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Figurine. Preben Elkjaer, “sindaco” scalzo che regalò lo scudetto al Verona

Pubblicato il 7 Gennaio 2019 da Giovanni Vasso
Categorie : Figurine Sport/identità/passioni

Impossibilium nulla obligatio est. 

(Publio Giuvenzio Celso)

 

Per chi è nato in provincia, l’impossibile ha la forma di uno scudetto tricolore. Il sogno, proibito tanto da essere esorcizzato da se stesso, è la vittoria di un campionato. Almeno uno. Fargliela vedere, una volta e per tutte, ai ricchissimi squadroni. Vincere con la forza dell’orgoglio, da descamisados. Magari senza una scarpa. Sogni, appunto. Così improbabili che, spesso, si finisce per riderne.

Se accade, però, il mondo si ferma. La provincia si tinge in tonalità seppia e, da subito, il fatto si fa storia e, di conseguenza, leggenda. Il pianeta si scorda persino di girare e si blocca, un attimo, a contemplare eruzioni di gioia mentre, perduta lì vicino, una scarpa si fa mitologia.

Per vincere ci vuole coraggio. Bisogna prendersi una città sulle spalle. Diventarne il sindaco. Come fece, poco più di trentaquattro anni fa, un vichingo danese che di nome faceva Preben Elkjaer. Era il terminale offensivo del capolavoro tattico di Osvaldo Bagnoli, l’artigiano del futbol italiano negli anni ’80. Non fece gol a grappoli, quell’anno. Segnò otto reti. Ma una, forse la più bella, s’è trasfigurata nell’imperiosa ordinanza del sindaco pazzo venuto da Lokeren che parve scommettere, da subito, sulla conquista dello scudetto da parte dell’Hellas.

Contro la Juventus di Michel Platini al Bentegodi, innescato da Di Gennaro, Elkjaer s’involò in contropiede sulla sinistra. Superò, potente, l’allora giovane difensore bianconero Stefano Pioli, che disperato si lanciò in scivolata. Non lo fermò, riuscì solo a sfilargli la scarpa destra. Il sindaco Preben, incurante dell’opposizione e della scarpa perduta, si accentrò in area lasciando Favero seduto a terra e, calciando col piede scalzo, trafisse Tacconi sul secondo palo.

Era il 14 ottobre del 1984, si era appena alla quinta giornata. Troppo presto per far conti ma in tempo per convincere la cittadinanza a seguire lui e la squadra in quel folle sogno che qualche mese poi, a maggio dell’85, divenne, clamorosamente, reale.

Oggi, trasformato in murale all’antistadio, il gol senza scarpa di Elkjaer ricorda a tutti che, almeno una volta, la provincia ha avuto la meglio sulle corazzate di sempre.

 

Di Giovanni Vasso

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