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Il caso. Paola Concia va da “Jump”? E c’è chi le dice: “Il partito te lo doveva vietare”

Pubblicato il 20 giugno 2013 da Antonio Rapisarda
Categorie : Corsivi Politica

paola_concia10Vietato partecipare alle trasmissioni delle tv di Berlusconi. Anna Paola Concia, ex parlamentare Pd ed esponente storica del movimento omosessuale, lo ha scoperto sulla propria pelle. Da giorni, infatti, viene “linciata” sul web per aver partecipato a un programma televisivo sulle reti dell’odiato Caimano. È accaduto dopo la sua apparizione a Jump, talent a sfondo sportivo dove l’ex parlamentare (ma anche insegnante di sport) ha preso parte in viste di giudice. Troppo, a quanto pare, per il popolo di una certa sinistra. La Concia, alla Stampa, ha raccontato così che cosa gli sta accadendo: «Uno mi ha scritto: il partito te lo doveva vietare. Ma ci rendiamo conto? Vietare! Ma chi è, Pol Pot?».

Sì, vietare. Come avrebbero voluto ma non hanno potuto fare con un pezzo forte come Matteo Renzi che ha partecipato come ospite ad Amici di Maria De Filippi. Anche qui, se il divieto non è stato esplicito, sul sindaco di Firenze si sono scatenati poi strali di ogni tipo. Su tutti l’accusa di “nazionalpopolare”: espressione che rappresenta l’insulto definitivo per il popolo allevato nel salotto tv di Fabio Fazio. Davanti agli insulti Renzi ha fatto spallucce spiegando come – intervenendo in uno show visto da decine di migliaia di giovani, meridionali soprattutto – ha ottenuto la possibilità di raggiungere e poter parlare a un elettorato ben più vasto di quel “partito appenninico” rappresentato dal Pd.

Tutto ciò però – connettersi con più ampi strati del Paese possibili – a diversi esponenti gauchisti non importa: il peccato mortale, infatti, sarebbe quello di legittimare, con la presenza, quella televisione commerciale vista come l’allevamento del consenso di Berlusconi. Proprio questi, però, non devono aver letto l’interessante libro scritto da Franco Debenedetti, esponente storico della sinistra italiana nonché fratello del patron del gruppo L’Espresso. Qualche anno fa con La guerra di trent’anni Debenedetti spiegava così l’errore storico della sinistra anti-tv: «Quando si fa della questione televisiva il cardine dell’opposizione politica a Berlusconi, quando tutto viene genericamente ricondotto a un degrado culturale ed etico indotto dalla televisione commerciale, si mira al bersaglio sbagliato, non si capiscono le ragioni del successo di Berlusconi e non si costruisce una solida alternativa alla sua politica. Sono queste le debolezze logiche e politiche dell’antiberlusconismo televisivo».

A quanto pare né in largo del Nazareno né altrove hanno capito la lezione sui media e sul rapporto da tenere con il pubblico televisivo. Ma non è solo la tv del Cavaliere terreno minato per gli esponenti della sinistra. Proprio Paola Concia aveva già avuto i suoi bei problemi con i militanti antagonisti. È accaduto quando accettò di andare a parlare a CasaPound di diritti per le coppie fatto. Lì l’ex parlamentare scoprì che il documento del centro sociale non conforme poteva essere «benissimo una mozione congressuale del Pd. Diciamo pure che è più avanti di quella di Bersani». Per averlo detto pubblicamente e per aver accettato l’invito fu aggredita verbalmente e pesantemente durante il Gay Pride da parte di alcuni esponenti antagonisti. Anche qui aveva “osato” fare troppo: pensate un po’, fare quello che le pare.

@rapisardant

Di Antonio Rapisarda

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