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Formula 1. Vettel vince in Canada e la Ferrari torna ai tempi di Schumacher

Pubblicato il 11 giugno 2018 da Lorenzo Proietti
Categorie : Sport/identità/passioni

Quello del Canada è un appuntamento atteso. La pista, costruita sull’Isola di Notre Dame nell’estuario del fiume San Lorenzo,  è celebre per le sue velocità medie elevate, i muretti vicino alla carreggiata, le sue violente accelerazioni e le brusche frenate. Notoriamente tali caratteristiche la rendono particolarmente adatta al turbo ibrido Mercedes. Invece no. L’edizione 2018 si chiude con un dominio di Vettel. Un dominio tale, da assumere tratti “schumacheriani”. In più, in questa edizione ricorreva anche il quarantennale della  prima  corsa ospitata valida per il mondiale, vinta –primo successo- dall’idolo ferrarista Gilles Villeneuve, cui è anche dedicato il tracciato. Tra anniversari e morfologia di gara, i tratti per una bella corsa ci sarebbero tutti; e invece purtroppo, eccoci di nuovo a commentare poche vere azioni da capogiro. Certo, diranno i Ferraristi, fino a che è una Ferrari a vincere, anche così va bene. Certo, diciamo noi. Che però queste bellissime vetture risentano fin troppo di un’aereodinamica disturbante, non è un segreto, anzi. Tutto questo è soltanto il prezzo da pagare per vetture che, nonostante i sempre crescenti contingentamenti, sono sempre più veloci e continuano a sgretolare record  decennali. Vedere per credere l’1’10″764 che garantisce la Pole a Vettel nel sabato. Tempo questo che addirittura non ha nulla a che vedere  nemmeno con i tre primati nelle libere di Verstappen (1’13″302, 1’12″198, 1’11″599).

Qualifiche del sabato che, incredibilmente, si aprono con l’esplosione del motore Ferrari all’Haas di Grosjean, appena uscito dal box per il primo giro. La chiusura invece, spetta di diritto alle traiettorie millimetriche con cui Vettel si porta a casa la Pole numero  4 dell’anno, riportando la Ferrari in P1 sulla griglia dopo ben diciassette anni.

Al via poi, Vettel scatta molto bene portandosi subito davanti a Bottas, Verstappen, Hamilton, Ricciardo e Raikkonen. Dei primi sei l’unico a perdere una posizione è proprio Kimi, nei confronti dell’australiano. Il primo giro è inoltre caratterizzato dal bruttissimo contatto con conseguente Safety Car, tra Stroll e Hartley. La vettura di sicurezza viene sfruttata per il primo dei due pit stop personali da parte di Vanddorne. Alla ripartenza, giro 5, Perez ci prova subito all’esterno di Sainz  ma lo spagnolo della Renault tiene giù, i due si toccano e Perez è costretto ad una escursione in curva 1 che gli fa perdere tempo posizioni. Il messicano si ferma dunque già al nono giro. Al giro 12 e 14 poi, si fermano anche i rivali in lotta in quel momento per la settima ed ottava  posizione, Ocon ed Hulkenberg. Al giro 17, la prima svolta del gran premio: si fermano Verstasppen ed Hamilton. L’australiano numero 3 della Red Bull, avvicinatosi molto agli scarichi del numero 44., resta fuori. E’ questa la tattica giusta: basta infatti un solo giro in più a Ricciardo per fare la sosta e scavalcare l’Inglese. Overcut riuscito.  Nella gara invece, si segnalano pochi duelli corpo a corpo. Questo, nonostante le tre zone DRS. Uno dei pochi, sebbene conclusosi in un nulla di fatto,  tra Grosjean ed Ocon al giro 31. Al giro 33, dopo una ottima sezione centrale, rientra Raikkonen: anche al finlandese, seguito al giro 37 da Bottas e al 38 da Vettel, vengono montate supersoft. Strategia questa, ovvero quella  della sosta unica, adottata da tutti i più forti del lotto. Con le posizioni davanti congelate, la gara si segnala soprattutto per fatti secondari: Il giro 43 vede Alonso ritirarsi. Per lo spagnolo, impegnato nel prossimo fine settimana a Le Mans, non è solo il secondo N.C. consecutivo ma anche un triste modo per “festeggiare” i trecento GP. Al giro 50 Ocon passa finalmente il connazionale della Haas. Gli ultimi venti giri, si segnalano soltanto per gli elastici tra Bottas e Verstappen, con il primo condizionato da una leggera uscita al giro 56 e tra Ricciardo e Bottas. Gli ultimi giri però, sono soprattutto quelli della passerella per Vettel che vede la sua vittoria salutata dalla bandiera a scacchi, dopo 69 intensi giri. Forse, a ben guardare, dopo 68. Non passa infatti inosservato  l’errore dell’aver sventolato un giro prima la bandiera da parte dell’incaricata, la modella Winnie Harlow. Proprio sotto la bandiera a scacchi, Ricciardo segna il miglior giro in 1:13.839.

Vittoria dunque per Vettel (la cinquantesima), nel segno di Schumi cui va la sua personale dedica. Tedesco che torna anche primo nella generale. Sul podio Bottas e Verstappen. A punti, Ricciardo, gli anonimi Hamilton e Raikkonen, Hulkenberg, Sainz, Ocon e Leclerc sulla Sauber, una volta di più bravissimo. Prossima fermata tra due settimane in Francia, al Paul Ricard. Gran Premio, quello transalpino, che tornerà a disputarsi per la prima volta dal 2008. Gli ingredienti, come al solito, ci sono tutti. Spetterà ai piloti farci divertire.

Di Lorenzo Proietti

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