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Serie A. Il derby torna grande e Spalletti (ri)scopre la Garra Charrua

Pubblicato il 18 Marzo 2019 da Obafemi Martins
Categorie : Pallone mon amour

Un derby e un risultato che non si vedevano tra troppo tempo. Con gli occhi del gotha asiatico e quelli delle periferie del mondo (oltre 200 paesi collegati) addosso, Inter-Milan si lascia finalmente alle spalle i precedenti ammorbanti, i pareggi risicati, Montella, Mazzarri, Tohir, la zuccata di Schelotto e quella di Zapata, Torres e Belfodil.

E no, non è merito dei bomber meneghini, entrambi assenti: chi – Maurito – ha abbandonato timone e scialuppa, chi – Piatek, grande atteso – è stato stretto nella morsa del duo Skriniar-De Vrij. Dopo le ultime uscite sciagurate, Spalletti ha indovinato la quadra facendo di necessità virtù e piazzando Vecino come jolly caracollante nella mediana a tre. È stata questa la chiave che per quasi tutta la partita ha garantito la superiorità ai nerazzurri. Longilineo, affusolato  e soprattutto uomo decisivo nei momenti bui, incensato da Adani, Vecino ha fatto in una partita ciò che il tecnico di Certaldo chiede da inizio stagione (e dalle stagioni romane) a Nainggolan: raccordare i due reparti. Ha provato a congelare grintosamente il match ai primi istanti di gara con un tap-in vincente e con un destro a botta sicura uscito di poco.

E ha mantenuto lucidità nel palleggio fino alla fine, coperto da un ringalluzzito Gagliardini. Non era affatto un compito semplice farlo di fronte alla linea serrata e rocciosa di Kessie, spostato a destra, e del prodigio Bakayoko, mastino che, sospinto dal coro di Gigi D’Agostino, sta conquistando i cuori del Milan: un ringhio 2.0. Gattuso ha poco da rimproverare ai suoi, ha funzionato Calhanoglu play basso e Romagnoli e Musacchio sono collaudati alla grande. Ben più delle sportellate di Lautaro e dei doppi passi felpati di Perisic, è Vecino il leader naturale del nuovo modulo dell’Inter. Nessuno si era accorto di avere la soluzione in casa. E il dono più prezioso della “Garra Charrua” è il silenzio. Zitto zitto si sta prendendo la squadra. 

Di Obafemi Martins

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