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Cultura. L’antologia de “L’Universale” e il metodo “Berto Ricci” per i nostri anni

Pubblicato il 18 Febbraio 2019 da Mario Bozzi Sentieri   
Categorie : Cultura
Berto Ricci

Berto Ricci, scrittore e patriota

Su  Berto Ricci, l’”eretico” per antonomasia, nato anarchico e morto fascistissimo  in combattimento contro gli inglesi, in Cirenaica, convinto, con la guerra, di accelerare lo scontro rivoluzionario, antiborghese e anticapitalista,  la letteratura  si  infittisce. Tra  le ricostruzioni “d’ambiente”, sempre più puntuali,  e una biografia scientificamente testata, qual è ancora oggi  quella di Paolo Buchignani, uscita, per il Mulino,  venticinque anni fa, il “Tempo di sintesi. L’eredità di Berto Ricci” (Idrovolante Edizioni) di Mario De Fazio, pubblicato  nel 2018,  ci ha offerto una rilettura di Ricci, visto con gli occhi ed il piglio cultural/esistenziale di un giovane d’oggi.  Su questa scia si muove ora  la ristampa, per l’Editrice Oaks dell’antologia de “L’Universale” (Berto Ricci, “L’Universale. Contributi per un’atmosfera”)  con la prefazione di  Michele De Feudis, intitolata “Berto Ricci spiegato ai millenial”. 

De Feudis gioca sul corto circuito culturale già dalle prime righe: “E’ troppo tardi – si chiede – per riconnettere le testimonianze di chi visse in prima linea la tempesta d’acciaio del proprio tempo con una gioventù anestetizzata dai ritmi frenetici degli aggiornamenti dei social network e dalle nuove liturgie digitali ?” La “chiave di lettura”, in grado  di parlare ai millenial – non sembri un paradosso   – è proprio l’inattualità del personaggio. Un’inattualità che non ha niente  di nostalgico, di celebratorio, di paludato. Al contrario essa  è “forza irrazionale”, capace di parlare al cuore e di emozionare, muovendosi cioè su un piano  congeniale  ai giovani d’oggi, offrendo però – in più – un’estetica rivoluzionaria ed una cultura dell’esempio con cui confrontarsi. Ricci è tutto questo e molto altro ancora, come conferma la sua inquietudine esistenziale, impegnata a misurarsi con il suo tempo e ad incidere su di esso. 

L'Universale di Berto Ricci

L’Universale di Berto Ricci

Il corto circuito immaginato da De Feudis sta tutto qui: “Voler lasciare una traccia nella propria patria, segnare il vissuto di una comunità giovanile mai doma, non è un sentimento polveroso novecentesco, ma un bisogno che nobilita le esistenze, rendendole uniche e non omologate”.  L’esempio di Ricci è dunque “di metodo” e “di contenuti”. 

L’esperienza de “L’Universale”, la rivista che fondò e diresse dal gennaio 1931 all’ottobre 1935, è una sintesi degli orientamenti  di Ricci e del giovane e spregiudicato gruppo  che fu della partita: Roberto Pavese, Diano Brocchi (che – nel 1969 – pubblicò l’antologia de “L’Universale” per le Edizioni del Borghese, ora riproposta in anastatica dall’Editrice Oaks), Romano Bilenchi, Adriano Ghiron, Indro Montanelli, Ottone Rosai e Camillo Pellizzi. Al fondo  il rifiuto di ogni retorica, il ripudio dell’effimero ed una radicale volontà rivoluzionaria, giocata in chiave interclassista,  impegna a “contestare”  la borghesia nella sua duplice dimensione di “categoria sociale” e “categoria spirituale”.  La prospettiva è il “tempo di sintesi”, titolo di un libro a cui Ricci stava lavorando negli ultimi mesi di vita e del quale esistono sparsi appunti, ma che vuole dire – in sostanza – superamento dei vecchi schematismi ideologici sulla via di una modernizzazione di massa e partecipativa, volano della mobilità sociale. 

La forza di quell’esperienza fu di sapere andare  al di là delle contingenze, sottraendosi – come scrisse Brocchi, ad introduzione della prima edizione dell’antologia de “L’Universale” – “agli atteggiamenti di moda, ai ritualismi bambini, all’orbacismo di parata, a tutte quelle esteriorità tanto comode a chi non aveva delle idee, e che si sforzava di far altrui credere d’averne”. In questa scelta “di stile” c’è tutta l’attualità dell’opera e dell’esempio di Ricci: un “patrimonio culturale” a disposizione di quanti, millenial o meno, abbiano a cuore le sorti reali del Paese e vogliano accettare la sfida del cambiamento. Senza facili nostalgie. Ma anche senza perdere di vista il valore di quella che Ricci sentiva come l’italianità universale e per questa si sacrificò.

@barbadilloit

Di Mario Bozzi Sentieri   

58 risposte a Cultura. L’antologia de “L’Universale” e il metodo “Berto Ricci” per i nostri anni

  1. NON FOSSE MORTO SAREBBE SICURAMENTE FINITO NEL PCI DI TOGLIATTI….

  2. Toglietti, però, fece uscire un bel po’ di fascisti dalle patrie galere. Un uomo, in un certo senso, di rispetto; non trovi?

  3. Troglietti,di nazionalità russa,antItaliano,istigatore di barbarie a guerra finita. L’amnistia gli fu imposta dagli angloamerican.Personaggio viscido e insignificante,propagandato dal PCI del tempo andato..

  4. Togliatti aveva avuto qualche rispetto del fascismo quando esso era al culmine delle sue fortune. Poi giocò sporco durante gli anni della cosiddetta guerra civile. Non fu insignificante, credo, ma fu spesso abile e senza scrupoli, fedele all’idea comunista, non certo all’Italia, compiacendosi a Mosca della sua nuova nazionalità russa di non far parte più, disse, di una nazione di “mandolinari”. Complice dei crimini di Stalin. Comprese che la lotta armata in Italia dopo Yalta ed il 1948 non avrebbe avuto successo, come non l’ebbe in Grecia, e preferí in fondo rimanere il Capo incontrastato di Botteghe Oscure…Siccome non pochi fascisti di sinistra erano più affini al marxismo che al liberalismo, con il culto del regime autocratico, non gli fu difficile arruolare molti ex nel tormentato dopoguerra. Si fece comunque chiarezza, Rossi con Rossi, Neri con Neri…

  5. L’amnistia gli fu necessaria per arruolare ex fascisti…

  6. Basterebbe menzionare il suo comportamento in supporto alle barbarie titine,per non parlare dei prigionieri italiani in Russia decimati con brutalità per suo ordine.Mio nonno mi dice che chi associa BERTO RICCI a troglietti dovrebbe essere impalato come minimo.Figurati era pure amico dell’allora Cardinal Montini figurarsi come eravamo combinati..

  7. Disgustoso e cinico magari, insignificante proprio no…

  8. Mulignana. Ma dopo tuo nonno non ci sono più state valutazioni, letture, riflessioni in famiglia? Perchè, onore agli anziani, ma quel che scrivi è assai discutibile…

  9. Non credo che Ricci si sarebbe iscritto al Pci di Togliatti, se non altro perché aveva troppo vivo il senso della coerenza e della dignità personale. Per questo fece di tutto per farsi mandare al fronte, dove avrebbe trovato la morte, preferibile alla vita in un regime che l’aveva deluso.
    Togliatti fu cinico e in molti casi anti-italiano (basti pensare alla sua lettera sui nostri prigionieri in Russia), ma era un uomo intelligente. Fece l’amnistia non perché gliel’imposero gli americani, ma perché capì che il governo della nazione non poteva essere a dei revenants animati solo da un moralistico spirito di vendetta, così come capì che non era tempo di guerre di religione (e votò il Concordato) e non attaccò l’Esercito e gli ufficiali,come avevano fatto i socialisti dopo la Grande Guerra. Sull’amnistia pesò anche l’intesa con i neofascisti per il voto a favore della Repubblica, su cui ha scritto pagine illuminanti a suo tempo Pino Romualdi. Ma questa è un’altra storia…

  10. L’amnistia servì soprattutto ai burocrati e docenti, non al ceto politico. Nessun Ministro della Repubblica Italiana aveva ricoperto un ruolo politico rilevante nel PNF, mi pare.

  11. Il generale Carboni, che era stato capo del SIM, ideatore dell’arresto di Mussolini a Villa Savoia il 25 luglio, rappresentante di spicco nella resa dell’8 settembre ecc., fu poi, credo, deputato nelle liste del PCI…

  12. Guidobono, cos’è che è assai discutibile di quel che ho scritto?? Spiegati meglio, così potrò risponderti come meriti.Cosa c’entra la famiglia!! Non è che t’abbia punto qualche insetto delle sterpaglie sudamericane..

  13. Mulignana. La famiglia non c’entra nulla, ma sei tu che citi tuo nonno!

  14. Gli “eretici” all’interno di un partito politico ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Il Ricci non fece eccezione. L’eretico diventa problematico quando fa proseliti e la sua idea rischia di diventare quella dominante. Nemmeno io affermo che il Ricci avrebbe aderito al PCI qualora fosse sopravvissuto alla guerra, ma nemmeno al MSI, forse troppo conservatore per uno come lui.

  15. Nel primo Movimento sociale c’erano molti esponenti della Sinistra sociale, anche di alta levatura culturale, penso a un Ernesto Massi, padre fondatore della geopolitica. Molti andarono via, altri rimasero. Se fosse rimasto, sarebbe stato probabilmente un eretico come Beppe Niccolai, ma è solo un’ipotesi.

  16. Nel primo Movimento sociale c’erano molti esponenti della Sinistra sociale, anche di alta levatura culturale, penso a un Ernesto Massi, padre fondatore della geopolitica. Molti andarono via, altri rimasero. Se fosse rimasto, sarebbe stato probabilmente un eretico come Beppe Niccolai, ma è solo un’ipotesi.

  17. l’Eretico da elogiare per certa destra magari è Badoglio o il Re pippetta..
    Poi perché uno dice che ‘la destra nazionale’ ha inquinato il Fascismo prima e ‘depistato ‘ il neofascismo poi…
    Ma questo Berto Ricci e la Scuola di mistica fadcista lo sapevamo perfettamente quando inveivano contro gli ‘omologati del regime ‘…
    Sarebbero finiti tutti tra i primi antifascisti il 25 luglio del 43’…
    I ritardatari l’8 settembre…

  18. Beh si nel primo MSI,quello che fortemente si identificava con i reduci repubblicani c’era sicuramente una forte componente “socialista tricolore” per dirla alla Giano Accame, ma molto presto, ovvero subito dopo i primi anni 50 molti esponenti di quest’ala di sinistra se ne andarono, vista la svolta filo-Nato e filo monarchica dell’MSI, alcuni passarono nel Raggruppamento Sociale Repubblicano poi Partito del Socialismo Nazionale per finire poi nel Partito Nazionale del Lavoro di Ernesto Massi… Senza dimenticare poi gli esponenti di “Pensiero Nazionale” di Stanis Ruinas che addirittura erano finanziato dal PCI pur essendo indipendenti da esso, ed infine molti connotati storici del Socialismo Nazionale li ritroviamo nell’ala “autonomista” del PSI di Nenni e poi di Craxi, che in politica estera soprattutto veniva classificato appunto da Accame come “Socialista tricolore”, ma non dimentichiamo che tutto questo diciamo contenitore di idee in cui possiamo mettere per esempio il sindacalismo rivoluzionario soreliano, oppure il Socialismo prussiano spengleriano, dicevo tutto ciò non è altro che il lascito ideale di Carlo Pisacane e di tutto quel socialismo patriottico mazziniano che fu fin dall’inizio refrattario all’internazionalismo marxista e che considerava l’accrescimento della prosperità della Patria essenziale al miglioramento delle condizioni sociali delle masse proletarie… In pratica è sempre stata questa la ricerca della cosiddetta “Terza Via” o “Terza Alternativa” a capitalismo e marxismo, oltre ai movimento già citati rientrano in questo’area di pensiero Peron, Gheddafi, il partito Baath ed addirittura, per quanto lontano possa sembrare, il Partito Comunista Khmer… Cordiali saluti.

  19. Ma perchè cercare tanto una “destra impossibile ed inesistente” verso destra, quando c’era e c’è tutta la sinistra, nelle sue varie proposte, disponibile?

  20. P.S. Se Ricci fosse sopravvissuto alla guerra non so se avrebbe aderito all’MSI, probabilmente sarebbe stato più un libero battitore senza partito o vicino a qualche esperienza tipo quella di Massi citata sopra. Ovviamente sono solo congetture, ma non ce lo vedo in un partito come fu l’MSI dagli anni 50 in poi…

  21. A certi di quest’area sarebbe il caso di ricordare le togliattiane “vie nazionali al socialismo” (che poi fossero suggerite dal PCUS, vivo Stalin, sembrerà un particolare poco rilevante). Questa credo sia ancora la vostra via…

  22. Guidobono infatti qui non si parla di “destra” o “sinistra” almeno per quanto mi riguarda, ma di “estremo centro alto” per usare la felice definizione di CPI, o per dirla in altre parole, si parla di socialismo non di sinistra e di fascismo non di destra, è un idea che secondo me va al di là delle classificazioni moderne ovvero degli schieramenti in parlamento, affonda le radici altrove probabilmente ma sono stati scritti miriadi di saggi ed altrettanti se ne scriveranno in proposito, lo sai bene….

  23. Stefano. Sì, ma a mio avviso è tutta fuffa. Le categorie evolvono, ma le radici delle stesse rimangono…poi ognuno sceglierà dove collocarsi, ma non illudendosi che le terminologie cambino la sostanza e la storia… Saluti!

  24. So come la pensi Felice, il fatto è che come ha accennato Catilina furono proprio gli esponenti di “destra” del Fascismo a tradirlo, mentre quelli di “sinistra”, i socializzatori per capirci, fino alla fine furono fedeli all’Idea, per esempio il grande torinese Giuseppe Solaro o lo stesso Bombacci a Dongo con il Duce… Per il resto quello che volevo sottolineare era la non appartenenza del Fascismo e del primo Socialismo ne alla “destra” ne alla “sinistra”, essendo movimenti nati da sintesi trasversali, nessun socialista si è mai dichiarato di sinistra(prima di certi anni) così come nessun vero fascista si è mai dichiarato di destra, questa è la verità… Poi si può parlare di “rivoluzioni conservatrici”, “socialismi nazionali”o “nazional-rivoluzionarismo” ma oltre la terminologia la sostanza è quella detta poc’anzi secondo me, la mia vuole semplicemente essere un’ analisi oggettiva di storia delle idee senza alcun fine ideologico… Saluti.

  25. Trovo pertinenti le vostre osservazioni: i fascisti più fedeli al Duce, che lo seguirono nell’esperienza di Salò dopo l’8 settembre, furono coloro che poi aderirono al MSI, mentre quelli che non esitarono a tradirlo avrebbero cambiato casacca e gran parte di essi avrebbe aderito alla DC. Che poi sul fatto che gli esponenti di “destra” del Fascismo furono coloro che tradirono Mussolini, non deve sorprendere, perché buona parte di essi prima del 1922 faceva parte della classe politica liberale, che per 21 anni furono “fascisti” per pura convenienza. Senza la rivoluzione delle camicie nere ci sarebbe stata in Italia una rivoluzione ben peggiore, quella ROSSA, e coloro che fino ad allora si dichiaravano liberali dovettero necessariamente sostenere e aderire al Fascismo per sventare una rivoluzione che sarebbe stata pericolosa per loro, oltre che per la monarchia sabauda e la Chiesa cattolica. Il Fascismo con la Repubblica di Salò tornò alle sue origini, quelle del Manifesto di San Sepolcro del 1919, in cui si presentava come movimento politico “socialista nazionale”, nonché repubblicano e anticlericale, per cui si potrebbe ipotizzare che Ricci, eretico del Fascismo “governativo” del 1922-43, avrebbe potuto aderire alla RSI.

  26. Bombacci non fu mai fascista! Smettetela di appropriarvi di chiunque non stesse a destra! È un esercizio a mio avviso assurdo, surreale, finisce con lo sminuire eroi, idealisti, vittime innocenti della finale resa dei conti, col dare la ragione a quelli che stavano, dentro o fuori, contro il papocchio collaborazionista della RSI…

  27. Il 25 luglio votò l’OdG Grandi anche Rossoni, capo del sindacalismo fascista ed esponente della sinistra fascista…

  28. Il Fascismo è la sinistra nazionale su un piano politico o meglio è la Tentazione Sinistra sintesi del giacobinismo estremo con l’antigiacobinismo estremo.. cioè è tutto fuorché liberale , mentre sul piano metapolitico/metastorico/culturale è la cosidetta ‘Destra degli Dei’ ….
    Quello che la destra chiama ‘destra’ è pura retorica questurina/baronale è ordine formale pretoriano e ‘non Legionario’ ….
    Arditi e non gendarmi …
    Ecco perché la destra di regime stava sui ciglioni a Berto Ricci a Giani e a tutta la scuola di Mistica Fascista.
    Mussolini non è mai stato di destra. Di destra era il Re e l’ esercito infeudato …
    Famo a capisse ….

  29. Proviamo a ri-spiegare il passaggio chiave della faccenda :
    Iniziativa e Proprietà privata nello Stato Nazionale del Lavoro sono tutelate e garantite in quanto ” funzioni sociali ” dello Stato , e non dell’Individuo in Sè ….
    Questa è la differenza tra uno Stato liberale ed una dinamica autoritaria ( non totalitaria ) .
    Questà è la differenza tra il valore di uno Stato/Nazione come mobilitazione di un Popolo ed di una Comunità di Destino rispetto al non-valore di una Stato/Nazione liberale e democratico ( Oligarchico ?) ….
    Sul piano dei Valori ” Destra ” è Ordine/Gerarchia/Dottrina dentro Lo Stato Nazionale del come entità inter-classista del Popolo Sovrano MOBILITATO…
    L’Ordine dei Valori della Res Pubblica è determinato dalla “Tradizione” dove la Politica ( da … Polis ) ha il primato assoluto (e questo si TOTALITARIO) sulla cosidetta economia di mercato, quando questa ultima va in contrasto con i Valori di cui sopra ( PLATONE , LO STATO SECONDO GIUSTIZIA )….
    Berto Ricci credeva in tutto questo

  30. Catilina, disamina corretta, il fatto è che molto di quello che fu il Fascismo come realizzazione di ciò fu quasi a livello inconsapevole, a livello per così dire istintivo, da qui le note critiche da parte dei “tradizionalisti”(De Giorgio, Evola, Reghini etc), coniugare Gentile ed Evola appariva impossibile e la Scuola di Mistica rimase sempre troppo gentiliana a mio modesto avviso, poi ovviamente nel “fascismo regime” mancò anche quella capacità di divincolarsi dalle logiche di certa borghesia liberale, insomma la Rivoluzione fu in qualche modo “mancata” come quella risorgimentale, per il nazional-socialismo si potrebbero dire le stesse cose e come sai anche li tutta la schiera di intellettuali sia della konservative Revolution sia dell’ala strasseriana ne danno la prova, insomma quello che è mancato è stata proprio una ierofania potente e sintetica, un centro Sacro su cui far ruotare la storia di questi movimenti che solo istintivamente sentivano la necessità di avere delle forze atemporali da manifestare, e la sconfitta ciclica e storica non è altro che una sconfitta anche metafisica, quando per dei movimenti di massa manca la componente formante, l’elite o avanguardia che sa dove mettere le mani a livello archetipico allora tutto rimane su un piano per forza di cose incompleto… Quello che non è riuscito ai fascismi infatti è riuscito altrove, penso all’Iran per esempio. La Rivoluzione o è sacra(quindi sancita a livello tradizionale) o non è si potrebbe dire.

  31. Stefano è corretto quello che Tu dici ma il tema è proprio ‘sull’incompiuto ‘. Il Fascismo storico ha esercitato e chiuso un capitolo ma è proprio sulla ‘sua parte incompiuta’ che si può generare la sfida.
    La Direzione Verticale si manifesterà solo se su quella Orizzontale sarà sconfitto ‘il daimon dell’economia ‘ che ha cancellato la Verticalità creando un mondo di schiavi inebbettiti e privi di virilita’…
    L’Imperialismo Pagano di Evola e Reghini corrisponde alla sconfitta dell’anticrisTo di De Giorgio e di Silvano Pannunzio ( il figlio di Sergio Panunxio e il fratello di Vito ).
    La Terza Roma di Dughin è in marcia con la sua sfida multipolare all’Occidente ed hai suoi veleni. Berto Ricci ne andrebbe fiero.

  32. Catilina. Ti ostini, nel tuo mondo surreale, a non accettare la realtà. Il 25 luglio ’43 fu un autogolpe del Duce, come a ragione sostenevano le SS di Roma e Berlino… non le destre contro fantomatiche sinistre fasciste…Certo, lui non mise in moto nulla, ma lasciò, anche quando tutti lo mettevano in guardia (persino Cavallero e la moglie Rachele…)girare la ruota del proprio esonero (non previde e gli seccò la detenzione, certo) senza far assolutamente nulla, giacchè la guerra era rovinosamente perduta, ma Hitler non accettava di mollare la penisola senza combattere, come gli aveva ripetuto a Feltre giorni prima. Mussolini sempre pensava ad un domani e lo pensó fino al 28 aprile ’45. Lasciare la patata bollente della resa a militari e monarchici era una (sia pur illusoria) via d’uscita… Peraltro neppure monarchici e militari avevano già tutto deciso, anzi proprio per nulla, infatti continuarono a trasferire oro in Germania per le spese della guerra del Reich in Italia e sollecitavano l’invio di ancor più divisioni tedesche. Quando Hitler ebbe il primo colloquio con Mussolini in Germania, dopo la liberazione dal Gran Sasso, comprese subito che il Duce era un uomo finito e che al massimo poteva essere il Gauleiter dell’Alta Italia. Mai la Germania appoggiò le ubbie socialisteggianti dell’ultimo Mussolini, mai prese sul serio le “uova di drago” ed altre masturbazioni ideologiche di chi era stato sconfitto ovunque ed al quale praticamente tutti avevano voltato le spalle… ma quale destra e sinistra…

  33. Esattamente Catilina, esattamente quello che penso anch’io, si il passaggio che delinei è essenziale e su quello si deve lavorare…

  34. Alla luce delle considerazioni fatte da Stefano e da LVdC, mi verrebbe da elaborare questa ucronia: se l’Italia non avesse preso parte alla disastrosa guerra del ’39-’45, molto probabilmente il Fascismo sarebbe esistito per altri 10-20 anni. Allora mi chiedo se prima o poi le due componenti di “destra” e di “sinistra” sarebbero entrate in conflitto fra loro, specie se la guerra l’avessero vinta gli Alleati, come realmente accadde. In particolare mi chiedo se la diarchia del Re e di Mussolini prima o poi sarebbe crollata, visto che tutti e due, che in pubblico davano l’impressione di andare d’accordo, in realtà non si sopportavano e l’uno non vedeva l’ora di sbarazzarsi dell’altro, e viceversa, qualora fosse stato possibile.

  35. Non è il caso di sforzarsi molto. Basti guardare a Franco ed alla Spagna, con qualche anno di anticipo e qualche differenza…

  36. Del resto Mussolini aveva già escluso al Ludwig nel ’32 la possibilità di avere un erede: “Gli italiani non lo sopporterebberto!” E lì enuncia tra le righe l’unica finalità del Fascismo: rafforzare lo Stato. Non un regime che nasce da una Rivoluzione, perchè Mussolini sapeva benissimo di non aver fatto nessuna Rivoluzione: i suoi sponsor erano stati la Massoneria, la Regina Madre ed il Duca d’Aosta, i grandi industriali, parte del mondo cattolico, dell’aristocrazia, i nazionalisti, vari ex interventisti e qualche scarto delle sinistre e dell’anarchismo… Un universo conservatore. Quello era il Fascismo: autoritario, antiparlamentare, modernizzante, legalitario, moderatamente espansionista, fondato sul consenso dei più. Nulla di essoterico, spengleriano, nietzschiano, misteriosofico, sacrale ecc.

  37. Buona questa !!!Il Fascismo ‘un universo conservatore ‘ contro cui il mondo conservStore ha scatenato una guerra mondiale . Insomma una resa dei conti tra universi conservatori.
    Così ragionano i marxisti infatti…
    Regolamento di conti dentro le contraddizioni generate dal Capitalismo. ..
    Il materialista storico sei Tu alla fine.
    Con questo meccanismo dialettico anche Mazzini e Garibaldi sono dei conservatori ,Marinetti e D’Annunzio e a questo punto sono conservatori perfino Hitler e Stalin.
    Interessante teoria che alla fine descrive la storia e le sue contraddizioni come un filo pe renne di reazionari/conservatori ed in cui i processi tragico/rivoluzionari vengono così rimossi esclusi annichiliti.
    Non c’è ombra di altro che non sia dialettica materialista. ..
    Peccato che la Storia non è fatta solo di Universi Conservatori ed anzi spesso quei Conservatori sono dei ‘monelli rivoluzionari’ figli di Caino e Romolo di Cesare e Bonaparte , e lastricano le strade di sangue. Altro che conservatori. Sono i figli legittimi di Lucifero e di Prometeo manifestazioni e fenomeni dentro cui spesso si celano i ‘noumeni’….
    La Storia è figlia della tragicità di cui Ettore w Leonuda sono dei protagpnisti,anche se Tu vorresti ridurre tutto alla commedia dell’Arte …
    Per questo personaggi come Berto Ricci e Bombacci sono per Te ‘incomprensibil ‘ non rientrano nel tuo Pantheon. Li hanno un ruolo i commedianti come Cavour come Giolitti magari come Andreotti ….
    Il mio Universo Conservatore è ben altro.

  38. Dal tuo vocabolario sroriografico non c’è una riga di Enzo Erra, Kunnas, Sthernell, emerge solo un De Felice rimasticato che vorrebbe ridurre ‘Il Fascismo’ come vero fenomeno originario e ‘non ricomponibile’ ad una mera variabile impazzita e temporanea del liberalcapitalismo conservatore.
    Ti ripeto che in questo con Marxisti e Materialisti storici vai a braccetto…
    Niente Spengler/Nietzsche/Junger/Heidegger
    niente critica da destra (Evola/Guenon/Se Giorgio ) niente Filosofia della Storia..
    Solo banale scontro di rapporti di forza economici in cui Tu ti senti a tuo agio con la classe dominante…
    Ed infine il bisogno di rimuovere “la guerra’ come elemento razionale del conflitto…

  39. Ed ecco perché alla fine temi i Salvini ed i Di Maio. Tu temi di questi ‘ragazzotti minimalisti’ e della loro politica, proprio quell’elemento di irrazionilita’ che potrebbe esplodere/sprigionarsi mettendo in seria discussione la categoria classica della politica il ‘ tuo candido universo conservatore’ in cui tutto Vuoi che sia ricondotto. Far finta di cambiare per far in modo che nulla cambi (il Gattopardo).
    Caro Guidobono Felice , Tu sei Cicerone io sono Catilina e finirò all’Inferno tra i seminstori di discordie … Io almeno starò in buona compagnia….

  40. Il candido e bianco “Universo Conservatore” sporcato inopportunamente dal Rosso e dal Nero, dall’immanenza naturale del Tragico , dall’irruzione della Guerra come scelta Rivoluzionaria, dal Conflitto Liberatorio
    … E per questo Berto Ricci odiava la borghesia con tutto quello che ciò rappresentava.
    E’ proprio vero …;
    la borghesia non è una classe sociale, non lo è mai stata; ” è una categoria sotto-spirituale ” , una maledizione dello Spirito , è l’Esilio dallo Spirito ….
    Non è neanche “Conservazione” ma banale “Autoconservazione” fine a se stessa …
    Capisco ora Marinetti quando parlava dell’unica igiene del Mondo … Era un problema di “Liberazione Mentale ed Antropologica” ancor prima che Liberazione Sociale e Politica ….
    Berto Ricci e la sua Universalità di colori …
    per mille anni

  41. @Guidobono
    Però Franco in Spagna era capo di Stato e di governo, mentre qui invece il Re era il capo di Stato e Mussolini il capo di governo. Per questo infatti mi chiedo se questa “convivenza forzata” sarebbe durata più o meno a lungo. Tra l’altro Franco aveva già stabilito che alla sua morte i Borbone sarebbero tornati al trono di Spagna. Non sono d’accordo sul fatto che Mussolini non fece una rivoluzione, secondo me la fece ma fu parziale, e proprio per questo è stato appoggiato da vari soggetti. Ma credo che questi molti di questi stessi soggetti che nel 1922 lo sostennero, cominciarono a storcere il naso quando il regime attuò le sue politiche in campo economico, e mi riferisco in particolare alle politiche dirigiste attuate dopo il 1933 – con l’istituzione su tutte dell’IRI – alla nazionalizzazione della Banca d’Italia del 1936, e alla legge per la colonizzazione del latifondo in Sicilia del 1940 che non poco fastidio diede alla grande aristocrazia terriera dell’isola.

  42. Catilina. Il mondo conservatore non ha scatenato nessuna guerra mondiale contro il fascismo (in parte contro il nazismo, è vero, ma Hitler fece di tutto per cercarsela…). Tutto si può leggere alla luce delle scelte geopolitiche.La politica estera fascista era la prosecuzione di quella dell’Italia Liberale, negli errori, più che nei pochi successi. Fu una “politica volpina” che finì tragicamente quando il nostro bluff fu scoperto…Le guerre perse sono caxxate imperdonabili, non solo errori, ma crimini maiuscoli. Sulle sconfitte totali non ricostruisci, Tu preferisci pascerti di miraggi, sogni, dogmi balzani, antiborghesismi morti e sepolti da decenni, scrittori marginali? Avanti, affari tuoi, ovviamente, ma non pensare di essere accompagnato se non da 4 gatti alquanto emarginati…

  43. Werner. L’IRI fu una sorte di equivalente del New Deal di Roosevelt, nulla di rivoluzionario, ma la risposta contingente alle conseguenze della Grande Depressione. Misura keynesiana, non rivoluzionaria. Il fascismo regime non dichiarò mai la guerra al libero mercato, al capitalismo, alla borghesia. Forse non viveva da borghese Mussolini? Ed Edda? E Vittorio ecc.? Forse i gerarchi fascisti non aspiravano a vivere da borghesi, magari con un bel titolo nobiliare? Forse i rapporti tra Mussolini ed Umberto II Re sarebbero poi stati freddi, ma il Fascismo a mio avviso era obbligato, in un mondo dominato dagli USA vincitori, ad essere più o meno quel che fu il Franchismo… Saluti!

  44. Catalina. Noto con un po’ di sgomento che dalla metapolitica fantasiosa (o farneticante) sei passato al Millenarismo, alla Storia che gronda engelianamente sangue, come continuo, ancorché vano, fratricidio positivamente istituzionalizzato … Fa attenzione perchè le troppe letture in un unico senso già male fecero al Quijote…Vabbè, comunque stammi bene e sii felice…

  45. I Salvini ed i Di Maio mi fanno paura solo in quanto ignoranti, incapaci, superficiali, senza alcuna visione di futuro, sciagurati insomma…Forse servono per trastullarsi con ipotesi di cosmico sfascio prossimo venturo, ma io ne farei volentieri a meno…Preferirei il fascio allo sfascio…

  46. Felice attento perchè quella che fai è veramente una lettura fatta con le lenti del materialismo dialettico, in questo caso dici le stesse cose che dicono i marxisti più ottusi ed in più non fai altro che fare proprio il loro gioco interpretando il più classico clichè destrorso del “vogliamo i colonnelli”… Comunque vabbè mi astengo da considerazioni più serie perchè ha detto già tutto in maniera esauriente Catilina, Felice come ti dissi già una volta non offendere la tua intelligenza con queste analisi fra il serio ed il faceto. X Catilina: un unico appunto, De Felice non avrebbe mai detto cose del genere, la sua storicizzazione del Fascismo comunque riconsegnava allo stesso una certa dignità ideale come continuazione di un Risorgimneto mancato e soprattutto come movimento differente dalle altre “dittature di destra”, ravvisando l’origine socialista del pensiero mussoliniano, è proprio per aver ridato al Fascismo ciò che era del Fascismo che oggi lo studio di De Felice è ostracizzato e dimenticato…

  47. Ma la critica non era infatti a De Felice, ci mancherebbe altro ( il De Felice ri-masticato intendo) , anche se la ricostruzione storica del Fascismo italiano come fasi interconnesse e non lineari di un fenomeno complesso hanno comletamente oscurato il vero tema della sua “Essenza” affrontata invece da Locchi, Erra, Kunnas e Sthernell che addirittura ( e ne sono convinto anche io ) narra che il fenomeno nasce in Francia ..
    La critica era a Guidobono Felice che come al solito riduce tutta la Filosofia della Storia ad una dialettica di banali casualità materialistiche ” infime ” e spesso privi di differenze le une dalle altre.
    Per lui come per i Marxisti e solo la pancia che muove il mondo e lui preferisce poi le pance piene e gonfie ai nervi sottopelle degli affamati …
    La stessa categoria politica di ” Conservazione ” gli sfugge completamente, così come quella di ” Tradizione “; come quella di ” Rvìvoluzione ” che rifugge come la peste dimenticando che essa è ” ritorno all’origine del ciclo ” nel suo significato profondo e tragico.
    Ma ripeto senza Nietzsche/Heidegger/Spengler/Junger/Moller Van Bruck/A. Molher ecc. ecc. per lui il termine Rivoluzione Conservatrice equivale a topolino …

  48. Si esattamente, alla lettura di De Felice in effetti manca proprio quella visione metastorica ed essenziale che invece è ravvisata dai nomi da te citati, e si anch’io sono notevolmente convinto dell’origine transalpina perlomeno della parte più cospicua della sintesi ideale fascista… Ho voluto semplicemente specificare perchè il De Felice è spesso rimasticato talmente male da divenire tutt’altro, e non volevo si confondesse De Felice con Felice in questo caso, non per te Catilina ovviamente dico ma per chi legge… Sul resto forse Guidobono/Felice dovrebbe leggere l’ultimo articolo pubblicato su Azione Tradizionale, un vecchio articolo di alcuni lettori di Terracciano pubblicato su “Risguardo” nel 1984 in un numero speciale per il ventennale delle edizioni AR, lì c’è tutto il concetto pienamente compreso di Rivoluzione Tradizionale con tutto ciò che ne consegue a vari livelli ed a cui hai accennato nell’ultimo commento…

  49. Infatti è un nonsense una Rivoluzione Conservatrice… Non è mai esistita. È come l’Operazione Condor o il Piano Odessa, invenzioni…La Filosofia della Storia è una disciplina letteraria, al massimo accademica. Esiste la Storia ed esistono le sue interpretazioni e rivisitazioni. Nulla è assoluto. La storia del mondo è storia di dominio, di accaparramento, di colonizzazione, tutto ciò che la geopolitica, correttamente intesa, spiega. Perchè “materialista”? Non credo nel materialismo dialettico, sono idealmente, almeno in parte, un figlio postumo del pensiero legittimista, dell’equilibrio metternichiano, quello trionfante al Congresso di Vienna 1815, magari nella sua posteriore rivisitazione prussiana e bismarckiana, comprese alcune suggestioni massoniche e, perchè no, liberali…. Il progresso sociale, i diritti civili e politici della donna ecc. sono figli della II Rivoluzione Industriale, di Bismarck e Gladstone, più che non di Mazzini, Marx, Bakunin ecc.

  50. Non credendo nei cicli è ovvio che non creda nelle rivoluzioni…

  51. Già la condizione umana è tragica in sé, senza che ubbie rivoluzionarie, tradizionalismi astorici, malsane etiche del fratricidio, dogmatismi figli di insonnie notturne e forzate castità, irrazionalismi vari ecc. ne accrescano ulteriormente la … tragicità!

  52. Scusatemi se mi intrometto in cosi’ tanto colta?discussione,vorrei solamente chiedervi di chiarirmi alcuni punti che nel seguirvi mi rimangono alquanto nebulosi.Se Togliatti lo si considera figura politica INTELLIGENTE,cosa ha fatto,cosa ha lasciato di concreto per la collettivita’per meritarsi tale nominia.Per l’esimio politico vorrei chiederle come poteva mettersi contro il Vaticano se con il beneplacido del Cardinal Montini Togliatti pote sbarcare a Salerno.Come poteva eliminare i comandanti militari se in ITALIA comandavano in tutto gli Angloamericanos..Mi sembra strano che questo esimio intelligente diede l’amnistia in beneficio per i Fascisti,La solita FAKE NEWS,c’erano in carcere anche una moltitudine di assassini e ladroni spartigiani,e non riguardava il referendo rep..monar..C’erano un’enormita di fascisti prigionieri nei vari campi di prigionia sparsi per il mondo.PER il simpatico CATILINA sempre in cerca di vendette,vorrei che mi chiarisse,se il Fascista piu famoso(credo che non ci siano dubbi)d’ITALIA di nome GIORGIO ALMIRANTE si professava essere di destra,perche luicontinua dire che il fascismo non e’ di destra??? vi ringrazio moltissimo.

  53. Bhe caro Fernando questo avresti dovuto chiederlo direttamente a Giorgio Almirante quando era in vita visto già dal suo inizio di carriera carriera politica , ma anche in fasi successive ( … peraltro in fiera opposizione al buon Michelini) era considerato tra i piu’ agguerriti Fascisti di Sinistra ( i Corporativisti/Socializzatori venivano chiamati ecc ecc.) in compagnia di vari Pini,Pettinato,Massi,Anfuso ecc. ecc.

    Poi sai, la vita magari ti sposta a destra “a riflettere” fino ad arrivare alla segreteria del MSI facendo peraltro entrare nel 1972 tutta la feccia liberal-monarchico-massonica la stessa che se ne è andata con la cassa del partito e la maggioranza dei gruppi parlamentari nel 1975/1976 attraverso la scissione pilotata dalla P2 di Gelli e da Andreotti.

    Almirante credo non avrebbe mai chiesto di essere considerato IL FASCISTA PIU’ FAMOSO ma sicuramente un Neo-Fascista si ( anche se di destra ) , a differenza dei suoi figli eletti e della sua classe dirigente che c’hanno messo mezzo secondo a Fiuggi ad abiurare…

    Nella sua lunga carriera da ” attore politico” ( perchè questo è stato , un buon Attore politico) non si è mai appropiato indebitamente di un soldo, ma come tutta la nomenclatura fece della cazzate madornali , quella del 72 appena citata di portare ” la destra nazionale dentro il partito ( che comunque già era di “destra nazionale” almeno dall’amnistia Togliatti) , appoggiare la campagna contro il divorzio nel 1974 come sgabello della DC, e l’infame campagna a favore della pena di morte dei primi anni 80′ con le galere piene dei suoi giovani militanti nazional-rivoluzionari delle sezioni di partito che tutto erano tranne che ” di destra “( lo so bene perchè io vengo da quegli anni…).

    Un ultima cosa : Catilina come personaggio e principio ” è per definizione Vendetta contro Cicerone è la sua “Concordia Hominum” ; dovvero contro l’omologazione, il conformismo, il depistaggio, il tradimento, il patteggio codardo, l’appiattimento, l’imboscamento, l’Auto-conservazione pelosa ecc. ecc. ecc.
    La scelta del personaggio quindi non è casuale ….

  54. La storia è solo casualità, come sostenne Schopenhauer, priva di meta e di scopo, teatro illusorio e doloroso di vicende. Ma tali vicende sono state e sono la ragione di vivere, di sperare, talora di lottare e di morire. Per chi le vive esse assumono lógicamente contorni di eccezionalità e talora di tragicità. Ma non facciamo ricorso a mitiche età dell’oro, a metastorie e neppure a diverse tesi o dottrine di una Filosofia della Storia del tutto improbabile…se non come puro esercizio accademico, erudito, parte della storia delle idee, ma privo di vere valenze politiche…

  55. La Storia non è una casualità è una scelta “….Nel gennaio 1941 scrisse ai genitori: “Ai due ragazzi penso sempre con orgoglio ed entusiasmo. Siamo qui anche per loro, perché questi piccini vivano in un mondo meno ladro; e perché la sia finita con gl’inglesi e coi loro degni fratelli d’oltremare, ma anche con qualche inglese d’Italia”.

    Verso le 9 di mattina del 2 febbraio 1941, il suo plotone fu attaccato vicino a Bir Gandula, in Libia, da uno Spitfire inglese, che lo falciò di netto.

    Oggi è sepolto nel Sacrario dei caduti d’oltremare di Bari con il nome di “Roberto Ricci”.

    Da Wikipedia…

  56. Pensava di aver trovato una buona ragione per combattere e morire. Onore a lui!

  57. Già, combattere ad esempio nella Grande Guerra, sul Carso… Non fu una scelta individuale. Ci voleva qualcuno che dichiarasse prima quella guerra sciagurata ed apprestasse i macchinari di morte ecc…Poteva anche non farlo, più saggiamente. Quindi per il singolo combattente, che non la decise la guerra, si trattò di essere parte di una casualità.

  58. Amplifico il discorso per chiarezza. Per un fante italiano del 1915, l’assassinio di Francesco Ferdinando a Sarajevo non fu una scelta, per lui e per molti altri, fu una casualità, che poi ebbe delle conseguenze…

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