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L’analisi. A Roma l’astensionismo di destra ha punito Alemanno

Pubblicato il 12 giugno 2013 da Nazzareno Mollicone
Categorie : Corsivi Politica

ALEMANNOUn’attenta analisi dei dati elettorali in voti assoluti delle elezioni romane per il Sindaco è abbastanza eloquente per individuare dove si manifesta il fenomeno dell’astensione massiccia. Partiamo dai dati.

Il 28 aprile 2008, all’atto della sfida tra Rutelli ed Alemanno vinta poi da Alemanno, i voti erano stati i seguenti, con una partecipazione al voto del 65%:

RUTELLI                                                      676.850

ALEMANNO                                                783.725

Il 10 giugno 2013, nel confronto tra Marino ed Alemanno, i voti sono stati i seguenti, però con una partecipazione al voto del 45%:

MARINO                                                       665.000

ALEMANNO                                                375.000

Come si può facilmente notare, i voti di Marino sono sorprendentemente pressoché equivalenti aquelli ottenuti da Rutelli cinque anni prima, con una leggerissima differenza in meno di 11.850 voti, pari all’1,75%, e ciò nonostante un calo notevole delle astensioni e della presenza del Movimento 5 Stelle. Quelli invece di Alemanno calano bruscamente, perdendo ben 408.725 voti equivalenti al 52% del precedente elettorato.

Da notare che questa perdita si è registrata anche in occasione delle recentissime elezioni regionali, che hanno visto la vittoria di Zingaretti: i voti alla coalizione di centro-destra che presentava Storace sono stati 392.174, solo 17.174 in più di quelli ottenuti da Alemanno al secondo turno di ballottaggio. Ripetiamo: questi dati sono sorprendenti soprattutto per la coalizione di centro-sinistra, perché restano pressoché identici nell’arco di cinque anni, e quindi appare evidente come gli astenuti appartengano tutti all’area di centro-destra.

I motivi delle astensioni possono essere tanti. L’assenza del traino di Berlusconi pesa certamente, però incidono anche le motivazioni che abbiamo già indicato: scarsa incidenza di cambiamento e di “riconoscibilità” alternativa dell’azione di governo del centro-destra nella Capitale; carenza assoluta di organizzazione politica; critica nei confronti di una classe politica spesso distintasi per scandali (i recenti eventi della Regione Lazio hanno lasciato il segno). Non può dirsi invece che l’astensionismo del centro-destra sia una critica al governo di larghe intese, perché le elezioni regionali del febbraio scorso coincidevano con quelle politiche e quindi ancora non si sapeva né l’esito delle elezioni né la formazione del governo.

In altri termini, quando si perde la fiducia della metà del proprio elettorato mentre l’avversario resta stabile, la colpa ricade esclusivamente su chi organizza, guida e governa il partito e l’amministrazione.

*da destra.it

Di Nazzareno Mollicone

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