0

Cultura. La salvezza dell’Europa e la riscoperta della visione di Nietzsche

Pubblicato il 11 settembre 2018 da Giovanni Balducci
Categorie : Cultura

Particolare della Quadriga della Porta di Brandeburgo, uno dei simboli più rappresentativi dello spirito europeo

In Al di là del bene e del male Friedrich Nietzsche si scaglia in maniera decisa quanto sottile e pungente contro quella “morale da bestie d’armento” che vede ormai dilagare nell’Europa del suo tempo. Un’ Europa immemore del suo grande passato, corrotta dal social-cristianesimo e prona alla logica democratica e pusillanime della “quantità”, capace di affossare qualunque istinto superiore.

L’identikit tracciato da Nietzsche, non c’è che dire, si attaglia alla perfezione ancor oggi, anzi oggi più che mai, al Vecchio continente. Di sicuro, superficialmente più vitalistica è l’Europa dei nostri tempi, americanizzata, africanizzata, tatuata come una “cattiva ragazza”, ma come ogni cattiva ragazza, fragile ed insicura. Ad essa per estensione ben si attagliano le parole iconiche che un grande europeo, Dante, potè dedicare all’Italia: “Non donna di provincia, ma bordello”.

L‘Europa, in effetti, da madre e direttrice di cultura e legge quale fu un tempo, è oggi più che mai priva di identità, oppressa, accerchiata dagli altri continenti: gli Africani spingono dal basso bramosi di abbeverarsi alle sue ancor bianche e nobili ma avvizzite poppe; gli Americani già da tempo – non lo scopriamo oggi –  gli han messo una stretta e condizionante cintura di castità dopo averla stuprata con la guerra ed “inanellata” con quel matrimonio combinato e riparatore che fu il Patto atlantico; la stessa Russia, terra in verità sempre infida e selvaggia, contro cui i migliori campioni che il suolo europeo fu in grado di produrre ebbero sempre e a ragione a scagliarsi, digrigna le sue zanne e protende le sue mani tozze e brutali quasi volesse farne un protettorato; la Cina, non da meno, già dai primi anni del secolo ha condotto opera di occupazione passivo-aggressiva nei nostri confronti: si pensi solo ai fiorenti affari del popolo dagli occhi a mandorla nella nostra Toscana, o all’esercito di law firm, affaristi e oligarchi di stanza nei centri nevralgici economico-finanziari delle maggiori città d’Europa. Basterebbe fare un giro a Milano nei pressi di Piazza Cordusio…

L’Europeo medio, da par suo, è piombato da tempo immemore in una sindrome da “basso impero”, sembra a ben guardarlo un ibrido fra San Francesco (o forse Papa Francesco?) e Flavio Briatore: ben nota è la figura dell’europeo di nuova generazione tutto hi techhappy hour e buoni sentimenti in serie.

Questa figura di “ultimo europeo” non rappresenta in effetti che la declinazione 4.0 del behaviorista vittoriano, un ircocervo capace di assommare in sè la piu grande cattiveria e ipocrisia di matrice darwinista-sociale al più alto tasso di servilismo che la storia umana abbia mai visto, ben felice di aver regalato il proprio cervello all’onnisapiente tecnocrazia per ridursi ad esercitare il suo “eroismo” in guerre da videogames e a cercare l'”estasi”nel sesso virtuale in rete, con contorno di droga o in alternativa xanax.

L’europeo contemporaneo conosce a menadito tutte le tradizioni religiose, anche quelle di Bali (con la “L”) e provincia, ma non ha alcun senso del sacro, ha mille desideri ma manca in maniera patologica di volontà, è un medusoide e non solo perchè veste Versace.

Ridotto all’infantilismo come un “bambino di Satana” da un’élite che gli ha fatto il lavaggio del cervello sui diritti civili: aborto, matrimoni gay, eutanasia, tutti provvedimenti aventi come unico obbiettivo – ci sembra chiaro – la sua estinzione; l’Europeo à la pàge vive tra Matera e Tel Aviv, perchè fa rupestre-chic, il suo habitat sono i non-luoghi; è ad ogni latitudine e ad ogni longitudine in tempi irrisori, un Casanova in serie, unidimensionale, in acrilico e scarpe Nike, perciò senza fascino; ubiquitario come un santo o un tulku tibetano (quanti “Buddha sui comodini” e nelle riviste di “interior design”), ma senza saggezza. 

A guardare i nostri contemporanei non si saprebbe dire se ci si trova, insomma, dinanzi a dei “muni”, e credere alla profezia buddhista del Maitreya, il Buddha d’Occidente prossimo venturo, o a dei “mona”, secondo il “messia profetizzato da Aiazzone”, cioè Gerry Calà in Fratelli d’Italia.

“Napoleone incoronato dal Tempo”, dipinto, Jean-Baptiste Mauzaisse (1784-1844)

Tornando a Nietzsche. In una delle sue note “lettere della follia” asseriva di essere la reincarnazione di Cesare, Shakespeare, Voltaire, Napoleone, Dioniso. Era pazzo, non scemo. E nella sua presunta follia seppe individuare in questi personaggi e in sé stesso le incarnazioni del vero spirito europeo, panteistico eppure apollineo, dionisiaco eppure regale.

A questo spirito europeo e a questi uomini ebbe a richiamarsi lo stesso Leon Degrelle – scrittore e capo del partito della destra filofascista belga, Rex –, vedendo nell’azione dei volontari sul fronte dell’Est, l’estrema difesa “dell’Europa di Cesare, di Augusto, di Federico II Hohenstaufen,  di Napoleone Bonaparte. Ma anche di Voltaire e di Goethe.”

Ancora, sempre Nietzsche voleva che proprio in quelle epoche in cui sul proscenio della storia avanzava il tipo d’uomo più debole, meschino, dozzinale, per una sorta di eterogenesi dei fini, andava ad accadere che le cose venissero ribaltate da uomini d’eccezione, ecco sorgere dal pantano gli “Alcibiade, i Cesare, i Napoleone.” E i “Leonardo da Vinci“: ecco, visti e considerati i tempi, fra costruzioni  dal gusto a dir poco naif e ponti che crollano come castelli di carte, ben più che di un Renzo Piano avremmo bisogno per un’opera di ricostruzione…

Quanto a noi, non possiamo che augurarci l’emergere fra tanto marasma di uomini che abbiano la forza e la capacità di cingersi il capo di vero alloro, quello dei vati e dei condottieri d’Europa, non quello macchiettistico delle lauree democratiche, di uomini che nello smarrimento di identità generale dei moderni non perdano la propria individualità ma la sublimino eroicamente fino ad estenderla, sì da abbracciare il mondo, andando anche oltre il mondo, sino ai Saturnia Regna; che al bianco dissolvente e asettico della coca, i cui mefitici effluvi fungono ormai da “coadiuvante magico” per il macabro rito funebre collettivo della società occidentale, oppongano il bianco terso edificante ed autopoietico del marmo costruttore di civiltà, al culto del Vello d’oro gli aurei simulacri degli dèi d’Europa e delle Nike (quelle vere!) portatrici di Vittoria, al Luminal (che nome inquietante per una sostanza arrecatrice di morte…) delle eutanasie coatte made in Ue, il Luminare di Cesare, la Stella d’Italia, sapienza perfetta oltre ogni caducità, per un “nuovo inizio” europeo.

@barbadilloit

Di Giovanni Balducci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *