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L’intervista. Di Gregorio: “A Roma ko il Pdl e la destra diffusa non solo Alemanno”

Pubblicato il 17 giugno 2013 da Redazione
Categorie : Le interviste

alemanno1Una settimana fa Gianni Alemanno doveva arrendersi all’evidenza: Roma – cinque anni dopo  – non l’ha riconfermato al Campidoglio. Una bocciatura che ha aperto una serie di riflessioni sul “laboratorio Roma”, sulla destra che proprio nella Capitale ha sempre avuto numeri importanti e anche sul destino dello stesso Alemanno. Di tutto questo ne abbiamo discusso con Luigi Di Gregorio, autore del programma elettorale e componente della “war room” di Alemanno sia nel 2008 che nel 2013.

Iniziamo con l’entità della sconfitta. Sorprendente?

La sconfitta era una delle ipotesi in campo, meno prevedibile sicuramente la sua entità. Teniamo presente che tutti i sondaggi – anche quelli del Comitato Marino – a ridosso del primo turno davano numeri largamente differenti rispetto al +12% che si è poi verificato il 27 maggio. Il nostro ultimo sondaggio addirittura dava Alemanno a -1% e con un trend da possibile sorpasso… Non ho mai visto un sondaggio sbagliare di 11 punti percentuali. Credo che l’astensionismo abbia giocato brutti scherzi anche agli istituti demoscopici, evidentemente c’è tanta gente che dichiara convintamente di andare a votare e di votare per il centrodestra e poi non si reca alle urne.

La campagna ha spostato voti? Avete qualcosa da rimproverarvi?

Sinceramente, quando ho visto l’esito del primo turno mi sono convinto che la campagna non aveva spostato nulla e che non avrebbe spostato nulla, a favore di Alemanno, neanche al secondo turno. D’altronde, se un elettore non conferma la sua fiducia al sindaco dopo 5 anni di amministrazione, perché dovrebbe cambiare idea in due settimane… Peraltro credo che la campagna elettorale del primo turno sia stata buona, incentrata su proposte concrete come IMU, Equitalia, pagamenti dei fornitori, ecc. Era un modo per dettare l’agenda ed evitare che fosse incentrata su “parentopoli” e dintorni, ma era anche un modo per far emergere la competenza del sindaco in carica nei confronti di un candidato alternativo oggettivamente poco preparato sia sulla città, sia sull’ente.

Evidentemente le questioni legate alla gestione delle nomine nelle aziende hanno avuto un peso.

Il malcontento, anche legato a quelle tematiche, era evidentemente sedimentato e non si è riusciti a riportare alle urne tutti quegli ex elettori di centrodestra delusi. Sulla scia di questo dato, al ballottaggio ha prevalso un’altra linea che io però non condividevo: quella di attaccare Marino sui valori, sulla famiglia, sui temi etici. Dissi: “ci sarà l’effetto “tutta colpa di Pisapia”, renderemo Marino vittima e prenderà tutti i voti in uscita da M5S e da Marchini”. E così è stato. Spero che serva da lezione a tutti coloro che ancora credono nel “voto cattolico”, io non ci credo da oltre 20 anni… Più in generale serve una nuova agenda per la destra italiana che continua a cavalcare temi vecchi.

E l’assenza di Berlusconi?

Questa è un’altra leggenda metropolitana. Berlusconi ha chiuso la campagna elettorale del primo turno, è venuto alle due cene di finanziamento, ha registrato spot audio e video ed è andato in tour nelle TV locali. La verità è che l’effetto Berlusconi non esiste più. Anche alle politiche il Pd non ha vinto le elezioni a causa dei voti di Grillo, non di Berlusconi. Il centrodestra a Roma ha preso gli stessi voti in valore assoluto sia alle politiche, sia alle regionali, sia alle amministrative. Con o senza Berlusconi, il risultato non cambia, il Pdl ha dimezzato il consenso rispetto a 5 anni fa.

Come è possibile che un sindaco uscente riesca a convincere solo il 30% dei votanti? Non crede che sia mancato proprio il rapporto tra Alemanno e quella destra “diffusa” che si aspettava di poter partecipare al “laboratorio” inedito rappresentato dalla Capitale d’Italia?

Può darsi che ci sia stato anche questo. Così come è possibile che sul territorio il Pdl romano non abbia dato il meglio di sé in termini di partecipazione e reclutamento. Forse ci si è fatti schiacciare da una quotidianità opprimente e non si è riusciti a governare indicando una strada che fosse anche in grado di coinvolgere tutti gli ambienti che avevano riposto fiducia nell’amministrazione Alemanno. Tuttavia, attenzione a non sopravvalutare i numeri di questa destra “diffusa”. Il centrodestra ha dimezzato i suoi consensi in tutt’Italia in 5 anni. E nel 2008, nello stesso giorno in cui il centrodestra finì avanti di 9 punti alle elezioni politiche rispetto al centrosinistra, Alemanno era 5 punti dietro a Rutelli al primo turno delle Amministrative.  Io continuo a pensare che il dato veramente anomalo resta quello della vittoria del 2008. Un’eccezione nella storia politica capitolina dovuta a una serie di congiunture favorevoli che hanno permesso un risultato a suo modo storico. Per confermare quel risultato servivano 5 anni perfetti che, errori a parte, sarebbero stati comunque irrealizzabili a causa della crisi, dei problemi strutturali e dei tagli ingenti subiti da Roma Capitale. Oggi, con metà dei Comuni a rischio dissesto finanziario, governare Roma è quasi una mission impossible.

Di Redazione

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