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Cultura (di M. Veneziani). Quando il guerriero d’Annunzio a Fiume urlò: “Viva l’amore”

Pubblicato il 10 agosto 2018 da Marcello Veneziani*
Categorie : Scritti

Gabriele D’Annunzio

“La casta politica che insudicia l’Italia da cinquant’anni non è capace se non di amministrare la sua propria immondizia…Basta! Questa parola noi la grideremo su la piazza di Montecitorio e su la piazza del Quirinale… Da troppo tempo il popolo attende una parola di vita… Ci siamo levati soli contro l’immenso potere dei ladri, degli usurai e dei falsarii… Loro sono morti. Guardateli in viso, quando seggono al banco del Potere con le braccia conserte e contemplano il soffitto che non crolla. Le vecchie seggiole sono più vive di loro. Affrettiamo l’ora del seppellimento”. Non stiamo citando l’antipolitica dei nostri giorni, i populisti, il movimento 5 stelle. Chi scrive queste cose ne La vedetta d’Italia del 21 settembre 1920 è Gabriele D’Annunzio. Vitalismo e populismo, culto della giovinezza e della democrazia diretta si ritrovano in D’Annunzio reduce della prima guerra mondiale. Di questa visione patriottica e socialista, sindacale e guerriera, la sua opera più mirabile non è un testo ma un’impresa: Fiume, di cui tra pochi mesi ricorrerà il centenario. Fiume è il luogo d’incontro tra poesia e politica, arte e rivoluzione, letteratura e sindacato, popolo e nazione.

Un poeta rimasto orbo, reduce da imprese eroiche e spettacolari come la trasvolata su Vienna o la Beffa di Buccari, marcia su Fiume con poeti, letterati, musicisti, donne e soldati. Il mondo lo osserva con attenzione. Lui progetta la marcia su Fiume dalla casetta rossa di Venezia, dove riceve donne e ufficiali, e poi arriva a Fiume nel settembre del 1919 con un’auto scoperta, il monocolo e  i legionari al seguito. La compagnia che lo segue è di personaggi straordinari.

Giovani letterati come Giovanni Comisso, Henry Furst o Raffaele Carrieri, ufficiali come il russo polacco Kochnitski, nordico affascinato dalla solarità mediterranea, musicista e letterato; o un ufficiale che ha compiuto imprese folli come Guido Keller, che ha lanciato in una trasvolata un pitale su Montecitorio e dei fiori sul Vaticano e per la regina sul Quirinale, che ama star nudo a Fiume, a volte defecando da un albero, inventa un’alimentazione antevegana, non ha freni, fa amore di gruppo. A Fiume nasce lo Yoga, associazione di spiriti liberi, che vivono di trasgressioni d’ogni tipo, in compagnia di ladri, prostitute, tossicomani. Ha come simbolo la svastica ma nel verso tradizionale, opposta a quella che sarà poi del nazismo in senso invertito. Si progetta un castello d’Amore, dove simulare feste medievali con donne e soldati.

Nella città istriana D’Annunzio inventa e consacra il rituale che sarà poi usato dal fascismo: il culto della romanità, il saluto, l’eja eja alalà, A noi! Il discorso dal balcone, la camicia nera e il fez usati in guerra dagli arditi, il culto dei caduti. All’epoca Mussolini è freddo e scettico sull’impresa fiumana perché la considera velleitaria; e d’Annunzio lo attacca sul suo stesso giornale, lo accusa di avere paura e di tradire la Vittoria.

A Fiume arrivano un po’ tutti, Marconi a bordo del suo bianco Yacht Elettra, e successivamente torna per divorziare, consigliato da Mussolini, perché a Fiume è facile separarsi: Toscanini arriva con la sua orchestra e fa concerti devolvendo gli incassi ai poveri; Marinetti si produce in discorsi e performance, accolto trionfalmente ma con malcelato fastidio dal Comandante; arrivano ufficiali giapponesi, belgi e ungheresi che diventano legionari fiumani; difende Fiume anche Gramsci da chi lo presenta come un luogo di “bestialità, prepotenza, quattrini, possesso di donne”; guarda con attenzione a Fiume perfino Lenin.

Per la prima volta partecipano all’impresa molte donne, come Fiammetta, pseudonimo di una nobildonna milanese, Margherita Besozzi; o donna Ninetta, splendida moglie dell’aviatore Casagrande, bionda ed elegante contessa, presa poi prigioniera dalle truppe regolari, e numerose ragazze in grigioverde e prostitute. A Fiume si svolgono convegni suggestivi notturni al chiarore delle fiaccole, baccanali in spiaggia, feste dionisiache con vino, donne, sesso e cocaina, “la polvere folle” di d’Annunzio. Battaglie simulate con sfondo orgiastico e in costume; soldati inghirlandati che danzano e vestono in modo stravagante, si fanno crescere la barba e i capelli o li rasano a zero, e fondano la Congregazione del Pelo. D’Annunzio inventa lo slogan “mettete dei fiori nei vostri cannoni”, mettendo un fiore nel moschetto e parlando dei fiori e del libero amore. Ci sono anche gli animalisti, un ufficiale gira con una volpe al guinzaglio, Keller vive con un’aquila, si presenta alla mensa con un pappagallo sul petto e una volta carica sul velivolo un asino… Spopola a Fiume un romanzo futurista, L’isola dei baci, ambientato a Capri, di Corra e Marinetti dove si immagina il primo gay pride, un congresso di omosessuali il cui motto è “raffinati di tutto il mondo unitevi”. Importanti sono pure i diari fiumani, come quello di Comisso che descrive Fiume come “una città in amore”, in cui “tutti si diedero ad un godimento irruente”.

D’Annunzio censura gli eccessi erotici dei legionari ma a Fiume si conferma come lui stessi si definì “porco con le ali” (antesignano dell’omonimo libro pre68 di Lidia Ravera e Lombardo Radice). Da una porticina segreta faceva entrare una canzonettista chiamata Lilì di Montresor, che poi ripartiva con 500lire in borsetta; e una donna dalla sessualità selvaggia chiamata Barbarella nei suoi Taccuini; una quindicenne per lui 53enne, “Bianca, la piccola”, “Gr, Bruna e molle”, una maestrina di Merano. Nella sala del comando, narra Nino d’Aroma, passano donne di tutta Europa, vecchi amori, spente fiamme e nuove conquiste del Comandante.

Insieme al diavolo non manca l’acqua santa. Arrivano a Ronchi anche i frati modernisti che disobbediscono alla chiesa per seguire il patriottismo di d’Annunzio, espongono alla finestra del monastero il motto dannunziano “Hic manebimus optime”, e alla fine sette cappuccini lasciano il saio. L’amministratore apostolico di Fiume, don Celso Costantini, accusa d’Annunzio di paganesimo.

La reggenza del Carnaro, il governo del Vate e del sindacalista Alceste de Ambris, dura dall’autunno del ’19 al Natale dell’anno seguente, quando verrà evacuato dai soldati, dopo che viene cannoneggiata Fiume. Avevano cercato di cacciare d’Annunzio prima con le trattative e le promesse – ci provò pure Badoglio, mandato dal presidente del consiglio Nitti, ribattezzato da d’Annunzio il Cagoja – poi sarà Giolitti, nuovo premier, a far bombardare Fiume e a costringere d’Annunzio alla resa. Resta la Carta del Carnaro.

L’ultimo discorso di D’Annunzio a Fiume si conclude con un Viva l’Amore. Quasi un promo del ’68 e della fantasia al potere, degli hippy, degli indiani metropolitani, dello show con vaffa grillino; un riassunto anticipato di tante rivoluzioni, compresa quella fascista e parallela a quella dei soviet, di cui all’epoca d’Annunzio era ammiratore (sognava un comunismo senza dittatura, libertario ma aristocratico, anarchico ma nazionalista).

Rispetto alla Contestazione restano due differenze: i legionari di Fiume venivano da una guerra combattuta. E il loro capo spritiuale non era un agitatore, un comico o un demagogo. Ma un poeta grande, mitico e inimitabile.

*Da Biblioteca di via Senato

Di Marcello Veneziani*

23 risposte a Cultura (di M. Veneziani). Quando il guerriero d’Annunzio a Fiume urlò: “Viva l’amore”

  1. Con tutta la simpatia che si può provare per i legionari fiumani, il fatto che Lenin guardasse con favore all’esperienza fiumana non depone molto bene in favore della stessa. A Lenin piaceva il sovvertimento dei valori tradizionali, non certo la democrazia e la trasgressione…D’Annunzio di politica non capiva nulla, altrimenti non avrebbe mai sognato un comunismo marxista-leninista senza dittatura (ma se la dittatura del proletariato ne era la base!), libertario e aristocratico, anarchico ma nazionalista…A Mosca sarebbe presto finito alla Lubjanca…

  2. Il fatto di avere ora colorati gay pride esibizionistici e feticistici, salse multirazziali a go-go, preti accattoni e pedofili, sindaci e sindachesse vaffanculisti, quintessenza di ignoranza e stupidità ecc. ecc. non ci deve per forza portare a rivalutare ogni carnevalata presessantottina e soprattutto a leggere in chiave politica quel che era puro goliardismo postbellico fuori porta…

  3. Se c’erano D’Annunzio e Mario Carlo alla testa delle camicie nere nella marcia su Roma ci eravamo levati dai cojoni per semorr la monarchia sabauda ed il Vaticano. Ci sarebbe stato lo scontro militare con l’esercito e il potere ,il Fascismo, se lo sarebbe preso senza alcuna mediazione e cambiti in scadenza.
    D’Annuzio per puro gusto estetico si sarende dedicato alla guerra civile interna conero i vechi ordini …
    Soprattutto la distanza ideologica tra Fascismo e destra sarebbe stata assoluta ed incolmabile.
    In quanto a carnevalate bhe’il parlamentari smo non ha eguali si usano sempre tante parole e mai il fucile ….
    A Fiume c’erano le Stelle Danzanti di Nietzschè che se fosseo arrivate per prime a Roma e senza mediazione si sarebbero presi tutto….

  4. Sì, a Roma, all’Ambra Jovinelli….

  5. Di Mario Carli conservo qualche lettera… Un uomo d’ordine, prima della fine precoce.

  6. All’ambra JoviNelli ci bazzicavano i Savoia ed i venticinqueluglisti antifascisti prima di finire davanti al plotone di esecuzione di Pavolini a Verona.
    Peccato che ci siamo fermati li’….

  7. Scusami Felice ma cosa dici, Mario Carli uomo d’ordine? Forse negli ultimi anni, quando si avvicinò con la rivista Il Principe ai monarchici, ma Carli non fu mai e poi mai uomo d’ordine, suo il motto “Arditi non gendarmi” e sue queste parole nel libro “Con D’Annunzio a Fiume” :” Prendendo la Russia come modello tipico di rivoluzione sociale, si vede anzitutto che il bolscevismo è stato un movimento, non tanto grettamente espropriatore, quanto rinnovatore, perché ha voluto ricostituire in base a ideali vasti e profondi l’edificio sociale, assurdamente sbilenco sotto il decrepito regime zarista. Inoltre il bolscevismo russo, animato da un potente soffio di misticismo, non si è mosso con quei criteri di pacifismo codardo, che fanno dei cortei proletari italiani altrettante processioni d’innocenti agnellini (…). Il popolo russo ha saputo anche difendere la sua rivoluzione, e gli eserciti di Lenin si sono battuti, spesso, vittoriosamente, contro i bianchi paladini della reazione.” Insomma, queste non paiono proprio le parole di un uomo d’ordine tutt’altro, paiono le parole di un uomo d’azione a tempo pieno, spesso ritenuto scomodo o comunque eterodosso dallo stesso D’Annunzio e da certo Fascismo per le sue parole infuocate a favore di lotta armata e azioni rivoluzionarie… Il Carli degli ultimi anni è una persona ormai malata e spenta nelle passioni giovanili, rimase comunque dopo qualche sbandamento una sentinella del sansepolcrismo più intransigente… Purtroppo non meritò la morte lenta che lo colse ancora giovane…

  8. Da giovani si dicono (e a volte si fanno) molte cavolate… L’importante è non farle da adulti…Carli l’aveva capito…

  9. Pavolini, quello del ridotto della Valtellina inesistente? quello dell’autoblinda fatta in casa? quello cui s’inceppò il mitra…ecc? Quello che fu il responsabile della morte di tanti ragazzini e ragazzine in camicia nera, ingannati dalle sue fandonie? Ma con questi sognatori volevate vincere, laddove non ci era riuscita la Wehrmacht di von Manstein?

  10. Stefano. Sei maturo per Rifondazione, vedo. Rossi con rossi… Ma esiste ancora?

  11. Felice io non ho espresso un opinione ho solo riportato dei fatti e delle parole chiare di Carli…Per me l’unico vero rivoluzionario nel 1917 era il Barone von Ungern-Sternberg, che combatteva i rossi ma non aveva buoni rapporti nemmeno coi bianchi avendo un fine più alto di una semplice restaurazione zarista… Per il resto non mi pare una grande scoperta il fatto che fiumani e fascisti della prima ora fossero comunque in qualche modo affascinati dalla rivoluzione leninista, insomma è storia questa, Mussolini mandò anche camerati a studiare il funzionamento dei soviet,così come per sempio un Ernst Rohm avrebbe fatto volentieri alleanza con la Russia sovietica,insomma non è colpa mia se il dogmatismo ideologico da cui tutti noi veniamo non può essere applicato per i fatti dell’epoca, il socialismo era un grande albero da cui tanti rami si sono staccati, qualche ramo più a destra, qualcuno più a sinistra, ed il fermento ideale e rivoluzionario di inizio 900 non può essere capito se spiegato con gli schemi faciloni di destra-sinistra… Ripeto non esprimo una mia opinione personale, vorrei solo che non si cadesse nelle solite semplificazioni interpretative imposte dal pensiero liberal-democratico del dopoguerra…

  12. Felice ricorda una cosa, socialismo e sinistra sono cose diverse, nessun socialista storico si è mai definito di sinistra, la sinistra era il campo dei liberali, della borghesia progressista, il socialismo si schierava contro questo campo e subì anche feroci repressioni per questo (in primo luogo quella di Adolphe Thiers contro la Comune di Parigi nel maggio del 1871)… Solo in seguito ci fu un avvicinamento fra i due campi, un avvicinamento “che risale al compromesso che le forze del movimento operaio stipularono a un certo punto della loro storia con i loro vecchi avversari della sinistra parlamentare contro i fautori dell’Ancien Régime (in Francia ciò accade con l’affaire Dreyfus). Compromesso che è il vero atto di nascita della sinistra moderna, il punto di partenza di
    quel processo che ha condotto alla dissoluzione del socialismo nel cosiddetto «campo del
    Progresso»

  13. Stefano. Lascia stare le categorie ottocentesche. La Comune era giacobina, comunistoide e sinistrissima! Ben venne la repressione e Parigi la finì col rompere le balle all’universo mondo, con essere la capitale della rivoluzione… Che non serve a nessuno. Destra e sinistra cambiano, ma sono fisiologiche. Inutile pensare di superarle con strane mescolanze…

  14. Stefano è inutile puOi fare citazioni riferimenti analisi storiche.
    Chi nasce destro/rimbambito ci muore
    Giganti come D’Annunzio Marinetti Carli Pavolini (l’ultimo poetà armato ) non sono nel loro DNA. Meglio BadOglio e re pippetta con tutta la sacra discendenza che arriva a Taiani il nuovo numero 1 scelto dal nano di Arcore per mettere il bastone in mezzo alle ruote a Salvini. E ieri i destri con Mussolini..
    10 100 1000 processi di Verona

  15. Felice fosse per me nemmeno la Revolution(borghese) ci sarebbe mai stata visto che considero quel momento storico il vero inizio della fine della civiltà tradizionale, mi pare che piacciano più a te gli illuministi così a occhio, per me giacobini, liberali, progressisti e sinistri vari son tutti la stessa feccia, ma per quanto riguarda il socialismo storico il discorso è un pò diverso,e appiattire tutto a “sinistra” è solo un regalo proprio alla narrativa imperante progressista che si appropria di qualsiasi idea,del resto quando per esempio Spengler parla di Socialismo Prussiano non pensa di certo alla Comune, eppure usa proprio quella parola “Socialismo” , epurato dalla visione marxista e inteso come comunità di popolo, tema del resto ben sviluppato da tutta la Konservative Revolution che è l’unica chiave di volta per capire veramente l’origine dei fascismi e di tutti quei movimenti che unirono socialismo anti-marxista e destra tradizionalista…”si tratta di liberare il socialismo tedesco da Marx (…) Noi Tedeschi saremmo socialisti anche se non si fosse mai parlato di socialismo”.
    In altri termini, ciò che per Spengler è necessario è la reintegrazione del ceto operaio tedesco in una prospettiva storica e non utopica, nazionale e non internazionalista. D’altronde, il prussianesimo era socialista ancor prima del socialismo, perché la sua concezione era essenzialmente antiborghese. E il socialismo, per Spengler, è innanzitutto un modo d’essere e di concepire la società, una subordinazione del singolo alla comunità, un ethos del servizio e della disciplina…
    Comunque se adesso vuoi regalare anche i legionari fiumani, D’Annunzio e la Carta del Carnaro alle sinistre fai pure, per me è un grosso sbaglio il tuo questo di dividere tutto in compartimenti stagni, la situazione in quegli anni era magmatica e per forza di cose non può essere incasellata in uno schematismo rigido e sterile come tenti di fare (anche se non ci credi nemmeno tu lo so)…

  16. Catilina lo so, ma qua il problema è che Felice che si descrive come un duro e puro avversario delle sinistre paradossalmente interpreta la storia allo stesso modo dei sinistri, che vedono nel Fascismo una specie di “capitalismo autoritario” e tutti i “socialismi” e le rivoluzioni come roba loro… Insomma non ci sto ad una simile barbara lettura storica…

  17. Stefano. Tu usi quasi tutte categorie marxiste di analisi, tranne un ‘evolismo’ che non vedo come possa armonizzarsi con le stesse…. Quindi è difficile parlare di cultura, convivenza sociale, modi di vivere la propria condizione esistenziale, spiritualità, identità, élites, riformismo civile, laicità ecc. ecc., quando tu metti tutto in termini pseudo-storici di borghesia e capitale… Lasciamo stare, saluti!

  18. Guarda Felice, ti sbagli di grosso e lo sai, io do un interpretazione ciclico-regressiva della storia, esattamente al contrario dei marxisti, non concepisco nemmeno lontanamente la dialettica hegelo-marxista come metodo di analisi valido,e credo che in fondo le ideologie moderne come direbbe Schmitt siano concetti teologici secolarizzati… riguardo il socialismo in particolare mi piace sottolinearne gli aspetti anti-moderni ed anti-democratici di riproposizione di una visione dello Stato che in definitiva riprende antiche strutture sociali presenti fin dai tempi antichi soprattutto in Europa, esattamente come spiego più sopra citando Spengler, il senso della comunità etc … Ripeto non mi interessa darne un giudizio, ma solo sviscerarne la reale sostanza, con tutte le sfumature del caso e sfuggendo dalla logica interpretativa che si è imposta col parlamentarismo e l’alternanza democratica… Logico che se viviamo nel “Regno della quantità” in cui il mercantilismo individualista è l’ideologia dominante e i mercanti la classe al potere, detto in termini tradizionali, non possiamo evadere da un analisi anche di “borghesia e capitale”, che sono solo altre parole per dire la stessa cosa, ma di certo non serve essere marxisti per parlarne, anzi è proprio attraverso il tradizionalismo che si può arrivare ad una serrata e definitiva critica del capitalismo, come Dugin, De Benoist etc ci insegnano da anni, rileggendo e superando tutte le ideologie moderne, che poi sono tre in definitiva: liberalismo, socialismo e fascismo… semplicemente dico diamo a Cesare quel che è di Cesare, il socialismo ed il fascismo hanno perso proprio perchè entrambe erano ideologie anti-moderne, non appartenenti a questo mondo nella loro essenza, mentre il liberalismo ha vinto proprio perchè è la più adatta a questo mondo, è l’ideologia del mondo moderno… Quindi o non mi spiego bene o sbagli Felice a considerare le mie categorie di analisi marxiste, quando invece sono meta-storiche e meta-politiche… ed evidentemente spesso tendi a confondere l’oggetto dell’analisi con il mio personale pensiero a riguardo, non è che per fare un’ analisi corretta del socialismo bisogna essere socialisti… Comunque tranquillo,lasciamo stare che forse è meglio, magari hai ragione tu ed esistono solo destra e sinistra… Saluti.

  19. Fino a ieri (od oggi) criticavate Berlusconi per le olgettine, Ruby, il letto di Putin ecc. Adesso vi siete innamorati di quell’anticaglia di d’Annunzio, puttaniere, cocainomane, fastidioso declamatore esibizionista, spesso irresponsabile. Quel dente cariato che il Duce non voleva estirpare e preferiva riempire d’oro… Nel 1938 chi portò a Mussolini la notizia della morte del Vate esordì: “Duce, ho il dispiacere di darvi una buona notizia. È morto d’Annunzio!”.

  20. Catilina, non sognare. Il plotone di esecuzione di Verona fu una squallida parodia para-giuridica (come sosteneva tra gli altri il Ministro della Giustizia della RSI, Pisenti), senza base e colore, una resa dei conti tra fascisti sconfitti, voluta da Hitler e da quattro esaltati essenzialmente estranei al fascismo storico. Come a ragione pensavano le SS avrebbero dovuto fucilare per primo Mussolini, il vero artefice del Colpo di Stato, insensibile pour cause ad ogni avviso, compreso quello del gen. Cavallero che l’aveva puntualmente informato su quanto stavano tramando gli uomini del re, d’accordo con Grandi…Tanto è vero che il sindacalista Rossoni, firmatario dell’Odg Grandi, fu condannato a morte in contumacia come il quadrumviro De Vecchi, acceso monarchico…

  21. L’unico dente che Duce avrebbe dovuto estirpare era proprio la monarchia sabauda con la sua gang di classè dirigente venduta all’eterno golpe Inglesi, gli ammiraglia traditori che complottavano con gli alleati in funzione antitaliana ed antitedesca durante tutto il corso della guerra alcuni dei quali prontamente premiati ala fine del conflitto con promozioni e posti di comando.
    Mio padre mi raccontava come questi impavidi patrioti segnalavano al nemico alleato la posizione dei nostri sommergibili.

  22. Il Duce di cose militari non capiva nulla. Mai avrebbe dovuto pretendere il Comando Supremo. E per quanto riguarda la Regia Marina invece di inutili corazzate ci sarebbero serviti tanti sommergibili…Ma lì il giornalista che vuol mettere in mostra i pezzi prevaleva, purtroppo… Del resto lui per primo, dopo Capo Matapan, preferiva non farle uscire per non correre il rischio che venissero colate a picco. Ai tedeschi non andava meglio, con le Bismarck, Tirpliz, Graf Spee ecc., solo che loro avevano un Doenitz che, fino ad un certo punto, tenne in piedi la baracca… Le guerre moderne non si vincono fucilando qualche presunto traditore, ma con materie prime ed armi in quantità…

  23. D’Annunzio amava solo se stesso. Forse avrebbe potuto gridare: “Viva la f…!”.

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