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Idee (di D. Cofrancesco). Se la campagna Benetton è il trionfo del nichilismo

Pubblicato il 10 agosto 2018 da Dino Cofrancesco*
Categorie : Scritti

Riportiamo una riflessione di Dino Cofrancesco, professore emerito di Storia delle dottrine politiche all’Università di Genova, autore di numerosi e interessanti saggi filosofici, in merito alla nuova campagna pubblicitaria della Benetton, presentata in pompa magna sui media. Allo scritto di Cofrancesco segue una nostra considerazione sulla questione. 

La pubblicità degli United Colors of Benetton (‘La Repubblica’ del 4 agosto u.s.)* mi ha letteralmente sconvolto. E’ stata, per me, la conferma del discorso delnociano sulla modernità nichilista che travolge tradizione e  mondo borghese e arruola, nell’opera di demolizione, i nemici radicali dell’Occidente—Lumumba, Fanon, Lin Piao, Lenin. Resta come nemico solo il ‘razzismo’( e…la mafia): per il resto Cantico delle creature, Corano, Zoroastrismo etc. diventano voci diverse e interscambiabili del coro imperiale. Dove l’impero non è più la Roma degli Augusti” o l’”America dei Presidenti” ma la globalizzazione col suo imperativo mercatista che celebra il suo trionfo nella Cina comunista—dimostrazione vivente che il capitalismo non ha—o non ha più– bisogno della democrazia politica e della libertà sindacale.

 A differenza di Del Noce, credo che industria, capitalismo, mercato etc. etc. siano valori irrinunciabili per la libertà umana, purché ‘messi in forma’ dalla politica ma credo, pure, che la scomparsa della politica, annegata nell’universalismo buonista (funzionale alla globalizzazione senza regole), ci porti a rimpiangere l’ancien régime.. Tanto allarmismo per una…pubblicità? Forse è così, forse la vecchiaia che avanza inesorabilmente mi fa vedere ombre e pericoli dovunque ma più passano i giorni, più trovo i due paginoni Benetton su ‘Repubblica’ a dir poco inquietanti…

 

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Trovo davvero stimolante la riflessione del prof. Cofrancesco perché mi pare dimostri, senza tema di smentite, quanto sia attuale l’opera di Aristofane. Segnatamente, mi ricorda le Nuvole. L’Occidente (esiste ancora?), come il vecchio Strepsiade, ha voluto educare il figlio alla scuola dei sofisti, dell’interesse e del dialogo minore. Dovrebbe trovare il coraggio di dare idealmente fuoco al Pensatoio ma credo che non ne abbia più le forze.

Ho letto quel testo che accompagnano alla foto. Si tratta di nulla più che d’una provocazione al servizio del libero commercio, una cosa che a nient’altro serve che a calamitare polemiche (e quindi attenzione perciò vendite) su un marchio. Del resto la pubblicità è l’anima del commercio. Sotto questo profilo, un piccolo capolavoro: la (presunta) presa di posizione politica, oggi, rappresenta una leva commerciale di prim’ordine verso le grandi masse di consumatori. Non mi sconvolge troppo, né mi meraviglia.

Non posso però negare, che ho provato un brivido di orrore all’immagine della Venere coperta del burqa trasparente  Un’autentica idiozia: basti pensare che il Corano adduce a primissimo nemico il paganesimo e ipotizza una radicale e insanabile contrapposizione proprio con il mondo politeistico. Prima ancora che la critica sul piano della storia delle religioni, è desolante l’immagine che si ha, evidentemente, del retaggio che ci deriva dal mondo classico.

La madre di Enea, il motore del mondo, sarebbe – per i creatori di immaginario a beneficio dei militanti, specie quelli più cretini – una puttana (e quelle pure furono sacre) da discobar di terz’ordine da ricoprire (pudicamente?) di cellophane (come una caramella). Questo mi disturba molto. Anche più del pavone di Zoroastro che fagocita la Croce di Roma (ipsi scripserunt!).

Meno male che almeno l’Aquila, quella sì romana!, resta al suo posto. In un museo a pigliare polvere, ma sempre meglio lì che in mano ai pubblicitari. (giovanni vasso)

 

Di Dino Cofrancesco*

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