata la convinzione che la guerra per la Germania era ormai persa e che bisognava ‘tirare a campare’ fino allo sbocco inevitabile… anche molti tedeschi la pensavano allo stesso modo…Armi sono armi…Quindi se Solaro s’illudeva di convincere i suoi interlocutori sulla socializzazione fascista ancora due-tre settimane prima della fine erano solo chimere…la realtà era differente ed a Torino si è gente pratica… Purtroppo Solaro non lo era abbastanza e ci rimise inútilmente le penne, quando avrebbe potuto salvarsi ed essere più utile dopo da vivo…

  14. Il modello di socializzazione delle imprese è pressappoco simile a quello delle società cooperative, in cui i padroni dell’azienda sono gli stessi dipendenti, i quali si dividono in parti uguali i profitti della società. L’unica differenza con le cooperative, forse, era quello che in un’impresa socializzata vi era un solo padrone il quale avrebbe dovuto dividere i profitti della sua azienda con i suoi dipendenti: imporre un modello del genere per legge come voleva fare la RSI nel suo breve periodo di vita mi sembra sbagliato. Un approccio similcomunistoide con tutte le distinzioni del caso. E’ il padrone che investe risorse proprie nell’azienda ed è solo lui che deve incamerare i profitti, non certo i suoi dipendenti, i quali però vanno retribuiti in maniera giusta e proporzionata a quello che è il lavoro che svolgono.

  15. Il ragazzino ha subito un attentato omicidio, infatti 30 giorni (figurarsi i medici nei confronti della destra sono anche loro sparagnini)di prognosi entra in tale reato.E laconferma che hanno alzato il tiro e prima delle elezioni ne vedremo di peggio..tanto tutto l’establishment li copre come sempre..Cosa può fare Salvini..se l’è vista già brutta alcuni giorni fa’..quelli non scherzano e continueranno..per vergognarsi bisognerebbe avere una certa sacralità etica..

  16. Il modello cooperativistico in genere già non funziona per una “cooperativa vinicola”, in quanto tutti i soci pretendono qualcosa per sé o i propri cari, figuriamoci per la Fiat del 1945! Per fortuna c’era Valletta, piccolo e cattivo, per il quale si lasciò senza effetto e poi si ritirò, la condanna a morte emessa dal CLN, ma che sapeva come far marciare una grande impresa… Quella sapienza che poi mancherà all’Avvocato, preoccupato di fare il piacione con la banda del cognato Caracciolo/Espresso/Repubblica… che gli garantiva indirettamente finanziamenti pubblici, casse integrazioni, ammortizzatori social a go-go… Dei quali faceva come noto un pessimo uso…

  17. Stefano. Mussolini non fu tradito, ma in un certo senso tradì il popolo italiano buttandolo sconsideratamente in avventure coloniali e belliche assurde e perdenti… L’essere ‘di destra’ non può farci chiudere gli occhi…Era un buon gestore di politica interna ed amministrazione, ma non certo di politica estera….

  18. Purtroppo vedo che anche su Barbadillo si dicono grosse minchiate ed è tempo perso..

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