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Effemeridi. L’architetto razionalista Sartoris (amico di FT Marinetti) e la città futurista sotto il fascismo

Pubblicato il 4 Febbraio 2019 da Amerino Griffini
Categorie : Cultura
Filippo Tommaso Marinetti e Alberto Sartoris a Ginevra nel 1933

Filippo Tommaso Marinetti e Alberto Sartoris a Ginevra nel 1933

L’architetto razionalista Alberto Sartoris nacque a Torino il 2 Febbraio 1901.
Studiò in Svizzera, all’École des Beaux Arts di Ginevra ed esordì artisticamente come pittore. Poi proseguì gli studi a Parigi.
Tra 1918 e 1930 allestì 80 mostre personali in Europa.
Conobbe Filippo Tommaso Marinetti a Ginevra nel 1920, e ne divenne amico oltre che discepolo futurista.
A ottobre del 1926 assieme all’architetto Giuseppe Terragni fresco di laurea, a Luigi Figini, Carlo Enrico Rava, Gino Pollini, Guido Frette e Sebastiao Larco (il Gruppo dei sette), firmò il manifesto ufficiale del Razionalismo italiano che presto divenne Movimento Italiano per l’Architettura Razionale (MIAR).
Nel 1928 partecipò alla Prima Mostra di Architettura Futurista che si tenne a Torino.
Lo stesso anno, sempre a Torino, in occasione dell’Esposizione internazionale di Torino, curò il padiglione delle Comunità artigiane fasciste e lì fu il più giovane degli architetti presenti.
Al futurismo aderì in modo indipendente, con numerosi progetti architettonici e alla redazione del periodico “”La Città Futurista””.
Nel periodo del suo legame con il futurismo, partecipò (nel 1928) alla mostra d’arte “”futurista, novecentista, paesana””, di Mantova; alla grande mostra “”Peintres futuristes italiens””, di Parigi, nel 1929; a quella di “”Arte futurista”” ad Alessandria, nel 1930 e alla “”Mostra futurista di aeropittura e di scenografia””, nel 1930, a Milano.
In Italia frequentò esclusivi circoli intellettuali e contrìbuì fortemente alla diffusione dell’indirizzo razionalista in Italia (nel 1927 aveva costruito la prima casa razionalista), con il contributo della moglie, la pittrice Carla Prina, che aveva conosciuto nell’ambiente degli “astrattisti razionalisti” di Como che a lui si ispiravano e con lui collaboravano: Radice, Rho, Badiali.
Nel 1928 fu incaricato di rappresentare l’Italia nel Congresso Internazionale di Architettura Moderna, in Svizzera, convegno direttamente influenzato da Le Corbusier.
Nello stesso anno partecipò alla I Mostra di Architettura Futurista, a Torino. Fu amico sia di Le Corbusier che di Alvar Aalto e di Gropius, con i quali sviluppò lo studio di un nuovo linguaggio architettonico basato sulla forma geometrica come valore assoluto.
Nel 1930 pubblicò una monografia sull’architetto futurista Antonio Sant’Elia che, partito volontario nella Prima guerra mondiale, era morto sul Carso nel 1916 durante l’assalto ad una trincea nemica.
Collaborò con Giuseppe Terragni nell’edificazione della città satellite di Rebbio e in quella del quartiere popolare di via Anzani a Como.
Negli anni ’20 fu, a Torino, a progettare ed edificare con Felice Casorati e Annibale Rigotti.
Tra 1935 e 1936 si recò in America Latina per una serie di conferenze.
In seguito a forti contrasti con alcuni ambienti del fascismo che lo accusarono di essere massone, e nonostante la difesa che ebbe da Marinetti, lasciò l’Italia e si stabilì in Svizzera nella quale aveva studiato e vissuto a lungo.
L’architetto istriano Giuseppe Pagano, con il quale era sorta una dura polemica personale, era arrivato a chiamarlo “presuntuoso comunista”. Destino beffardo quello di Pagano che dalla Scuola di Mistica Fascista passò nel 1943 all’antifascismo e, dopo essere stato catturato dai tedeschi nel 1944, morirà a Mauthausen pochi giorni prima della fine della guerra.
Alberto Sartoris dopo queste storie tuttavia continuò ad operare in Italia e nel maggio 1941 espose anche a Milano, al Palazzo dell’Arte, in occasione della III Mostra nazionale del Sindacato Fascista di Belle Arti.
Nello stesso anno entrò nel “Gruppo primordiali futuristi Sant’Elia” che era stato lanciato dal filosofo Franco Ciliberti, pensato come coordinamento di ciò che si muoveva nel campo dell’arte moderna.
Alla fine del fascismo repubblicano, quando tra Como e Bellagio si riunì l’ultimo spezzone dei futuristi che avevano scelto il Nord come i pittori Tullio Crali, Pino Masnata e Cesare Andreoni, ma anche scrittori come la senese Dina Cucini, e poeti, saggisti e il grande Mario Sironi, la famiglia Marinetti faceva da fulcro organizzando i “Quarti d’ora di poesia” nel salone dell’albergo che li ospitava. Marinetti, fondatore e punto di riferimento del Futurismo (che morirà a dicembre del 1944 poco dopo aver scritto “Quarto d’ora di poesia della X Mas”) sapeva che l’amico Alberto Sartoris sarebbe stato – dalla sua residenza a Losanna – sicuro approdo per la moglie, la pittrice e scrittrice Benedetta Cappa e per le figlie Vittoria, Ala e Luce che a settembre erano già sfuggite ad un attentato partigiano.
In Svizzera Sartoris fu anche docente dell’Ecole Polytechnique di Losanna.
Nella sua lunga vita – morì in Svizzera nel 1998 – fu anche autore di importanti saggi sull’arte moderna.

@barbadilloit

Di Amerino Griffini

2 risposte a Effemeridi. L’architetto razionalista Sartoris (amico di FT Marinetti) e la città futurista sotto il fascismo

  1. Su un altro sito d’informazione ho ascoltato l’opinione, per me convincente, che il tipo di architettura promossa in quelli anni, e che ancora è dominante, sia la causa di tanti problemi urbani.

  2. Giacomo. Ma se tu non parli di tali problemi io mi chiedo che cosa hai scritto a fare…

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