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L’intervista. Vaj: “Vi racconto Guillaume Faye, esteta armato per l’Europa libera”

Pubblicato il 11 Marzo 2019 da ***
Categorie : Cultura Le interviste
Guillaume Faye

Guillaume Faye

Ricordare Guillaume Faye senza retorica, ma andando al fondo delle tesi intellettuali che hanno caratterizzato l’opera del pensatore francese: è questo il senso dell’intervista che Barbadillo ha realizzato a Stefano Vaj, noto professionista milanese legato allo scrittore transalpino, dal 2001 docente di diritto delle nuove tecnologie all’università di Padova, già collaboratore di quotidiani e periodici disparati, dalla Gazzetta Ticinese a Rinascita alla Padania, da Nouvelle Ecole a The Ring a l’Uomo libero, con vari saggi ed articoli in materia di movimento delle idee, metapolitica e divulgazione scientifica, che si affiancano ad un’altrettanto intensa attività di conferenziere e traduttore. Già segretario del circolo culturale futurista Quarto Tempo e responsabile per l’Italia del Sécretariat Etudes et Recherches del GRECE, è autore tra l’altro di: Biopolitica. Il nuovo paradigma (SEB, Milano 2005), Indagine sui diritti dell’uomo. Genealogia di una morale (LEdE, Roma 1985), La tecnica, l’uomo e il futuro (l’Uomo libero, Milano 1984), L’uomo e l’ambiente (l’Uomo libero, Milano 1982), Legalità e legittimità nell’ordinamento giuridico italiano (ContrOpinione, Milano 1980).

Stefano Vaj, quando ha conosciuto la prima volta Faye?

“Ho conosciuto Guillaume Faye a Parigi nel 1978, durante l’undicesimo congresso annuale del GRECE, il Groupement de Recherche et Etudes pour la Civilisation Européenne, e mi colpì subito l’incredibile passione e vitalità che metteva sia nella lettura di un intervento scritto nell’atmosfera ovattata di un palazzo dei congressi, sia in ciò scriveva, in cui la formazione nietzschana che è uno dei nostri tratti comuni lo portava a ricercare soprattutto l’apertura di nuove piste, la rilettura mobilitante della realtà. I rapporti si rafforzarono poi sia nell’occasione delle università d’estate dell’associazione di cui è stato animatore, e in cui abbiamo passato innumerevoli ore a discutere dei temi più diversi, sia delle mie visite a Parigi, all’epoca molto frequenti, nel quadro dell’attività del Sécretariat Etudes et Recherches da cui è nata l’idea di tradurre in italiano Il sistema per uccidere i popoli (https://guillaumefayearchive.wordpress.com/2007/07/14/il-sistema-per-uccidere-i-popoli/), un testo pubblicato prendendo “per stanchezza” i curatori di Copernic, la casa editrice di Alain de Benoist, e che pure influenzerà drasticamente lo scenario intellettuale europeo indicando con quarant’anni di anticipo nella globalizzazione oligarchica e nella distruzione di sovranità e culture il vero tema cruciale della nostra epoca”.

E’ incasellabile nella categoria degli esteti armati?

“Sicuramente nell’opera e nella attività di Faye non c’è una singola riga o frase o pensiero che non abbia un senso militante, uno scopo polemico, una valenza strategica ai fini non del fatto di comprendere il mondo, ma di cambiarlo. Per usare un’altra espressione tipica marxista, per Faye l’attività intellettuale si risolve nel brandire l’arma della critica per definire il “che fare”. La domanda implicita è: in cosa pensare in un modo diverso ad un certo processo storico, all’eredità di un autore, ad un fenomeno culturale, ad un trend sociale, può essere utile in funziona ad un certo progetto? Su cosa dobbiamo puntare? Tutto il resto semplicemente non gli interessava, in particolare l’erudizione compiaciuta o l’accuratezza filologica o lo specialismo erano mille miglia lontane dalle sue preoccupazioni. E alla base di questo c’è sempre stata una fondamentale intuizione estetica a favore di tutto ciò che rappresenta superamento di sé, affermazione titanica, sfida di civiltà, ricchezza nella diversità… Un tratto che trascende l’attendibilità o meno delle singole varie prese di posizione vulcanicamente generate, ma che non esitava a rimettere in discussione specie nel confronto con chi, come vale anche per me, condivideva la suddetta Weltanschauung e sensibilità fondamentale”.

Il suo contributo alle idee della nuova destra?

“Guillaume Faye è stato l’unico esponente del GRECE che non provenisse da qualche ambiente della destra francese, fascista o antifascista, moderata o estrema, centralista o autonomista, colonialista, bonapartista o legittimista o liberale che fosse. Ha certo subito, senza entusiasmo ma disciplinatamente, la decisione dell’associazione (con il senno del poi più o meno suicida) di accettare la definizione di Nouvelle Droite e rinchiudersi in un recinto da cui era condannato a parlare, nella migliore delle ipotesi, solo a metà della società francese ed europea, e non necessariamente la migliore, rendendo più facile la propria marginalizzazione. Ma Faye ha sempre coltivato a livello personale e informale relazioni con contatti intellettuali molto più trasversali, e la sua opera è stata a lungo poco criminalizzabile, venendo talora, come nel caso di NSC, La nuova società dei consumi (https://guillaumefayearchive.wordpress.com/2007/07/14/nsc-la-nuova-societa-dei-consumi/), ripresa anche da ambienti di estrema sinistra, o nel caso di Nouveau Discours à la Nation Européenne da ambienti gollisti e sovranisti ante litteram – cosa che cambierà solo nel momento in cui comincerà ad occuparsi dell’immigrazione di massa come sfida esistenziale alla sopravvivenza dell’Europa, divenendo allora popolare in ambienti di destra classica che del suo pensiero per altro hanno sempre capito poco. Perciò direi che il suo contributo non si è certo limitato alle idee della Nuova Destra, anzi. Rispetto alla nuova destra stessa diciamo che ne ha ritardato la deriva talora accademica, talora neoprimitiva, talora misticheggiante, insistendo su un approccio futurista ed iconoclasta, oltre che tecnofilo, ai problemi della nostra società”.

L’attualità di Archeofuturismo?

“Archeofuturismo, il libro del “ritorno sulla breccia” di Faye alla fine del novecento dopo una sparizione decennale, è soprattutto un bilancio sui limiti e sugli equivoci dell’esperienza della Nouvelle Droite, ed è un’apertura sulle questioni e sulle sfide più immediate del mondo che conosciamo tuttora, dalle prospettive transumaniste aperte dalla tecnologia moderna alla minaccia della fine della storia e dell’instaurazione di un melting pot mondialista. Mentre lo scenario disegnato nella novella “archeofuturista” che conclude il libro, e che mette in scena a Milano un mio ipotetico… discendente diretto (!), è stata presa erroneamente come una sorta di utopia raffigurante l’unica alternativa probabile o desiderabile al Brave New World che incombe, in realtà non si tratta d’altro che di un gioco intellettuale per dimostrare la possibilità di dare una risposta non passiva, difensiva, e sterilmente reazionaria, alle trasformazioni in corso, in cui ad ogni problema e ad ogni rischio corrisponde dal punto di vista di Faye anche una opportunità., che non conoscevamo prima. L’attualità di Archeofuturismo perciò direi che è soprattutto metodologica. Ed è comunque un libro pertinente e interessante anche rispetto alla situazione del 2019″.

Aveva stroncato il gesto del gendarme Beltrame, morto per fermare un islamista. Che ne pensa?

“Sono fondamentalmente d’accordo. Nell’episodio (http://www.gfaye.com/lofficier-arnaud-beltrame-etait-un-bon-militaire-et-un-exemple-ni-lun-ni-lautre/), un gendarme francese si è offerto come vittima sacrificale ad un jihadista per salvare la vita di un civile, lasciandoci prevedibilmente la pelle e non “fermando” proprio nessuno. Ciò che da esponente del “romanticismo d’acciaio” aborre Faye dell’episodio, o meglio della narrativa retorica che ad esso ha fatto seguito, è lo spreco di buoni sentimenti per quello che va considerato come un totale fallimento militare e propagandistico nei confronti del jihadismo; laddove semmai sarebbe lo spirito combattivo, la capacità tecnica e la volontà di resistenza che andrebbero additati come obbiettivi ed esempi”.

Cosa resta della testimonianza di Faye?

“Resta certamente la sua abbondante anche se non alluvionale produzione scritta, di cui assolutamente sottovalutata è la parte meno immediatamente “politica” ma altrettanto e più provocatoria, come Per farla finita con il nichilismo (https://guillaumefayearchive.wordpress.com/2007/07/14/per-farla-finita-con-il-nichilismo-heidegger-e-lessenza-della-tecnica/), analisi non troppo attendibile quanto geniale del pensiero di Heidegger, o Futurismo e Modernità (https://guillaumefayearchive.wordpress.com/2010/01/21/futurismo-e-modernita/). E ancora e soprattutto l’esempio e l’influenza che ha esercitato sulle persone che hanno avuto la ventura di conoscerlo. I miei due libri principali, Indagine sui diritti dell’uomo (http://www.dirittidelluomo.org/) e Biopolitica. Il nuovo paradigma (http://www.biopolitica.it/) non sarebbero mai usciti o sarebbero stati completamente diversi senza lo stimolo rappresentato dal pensiero e dagli scritti di Faye. Un terzo testo che mi ha procurato qualche noia, anche per l’idea colorita di chi l’ha originariamente pubblicato di intitolarlo Per l’autodifesa tecnica totale, è costituito pressoché interamente da una discussione serrata, e in gran parte critica, di La colonisation de l’Europe, saggio per cui Faye è stato condannato, il cui anti-islamismo primario tuttora non condivido, ma che rappresenta tutt’oggi un testo fondamentale con cui confrontarsi nel discutere di immigrazione extraeuropea nel nostro continente”.

@barbadilloit

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