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L’intervista. Stephan Solzenicyn: “Le menzogne non sopravvivono alla letteratura”

Pubblicato il 19 giugno 2013 da Luigi Iannone
Categorie : Cultura Le interviste

solzeDi Aleksander Solzenicyn ricordiamo romanzi e cicli narrativi possenti e mai superficiali che di diritto sono entrati a far parte dei classici. Da qualche tempo è in libreria un volume, L’uomo nuovo (Jaca Book, p.128) curato dal figlio Stephan, che si compone di tre racconti inediti in Italia. Scritti tra il ‘93 e il ‘98, dopo il soggiorno in America e il ritorno in Russia, sono storie su quell’<<uomo nuovo>> degli anni Venti e Trenta cui entusiasmo e passione ideologica avrebbero dovuto far edificare la nuova civiltà sovietica. Nel primo racconto la vicenda di uno studente che induce il suo severo professore a farsi delatore di colleghi e amici; nel secondo, quella di due donne che si arrendono al più bieco conformismo per quieto vivere. Ed infine, le traversìe di un contadino che da un campo di lavoro forzato scrive una lettera di aiuto ad un grande scrittore il quale ne apprezza la prosa e si dice pronto ad utilizzarne alcuni brani per il suo romanzo ma non fa nulla per tirarlo fuori dall’impiccio.

Ma c’è un filo che unisce questi racconti ed è il valore delle scelte.

I vari protagonisti si trovano ad affrontare situazioni drammatiche e umanamente impossibili da gestire. Viene chiesto e, talvolta, palesemente imposto di sacrificare qualcosa o qualcuno a loro molto caro. C’è in ognuna di queste storie una scelta che si deve fare: essere fedeli a sé stessi e pagarne le conseguenze, oppure omologarsi il che può voler dire incidere sulle vite degli altri.

Un conformismo che sembra anche la cifra attuale dell’Occidente?

Il conformismo dell’Unione sovietica era imposto dall’alto e in maniera crudele. Tra la versione comunista e quella occidentale c’è poco in comune. La prima era malvagia, l’altra ha anche dei tratti utili.

Eppure, nella parte finale della sua vita, suo padre pareva deluso?

No, non lo era. Rammentava costantemente il rischio di non rendere onore, e quindi non disperdere, ciò che di grande aveva fatto la civiltà occidentale che invece ammirava.

Quali valori lo hanno sostenuto fino alla fine?

Era un individuo di una ostinazione straordinaria. Si dedicava interamente al lavoro e aveva una grandissima autodisciplina. Fermamente convinto che il destino venisse costruito da ciascuno di noi e che qualunque cosa potesse accadere, da quelle più banali alle più terribili come andare in prigione, comportasse lo sforzo di arrivare ad una vittoria interiore.

La fermezza dei principi, dunque.

Se manca la determinazione e la coscienza per giungere a questa vittoria non si potrà mai arrivare ad una conclusione positiva, anche qualora le condizioni esterne fossero meno difficili di una prigione, e si dovesse lottare solo per le questioni quotidiane. Ma erano tratti del carattere che io non chiamo valori.

La letteratura è ancora decisiva per scardinare un regime?

La risposta è nel discorso con il quale accettò il Nobel. Le menzogne possono sopravvivere ad un articolo o ad un’accusa ma non al grandissimo potere della letteratura. E i regimi totalitari sanno che la verità si identifica con l’arte e la letteratura. L’artista è l’unico in grado di togliere il velo che separa la menzogna dalla verità e mostrare quest’ultima anche a quelle persone che hanno la mente offuscata dalle imposture del potere.

Quale è la prima immagine che le viene in mente di suo padre?

Non ho ricordi di eventi straordinari ma solo quelli legati alla sua costante presenza. Lo vedo ancora lì, seduto alla sua scrivania, chino sui suoi fogli. Sempre pronto a prendersi una pausa, per vedere me o per dedicarsi a conversazioni rilassate con chiunque facesse capolino alla porta. Paziente nell’ascolto ed acuto osservatore.

Ci sono parti del mondo che avrebbero bisogno di un nuovo Solgenitsin?

Dovunque vi sono dei regimi, c’è bisogno di sostenere la lotta per la libertà. Lui però non era un politico e non va inteso in quel senso. Oggi gli scrittori devono trovare il loro modo di esprimersi ed essere coraggiosi senza seguire esempi. Di Solgenitsin c’è ne è stato uno. Lasciamo spazio ad altri e nuovi eroi.

 

 

Di Luigi Iannone

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