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Il punto. Venner e i populisti che confondono l’Ue globalista con l’Europa della Tradizione

Pubblicato il 26 Ottobre 2018 da ***
Categorie : Politica
Dominique Venner

Dominique Venner

Soffia un vento populista sull’Europa, ma le prospettive di successo elettorale non si accompagnano ad una necessaria e indispensabile visione dei processi globali. I partiti nazionalisti e patriottici sono uniti dalla lotta all’immigrazione selvaggia e scriteriata ma non da un orizzonte comune che riguarda cultura, economia e sviluppo. Non è un caso che  la leader dell’Afd Alice Weidel abbia dalla Germania criticato la Manovra del governo giallo-verde, al pari dell’Austria con il cancelliere della destra del Ppe, Sebastian Kurz.  Che fare? E’ necessario che il fronte populista, da cartello elettorale anti establishment, divenga un fronte organizzato con una piattaforma politica di governo. E la precondizione per una futura condivisione di scelte che vadano oltre l’opposizione alle politiche immigrazioniste, è opportuno riscoprire il valore dell’Europa, come attore di Civiltà e soprattutto come strumento per competere a livello internazionale nella guerra in atto tra Usa, Cina e Russia. Per questo abbiamo tradotto un estratto di uno scritto di Dominique Venner, intellettuale francese di straordinaria levatura, nel quale si chiarisce come – già nel 2012 – l’ostilità scomposta all’Ue dei populisti correva il rischio di indebolire l’Europa come bastione di resistenza all’omologazione culturale del pensiero unico. Ecco, ripartire dall’Europa. Per disegnare un orizzonte di futuro, oltre gli sterili particolarismi nazionali.

Lo scritto di Dominique Venner

“E’ necessario notare una tendenza preoccupante, che non è solo del Fronte Nazionale, ma sembra essere comune alla maggior parte dei movimenti “populisti” europei (intendo la connotazione populista in nessun modo dispregiativa).
Come la maggior parte dei suoi emulatori europei, il Fronte nazionale soffre di una sorta di “malattia infantile”, come avrebbe detto Lenin per la sua famiglia politica. La “malattia infantile” del populismo può essere diagnosticata come un drammatico fraintendimento della realtà europea e una tentazione di ritirarsi nella vecchia, apparentemente rassicurante cornice delle vecchie nazioni, fuori dalla storia, quella della “Francia sola” (come se lo eravamo con Luigi XIV). È un’opzione difficile da sostenere in un mondo di enormi poteri e vaste aree di conflitto e con evidenti disastri all’orizzonte.

E’ comprensibile naturalmente la sfiducia legittima nelle attuali istituzioni dell’Unione europea, che hanno solo il nome europeo, e sono in realtà globaliste nella loro ideologia e nei loro disegni. Ma, con la motivazione che l’oligarchia snaturata ha instaurato un sistema aberrante (più giacobino che federale), dovremmo respingere a titolo definitivo tutte le prospettive europee che erano una prospettiva positiva (vietare una nuova guerra fratricida tra la Francia e Germania e costruire un insieme geopolitico coerente rispetto ai grandi blocchi mondiali, con la propria moneta contro il dollaro e lo yen). Non dovremmo, al contrario, disegnare un nuovo progetto di mobilitazione, quello per una nuova Europa carolingia, che implicherebbe la volontà di una revisione completa delle istituzioni, in modo che consentano una vera unione federale di popoli che sono fratelli e non lo strumento dittatoriale delle ideologie mondialiste e delle oligarchie mafiose? Infine, non dovremmo richiamare forte e chiaro, nel preambolo di tutto, la nostra appartenenza a una civiltà europea che ci legittima e affonda le sue radici nella nostra più antica tradizione comune, sia essa greca, romana, celtica e germanica?”.

@barbadilloit

Di ***

10 risposte a Il punto. Venner e i populisti che confondono l’Ue globalista con l’Europa della Tradizione

  1. E’ quello che sostiene Gabriele Adinolfi da anni proprio sulle intuizioni ” dei maestri di pensiero francesi “.
    Le derive populiste potrebbero diventare il cavallo di Troia degli Stati Uniti contro l’Europa come idea imperial-federale il modello dei Carolingi e degli Svevi …
    Cardini da cattolico-federalista stà sulla stessa frequenza;
    il rating dei bulletti di Standard e Poor e le prese di posizione a favore del governo italiano di Trump potrebbero andare proprio in questa direzione indicata.
    Favorire le derive populiste di destra per indebolire l’Idea Imperiale di Europa.

    Non confondere L’Europa di mezzo dell’asse franco-germanica con gli eurocrati asserviti al mondialismo ed alla globalizzazione. Ricordatevi che i loro nonni troskysti della Trilateral hanno puntato negli anni 70 proprio sulla crescita dell’Europa e sul Giappone per rafforzare L’Occidente Neo-capitalista.

    Profondità di analisi e di pensiero, azione diretta contro il potere ” reale” dovunque si muova, massimo stato d’allerta, perchè il Nemico si annida e si muove sempre sotto forme e direzioni ” recuperate ” ….

    Onore a Dominique Venner …

  2. Da pubblicare tratto da NO REPORTER

    L’assassinio di Enrico Mattei

    SCRITTO DA NOREPORTER
    SABATO 27 OTTOBRE 2018 00:39

    Sessantotto anni fa

    Il 27 ottobre 1962 sui cieli di Bascapé (Pavia) esplodeva in volo l’aereo che trasportava Enrico Mattei, patron dell’Eni e politico che stava rivoluzionando l’Italia e gli equilibri mediterranei. A bordo anche un giornalista americano, William McHale, e il pilota, asso dell’aviazione della Repubblica Sociale, Irnerio Bertuzzi. Di chi fu opera l’attentato? Mattei si era inimicato le Sette Sorelle del petrolio, i francesi per il sostegno ai ribelli algerini e gli israeliani con i quali, invece, il suo successore, Cefis, stabilì contratti energetici.

  3. Redazione

    Caro Catilina,
    la retorica dei populisti a volte è catalogabile nell’infantilismo di cui scriveva Venner. Il nodo è avere una visione di governo dei processi politici. E su questo tema torneremo ancora

  4. SOVRANISTI SÌ, NAZIONALISTI NO (DUE MOTIVI PER SALVAR L’EUROPA)
    Due ragioni per le quali il sovranismo non deve cadere nella trappola del nazionalismo ottocentesco ma deve mantenere una visione identitaria europea.

    Di Vincenzo Sofo

    Quello che propongo di seguito è un estratto del mio articolo ‘La voie romaine’ per il numero 13 del magazine francese L’Incorrect, nel quale pongo ad esempio due ragioni (demgrafica ed economica) per le quali il sovranismo non può e non deve cadere nella trappola del nazionalismo ottocentesco ma deve mantenere una visione identitaria proiettata verso una dimensione europea. Soltanto un’Europa coesa e forte può infatti sperare di essere indipendente, evitando di divenire colonia altrui e cercando anzi di porsi come una delle quattro potenze che determineranno il futuro del panorama internazionale. Per far ciò serve un’Europa fatta di patrie sovrane libere di autodeterminare le proprie politiche interne ma attive nel cooperare per costruire una politica internazionale comune. Ed è in questo senso il sovranismo leghista, fortemente identitario e patriottico ma libero da deviazioni nazionaliste, a rappresenta in Europa il percorso migliore.

    Le sanzioni contro l’Ungheria votate dal Parlamento Europeo e l’invio di ispettori in Italia da parte dell’ONU rappresentano un punto di svolta determinante nella storia dell’Unione Europea: la presa di coscienza da parte dell’establishment internazionale del fatto che il sovranismo non sia più solo una scomoda opposizione ma che ora sia diventato una concreta alternativa di governo che rischia seriamente di sottrarle la guida dell’Europa, con ricadute pesanti sul suo futuro.

    Il sovranismo ha infatti alla base della sua azione il concetto di sovranità nazionale in opposizione alla regia sovranazionale alla quale siamo abituati. Rivendica cioè il principio di autodeterminazione della propria politica da parte di una Nazione e collega questa richiesta alla necessità di condurre politiche che abbiano come bussola l’interesse di questa Nazione. Ne esce dunque un ribaltamento di logica: è la sovrastruttura europea a doversi adeguare alle istanze dei territori e non viceversa, come accaduto finora.

    Un ribaltamento che sollecita la domanda sulla necessità o meno dell’esistenza di questa sovrastruttura e che può solleticare un desiderio di ritorno a una logica di Stati nazionali che si muovano ognuno per i fatti loro che tuttavia sarebbe errato.

    Il nuovo millennio ci consegna infatti un panorama internazionale molto cambiato rispetto al secolo scorso: l’Europa oggi non è più il centro del mondo. Demograficamente parlando, nel 1950 l’Europa aveva circa 550 milioni di abitanti, l’America del Nord 172 milioni, l’Africa 228 milioni, l’Asia 1,4 miliardi. Nel 2050 secondo le proiezioni l’Europa ne avrà 706 milioni, l’America del Nord 392 milioni, l’Africa 2,47 miliardi, l’Asia 5,26 miliardi. Guardando ai singoli Stati nazionali, avremo Cina e India con una popolazione di circa 1,5 miliardi di persone, gli USA con quasi 400 milioni e un altra quindicina di paesi con oltre 100 milioni di abitanti ma senza nessuno Stato europeo tra di essi.

    Dal punto di vista economico le cose sono altrettanto eloquenti: nel 1975 le sei nazioni più industrializzate al mondo erano Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Inghilterra e Italia (al quale poi si aggiunsero Canada e Russia). La fotografia scattata da un recente studio di Pwc su presente e futuro è invece molto diversa: nel 2016 la graduatoria della ricchezza a parità di potere d’acquisto metteva in testa Cina, Usa e India, e le uniche nazioni UE presenti nella top 10 erano Germania (quinta) e Francia (decima), con poi l’Italia dodicesima. La proiezione al 2050 invece vede come unico Paese UE nella top ten la Germania (nona), con Francia dodicesima e Italia ventunesima.

    Dunque, economicamente e demograficamente, gli altri continenti stanno prendendo decisamente il sopravvento sull’Europa. E ciò non significa soltanto che ci sono Stati extraeuropei (vedi Usa, Russia, Cina, India) con i quali nessuno Stato europeo riuscirebbe a competere, bensì che l’unica entità europea che può pensare di competere con essi è l’Europa presa per intero.

    Una prospettiva che ha ben compreso la Germania, la quale ha dunque lavorato al progetto europeo attuale – tralasciando ogni excursus storico – concependolo come un suo spazio di influenza per avere maggior peso in questa competizione internazionale; non è un caso che nella fotografia economia sopra menzionata la Germania sia l’unico Stato europeo a contenere la riduzione del suo peso specifico. Il problema è che questa unicità la Germania l’ha raggiunta a spese degli altri Paesi UE, ad esempio trasformando l’Europa dell’Est in una sua piattaforma industriale, occupando il comando delle istituzioni europee e imponendo un surplus commerciale ben al di sopra del limite del 6% previsto dai Trattati europei.

  5. Su questo tema consiglio anche il Blog di Federico Dezzani ge anche se un po’ zecca e con la sindrome esasperata di antifascismo la vede molto lunga su questo tema del populismo anti-europeo sponsorizzato dai soliti ” noti ” …
    http://federicodezzani.altervista.org/una-crisi-asiatica-per-leuropa/

    E’ un punto di vista , non esclusivo e sicuramente parziale, ma che ci aiuta a tenere l’okkio sul NEMICO PRINCIPALE e su come si muove ….
    Rileggere attentamente Sun Tzu per “capire” come si muove ed agisca sul doppio livello, la guerra moderna del Capitalismo Apolide Finanziario ( Assassino di Popoli Razze Culture ) …

  6. Vero, Federico Dezzani anche se da una prospettiva sinistroide sono anni che parlava del tema dei 5* come stampella del potere atlantista e del pericolo rappresentato da Bannon e ambienti contigui rispetto il “sovranismo” leghista ed europeo… Anche Claudio Mutti su Eurasia ha spiegato le stesse cose negli articoli sulla geo-politica giallo-verde e l’influenza atlantica per tenere ancora una volta sotto,scacco l’Europa in funziona anti eurasiatica… Se non si indirizzeranno a dovere i “populismi” purtroppo essi saranno l’ennesimo inconsistente miraggio creato dall’occidente moribondo contro i popoli e la Tradizione.

  7. Concordo al 100% . Questo è il classico esempio di come coloro che provengono dalla cosidetta ” sponda del pensiero tradizionale ” abbiano sempre una chiave di lettura in piu’ e piu’ specifica rispetto a coloro che sono ” affetti dalla malattia del materialismo storico e agli Hegeliani di turno “…
    Che siano benedetti Mutti Terracciano Murelli e tutti coloro che da metà degli anni 80′ in poi non hanno perso un passo, su come nell’ oggi, va ” Cavalcata la Tigre ” …

  8. E Che SIANO Benedetti Paola Borboni e Andrea Caccamo,Che non si arrovellavano Nella peculiarita’intrinseca e soggettiva Della differenziazione sovranismo nazionalismo identitarismo immobilismo settarismo illusionismo parac..

  9. Tradizione e sovranismo nessuno sa bene che cosa siano in termini politici attuali. Servono a sbrodolate infinite ed inutili di bla-bla pseudo filosofici…Noi siamo parte (periferia) dell’Impero occidentale-statunitense in virtù della guerra persa. Lasciamo perder Hegel ed hegeliani…Non è certo il massimo, ma le fumose alternative sono decisamente peggiori. Bisogna stare con chi ha il potere tecnologico, ancor prima che militare. Tanto le Termopili e lo spirito guerriero non tornano…

  10. Nel Donbas e nel Sud del Libano la pensano diversamente …
    Così come nella guerra del Vietnam, dove la differenza tecnologica e militare ha fatto pippa …..

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