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Formula 1. Seb Vettel trionfa a Silverstone e vince la battaglia della bellezza con le Mercedes

Pubblicato il 10 luglio 2018 da Lorenzo Proietti
Categorie : Sport/identità/passioni

Mutuando dalla critica nietzschiana della concezione lineare del tempo, ovvero la nostra, quella giudaico cristiana, potremmo dire che il fagocitarsi degli istanti non riesce ad ipostatizzare il singolo gesto, l’attimo. Lo sport, le corse però, fanno  storia a sé. Riescono a scolpire le gesta dei loro eroi, rendendole indimenticabili nella memoria collettiva, fissandone ed eternizzandone ogni singola frazione.  Solo le corse rendono duraturo ciò che la nostra coscienza percepisce come un sottilissimo battito di ciglia. L’esempio perfetto, limpido, viene dato dal giro 47 dell’ultimo Gran Premio di Gran Bretagna. In pista infuria la battaglia tra Bottas e Vettel; Bottas  ritrovatosi primo dopo un paio di Safety Car, sta lottando come un leone per via delle sue gomme medie assai usurate. Il finlandese, in particolare, paga l’ennesimo errore strategico del box Mercedes, reo di non avergli fatto cambiare gli pneumatici, come del resto Hamilton (il quale però poteva puntare su pneumatici più freschi). I principali avversari, invece, cambiano e si ritrovano con gomme più morbide, le soft. Bottas comunque non molla e sembra riuscire anche a proteggersi, rintuzzando bene gli attacchi di Vettel, alle sue spalle.

Tutto si compie però in quel giro, il fatidico 47. Sul rettilineo verso la curva Brooklands, Vettel è in scia  ma non sembra intenzionato a provarci. Mancano solo cinque.  Ecco dunque, perché Bottas mantiene, in prossimità della curva, una traiettoria così larga. All’ultimo, solo all’ultimo, il n.5 rompe gli indugi. Il tedesco esce dalla scia e si butta dentro, all’interno. Stavolta il finlandese nulla può. E’ una manovra bellissima, anche perché il rischio e la posta in gioco sono altissimi.  Bottas, con le gomme ormai a pezzi, deve lasciar strada anche ad Hamilton e Raikkonen, dovendosi accontentare del quarto posto.

E’ questo il degno finale di un fine settimana di gara bellissimo, sin dalle prime prove.

Silverstone è uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. La pista, ottenuta unendo le piste di un aeroporto della RAF alla fine della seconda Guerra Mondiale, nonostante i tanti cambiamenti, è ancora amatissima da piloti e appassionati (oltre 340.000 spettatori nei tre giorni dell’evento). Le temperature insolitamente calde che hanno colpito il Northamptonshire, non hanno fatto che aggiungere “pepe” alle azioni in pista, influendo sulle strategie (qui la Pirelli porta le coperture ribassate di 0.4 mm di mescola Soft, Media ed Hard). Sin dalle prime prove si delinea il duello tra l’idolo di casa Hamilton, primo in FP1 e FP3  (1’27″487-1’26″722) e Vettel, primeggiante la FP2 con 1’27″552. Sul passo gara però, la Ferrari si dimostra da subito la più equilibrata. La terza sessione di libere poi, si chiude con un doppio brivido: Hartley è protagonista di un bruttissimo incidente a causa del cedimento della sospensione anteriore sinistra, mentre Vettel è costretto a rinunziare all’ultima parte per l’acuirsi di un fastidiosissimo dolore al collo. Fortunatamente, il problema si risolve con della fisioterapia, dei cerotti e degli spessori  posti nell’abitacolo per appoggiare e rilassare il collo.

Ad ogni modo, ci sono tutti gli ingredienti per una combattutissima sessione di qualifiche che tale sarà. Pole straordinaria per Hamilton, in 1’25″892, ottenuta grazie ad un formidabile secondo settore. Dietro di lui Vettel e Raikkonen staccati, rispettivamente, di quarantaquattro e novantotto millesimi. Un nulla. Per dover di cronaca, aggiungiamo che i primi dieci si qualificano tutti con gomme soft.

La domenica si respira un clima di tensione, soprattutto  tra  prima fila.

Allo spegnimento dei semafori, Hamilton fa incredibilmente pattinare le ruote posteriori, lasciandosi scavalcare da Vettel e Bottas (partito quarto), ritrovandosi pure in duello con Raikkonen. Il finlandese però, arriva lungo alla curva 3, blocca l’anteriore e colpisce Hamilton nella posteriore destra. Sebbene nessuno dei due riporti danni seri, l’inglese si ritrova ultimo, mentre Kimi scivola quinto, superato dalle Red Bull e vedendosi anche comminata una penalità (giusta) di 10” (entità forse eccessiva). Raikkonen non si scompone, passa subito Ricciardo e si mette all’inseguimento di Verstappen. La prima parte di gara è necessariamente caratterizzata dalla rimonta, rabbiosa, di Hamilton. Praticamente al giro dieci è già sesto.

 

Tra i “big”, il primo a rientrare è Raikkonen al giro 14: il finnico sconta la penalità, monta gomme Medie e rientra in pista in decima posizione. Dopo tre giri però, passati Sainz,  Ocon, Leclerc e Hulkenberg, il n.7 è già sesto.  Al ventesimo passaggio il primo colpo di scena: Leclerc, già abbondantemente in zona punti, rientra in pista dopo la sosta ma a causa del mal fissaggio della posteriore sinistra, è costretto a parcheggiare la vettura.  Tra il giro 19 e il 25, si fermano tutti i primi. L’ultimo è Hamilton, che rientra in sesta posizione.  A questo punto tra i battistrada Vettel e Bottas comincia una sorta di elastico con il distacco che oscilla tra i tre ed i quattro secondi, mentre dietro Raikkonen ed Hamilton si appropinquano alle due Red Bull. Al trentunesimo Ricciardo viene richiamato ai box per la seconda sosta, scelta che però non paga in quanto al giro successivo vi è l’ingresso della Safety Car dovuto all’incidente di Ericsson. Le Mercedes, sbagliando, restano fuori e si ritrovano prima e terza, mentre le Ferrari  e Verstappen, dei primi, rientrano.

La corsa fa appena in tempo a riprendere nella sua valenza agonistica-giro 38- che subito entra una nuova Safety Car, stavolta per l’incidente alla Curva Copse tra Sainz e Grosjean. C’era stato soltanto il tempo di godere di uno straordinario duello tra Raikkonen e Verstappen, con il primo che passa l’olandese alla Brooklands e il secondo che lo controsorpassa –con un gioiello eccezionale- all’esterno, in ingresso delle successiva curve Luffield e Woodcote. La Safety però, neutralizza di nuovo tutto. Dopo quattro giri si riparte. Kimi si sbarazza subito di Max sull’Hangar Straight, approfittando di un suo errore, mentre il resto appartiene alla mini gara finale di dieci giri. Mini gara che, vuoi per i distacchi nell’ordine del mezzo secondo massimo, vuoi per un duplice confronto Ferrari-Mercedes con le Red Bull subito dietro pronte ad approfittarne, passerà agli archivi come uno dei più bei momenti della moderna Formula 1.  Detto del sorpasso della vittoria al giro 47, c’è ancora tempo per il ritiro del n.33 per un problema meccanico.  Anche qui  comunque Verstappen ha corso meglio di Ricciardo. Le ultimissime tornate vedono il duello rusticano tra Perez e Gasly, con quest’ultimo che prima ottiene il decimo posto con una sportellata nei confronti del messicano, poi se le vede revocato proprio a vantaggio del pilota della Force India, a causa di 5” comminatigli per la troppa irruenza.

Trionfo meraviglioso per Vettel (il cinquantunesimo, eguagliato così Alain Prost), davanti ad un irriducibile Hamilton e ad un buonissimo, peccato per l’errore iniziale, Kimi Raikkonen. Punti per Bottas, Ricciardo, Hulkenberg, Ocon, Alonso, Magnessuen e Perez. Prossimo appuntamento tra due settimane in Germania. Gli appassionati però,  vi saranno sicuramente accompagnati dalle tantissime polemiche sorte per quel primo giro, visto che  ormai è “guerra sportiva” tra Rosse e Frecce d’Argento. Polemiche che, forse, si placheranno soltanto al riaccendersi dei V6 Turbo-Ibridi.

Di Lorenzo Proietti

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