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La favola Cech, il portiere che ha messo il caschetto alla Champions

Pubblicato il 20 maggio 2012 da Elmar Bergonzini
Categorie : Pallone mon amour

“Le lacrime non sono espresse dal dolore, ma dalla sua storia”. C’è un uomo, una storia, in particolare che riassume perfettamente il pensiero di Italo Svevo. Il protagonista di questo racconto è nato da un parto trigemino a Pilzen, città della Boemia occidentale, il 20 maggio del 1982. Come ogni eroe non ha un’infanzia né facile, né felice: uno dei suoi gemelli, Michal, a due anni, contrasse un’ infezione in ospedale e morì. Successivamente il ragazzo va incontro ad una serie di delusioni: la famiglia non ha i soldi per comprargli il casco per giocare ad Hockey ed è quindi dirottato sul calcio. Si impegna comunque come attaccante, ma non ha un futuro da bomber, così l’allenatore lo schiera come portiere. Calciatore per caso e portiere controvoglia ottiene comunque i primi successi: a 17 anni, nel 1999 esordisce nella massima serie ceca, per poi passare allo Sparta Praga, la società più importante del Paese. Da lì una rapida escalation: prima passa al Rennes in Francia, e poi al Chelsea del nuovo proprietario Roman Abramovich, dove viene lanciato dal tecnico Josè Mourinho come titolare. Con i londinesi vince i suoi primi trofei: 2 campionati inglesi e varie coppe nazionali. Ma la sorte continua a non essere benevola con lui: nel 2006 si frattura il cranio in seguito ad uno scontro di gioco, e per non smettere anticipatamente col calcio, è costretto ad indossare un casco protettivo, quasi come se il destino gli volesse ricordare il suo punto di partenza, e nel 2008, pur parando un rigore al pallone d’oro Cristiano Ronaldo perde la finale di Champions League. 4 anni dopo, la storia si ripete: il Chelsea arriva alla finale di Coppa dei Campioni e il suo portiere para il rigore ai supplementari al fuoriclasse avversario, che questa volta si chiama Arjen Robben. Giunti alla lotteria dei rigori però, il Chelsea parte male, e il Bayern sembra riuscire a trionfare, ma questa volta il portiere dà il meglio di sé, parando il quarto e il quinto rigore ai bavaresi, consentendo ai blues di diventare per la prima volta nella loro storia campioni d’Europa. E per la prima volta, proprio mentre sollevava la coppa verso il cielo, lui che non aveva mai pianto per i dolori e le delusioni della vita,scoppia in lacrime, pensando al passato, agli insuccessi, e alle sfortune vissute, perché come diceva Italo Svevo “Le lacrime non sono espresse dal dolore, ma dalla sua storia”. La storia di Petr Cech.

Di Elmar Bergonzini

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