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Satira (di A. Di Mauro). In nome del Padre, il destino sempre più comune di Renzi e Di Maio

Pubblicato il 10 Gennaio 2019 da Alessio Di Mauro*
Categorie : Cronache Politica

I casi della politica e, soprattutto, i temi della polemica stanno producendo una similitudine sempre più forte tra due figure del panorama nazionale che più differenti tra loro, almeno fino a qualche mese fa, non potevano essere. Tra Matteo Renzi e Luigi Di Maio, tra padri chiacchierati e manine (offerte) alle banche, le analogie iniziano a farsi pesanti. E dato che è la satira a svelare la vera natura dei personaggi e dei fenomeni, riportiamo l’interessante apertura (vignettone e articolo) del numero di Candido di gennaio 2019 a firma del direttore Alessio Di Mauro. 

 

A dispetto dell’esercito di astrologi, preveggenti e chiromanti, che ogni anno di questi tempi pullulano nei salotti televisivi e sulle pagine dei giornali di mezzo mondo, in Italia, per fortuna, c’è ancora chi si rivolge a nostro Signore per ottenere buoni auspici per il nuovo anno. Specialmente nelle realtà di provincia e nel Sud, dove le tradizioni ancora resistono all’avanzata del materialismo globalizzato, le chiese si riempiono di reduci dell’abbuffata di San Silvestro in cerca di un po’ di clemenza e soprattutto di bendizioni.
Se poi ad essere bisognoso di un’assoluzione urgente non è soltanto un singolo, ma una famiglia intera, niente paura: il parroco territorialmente competente raccoglie tutto il suo armamentario benedetto e si presenta in abito talare a casa degli interessati, pronto a distribuire acqua santa e a spargere incenso in ogni dove. Esattamente ciò che è successo la mattina di questo primo dell’anno, secondo quanto riportato da qualificate cronache locali, in quel di Rignano sull’Arno, Arezzo e Pomigliano d’Arco, dove i poveri prelati del posto pare abbiano dovuto fare gli straordinari.
A richiedere il pronto intervento dello Spirito Santo, nel cuore della notte di Capodanno, tre famiglie disperate: i Renzi, i Boschi e la clamorosa new entry dei Di Maio. Ad accomunarle, il medesimo peccato capitale: abusi edilizi, lavoro nero, torbidi intrallazzi dei padri e una vagonata di strampalate bugie propinate dai figli agli Italiani nel goffo tentativo di nascondere i propri genitori. Roba decisamente pesante. Quasi quanto il cotechino con le lenticchie di mezzanotte.
è per questo che, dopo il cenone, lo spumante, i botti e la tombola, per tutti i membri delle tre sopracitate famigliole non c’è stato verso di prendere sonno. Troppo forte l’ansia di vedere i propri pargoli spazzati via con ignominia dalle stanze del Palazzo nel corso di questo 2019.
E così sono partite all’unisono le telefonate in canonica.
I tre poveri parroci chiamati a intervenire nelle case della vergnona (quelle abusive, accatastate come depositi e capannoni), appena sono riusciti ad avere contezza della gravità della situazioni hanno provato a mettercela tutta.
I bene informati raccontano di folate d’incenso così voluminose da portare i vicini dei Di Maio a temere un incendio. è a Pomigliano d’Arco infatti che la battaglia del prelato con la sfiga di famiglia s’è rivelata più dura. Del resto non poteva essere altrimenti: se a casa di un Renzi e di una Boschi un padre intrallazzone puoi aspettartelo, in quella di Giggino, paladino dei puri che epurano, dovrebbero essere tutti come la moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto. Scoprire invece che colui che sul massacro sistematico (e sacrosanto) dei padri altrui ci ha impostato tutta una campagna elettorale, è figlio di uno che – improbabile pizzetto a parte – sembra la fotocopia di Tiziano Renzi, suona come una bestemmia sull’altare dell’onestà. Una blasfemia che resiste a qualsiasi assoluzione.
E così, non appena il povero parroco di Pomigliano ha capito che nemmeno padre Amorth sarebbe stato in grado di salvare l’anima del giovane Giggino, la benedizione di Capodanno s’è trasformata in un’estrema unzione. Come quella che i colleghi toscani del prelato stavano contestualmente celebrando in casa di Matteo Renzi e della Boschi, notoriamente spacciati già da diverso tempo.
“Nel nome del padre”, finisce anche la parabola di Luigi Di Maio. Andatevene in pace, ma fate in fretta. Amen.

*Da Candido di gennaio 2019

Di Alessio Di Mauro*

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