2

Il caso (di G. Del Ninno). La sfida vera di Greta sarà andare oltre la retorica degli slogan

Pubblicato il 19 Marzo 2019 da Giuseppe Del Ninno
Categorie : Cultura Politica

Vuoi diventare impopolare? Parla male dei giovani. La recente, alluvionale manifestazione mondiale degli studenti per reclamare misure atte a salvare il pianeta dall’inquinamento e dai mutamenti climatici rappresenta per me proprio l’occasione di diventare impopolare. Nel mio piccolo, s’intende.

 

Voglio dunque parlar male dei giovani? In verità no, o non solo: intanto, apprezzo le mobilitazioni spontanee, in un’epoca in cui le “masse” (che anacronismo!) sembrano inclini – indipendentemente dall’età – all’inerzia, al narcisismo, all’individualismo, alla narcosi da eccessi di tecnologia. I giovani, in particolare, troppo spesso mi appaiono inseguire avventure e rapporti virtuali e, nel migliore dei casi, piaceri di corto respiro e preoccupazioni per il proprio futuro di singoli.

 

Certo, il fascino delle parole d’ordine ammalia soprattutto i giovani, questa indistinta categoria che oggi comprende soggetti dai 13/14 ai 28/30 anni, e a formare questa opinione contribuisce pesantemente la tv “unica”, a dispetto delle differenziate proprietà e vocazioni delle emittenti: alludo al cosiddetto “mainstream” planetario, che diffonde immagini e slogan a sostegno del pensiero unico, quello che predica, in alternativa, una religiosità mondana fatta di carità e un laicismo spesso blasfemo (come si è visto in alcuni striscioni inalberati nella manifestazione), una cultura dei diritti a 360 gradi senza il contrappeso dei doveri, un’accoglienza indiscriminata di migranti, un’ignoranza ostile nei confronti del passato e, in genere, delle identità, un’intolleranza verso qualsivoglia forma di autorità e di differenzialismo, un ambientalismo superficiale e saccente, e via elencando.

 

A proposito di ambientalismo, abbiamo ascoltato più di un’intervista da cinque secondi ai manifestanti, in cui, se da un lato si accusavano le classi dirigenti – la politica – di colpevole insensibilità sul tema, dall’altro si reclamava un nuovo “modello di sviluppo”. Bene. Tralasciamo la constatazione che il rispetto del pianeta dovrebbe cominciare dalle città, la cui pavimentazione stradale è stata lasciata, a striscioni ripiegati, sotto una coltre di bottiglie vuote, lattine e mozziconi di sigaretta; qui mi preme sottolineare che sotto la dicitura “modello di sviluppo”, troviamo tante “cose” di cui nessuno dei “giovani” – Greta in testa – ha parlato e nessuno a loro ha fatto presente in modo chiaro.

 

Ad esempio, nel criticato modello di sviluppo nel quale tutti noi viviamo, ci sono i frutti di quella tecnologia sempre più invadente e, direi, connaturata col nostro modo di vivere e con le nostre abitudini. Si parla di ”generazione Erasmus”: saprebbero i nostri ragazzi rinunciare alla mobilità nella quale essa è nata e cresciuta? I treni, gli aerei (specie quelli a basso costo), le stesse auto non richiedono l’impiego di sovrabbondante e crescente energia, le cui fonti saranno, per chissà quanto tempo, a loro volta fonte d’inquinamento? E vogliamo parlare degli effetti – ancora poco indagati – delle onde elettromagnetiche dei ripetitori che rendono possibile l’uso di computer, tv, tablet e smartphone, vale a dire degli strumenti di culto adorati (non solo) dai giovani?

 

C’è poi un’altra considerazione: ad ogni modello di sviluppo corrispondono codici di comportamento, costumi e modelli etici; quelli della Tecnica presuppongono un’attitudine faustiana, tipica dell’homo occidentalis, portato se non a dominare quanto meno a governare la Natura e, in un quadro di ineliminabile competizione, a conseguire egemonie rispetto ad altri popoli, per i quali la Tecnica è, al più, un prestito – o un dono – estraneo alle rispettive tradizioni. Di più: il modello di sviluppo stabilisce gerarchie di merito (e di fortune), e comprende la Politica fra i suoi assi portanti.

 

Ora, a criticare la politica, sorgono periodicamente movimenti, il cui esito oscilla sistematicamente fra l’estinzione e l’omologazione con le istituzioni (anche nelle Rivoluzioni più cruente) e le categorie della politica: la storia è ricca di esempi, dalla Rivoluzione Bolscevica al Partito dell’Uomo Qualunque, dagli Indignados allo stesso Movimento Cinque Stelle. Per di più, Greta e i suoi fans dovranno guardarsi da chi – proprio tra le file di quella politica da loro criticata – farà di tutto (e già fa) per strumentalizzarli, almeno fino a quando le loro adunate e le loro esternazioni saranno sulla cresta dell’onda, salvo poi abbandonarli al loro destino di oblio.

 

 

Di Giuseppe Del Ninno

2 risposte a Il caso (di G. Del Ninno). La sfida vera di Greta sarà andare oltre la retorica degli slogan

  1. Basta con strumentalizzare questa povera ragazza! Ci manca solo farne un valore della destra… Semmai dei cavernicoli… ma sulla pelle degli altri!

  2. Il male ha la tonaca rossa e stinta. Questi sono peggio dei preti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *