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L’analisi. La sconfitta del Pdl è figlia di un partito privo di fisicità e organizzazione

Pubblicato il 11 giugno 2013 da Mario Bozzi Sentieri
Categorie : Politica Scritti

Pdl-crisiNon c’è bisogno di grandi riflessioni ed approfondimenti per capire le ragioni che hanno portato il PdL all’ultima, grave sconfitta elettorale. Le ragioni sono tutte interne al partito di Berlusconi, privo di una propria ”fisicità”, di un  “corpo”, fatto di iscritti, di ramificazioni sul territorio, di presenza sui luoghi di lavoro, nell’associazionismo, nel movimento delle idee, nelle università, nei centri grandi e piccoli del Paese.

Queste carenze “strutturali” si riverberano  sugli “umori” interni, soprattutto su chi ha  un’idea partecipata  di politica. Non parliamo – perché è preistoria – dei “partiti di milizia”, carichi di passione e di volontà “inclusive”, ma di quel minimo di articolazione organizzativa che non può limitarsi agli organigrammi o agli “eletti” e che non può vedere esaurito il compito delle classi dirigenti nella pura e semplice conservazione degli  apparati e delle strutture esistenti, ma deve farsi strumento di confronto creativo e di partecipazione politica.

Il discorso vale per ieri e vale  per oggi. Pensiamo a cos’ era la Dc, con le sue “anime” in lotta  tra di loro, al Pci, che si inventò il “centralismo democratico”, al Psi, da sempre diviso tra  riformisti e massimalisti, al Msi, nel quale lo scontro tra le diverse “linee politiche” era fortissimo.

E pensiamo, nell’oggi, all’esperienza statunitense, dove i due maggiori partiti, il Democratico ed il Repubblicano, si reggono il primo su una rete di sindacati, di associazioni per i diritti civili e per la tutela ambientale, ed il secondo sulle organizzazioni cristiano-evangeliche e su vari movimenti d’opinione (da quelli a difesa del diritto a portare armi agli antitasse, dai gruppi antibortisti al radicalismo libertario).

A legare, ieri come oggi,  queste diverse realtà associative e culturali  la volontà di concorrere ad un “progetto”, di contribuire a costruire un programma e dare voce ad opinioni diffuse. Al fondo un’idea della politica di lunga durata, che sa misurarsi sul territorio, fa opinione, sa muoversi tra la gente e  soprattutto non vive solo di luce riflessa sull’immagine  del leader di riferimento.

Quanto di tutto questo c’è ancora nel PdL ? Nei risultati delle ultime elezioni amministrative c’è  la risposta. Risposta disarmante per un partito che – alla prova dei fatti – sembra esistere solo nell’immaginazione dei suoi capi e di qualche gregario.

Di Mario Bozzi Sentieri

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