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Calcio. Un bel tacer non fu mai scritto: quattro domande a Mino Raiola

Pubblicato il 11 settembre 2018 da Alemao
Categorie : Pallone mon amour

Mino Raiola ha attaccato a testa bassa Arrigo Sacchi, colpevole di aver criticato il di lui assistito Mario Balotelli dopo la prestazione opaca, in maglia azzurra, contro la Polonia. Il crasso procuratore potentissimo ha messo in discussione la credibilità dell’ultimo Grande Vecchio del calcio italiano. Non gli è andato giù che l’ex tecnico del Milan e della nazionale abbia battuto sul tasto dolente del calciatore. La testa. Quella che se avesse avuto al posto giusto, avrebbe trasformato un’eterna promessa in una stupenda epifania del calcio.

Sacchi ha ragionato, a Radio Deejay, da allenatore: “Il calcio è uno sport di squadra. Devo prendere giocatori che hanno l’intelligenza che vale più dei piedi. Nella mia squadra devo prendere persone con passione, anima e personalità. Tutti hanno le macchine, senza benzina nessuno va avanti. La benzina, nel calcio, è intelligenza, spirito di squadra, passione”.

 

Raiola ha replicato con l’inusitata violenza verbale del banditore che si vede svilire la merce davanti ai clienti. “L’intelligenza non serve solo nel calcio, ma anche nella vita. Con le sue parole, Sacchi ha chiaramente dimostrato di non avere né intelligenza, né classe. Non capisco perché stiano a sentire uno che, alla fine, vive di credito per aver guidato una squadra così forte, il Milan, che vinceva da sola. Sacchi deve solo ringraziare Berlusconi e pensare alla finale persa con la Nazionale, perché quella squadra doveva vincere il Mondiale e lo ha perso lui. Dopo il Milan, non ha più vinto nulla da nessuna parte e non ha diritto di dare lezioni”.

E non finisce qui: “Per il resto – ha tuonato il procuratore -, mi sembra che quello che ha dichiarato su Mario confermi quello che dicono su di lui da un po’ di tempo: è fuso e mi fa solo pena”.

Insomma, un bel tacer non fu mai scritto.

Ma Raiola, commesso viaggiatore di un pallone impazzito, prima di parlare di Sacchi dovrebbe spiegare cosa abbia mai vinto Zlatan Ibrahimovic, da solo, e perché Paul Pogba non trova pace in Inghilterra. Perché Mario Balotelli, tra una diretta Instagram e l’altra, gioca (dopo un bizzarro e ridicolo tentativo di fuga estiva) nel piccolo Nizza che milita nel piccino campionato francese. Perché Hachim Mastour, il giocoliere superfenomeno re dei clic sul web, sia finito a giocare tra i greci del Pas Lamia e valga, sul mercato, appena 100mila euro.

Di Alemao

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