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Figurine. Michele Scorrano, il capobranco dei Lupi che portarono Campobasso dalla D alla B

Pubblicato il 11 Febbraio 2019 da Giovanni Vasso
Categorie : Figurine

(da youtube)

Si deve solcare il mare all’insaputa del cielo.

(Da I Trentasei Stratagemmi)

 

A Campobasso c’è solo un capitano. E si chiama, perché non muore chi vive nel ricordo di chi gli ha intitolato la Curva Nord, Michele Scorrano.

Basso e nervoso, con la maglia numero due dietro le spalle e quei baffi folti che erano d’ordinanza a cavallo tra gli anni ’70 e gli ’80. Era nato a Ururi, nella sacca di cultura arbereshe molisana. A poco più di sessanta chilometri da Campobasso. E proprio con la maglia rossoblù dei lupi consumerà l’intera carriera sua. Accompagnando la squadra dai campetti polverosi dell’Interregionale fino alla storica sgroppata in B dove il Campobasso rimarrà per cinque stagioni.

Quella del Campobasso in B  è stata un’epopea, accarezzando persino il sogno della Serie A e, soprattutto, togliendosi lo sfizio si azzannare la Juve di Cabrini, Causio e Platini.

Era il febbraio del 1985 quando la zebra del Trap battezzò lo stadio in contrada Selvapiana, costruito da un’altra leggenda del calcio italiano: il presidente dell’Ascoli Costantino Rozzi. I molisani, al 38esimo, trovarono la via del gol con Ugolotti che stoppò una palla mal respinta dalla difesa juventina e trafisse di sinistro il portiere grazie alla deviazione di Stefano Pioli, oggi allenatore della Fiorentina. A commentare quella partita, per la Rai, c’era Riccardo Cucchi.

Ma allora, Scorrano già era andato via. La sua avventura a Campobasso era finita l’anno prima, dopo il campionato 1983-84. Dopo 383 partite, tutte disputate con la stessa maglia addosso e, buona parte, con la fascia bianca al braccio. Quella del capitano. Con cui, quell’anno stesso, aveva quasi sfiorato la promozione in massima serie, guidando il Campobasso a uno storico quinto posto in campionato.

Quella storia molisana, in B, finì nel drammatico spareggio contro Taranto e Lazio al termine della stagione 1986-87. Se a Roma s’era centrata l’impresa che consentì ai biancazzurri (partiti a -9) di non precipitare in terza serie, il Campobasso invece mancò l’obiettivo e mestamente tornò in C mentre Scorrano aveva ormai appeso gli scarpini al chiodo.

Uno scherzo del destino: la prima partita in B dei molisani era stata proprio a Roma, contro la Lazio. Scorrano, quella volta, c’era. E c’era anche al ritorno quando in Molise, quella che era la capolista se ne tornò sconfitta, uno a zero. Scorrano c’era anche allora. E Bruno Giordano se lo ricordò per un pezzo.

 

Di Giovanni Vasso

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