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Questionario proustiano sulla scuola #22. Emidio Tribulato: “L’istruzione rispetti i bisogni dei minori”

Pubblicato il 26 Gennaio 2019 da Silvia Valerio
Categorie : Scuola/Questionario proustiano
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Emidio Tribulato (Carlentini, 1943) è medico, neuropsichiatra e psicologo, già direttore del centro AIAS di Milazzo, e si occupa da anni dei problemi delle coppie, delle famiglie e dei bambini. A Messina ha fondato il Centro Studi Logos, un centro di ricerche psicopedagogiche che propone metodi educativi d’eccezione e si prefigge di lenire i disagi infantili aiutando in maniera gratuita i più piccoli e le famiglie. L’analisi di Tribulato sui problemi del presente (Mondo affettivo e mondo economico, Uomini e donne al bivio, Il bambino e l’ambiente, L’educazione negata) è lontana dai preconcetti edulcorati sul mondo contemporaneo e sul progresso, che ha trasformato quella che poteva essere la società del benessere nella ‘società del malessere’ (cfr. L’educazione negata). Molti dei disturbi che si avvertono nelle classi scolastiche e degli scompensi sempre più estremi del periodo adolescenziale sono il risultato di quelle rivoluzioni (o involuzioni) tanto agognate. Il primo passo verso la cura è più semplice di quello che si possa pensare. È riposto in quelle differenze di cui siamo ansiosi di sbarazzarci. Dobbiamo ridare posto alla vicinanza, al pudore e alla grazia femminili, da un lato, alla fermezza, al coraggio e all’energia maschili dall’altro. Sono le polarità sane e indispensabili che sempre hanno sorretto il mondo e sempre lo terranno in equilibrio. 

La scuola di oggi riesce a dare agli studenti gli strumenti per affrontare le necessità di questo tempo?

“Per rispondere bisognerebbe prima comprendere quali sono le necessità di questo nostro periodo storico. Il che non è semplice, poiché vi sono molte e contrastanti esigenze.   Una necessità molto presente nel molto occidentale nasce da una società sempre più globalizzata e consumistica, che tende a stimolare masse sempre più numerose d’insaziabili abitanti, a produrre prima e poi a comprare e consumare sempre più e sempre più in fretta, nuovi prodotti, nuovi strumenti e nuove tecnologie, senza molto preoccuparsi degli ambienti, sia fisici sia psicologici, sui quali questi prodotti possono incidere negativamente. Questo tipo di società è poco attento, ad esempio, all’inquinamento dell’aria che respiriamo o dell’acqua che beviamo, così come è poco attento alla terra sulla quale crescono i frutti che mangiamo, alla salute dei nostri mari e dei nostri fiumi, nonché agli animali e ai vegetali con i quali condividiamo il nostro pianeta. Ma soprattutto questo tipo di società, che gestisce e tende ad ampliare a dismisura la produzione e la vendita di un’infinità di prodotti e di nuovi strumenti, non si preoccupa molto del benessere psicologico delle persone, specialmente dei minori che, più di ogni altra cosa, dovremmo proteggere e curare.  

È naturale che questo tipo di società vorrebbe che aumentassero sempre più i cittadini consumatori dei tanti oggetti e strumenti proposti. Pertanto vorrebbe un sistema scolastico che riesca a preparare una élite di tecnici superspecializzati capaci d’immaginare, creare, produrre e poi imporre al grande pubblico una massa di prodotti sempre più innovativi, affascinanti ed economicamente interessanti, che facciano vendere e guadagnare sempre di più.  

La tendenza opposta, che attualmente è minoritaria, vorrebbe che il nostro rapporto con il mondo in cui viviamo, con gli animali, con i vegetali e soprattutto con le persone che ci stanno vicine ma anche con i popoli lontani, fosse un rapporto il più possibile accogliente, rispettoso e attento. Queste persone vorrebbero che la famiglia prima e poi la scuola riuscissero a formare in modo corretto dei cittadini responsabili, maturi, onesti e seri, in modo tale che le nuove generazioni sappiano ben relazionarsi con se stesse e con gli altri.  

Quest’opposta tendenza sociale vorrebbe inoltre che le famiglie e la scuola riuscissero a formare persone professionalmente capaci ma anche psicologicamente sane, serene, disponibili, attente, capaci di dialogo e ascolto degli altrui bisogni ed esigenze. Persone capaci di essere di aiuto e supporto alle loro famiglie, ai minori e alla società nella quale viviamo. E infine vorrebbe che il rispetto e l’attenzione nei confronti dell’ambiente fosse tenuto in grande considerazione.    

Ma accanto a queste due necessità ce ne sono altre altrettanto pressanti. Non si può, ad esempio, non tener conto che esiste oggi un gran numero di genitori che vede la scuola come un luogo sicuro in cui sistemare i figli per molte ore al giorno, in modo tale da avere la massima libertà di lavorare, guadagnare ma anche potersi permettere qualche sano, piccolo svago sentimentale, sessuale o sociale.  Queste persone e queste famiglie, a volte costituite da genitori separati o in crisi, vorrebbero poter delegare alla scuola buona parte dell’impegno educativo e di cura dei loro figli, in modo tale da sentirsi liberi da ogni problema gestionale, che sappiamo oggi essere diventato particolarmente complesso e difficile.  Pertanto questa parte della società aspirerebbe a che le attività scolastiche iniziassero ad un’età precocissima e che le ore scolastiche si prolungassero se possibile fino a tarda sera”.  

È ora di riformare radicalmente i suoi programmi?

“Purtroppo la scuola, strattonata da queste e da tante altre esigenze e tendenze, pur di accontentare tutti, già da qualche decennio, su indicazione dei vari politici di turno, non fa altro che aggiungere sempre nuovi apprendimenti e nuovi obiettivi ai suoi programmi. Questi si sommano gli uni agli altri rendendo impossibile svolgerli tutti e bene. Basti pensare alla scuola elementare, per andare alla quale portavamo una cartella leggerissima, poiché conteneva al massimo due libri, mentre oggi la cartella di allora si è trasformata in uno zaino pesantissimo, stracolmo di libri, manuali e tablet, che i genitori sono costretti a portare in macchina o a trascinare con fatica fino alla scuola. Insomma, la scuola elementare che aveva un tempo soltanto pochi e semplici obiettivi per i suoi allievi – saper leggere, saper scrivere, saper far di conto, con in più qualche elemento essenziale di storia, geografia e scienze – oggi cerca d’affrontare le più disparate materie, distribuite in un gran numero di ore di attività, con risultati spesso assolutamente deludenti sul piano didattico e che a volte diventano nocivi dal punto di vista psicologico. L’eccessivo stress al quale la scuola di oggi sottopone gli allievi è così intenso che le problematiche psicologiche che tanti minori subiscono a causa di famiglie sempre più in crisi, smembrate e conflittuali, non solo non si attenua nell’ambiente scolastico ma si accentua notevolmente”.  

Che cosa cambierebbe, che cosa toglierebbe, che cosa introdurrebbe?

“Da neuropsichiatra infantile e psicologo, la prima cosa che farei è quella di chiedere con forza ai nostri legislatori di costruire un sistema scolastico che rispetti i bisogni affettivi e psicologici dei minori. Questi bisogni sono stati definiti e chiariti da molti studiosi come Winnicott, Wolff, Osterrieth, Arieti, Spiegel ecc. Questi e tanti altri autori hanno ben evidenziato che le più importanti necessità che hanno i piccoli, almeno fino ai tre, quattro anni di anni di età, sono quelle di mantenere un contatto affettuoso, giocoso e dialogante con almeno uno dei genitori, nella propria casa, nel proprio ambiente, nella propria famiglia.  Spiegel ci chiarisce, ad esempio, come l’emergere del linguaggio sia integralmente legato alla funzione materna e che la relazione reciproca tra madre e bambino sia essenziale non solo all’apprendimento della comunicazione verbale e non verbale, ma anche alla strutturazione della personalità del figlio. 

Pertanto non è assolutamente fisiologico che a un’età così precoce dei piccoli restino per diverse ore al giorno in un ambiente anonimo, come quello dell’asilo nido, con persone con le quali non si è stabilito un costante, forte legame affettivo e con compagnetti altrettanto sconosciuti. La società dovrebbe fare in modo che almeno uno dei genitori potesse prendersi cura dei figli più piccoli, così da poter scambiare con questi giochi, affettuosità e coccole almeno fino ai tre, quattro anni. In modo tale da dar loro quella presenza rassicurante, quella serenità psicologica e sicurezza della quale ogni bambino ha bisogno e ha diritto. Questa presenza e questi atteggiamenti aiuterebbero i piccoli a sviluppare in modo armonico la propria personalità, così da essere in grado di affrontare, più forti e sicuri, il futuro mondo scolastico, lavorativo e relazionale. 

È bene a questo proposito ricordare che tutti gli apprendimenti, ma anche le capacità lavorative, relazionali e sociali dell’individuo, sono condizionati in senso positivo o negativo dal benessere o dal malessere del soggetto. Una persona psicologicamente disturbata o non riesce ad apprendere, o apprende male, ma soprattutto avrà anche notevoli difficoltà a ben relazionarsi con se stesso e con gli altri, sia durante l’infanzia sia nell’età adulta.  

Per quanto riguarda la scuola materna, la cui durata non dovrebbe superare le quattro ore al giorno, la cosa che farei è quella di limitare il gioco guidato, che attualmente è molto presente fin dalle prime classi, a favore del gioco libero, da effettuare in ampi spazi insieme agli altri compagni, senza le continue imposizioni delle maestre. Questo perché, come ci ha ben insegnato la Montessori, il gioco libero è l’attività più utile durante tutta l’infanzia, in quanto permette lo sviluppo e la crescita armonica e globale dell’individuo.  

Per quanto riguarda poi la scuola elementare o primaria come oggi viene chiamata, questa scuola, di regola, non dovrebbe iniziare prima dei sei anni, per permettere lo sviluppo di quelle aree deputate alle funzioni spaziali, nonché all’analisi e sintesi uditiva. Aree che sono indispensabili per gli apprendimenti della lettura, della scrittura e del calcolo e che, in molti bambini, maturano proprio a questa età. Si potrebbero in tal modo evitare molti casi di diagnosi di “Disturbo dell’apprendimento” come la dislessia e la discalculia, che spesso sono solo il frutto, oltre che di problematiche psicologiche, di un precoce e non corretto apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo.  

Da quanto ho detto prima, è evidente che bisognerebbe sfoltire molto i programmi di studio in modo tale da limitare le ore scolastiche a non più di quattro – cinque, che comprendano anche una lunga e sana ricreazione fatta al di fuori delle aule scolastiche e se possibile all’aria aperta. Non ha senso ed è assolutamente innaturale costringere dei bambini per tante ore all’interno di una classe o di una scuola e per giunta seduti in un banco. Si potrebbero evitare in tal modo molte diagnosi di “Disturbo dell’attenzione”, “Instabilità psicomotoria”, “Disturbo del comportamento” e così via”. 

Come potrebbe una buona scuola favorire l’inserimento nel mondo del lavoro?

“La difficoltà che ha oggi la scuola nel collegarsi con il mondo del lavoro è evidente. Uno dei motivi di questa difficoltà è legato all’evoluzione imprevedibile e rapida della tecnologia, che rende molto difficile programmare con largo anticipo di quali lavoratori il mondo del futuro avrà bisogno e quali competenze questi futuri lavoratori dovranno possedere. Inoltre ogni anno assistiamo al ridimensionamento se non alla fine di certi impieghi che per secoli hanno assorbito un gran numero di lavoratori.  I programmi scolastici, proprio perché si proiettano su una realtà molto lontana nel tempo e per giunta in continua, rapida, imprevedibile evoluzione, non riescono assolutamente ad adattarsi a questi cambiamenti”.  

L’alfabetizzazione di massa è un problema ormai superato: Varrebbe la pensa lasciare, fin dalle elementari, più libertà di scelta agli studenti e alle famiglie, sia per quanto riguarda la possibilità di specializzarsi in certi ambiti piuttosto che in altri, sia per quanto riguarda gli orari in cui frequentare la scuola? Mantenere magari un minimo di ore obbligatorie e renderne facoltative e personalizzabili altrettante? 

“Sono d’accordo con lei quando dice che il percorso scolastico dovrebbe essere gestito nei tempi e nei modi molto di più dagli stessi studenti e dalle loro famiglie, poiché questi soggetti sono maggiormente in grado di vedere nella loro realtà territoriale quali sono gli apprendimenti e i percorsi formativi necessari e utili per inserirsi nell’ambito lavorativo. La scuola oggi per quanto riguarda la preparazione al lavoro si muove pesantemente come un elefante, mentre sarebbe necessaria l’agilità di una gazzella. Per tale motivo le famiglie e gli stessi studenti potrebbero sicuramente essere più agili e adatti nelle loro scelte che non le  istituzioni”. 

È ancora sensato puntare a una pedagogia di tipo etico – astratto, idealistico, invece che funzionale? Non è un prendersi in giro fingendo vivo un universo di valori assoluti che la storia recente ha ucciso? La formula “serve per aprire la mente” non ha il sapore di un’illusione?

“Negli ultimi decenni si è data alla popolazione l’illusione che la scuola potesse sostituire la famiglia in molte sue funzioni. Ciò non è assolutamente possibile. Ad esempio i principi e i valori etici, così come i principi base della conoscenza, sono sempre stati e dovrebbero continuare ad essere d’appannaggio della famiglia e dei genitori. Questi sono gli unici che, con le loro parole, con il loro esempio e con il loro affetto hanno la possibilità di permettere ai figli di introiettarli e farli propri. La scuola può solo sostenere e aiutare la famiglia e i genitori in questo specifico ruolo, ma mai può sostituirsi ad essi”. 

Non è necessario, sempre, dalle elementari alle superiori, lasciare ai ragazzi del tempo per coltivare altre qualità oltre all’efficienza della mente?

“La scuola, in molte famiglie, ha invaso tutto l’orizzonte della vita dei minori. Quando parliamo con dei genitori di bambini gravemente disturbati, come possono essere dei bambini con sindrome autistica, gravemente instabili o con sintomi fobici, è difficile e quasi impossibile riuscire a far capire che il loro figlio ha bisogno di ben altro che di riuscire a fare correttamente i compiti scolastici e rispondere bene alle interrogazioni! E quando poi suggeriamo a questi genitori di giocare di più con il loro bambino e li invitiamo a fare insieme delle esperienze piacevoli e gratificanti, scoprendo e gustando ad esempio la natura che sta attorno e dentro le città, la musica, o le tante bellezze che ci circondano, ci sentiamo osservati in modo strano, come se i nostri suggerimenti fossero delle incomprensibili stranezze. Sì, sono pienamente d’accordo con lei: bisogna coltivare la parte più intima e profonda del cuore umano e non soltanto la mente!”. 

È vero, almeno qualche volta, che lo “lo stupido istruito ha solo un campo più vasto per praticare la sua stupidità”?

“L’istruzione, sicuramente, non solo non è tutto nella vita ma non è neanche la cosa più importante. Sono molti gli esempi di artisti, scienziati, scrittori che a scuola prendevano voti bassi, se non scadenti, i quali invece nella vita hanno fatto delle cose eccellenti. Bisogna riuscire a ridimensionare l’importanza dell’istituzione scuola e nello stesso tempo dobbiamo riuscire a valorizzare le esperienze emotive, affettive e relazionali che i nostri familiari, gli altri esseri viventi, la natura e il rapporto con gli altri ci possono offrire”.  

silviavalerio2@libero.it 

@barbadilloit

Di Silvia Valerio

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