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Focus. La politica abbia il coraggio di affrontare le sfide culturali del presente

Pubblicato il 13 settembre 2018 da Mario Bozzi Sentieri
Categorie : Cultura

Ulivi millenari pugliesi

Tra il disinteresse, proprio dell’idea liberale laissez faire, laissez passer,  ed il collateralismo, tipico della vecchia egemonia di stampo gramsciano, c’è una “terza via” per ripensare il rapporto dell’area, politicamente vasta, di centrodestra ed il mondo intellettuale ? Il tema non è nuovo. Ma il fatto che continui a riproporsi  – di stagione in stagione –  conferma che l’argomento è tutt’altro che superato. Diciamo allora che va “revisionato”, alla luce dei più recenti avvenimenti.

Intanto prendendo atto che ormai le storiche appartenenze della sinistra, culturalmente organica, si sono sfarinate, rendendo palesi le sue congenite debolezze. Gli appelli, le rettifiche, gli inviti a cambiare temi e mentalità, diffusi, da sinistra, negli ultimi mesi,  confermano il venire meno dei vecchi richiami ideologici.

Al bando perciò i complessi d’inferiorità da parte di chi  con quel mondo nulla ha mai avuto a che fare. Alla presa d’atto occorre però fare seguire una risposta metodologicamente all’altezza della sfida, soprattutto a livello politico,  evidenziando le debolezze strutturali dell’area vasta di centrodestra, inconsapevole della sfida culturale e quindi delle necessarie contromisure sul tema, anche laddove potrebbe da subito  incidere, a cominciare dalle amministrazioni locali. 

A pesare è il già ricordato complesso d’ inferiorità verso la cultura di sinistra o meglio verso i suoi storici esponenti, in una logica di  sostanziale continuità gestionale; a seguire il disinteresse da parte dei partiti di centrodestra rispetto alle tematiche culturali; la non-volontà ad incidere sulla programmazione; il permanente isolamento delle realtà culturali non conformiste (di area liberale, cattolica, nazionale). 

Quello che emerge è che – a livello amministrativo – ci si accontenta di tagliare qualche ramo secco, rivendicando la “buona amministrazione”. Poco o niente sui temi, sugli autori, sulle visioni in grado di alzare il livello della sfida. 

Eppure gli argomenti non mancherebbero.

Pensiamo alla riscoperta e celebrazione delle tradizioni e quindi alle radici culturali delle diverse realtà locali; alla rottura dei bassi orizzonti del materialismo antistorico, del mercantilismo sradicato, del profitto senz’anima; all’etica del bene comune, del sacrificio e della gratuità nel mondo della cultura, individuando nell’arte e nella bellezza valori assoluti e non mercificabili o strumentalizzabili;  guardiamo ai giovani,  artefici di una cultura rinnovata, capace di creare simboli identificativi profondi,  partecipe della nostra tradizione artistica, teatrale, musicale ed insieme capace di aprirsi alle sfide della modernità.

Qualcuno vuole provare ad  accettare la sfida, declinando “linee di vetta” e buon governo? Non è difficile. Basta crederci ed iniziare a lavorare di conseguenza, connettendo amministrazioni (regionali, provinciali, comunali), realtà associative non conformi, singoli intellettuali. Intorno a questa volontà può essere attivata una vera e propria filiera culturale nazionale , in grado di collegarsi, scambiando esperienze e realizzazioni. Senza sovrapporre livello culturale e livello politico. Ma nella consapevolezza  che – per chi crede al valore delle idee e dei principi – la partita è, in fondo, la stessa. L’importante è iniziare a giocarla.

@barbadilloit

Di Mario Bozzi Sentieri

5 risposte a Focus. La politica abbia il coraggio di affrontare le sfide culturali del presente

  1. La resa alla “cultura” di sinistra da parte di chi si definisce di “destra” è palese, infatti nessun esponente di area conservatrice (o cosiddetta tale) propone una seria alternativa. La “destra” italiana si è allineata perfettamente al progressismo, al modernismo, al femminismo, al multiculturalismo, alla degenerazione etico-morale della società, e dei suoi costumi, basti anche vedere i suoi esponenti. Inoltre faccio un solo esempio: qui in Italia, tranne Forza Nuova, chi propone l’abrogazione (sacrosanta) della sinistroide legge 194/78, che più che una legge sull’aborto è una legge per la limitazione delle nascite? Nessuno.

  2. Werner: Non è che la “destra” si può sostenere contro tutto e tutti, tornando al predominio ecclesiastico ed all’Ancien Régime! La legge sull’aborto non obbliga nessuno ad abortire, solamente dovrebbe prevenire gli aborti clandestini, da sempre fonte di cospicui redditi per molti medici, e causa di tante vittime innocenti. Io la difendo a spada tratta, così come difendo eutanasia e suicidio assistito.

  3. @Felice: Il problema degli aborti clandestini continua ad esistere anche oggi, a 40 anni di distanza dalla legiferazione della 194, ed è agli stessi livelli di allora, e quindi da questo punto di vista ha fallito. E’ vero che non obbliga nessuna donna ad abortire, ma di sicuro la spinge a farlo. Se la 194 avesse consentito l’aborto ai soli casi di malformazione fetale, gravidanza da stupro e di pericolo per la salute della madre, anch’io l’avrei difesa a spada tratta. Purtroppo consente l’aborto in tutti i casi, anche come strumento per non avere figli. Nessuno è obbligato ad avere figli, ma ritengo sia disumano il concepimento e la successiva soppressione del concepito per non avere figli, per cui chi non vuole figli usi la contraccezione ed abbia la capacità di evitare il concepimento. Se non è in grado di farlo, si astenga dai rapporti sessuali.

  4. L’aborto clandestino sussiste o per ignoranza, o timore di “pubblica esposizione” o per l’atteggiamento di non pochi medici “obiettori di coscienza”, che non di rado poi gli aborti… li praticano a pagamento! È un vero scandalo. Nessuna obiezione di coscienza dovrebbe essere tollerata in chi presta servizio in un ospedale pubblico!

  5. Forza Nuova è un false flag e Felice ha ragione.

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