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La storia (di P.Buttafuoco). Nessun pm insorse quando ad Ancona bloccarono la nave con gli esuli istriani

Pubblicato il 27 agosto 2018 da
Categorie : Scritti

Una immagine degli esuli istriano-dalmati che abbandonano la terra natia

Chissà cosa avrebbe fatto Luigi Patronaggio, il magistrato di Agrigento che indaga su Matteo Salvini, quando degli italiani, al porto d’Ancona – riuscendo a non farla attraccare – bloccavano la nave di italiani in fuga dalle foibe. Non sappiamo cosa avrebbe fatto lui ma di certo – in quel tempo, in quell’Italia – non se ne trovò uno di procuratori della Repubblica pronto a schierare così la Costituzione più bella del mondo dalla parte di profughi inermi.

Nessuno, tantomeno un Pasolini, come oggi un Saviano – in quel tempo, in quell’Italia – osò schierarsi coi disperati e alla stazione di Bologna il treno che portava in salvo gli italiani d’Istria non si fermò perché la folla, radunata nel nome della Costituzione più bella del mondo, gettava sui binari il latte caldo portato dalla Croce Rossa pur di non farlo bere a chi scappava dalla guerra e dalle persecuzioni.

L’Italia è anche questa porcheria, di cui nessuno ha memoria, ma quelli che oggi fanno la morale a Salvini, eredi di quelli che bloccavano le navi ad Ancona e i treni a Bologna, almeno loro, questa storia, dovrebbero cominciare a raccontarsela. E magari si viene a scoprire cosa avrebbe fatto un Patronaggio in quel tempo, in quell’Italia. Chissà. (da Il Tempo)

8 risposte a La storia (di P.Buttafuoco). Nessun pm insorse quando ad Ancona bloccarono la nave con gli esuli istriani

  1. Avevano più diritto degli africani ad entrare in Italia ma allora per ragion di stato si preferì non farli entrare in Italia.

  2. I Magistrati italiani in maggioranza han sempre dato il c..o ai comunisti!

  3. Chissà cosa dicono i fascioleghisti, quando scopriranno che…
    « Mussolini ha detto: Bisogna accettare questo stato di cose […] Anche se domani chiedessero Trieste nello spazio vitale germanico, bisognerebbe piegare la testa »

    (alla data del 13 ottobre 1941, dal Diario di Galeazzo Ciano)

  4. Non erano negri, quindi andavano bloccati. L’odio verso il proprio simile é da sempre uno dei “principi” fondamentali dell’ideologia sinistroide, sia quella marxista che quella odierna di matrice liberal. Per carità, anche l’odio verso il diverso é deprecabile, ma quello verso il proprio simile lo é molto di più. Che poi, essere contro l’immigrazione non é sinonimo di odio, come sovente ripetono i sinistroidi, ma di amore e rispetto verso sé stessi, cosa quest’ultima che la tara mentale dei rossi (e degli arancioni) gli fa disconoscere totalmente. In Italia più che “emergenza razzismo” come cianciato da sinistroidi e mass media, esiste da 70 anni una vera e propria EMERGENZA AUTORAZZISMO.

  5. https://www.tempi.it/i-giovani-non-devono-lasciare-la-nigeria-per-litalia-rischiano-solo-di-morire#.W4U3ws4zZD4 Questa intervista non l’ha rilasciata qualche pericoloso sovranista eversivo ma l’ex presidente della Nigeria, e non è l’unico africano ad essere preoccupato per questa fuga degli africani verso l’Europa, una fuga che di certo non arricchisce il continente africano ma lo impoverisce e lo rende schiavo dei poteri forti. Mi chiedo se Saviano o la Boldrini leggano anche queste interviste invece di blaterare di accoglienza

  6. Per “Pippo” Malgrado avessi deciso di non intervenire più,considerando quanto da te scritto una provocazione mi sento come fascista, esule fiumano,triestino di adozione in dovere di scrivere questa breve nota.Nel suo “Diario”,Ciano ha riportato spesso ciò che gli sembrava utile- per un futuro alibi- di apparire distante e contrario alle scelte del Duce.Perciò si è servito spesso di menzogne ed altre alterazioni utili per non essere accusato di correità.Dunque,,mi sembra più pertinente citare quanto ha scritto Bruno Coceani(“Mussolini-Hitler-Tito alla Frontiera Orientale d’Italia”Ed.Capelli Bo.1948)riguardo alle continue ed esasperanti limitazioni che il Gauleiter F. Reiner imponeva alle autorità italiane di contro alle provvisioni in favore di sloveni e croati.Pertanto si recò, essendo il Prefetto della R.S.I. per la Provincia di Trieste,insieme al Podestà Cesare Pagnini a rapporto dal Duce a Gargnano il 22 Marzo 1944.Mussolini lo ascoltò per ben tre ore e mezza e alla fine Coceani gli rivolse la seguente richiesta: -“Duce vinco la ritrosia che è in me nel chiedere.Ma non chiedo per me e neppure per Trieste,chiedo per l’Italia.La posta della battaglia che sto combattendo(contro F.Reiner)a Trieste è l’Italia.Per condurre questa battaglia mi abbisognano munizioni.Devo sanarei bilanci della Amministrazione Principale della Provincia,per saldare il prestigio dell’Amministrazione Italiana.Mi occorrono,dall’esame che ho fatto,cento milioni.Con questa somma posso ricoprire il disavanzo del ’43 e di quest’anno.Ho credito per il primo semestre del ’45.Cento milioni possono essere molti.Ma penso che pochi giorni di battaglia per il possesso di Trieste(durante la 1 G.M. )davanti all’Ermada ne ingoiarono molti di più…”Ascoltò assentendo con il capo e mi rispose subito:”Li avrete.se necessario ve li darò sul bilancio di guerra.La Venezia Giulia è la partita che mi sta più a cuore.” Dietro il tavolo di Mussolini stavano spiegate le bandiere di Spalato e Zara. Gli erano state recate dai Dalmati che,abbandonando la loro terra,vollero mettere in serbo le insegne della loro fedeltà e della loro fede.-Questa,dunque,la volontà di Mussolini e dei suoi Prefetti e Podestà :non recedere nè verso i tedeschi nè verso gli slavi per salvaguardare l’italianità della Venezia Giulia. Ci pensarono poi gli amici di “Pippo” a regalarla agli slavi!

  7. Nel ’41 eravamo già con l’acqua alla gola. I tedeschi erano venuti a salvarci in Grecia, l’ Afrikakorps in Africa Settentrionale, a maggio con la caduta dell’Amba Alagi avevamo perduto l’Africa Orientale. Sopravvivemmo fino al ’43 solo perchè gli Americani si dovevano preparare alla grande…Tutto il resto erano e sono parole. Per questo il Duce non si oppose alla congiura del 25 luglio ’43. Era sconfitto senza attenuanti, lo sapeva, di caricare con una resa incondizionata o dare le chiavi dell’intera penisola ad Hitler gli ripugnava logicamente. Il pasticcio l’aveva fatto nel ’40 e non poteva tornare indietro. A quel punto, quando militarmente dipendi dall’alleato, che cosa puoi fare, se non cercare di convincerlo, come faveva Mussolini, e con scarsi risultati, per Trieste e resti di Dalmazia?

  8. A cosa serve rispondere ad infami provocationi..vogliono solo dimostrare che hanno tutto sotto controllo..

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