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Figurine. Addio a Phil Masinga, un mito di scorta del calcio italiano

Pubblicato il 13 Gennaio 2019 da Giovanni Vasso
Categorie : Figurine Pallone mon amour

Vivi per essere la meraviglia e l’ammirazione del tuo tempo. 

(W. Shakespeare)

 

Indimenticabile sarà Phil Masinga perché con uno con un nome così non te lo scordi facilmente. Personalmente, non si scorda chi, dopo essere sceso in campo contro l’Inghilterra, punta di diamante dei Bafana Bafana, prende un aereo apposta per venire a giocare, e a segnare, il gol decisivo per la salvezza della Salernitana all’Arechi.

Prima dell’Italia, aveva giocato in Svizzera, al San Gallo. Prima ancora faceva il centravanti del Leeds, in Inghilterra che l’aveva preso dal campionato sudafricano dove aveva fatto sfracelli con la maglia “carioca” del Mamelodi Sundonws  in cui segnò 98 reti in 108 presenze, tra il ’91 e il ‘94.

Masinga è poi esploso a Bari, attaccante affidabile della squadra miracolosa messa su dal genio dispari di Eugenio Fascetti che seppe battezzare il talento di gente come Gianluca Zambrotta e Antonio Cassano, Nicola Ventola e Simone Perrotta. Sembrava sgraziato e fuori luogo, in campo. A volte sembrava sparire dal campo. Poi, però, si materializzava feroce nell’area piccola, pronto a infilarla dentro punendo tutti quelli che s’erano scordati di lui. L’Inter dei campionissimi era la sua vittima sacrificale preferita. Del resto, era destino che proprio contro i nerazzurri il Bari degli anni ’90 riuscisse a togliersi soddisfazioni impensabili.

Eppure, il suo nome entrò nella storia del calcio per un gol che non segnò in Italia. Ma in Africa. Aveva già guidato la sua nazionale alla vittoria della Coppa d’Africa del ’96. L’anno dopo, con un gol eccezionale, regalò al Sudafrica la prima partecipazione della sua storia a un mondiale, Francia ’98.

Fu un capolavoro balistico, un gesto che dalle parti di Johannesburg è diventato leggenda: accolse la palla sulla trequarti, la accarezzò fino al limite dell’area avversaria e poi scagliò una sassata di destro contro cui il portiere del Congo non potè fare proprio niente.

Non è un caso, perciò, che l’annuncio al mondo della sua scomparsa prematura, a soli 49 anni, sia stato dato proprio dalla Rappresentativa calcistica di Johannesburg. Addio, Masinga.

 

Di Giovanni Vasso

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