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Cultura. Tra Ceronetti e Drieu i legami inconciliabili della storia

Pubblicato il 11 Gennaio 2019 da Sandro Marano e Daniele Giancane
Categorie : Cultura
Drieu

Drieu

A che punto è la notte? Forse è questa la terribile domanda cui oggi siamo chiamati a rispondere. Riflettevo su questo mentre leggevo uno strano libro di aforismi di Guido Ceronetti – un irrimediabile pessimista alla Cioran – intitolato “Insetti senza frontiere”. Parlando della poesia, cui forse è affidato il sacro superstite, scrive: <<La grande poesia è filosofia con l’aggiunta di un paesaggio dove qualcuno, in solitudine fraterna, grida. L’insieme è regolato da uno spartito musicale senza regole – per un unico strumento a corde (la voce).>> (n. 236). Sono convinto che nella poesia – quella vera – ci sia sempre un nucleo filosofico. Soffici non diceva che la grande filosofia, in fondo, è poesia? Bella, a mio avviso, è l’immagine della voce che grida “in solitudine fraterna”; dunque, la solitudine è temperata e contrastata dalla fraternità del gridare! Di più, il poeta assomiglia al profeta, ad una vox clamans in deserto! Qui traspare inconsciamente la vocazione di Ceronetti, che era un pregevole traduttore dei libri biblici, in particolare dei Salmi e dell’Ecclesiaste; lo stesso Ceronetti, può del resto paragonarsi – e forse di ciò si compiaceva – ad un profeta inascoltato della nostra epoca.

poeta guido ceronetti

Guido Ceronetti

In un successivo aforisma (il n. 246) dopo aver detto che <<L’ecologia non è roba per governi, spenzola nel vuoto dalle ringhiere politiche. Il pensiero eco-politico esiste in barlumi dispersi. L’economia figuriamoci…>>, scrive che <<la palla finisce nelle buche della religione, che non può smuovere i governi, ma potrebbe convertire, guidare, risvegliare, eccitare alla guerra eco-santa escatologica irresistibili moltitudini.>> Purtroppo, però, <<la vocazione della religione tradizionale è di non intralciare, e di favorire quando può, il lavoro del male. Perciò scacco matto, il re (la vita della terra) è ormai morto.>> Certo, è difficile oggi non dargli ragione, specie quando si vede il mare diventato un immenso immondezzaio punteggiato di plastiche varie (ricorderò sempre con orrore il tratto di mare percorso col traghetto da Napoli a Capri, qualche anno fa) e la terra sempre più devastata! Sennonché, non riesco ad alzare bandiera bianca, a limitarmi alle geremiadi; non posso, malgrado tutto, non combattere; e torno al punto di vista di Drieu, alla sua filosofia della storia, secondo cui il pensatore non si stupisce di nulla, perché conosce le leggi della vita e aspetta il ritorno delle stagioni; come scriveva lo scrittore francese in “Socialismo fascista” (1934): <<Eppure dalla storia non possiamo aspettarci che delle sorprese; sorprese sordide e nello stesso tempo magnifiche. Magnifiche perché l’imprevisto arricchisce spiritualmente; sordide perché, per costruire il nuovo, la storia crea legami illeciti e scandalosi fra elementi che a tutta prima sembrano inconciliabili.>>  (Sandro Marano)

La risposta del poeta Daniele Giancane

Magnifiche riflessioni, Sandro, sia quelle di Ceronetti che quelle tue. In realtà, anch’io penso che non può esistere arte ((poesia in specifico) senza un pensiero filosofico che le dia sostanza. Dobbiamo venir fuori dall’idea-purtroppo ancora diffusa-che l’arte sia solo espressione delle emozioni. Oltre alle emozioni, c’è il pensiero, una ‘visione’ del mondo. D’altra parte i grandi poeti sono anche filosofi: basta leggere lo ‘Zibaldone’ e i ‘Pensieri’ di Leopardi per averne contezza. Dante o Goethe sono anche filosofi. Omero, Milton, sino alla Szimborska ecc. sono anche filosofi. Purtroppo, siccome mettere quattro parole in sequenza e dichiararsi emozionati per qualcosa, è facile, circola tanta (cattiva) poesia. L’altro tema-in cui sei maestro-mi intriga pure fortemente, ma io sono più pessimista di te. Leggo che gli scienziati affermano che ormai è troppo tardi per agire, il pianeta rotola verso il disastro. Penso che sarà così, questione di qualche decennio: quando la popolazione del mondo diverrà enorme e non più gestibile, le riserve dell’acqua saranno insufficienti per tutti, l’atmosfera sarà definitivamente inquinata e sempre più irrespirabile, i mari saranno sommersi dalla plastica (ma già lo sono) e i pesci mangeranno solo plastica, sarà la fine.(D’altra parte, come vedi i Governi se ne fottono, vivono alla giornata).Spero che almeno alcuni si salvino e ricomincino una storia nuova, ammaestrati da quella precedente. Io non vedo esiti miracolistici, ma ho una concezione ‘spirituale'( diciamo così) del mondo: penso che tutto sia già scritto, che la storia umana corra verso il dissolvimento, perché  dentro l’uomo c’è il male(chiamiamolo così).

Di Sandro Marano e Daniele Giancane

Una risposta a Cultura. Tra Ceronetti e Drieu i legami inconciliabili della storia

  1. Tra la filosofia e La Storia ci sta in senso aristotelico la Politeia. Come spiegarlo ad una classe politica media che non va oltre alla lettura di Tuttosport e/o di Tex Willer ? ( Equivocandone tra l’altro la simpatia per la fondina)
    La Storia così ci verrà solamente a dare schiaffoni…

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