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Serie B. Il folle campionato dei tribunali che non appassiona nessuno

Pubblicato il 20 settembre 2018 da Giovanni Vasso
Categorie : Pallone mon amour

Una barzelletta triste. Non fa ridere manco di stizza. Il calcio è completamente nel pallone.

C’è una squadra che ha appena iniziato il campionato di serie C e si scopre, adesso, che sta in serie B. C’è (anzi ci sono) il Tar che potrebbe sospendere, risospendere, riavviare, riformare i campionati “minori”. Ci sono state indiscrezioni, avallate dall’ormai famigerato twett del presidente del collegio di garanzia del Coni, Franco Frattini, chiarite poi e smentite (poco) velocemente da una nota della Lega Serie B, secondo cui sarebbero scattati i blocchi alla cadetteria che già aspetta la quarta giornata.

A essere buoni, si dovrebbe intenderla come l’ennesima estate dei veleni a cui i tifosi, galline spennate ma mitridatizzate, attendono con incazzature più o meno sbollite al tavolino del Bar Sport o alla bacheca di Facebook.

A essere realisti, si dovrebbe intenderla come la celeberrima corda. Quella che tira oggi e tira domani, alla fine si spezza. Andiamo per ordine. Bari, Cesena e Avellino d’imperio vengono estromesse dalla B. La questione irpina è spinosissima: una società è sostanzialmente finita per una fideiussione sballata. Questo mentre il Chievo, per esempio, accusato di plusvalenze fittizie rimane in serie A con qualche punticino in meno.

Il Cesena, oggi, dopo il fallimento si vede pure appioppare, postumi, quindici punti di penalizzazione per (di nuovo) plusvalenze. Ciò dà alla Virtus Entella – retrocessa – il diritto alla salvezza mancata sul campo. Peccato, però, che i liguri abbiano già disputato la prima giornata (dopo infiniti e penosi rinvii!) della Serie C.

Finisce qui? Manco per idea. Qualche giorno fa, Ternana e Pro Vercelli hanno ottenuto dal Tar il (sostanziale) riconoscimento a essere ripescati in serie B. Ieri, però, lo stesso Tar, accettando i ricorsi di Figc e Lega Serie B, ha ricusato il decreto del presidente del tribunale amministrativo del Lazio. Puff! Tutto sparito. Per ora.

Nelle puntate precedenti non erano mancati ulteriori casini. In principio fu il furibondo Zamparini che ha ingaggiato contro il Frosinone una brutale battaglia legale che finirà in tribunale dal momento che i ciociari annunciarono l’intenzione di querelare il patron del Palermo. Pomo della discordia, l’ultimo atto dello scorso campionato: la finale playoff disputata allo stadio Stirpe, contestato l’arbitro e il comportamento di alcuni calciatori di casa. Il patron rosanero, che è tornato qualche giorno fa a parlare apertamento di promozione “scippata” da una presunta “cricca“. E un paio di giorni fa, la società palermitana ha chiesto al Tar di sospendere i campionati di A e di B.

Prima ancora, a chiedere di fermare le rotative dei campionati, era stato il Crotone che puntava forte sull’inchiesta che ha visto coinvolto il Chievo. In Calabria, però, il Tar è impegnato nella vicenda dello stadio Ezio Scida che è stato da pochissimo restituito alla società.

A proposito di stadi e di Calabria, anche a Cosenza – gloriosa realtà finalmente rientrata in cadetteria dopo anni e anni di purgatorio – ci sono state questioni clamorose legate al campo di gioco del “San Vito-Marulla”. L’esordio dei rossoblù silani è stato da incubo: terreno non omologato, arbitro arrabbiato e vittoria a tavolino agli ospiti dell’Hellas Verona.

C’era stato caos anche in Puglia, come detto. E non solo per il triste epilogo del Bari. A Foggia la squadra è partita con la penalizzazione di otto punti (inizialmente era di -15). Il busillis, qui, è legato all’inchiesta sui presunti fondi illeciti che sarebbero stati utilizzati dalla società rossonera.

Ritornando in Sicilia, il Catania – che pure aveva festeggiato con polemiche la promozione di ufficio che pareva ormai inevitabile – chiede in una lunga e forte nota del suo amministratore delegato che il governo intervenga sulla questione. Ciò dopo aver annunciato l’intenzione di trascinare la Federazione e la Lega in tribunale quando l’approdo dei rossoazzurri in cadetteria pareva ormai tramontato.

Anche in Piemonte si stanno pigliando collera assai. Precisamente accade dalle parti di Novara, che sostanzialmente si trovava nella stessa identica situazione del Catania. Il legale del club lo ha detto a chiare lettere, tutto questo bailamme ha comportato dei danni ingiusti alla società. Un modo elegantissimo per dire che chiederanno risarcimenti a tutti.

Un urlo, oggi, unisce Sicilia e Piemonte, come mai prima. “Abbiamo diritto alla B”.

Intanto la Serie B si gioca da tre giornate, nell’inedito formato a diciannove squadre (con riposo settimanale a turnazione, roba che manco più ai centri commerciali è concesso) e il mare magno di tifosi che allo stadio non ci vanno per mille motivi differenti deve affrontare (anche) altri problemi. Soprattutto gli anziani che, nonostante la mobilità ridotta (e la scomodità irritante degli stadi italiani) vorrebbero ancora seguire almeno in tv la squadra della loro città. Ebbene i diritti sono finiti alla piattaforma internet Dazn che ha costretto molti di loro a rinunciare alla consolazione settimanale del pallone perché collegarsi a internet, comprarsi un computer (o una delle poche smart-tv che supportano l’app), farsi installare tutto e dipendere da figli/nipoti/vicini per vedersi una partita è diventato francamente una pena oltreché una spesa veramente insostenibile.

E se Dazn continua ad avere problemi, non azzardarti a lamentarti: colpa tua e dell’Italia che ha una connessione da Terzo Mondo. Insomma, paga e ringrazia che ti portano nel futuro, buzzurrone passatista!

 

Di Giovanni Vasso

2 risposte a Serie B. Il folle campionato dei tribunali che non appassiona nessuno

  1. Una situazione cha ha dell’incredibile, generata dall’assenza della politica, anche nello sport. E’ inconcepibile che la FIGC, il massimo organo istituzionale del calcio italiano, non faccia rispettare le regole. Se avesse fatto rispettare le regole, le tre squadre che erano saltate (Avellino, Bari e Cesena) sarebbero state rimpiazzate da tre squadre ripescate dalla Serie C. E invece no, per assecondare le richieste di alcuni dei 19 club di B – che dovevano dividersi gli introiti dai diritti televisivi – e della Lega dei cadetti, ha bloccato i ripescaggi, ha modificato l’art. 50 delle NOIF – che imponeva di applicare le modifiche al campionato per la stagione successiva – e di conseguenza le 5 squadre di C interessate dai possibili ripescaggi hanno presentato ricorsi e controricorsi. Insomma, la colpa è della FIGC in persona del suo commissario straordinario, che non essendo il presidente, non può prendere questo tipo di decisioni. Mi ricorda molto il commissario FIGC nominato all’epoca di Calciopoli, il quale revocò lo scudetto 2005-2006 alla Juventus e lo assegnò all’Inter, quando in realtà doveva rimanere non assegnato come lo scudetto 1926-27 revocato al Torino da parte dell’allora presidente federale Arpinati. Fu un abuso, perché l’Inter in Champions League ci sarebbe andata comunque in quanto seconda classificata, ragion per cui tale provvedimento, seppur dopo 12 anni, andrebbe annullato.

  2. La FIGC è lo specchio del Paese, da tempo: un disastro!

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