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Tv-Fiction. Mia Martini come avventura di un’anima

Pubblicato il 9 Febbraio 2019 da Renato de Robertis
Categorie : Televisionando

Mia Martini

“Se non canto, non vivo”, ecco le parole di Mia. Per lei cantare era gioire, era soffrire, dopo che le impedirono di liberare la sua anima cantando. Nel 2013, Aldo Nove comprese la profondità narrativa di Mia Martini: le dedicò un poema.  In pochi sfogliarono quelle pagine con teneri versi, “Le parole ti fanno dimenticare chi sei.” Ieri portammo nelle aule il libro di Nove dedicato a Mia; oggi ritroviamo l’artista calabrese in una produzione Eliseo Fiction, partner di Rai Fiction. L’opera, scritta da Monica Rametta, è interpretata stupendamente da una Serena Rossi che si trasfigura nella cantante immensamente ammirata. Tra qualche giorno il debutto su Rai 1 per raccontare una ragazza che voleva essere artista contro il volere paterno. Nel film, diretto da Riccardo Donna, vi è tutta l’esemplarità di un’esistenza che disse a se stessa: Divieni ciò che sei.

La fiction “Io sono Mia” osserva dentro un un periodo storico della canzone italiana, ma, prima di tutto, esprime  la volontà di tirar via, dalla nebbia della dimenticanza, l’avventura di un’anima. Un’anima amata all’estero: Aznavour impazziva per quella voce limpida  che debuttò all’Olympia di Parigi, mentre alcuni italiani già cominciavano ad asfaltare l’arte canora della Martini.

Mia è un mito. Perché la sua immagine è l’Italia. E i miti ritornano per dirci l’insaziabile cattiveria umana: quella che la costrinse ad allontanarsi dal suo pubblico. Fu appellata come messaggera di sfortuna. Ah giudizi infami dei colleghi!, proprio quei colleghi  di trasmissioni musicali à la page, quei registi che fecero carriera all’ombra dei consigli di amministrazione lottizzati.

È anche l’occasione per  mostrare un’Italia che gioiva con canzoni scritte tra voglie sessantottesche e ritorni alla buona musica. Per dire le contraddizione di un amante cantautore ( forse) geloso per quel successo femminile a cui egli partecipava. E per dire la purezza di una piccola grande donna, che, rimossa dalle scena brutalmente, continuò a cantare le attesa del suo cuore nei piccoli locali di provincia. Fece ciò per sopravvivere, mentre chi la sputtanava andava a braccetto con i dirigenti Rai.

Mia è un mito italiano. Perché lei fece più bello il nostro paese. Per troppi anni  rimase, come l’arte nazionale, dimenticata. Un giorno Vittorio Sereni  scrisse, “L’Italia è una sterminata domenica.” Aggiungiamo l’Italia è come una canzone portata dal vento fresco. Una canzone della Martini, “La nevicata del ’56” o “Gli uomini non cambiano” o “Almeno tu nell’universo.”  Nel film di Di Donna c’è un mondo ritrovato  tra gli anni Settanta e Ottanta  o  un paese caotico che entra ora negli occhi di Serena Rossi, giovane attrice che dovrebbe poter leggere Aldo Nove; il quale scrisse, “Ascolta il cuore. / Ascolta il sole. / È per tutti. / È per me. / Adesso. / Cresce. / Cresce il Sole. / Non smetterà mai. /  Di bruciare. / Di dare calore. / A me”, che sono Mia.

@barbadilloit

Di Renato de Robertis

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