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Libri. “Novantatrè” di Mattia Feltri, la foto autentica della falsa rivoluzione di Tangentopoli

Pubblicato il 9 giugno 2018 da Alfredo Incollingo
Categorie : Libri Politica

Quattro foto della stagione di Mani Pulite: da Craxi in tribunale alle foto dei magistrati inquirenti alle proteste di piazza

E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. […] Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale.” Queste parole risuonarono alla Camera dei Deputati il 3 luglio 1992. A pronunciarle fu Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano. Nei primi mesi dell’inchiesta Mani Pulite spettò al politico milanese, il principale indagato, spiegare la verità: tutti i partiti erano a conoscenza del sistema di tangenti per l’assegnazione degli appalti pubblici.

L’unica ricostruzione possibile

A ventitré anni di distanza da Tangentopoli, Mattia Feltri – firma della Stampa e nonché giornalista di coraggiosa fede garantista – ha deciso di raccontare Mani pulite, l’inchiesta condotta da un pool di magistrati milanesi a partire dal 1992. I pubblici ministeri Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo e Antonio Di Pietro scavarono nelle intricate e fosche relazioni tra i partiti della Prima Repubblica e l’imprenditoria italiana, denunciando un vasto giro di tangenti. Per Mattia Feltri ci sono ancora troppi dubbi da risolvere: dai metodi, giudicati eccessivamente coercitivi, ai sospettati, con tanti nomi celebri sfuggiti alle indagini. In Novantatré: l’anno del terrore di Mani pulite (Marsilio, 2016) il giornalista ricostruisce giorno per giorno il 1993, evidenziando le notizie più rilevanti. Feltri lo confessa: anche lui ha tifato, come molti, per Di Pietro e i suoi colleghi, ma adesso, a distanza di anni, ha dovuto ammettere i tanti aspetti poco chiari della vicenda giudiziaria.

Dubbi e retroscena

Cosa fu l’inchiesta Mani pulite? C’è chi la definì una congiura dei partiti o un complotto orchestrato da potenti lobby straniere. Feltri nega qualsiasi ipotesi cospirazionista, ma riconosce l’esistenza di interessi politici ed economici che in alcuni casi incentivarono il clima inquisitorio di Mani pulite. È innegabile che il 2 giugno 1992, sul panfilo della casa regnante inglese, Britannia, a poche miglia dal porto di Civitavecchia, si svolse un incontro riservato sulle privatizzazioni delle aziende pubbliche italiane. Verosimilmente la confusione politica interna agevolò la speculazione finanziaria. Nel racconto di Feltri emerge l’eccessiva mediatizzazione dell’inchiesta, costantemente sotto i riflettori dei telegiornali e di programmi televisivi confezionati ad hoc. Da casa si tifava per Di Pietro e si invocava la repressione per i corrotti. Bastava un avviso di garanzia, che non è sinonimo di colpevolezza, per essere condannato in direttissima dai media e dall’opinione pubblica. Non tutti riuscirono a sopportare questo stato di cose. Politici e servitori della giustizia, come il magistrato Domenico Signorino, o imprenditori, ricordando, per esempio, Raul Gardini, preferirono suicidarsi per sfuggire alla calunnia. Le notizie trapelavano con troppa facilità dai tribunali e i maggiori quotidiani erano propensi a pubblicare anche i verbali degli interrogatori, accentuando lo sdegno degli italiani.

Finta rivoluzione

Mani pulite fu una rivoluzione? Così la presentarono i media e alcuni partiti politici, ma essa naufragò negli anni. Il libro di Feltri ci aiuta a ricostruire con lucidità quanto avvenne nel 1993, con una disamina lontana dai fumi forcaioli che hanno segnato l’immaginario italiano di quel periodo.

@barbadilloit

Di Alfredo Incollingo

7 risposte a Libri. “Novantatrè” di Mattia Feltri, la foto autentica della falsa rivoluzione di Tangentopoli

  1. Quell’inchiesta per alcuni fu molto feroce vedi Craxi per altri fu mostrato sopratutto dai media una sorta di benignitá optativa verso i torbidi che scambiando come sempre fischi per fiaschi si buttarono a sinistra; tempo ci è voluto alla fine la pagano oggi;quindi possiamo dire che mani pulite agí in maniera giusta, si salvó la destra ma non era conveniente dirlo

  2. Si salvo la destra si, ma soprattutto si salvarono i comunisti e furono loro a trarne vantaggio in quel momento ed a dirigere tutta quella messa in scena riconvertendosi all’occidentalismo che voleva l’Italia privatizzata e svenduta, , loro che erano stati i primi a trarre vantaggio dei finanziamenti sovietici… Occhetto si comportò in modo spregevole, D’Alema lo stesso, delle carogne che fecero attraverso il manganello dei giudici a loro vicini vero e proprio squadrismo giudiziario e poi vendettero l’italia e permisero al speculazione sulla lira etc etc fino ai giorni nostri… Una vera porcata quella di tangentopoli, attuata con metodi spregevoli e sostenuta da tutta la stampa debenedettiana allineata, fu un golpe per mano giudiziaria altro che rivoluzione, e se ci troviamo nella situazione odierna il principio fu proprio quello… chi sia a destra che a sinistra sostenne quel colpo di stato ed andò a lanciare le monetine al Raphael si dovrebbe vergognare ancora oggi, per non parlare della fine fatta fare a Craxi, l’unico che poteva opporsi alle strategie del Britannia ed alla svendita di questa Nazione, del resto come si dice, ogni popolo ha la classe politica che si merita…

  3. Pingback: Mani pulite – Infolibri

  4. Tutto vero. È altresì vero che l’illegalità del sistema politico era conosciuta da quasi tutti ed era era ormai veramente intollerabile. Non fu un’invenzione dei pm di Milano, semmai fu colpevole la spettacolarizzazione giacobina. Occorreva gestire la materia in modo diverso, ma intervennero piccoli calcoli di bottega e poi, ovviamente, interessi stranieri e speculativi.

  5. Craxi faceva di tutto per apparire odioso e prevaricatore. Pessimo politico.

  6. A Guido Felice piace solo l’Amerika.

  7. Buoni crisantemi gialli!

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