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Pop (di P.Buttafuoco). Il senso della sinistra per lo shampoo e per la piega di Chiara Ferragni

Pubblicato il 6 novembre 2018 da Pietrangelo Buttafuoco
Categorie : Cultura
Eva Herzigova

Eva Herzigova

Il maschilismo è un reato, il femminismo no, anzi: è un tabù inamovibile.
Ma la natura – quella che, per definizione, ama nascondersi – fa tana libera tutti dell’eros.
Eva Herzigova, in posa per Yamamay – un ritorno mozzafiato dalla lontana campagna del 1994 per Wonderbra – attira a sé l’attenzione dei passanti: “Hey Girl!”.
Ed effettivamente, come i maschi, tutti rapiti, sono le ragazze a compiacersene perché lei – una signora matura, uno splendore nel suo stare in lingerie – fa ditino a tutti, e tutti (e tutte) rende fuorilegge e si fa beffe del tabù.
La disobbedienza al codice dell’ideologicamente corretto si consuma, ovviamente, nella fugacità di un’occhiata.
Il femminismo è un costrutto politico prossimo alla cristallizzazione tra gli universali perfettissimi e la gara della donna sull’uomo volge al termine – allude alla fine della storia, il compimento della civilizzazione liberale nell’intero globo – devirilizzando il linguaggio, qualunque segno, l’Essere stesso.
Ed è ancora una volta l’Eros – quella vastità senza padrone – a farsi carico della battaglia di liberazione dalle ubbie puritane quando già un poster apre uno squarcio al trionfo della bestia bionda, profumata, fonata, velata e con la messa in piega inesorabile.
Sono le bionde a far fronte al totalitarismo perbenista se certe ansie militanti della sinistra vanno poi ad avere spunti di polemica sui “lunghi capelli biondi sempre in piega” di Chiara Ferragni.
Viola Carofalo, leader di Potere al Popolo, ne parla a proposito della campagna di Pantene sull’Hair Shaming, ovvero “una campagna per accertarsi, per non sentirsi obbligate ad adeguarsi ai modelli vigenti in materia di capelli”.
Carofalo scrive un post su fb e manco a farlo apposta è la moglie di Fedez, un comunista col Rolex, a incarnare il modello sessista.
Ma ha certamente ragione Carofalo quando sottolinea che Ferragni, certo – caruccia com’è – non ha bisogno di accettarsi.
E figurarsi la top model ceca, naturalizzata italiana, perfetta per un ripasso del libro di Camille Paglia Alfred Hitchock’s The Birds: la seducente immagine annichilente della femme vampiro dove l’identificazione della bionda coincide con l’ancestrale inadeguatezza maschile cui è richiesto un ben più ferino disvelamento della natura.
Ma il discorso porta altrove, dove si perde la strada di casa.
Le bionde, quindi.
Quando non c’è ancora Eva Herzigova sui muri c’è la piega della Ferragni a dare l’esatta urgenza politica: “Trovare un linguaggio” – scrive giustamente Carofalo – “che parli all’esterno, ma che non annacqui i contenuti”.
Il perimetro d’azione è uno solo.
E’ “una questione”, prosegue il post “”non da poco: forse una delle prime delle quali dovremmo occuparci oggi se pensiamo di voler battere la destra populista, che oltre a instillare odio, sessismo e razzismo si appropria e stravolge continuamente i nostri contenuti (il reddito, la lotta alla povertà, la critica alle istituzioni europee)”.
E lo shampoo, infine. Nella fugacità di una piega. (da Il Fatto Quotidiano del 5 novembre 2018)

@barbadilloit

Di Pietrangelo Buttafuoco

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