0

L’analisi. 5 Stelle in crisi: quando manca Grillo, vero “Fonzie”, i secchioni grillini non sfondano

Pubblicato il 18 giugno 2013 da Adriano Scianca
Categorie : Grilleide

grilloIncapaci? Inadeguati? Sfaldati? Al capolinea? No, solo un po’ ingenui. La strategia dei difensori d’ufficio di Grillo, a implosione del M5S in pieno corso, è quella di minimizzare, rimproverando ai pentastellati solo il difetto di prestare il fianco, di perdersi nelle loro stesse logiche discorsive anziché far emergere quanto il movimento sta facendo in Parlamento. Marco Travaglio ha parlato a a tal proposito di “Movimento 5 Polli”: «Le scomuniche di Grillo e le riunioni-fiume dei gruppi sono proprio ciò che vuole la grande stampa, sempre a caccia di armi di distrazione di massa. Invece di perder tempo dietro le Gambaro, i capigruppo convochino conferenze stampa e iniziative di piazza per spiegare le porcate che scoprono in quell’ente inutile che ormai è il Parlamento, e come intendono contrastarle. Altrimenti sono più inutili del Parlamento».

Andrea Scanzi, sempre sul Fatto quotidiano, ha rilanciato (peraltro citando diffusamente l’articolo di Travaglio): «Sarò volutamente brutale: alla stragrande maggioranza dei milioni di italiani che hanno votato M5S, della Gambaro non frega una beata mazza. Come non gliene fregava nulla della querelle-diaria o di tutte le baruffe pallosissime (e dannosissime) tra parlamentari […]. Al netto degli errori, che ci sono stati e che chiunque dotato di onestà intellettuale dovrebbe ricordare, il M5S è l’unica (o quasi) forza a combattere certe battaglie. Ma queste battaglie non vengono raccontate da gran parte dei media. Proprio per questo la vicenda Gambaro è esattamente ciò che vogliono casta e stampa; ed è esattamente ciò che non vuole l’elettore M5S». Insomma: il sistema vuole affogare il M5S nelle chiacchiere e i grillini, poiché sono giovani e inesperti, anziché far valere i fatti rimangono essi stessi prigionieri delle chiacchiere.

E invece no. Tra le chiacchiere e i fatti c’è una dimensione che sfugge completamente a tali analisi semplicistiche. È quella del simbolico. Che poi è proprio il campo da gioco in cui, sia pur per lo spazio di un mattino, Grillo è apparso davvero invincibile. Ma quali programmi, ma quali fatti, il M5S ha trionfato per la capacità del suo leader di farsi interprete di un certo spirito del tempo, di costruire una narrazione avvincente. L’ammasso di banalità moraleggianti e fuffa partecipativa che costituisce l’ideologia grillina ha avuto successo solo perché c’è stato un istrione geniale che ha saputo trasformare questa minestra insipida in qualcosa di appetibile. Ma i fatti, in questa vittoria, c’entrano davvero poco.

È sul piano dl simbolico che Grillo ha vinto ed è sul piano del simbolico che sta ora perdendo. Grillo ha il physique du rôle per incarnare le aspirazioni di un popolo esausto (certo a un livello già degradato dell’immaginario collettivo, ma questa è l’epoca). Crimi no, al massimo dà l’idea di essere un buon ragioniere. La Lombardi, con quel suo tono da ausiliaria del traffico, genera fastidio, non identificazione. E così via. Parliamoci chiaro: le stesse cose dette da Grillo hanno un appeal, dette da una manica di secchioni non coinvolgono nessuno. Il M5S perde quota perché ha disatteso proprio la sua promessa vincente: gli italiani hanno votato per Fonzie e ora si ritrovano ad avere a che fare con Potsie, Ricky e Ralph.

Di Adriano Scianca

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>