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Calcio. Con il Bari è fallita anche l’ultima promessa di Italia ’90

Pubblicato il 18 luglio 2018 da Giovanni Vasso
Categorie : Pallone mon amour

Un’astronave senza benzina cade, a pezzi, e precipita. Il botto è forte, l’impatto è tremendo: è finita un’altra (grande) storia di calcio popolare italiano. A Bari, i galletti salutano la serie B.

La passione del pubblico più numeroso di tutta la cadetteria (e di almeno mezza serie A) non basta perché mancano 4,6 milioni per ricapitalizzare e la Covisoc non ha fatto sconti, non ha concesso tempo ai balletti della società, degli acquirenti (veri o presunti?), delle istituzioni. Questo deve farci riflettere: al calcio, la gente non basta più. 

Intanto scivolano via i ricordi di un pallone che ha vissuto il sogno, poi l’incubo, di una stagione calcistica ormai ai titoli di coda. È il 1989 quando a Bari viene inaugurato lo stadio San Nicola. Lo chiamano l’Astronave. Ospiterà i mondiali delle notti magiche, quelli di Italia ’90. Vedrà le gesta del Camerun mitico di Roger Milla, dei Leoni Indomabili che quasi sfiorarono la semifinale. Poi la finalina tra gli azzurri di Schillaci e gli inglesi di Gascoigne. Nel ’91 la Stella Rossa vince, a Bari, la finale di Coppa dei Campioni. La Champions League non esiste ancora e Sinisa Mihajlovic è un giovanissimo talento che da solo trascina uno squadrone alla vittoria continentale.

 

Gli anni ’90 si aprono in serie A. Sono anni ruggenti, c’è Joao Paulo che è un predestinato ma deve fermarsi perché un difensore un po’ troppo rude gli stronca le (immense) potenzialità. Arriva Zvonimir Boban, direttamente da una Zagabria in guerra. A metà del decennio, il mito e le soddisfazioni.

Nasce il trenino che farà impazzire tutt’Italia. Succede il 14 ottobre del 1994 quando Sandro Tovalieri, il Cobra, stronca (a San Siro) l’Inter di Bergkamp.

A Bari, l’anno dopo, Igor Protti centrerà un’impresa strappalacrime: è capocannoniere di A pur giocando in una squadra che alla fine retrocede.  Una doppietta, lui, la serve (di nuovo) all’Inter al San Nicola. A gennaio, Roberto Carlos, Javier Zanetti e Roy Hodgson se ne tornano conciati per le feste dopo essere passati in vantaggio: 4-1.

 

Saranno gli anni di campioni e meteore, carisma e sudore: Rachid Neqrouz, il difensore “stalker” che palpeggiava gli avversari (tra cui Filippo Inzaghi). E poi gli anni del talento, della fucina di campioni: Gianluca Zambrotta e Nicola Ventola. Su tutti la stella dispettosa di Antonio Cassano che proprio contro l’Inter, dimostra a tutt’Italia quanto possa essere bello il calcio.

Questa storia è finita. A Bari l’ennesimo assalto alla A è fallito, una classe imprenditoriale s’è rivelata evidentemente inadeguata; il San Nicola non è più un tempio gremito, ma una catapecchia cadente. Nemmeno l’Inter è più quella di una volta, ormai.

L’ultima promessa di Italia ’90 è tramontata. Erano anni in cui credevamo che la storia fosse finita e la metafora del Paradiso terrestre, ora che il Muro di Berlino s’era sgretolato, potesse, finalmente, inverarsi. Che non avremmo avuto più problemi, dopo tanto patire. Grazie a un mondo interconnesso e globale che non avrebbe atteso altro che inondarci di soldi, benessere e speranza.

Non è stato così. Anche nel calcio. Un’era è finita e, al di là della fede calcistica, la fine del Bari non può che sancire come (anche) il pallone sia diventato un affare globalizzato, in cui contano più i diritti tv, i mercati esteri, i followers su Instagram che la passione e i sacrifici della gente dello stadio.

Di Giovanni Vasso

15 risposte a Calcio. Con il Bari è fallita anche l’ultima promessa di Italia ’90

  1. Lasciamo da parte la retorica dei sacrifici dei tifosi. Occorre gente con denaro della città o regione(e quella non manca in linea di principio) che si faccia carico delle squadre, non benzinari ebrei della steppa o seminomadi col cammello o zii d’America che abbiamo avuto fortuna di perdere un giorno già lontano…Altrimenti si chiude, non muore nessuno, ed avanti con il dilettantismo…

  2. Guidofelice Voltaire in Condorcet, se credi che i sacrifici dei tifosi non contino nulla, tieniti i padroni del vapore qualunque maschera abbiano.

  3. Con i sacrifici dei tifosi mantieni una squadra a livello professionistico di A o di B? Paghi stipendi elevati per i giocatori e quelli di un centinaio almeno di altro personale?

  4. Voltaire il problema è questo è che i presidenti ricchi “scemi” come Dino Viola, Pellegrini che spendevano milioni e facevano acquisti folli non esistono più. Neanche io sono entusiasta dei benzinari o degli zii d’America che dopo un tot di anni se ne vanno a cui non frega nulla dei tifosi ma vedendo lo stato in cui Lotito ha ridotto la Lazio e gli scarsi risultato preferisco mille volte il benzinaro ebreo della steppa o lo zio d’America che gli investimenti e i progetti li fa.

  5. Giovanni. Ma allora non lamentiamoci se investitori senza radici e radicamento da un giorno all’altro se ne vanno o riducono drasticamente gli investimenti…Biella è una città piena di ricchi. Dov’è la Biellese? Lotito non sarà simpatico, ma lui alla Lazio dedica tempo e non mi pare che la stia prosciugando. La Lazio oggi sta meglio che tante altre volte, credo…

  6. Diciamo che se un Bill Gates o un Abramovitch investono in una squadra come la Biellese un domani potrebbe attirare nella cordata gli imprenditori locali. Anche nell’Inter di Moratti degli anni 60 che vinse tutto quello che c’era da vincere se ne andò e subentrò Fraizzoli. Riguardo Lotito rispetto alla gestione del dopo scudetto la Lazio sta un pò meglio ma Lotito sta principalmente usando la Lazio per scaricare i debiti delle sue società.

  7. Il vero problema, di fondo, è l’autosufficienza economica (ottenuta con diverse modalità) che fino a non molti anni fa era la norma delle società calcistiche. Altrimenti, e giustamente, fallivano, senza il papocchio del “Lodo Petrucci”. Il fatto che oggi i valori dei giocatori sperimentino un aumento pazzesco e senza vere giustificazioni risiede soltanto nell’eccesso di liquidità, proveniente dall’estero, di poche grandi società, che squilibrano (e peggiorano) tutto il mercato calcistico mondiale. Come sarebbe bello che fondi, cinesi, petrolieri ecc. si dedicassero ad altro! Tanto la qualità non la fanno i soldi…

  8. Sicuramente la qualità non la fanno i soldi, ed è chiaro che l’investitore russo, cinese o americano non va a investire nel Sassuolo o nella Biellese ma preferisce andare ad investire al Milan o all’Inter o alla Juve perché è una squadra che gli da maggiore visibilità economica.

  9. L’autosufficienza economica? Negli anni 80 e 90? Al massimo nei Duemila con la finanza creativa (o cretina) e i diritti tv. Che dipendono dal bacino d’utenza, quindi dai sacrifici dei tanto vituperati tifosi.

  10. Il Sassuolo è del signor Mapei, non del macellaio sotto casa.

  11. Sarà del signor Mapei ma in serie A c’è arrivato da pochi anni

  12. E comunque il suo giocatore migliore Zaza non gioca più nel Sassuolo ma nel West Ham

  13. Giovanni. Ma perchè mai un investitore straniero dovrebbe credere in squadre come la Biellese, se non ci credono gli investitori italiani, perchè la passione latita e/o non ci sono prospettive di guadagni?

  14. Giovanni. Premesso che non sono laziale e nello specifico non mi importa molto, ma dire come Lei fa: “Lotito sta principalmente usando la Lazio per scaricare i debiti delle sue società” mi pare un’accusa grave, di rilievo penale. Al che mi sorge un dubbio, credo lecito: o è un gossip senza fondamento reale, da curva, o altrimenti qualcuno che dovrebbe controllare, che sottoscrive i bilanci non lo fa. In Italia le società calcistiche professioniste sono SpA ed alla legge relativa si devono attenere.

  15. Voltaire sul discorso di Lotito la storia dei debiti è una cosa che a Roma gira da anni per via delle radio locali. Se è vero non lo so però sicuramente qualcosa di strano c’è, poi che Lotito non abbia un buon rapporto con la curva questo lo sanno anche i sassi. Riguardo i bilanci Delle società sportive noi abbonati abbiamo la possibilità reale di sapere come vanno realmente le cose?

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