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58 giorni. Caponnetto: la mafia voleva uccidere Falcone e Borsellino già ai tempi del Maxiprocesso

Pubblicato il 21 giugno 2013 da
Categorie : Cronache

pool-antimafia-festa-borsellino-2Il diario delle stragi di mafia del 1992 curato per Barbadillo.it da Giovanni Marinetti.

15 giugno 1992. «Cercasi maggioranza, disperatamente», scrive La Stampa. Scalfaro dà il via al secondo giro di consultazioni ufficiali. In pole rimangano solo democristiani: Martinazzoli, Scotti, Forlani. Ma i giochi sono molto complicati e la Dc si mostra molto debole, incapace di esprimere un nome forte.

I partiti, intanto, litigano tra di loro. E non solo per il governo. La sinistra, Psi e Pds, litigano anche sulla vicenda “Gladio rossa”. Scrive il Corriere della Sera: «Il Psi attacca il Pds sui fondi del Pcus al Pci. Ieri Ugo Intini ha affermato che i dirigenti del Pds hanno mentito quando hanno giurato di non aver più preso soldi sovietici dopo lo strappo di Berlinguer. Da Botteghe Oscure nessuna reazione ufficiale alle nuove carte di Mosca sulla Gladio rossa del Pci».

Palermo non vuole dimenticare la strage di Capaci. La popolazione reagì anche con gesti simbolici molto partecipati e di forte impatto, come l’esposizione di lenzuoli bianchi dai balconi.  Il “Comitato dei lenzuoli” propone di esporli il 23 di ogni mese, a partire dal 23 giugno.

Nella prima metà di Giugno, Massimo Ciancimino fissa il primo incontro tra il padre e i carabinieri Mori e De Donno. I due sosterranno che gli incontri con l’ex sindaco di Palermo avvennero ad agosto, dopo la strage di via D’Amelio. Di questo scriveremo a parte, in seguito, e ricostruiremo i fatti dalle due diverse fonti.

 

16 giugno 1992.  Antonino Caponnetto svela un retroscena sull’estate del 1985 e il “soggiorno” blindato all’Asinara di Falcone e Borsellino: le cosche avevano pianificato l’uccisione dei giudici per impedirgli di scrivere la sentenza-ordinanza del primo Maxiprocesso. Si scoprirà pure che i due magistrati subirono però l’umiliazione di pagarsi il “soggiorno”, comprese le bibite, a testimonianza di un clima loro ostile.

Il ministro Martelli chiede al Csm la sospensione del magistrato Alberto Di Pisa, sospettato di essere il “corvo”, autore nell’89 delle lettere anonime che screditavano il lavoro del pool antimafia e di Falcone. Di Pisa era stato condannato in primo grado dal tribunale di Caltanissetta. Assolto in appello, nel 2008 diventerà capo della Procura di Marsala. La stessa che fu guidata da Paolo Borsellino. Nomina conquistata con un voto in più rispetto ad Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, moglie di Falcone. Il destino, certe volte…

La vicenda della lettera al Duce di Norberto Bobbio scuote la sinistra, a pubblicarla è Panorama. È il 1935, il filosofo, arrestato e minacciato di ammonizione, scrive a Mussolini chiedendo che un blocco del provvedimento. Sulla Stampa, Bobbio si difende: «A tutti coloro che in questi giorni ho avuto occasione di parlare della vicenda, sono andato ripetendo che la lettura di quelle pagine che avevo completamente dimenticato, mi ha sconvolto, perché, rilette a quasi sessant’anni di distanza, mi hanno fatto trovare faccia a faccia improvvisamente con l’altro me stesso, che pure è esistito, ma credevo di aver sconfitto per sempre, anche dentro di me, nei lunghi anni che mi separano da quell’ evento, durante i quali si è svolta la grande parte della mia vita».

Uno degli uomini simbolo dell’antifascismo italiano sarà, in futuro, costretto altre volte a fare i conti col suo “passato fascista”. Cosa che molti altri noti italiani, per ipocrisia o per altro, non faranno mai.

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