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Politica. Il discorso di Conte e la riscossa dei ceti medi che farà scuola nel mondo

Pubblicato il 5 giugno 2018 da Emiddio Novi
Categorie : Corsivi Politica

Giuseppe Conte, neopremier

Con le parole del premier Giuseppe Conte in Senato nasce il governo populista di questa nuova rivolta dei ceti medi e produttivi italiani. Una rivolta che farà scuola in Europa e nel Mondo.

La specificità, la vera novità annunciata dalle parole del capo del governo è questa. Il blocco sociale, di interessi e di cultura che ha dato vita a quello che può sembrare un ircocervo della politica si è formato e temprato in questi tempi di crisi e di drammatiche ingiustizie. Conte ha sottolineato i nodi salienti del programma del suo governo: dalla riforma fiscale al reddito di cittadinanza, dal blocco della invasione migratoria alle politiche in difesa della salute, dalla fine dell’austerità alla opzione di una strategia di risanamento dei conti con politiche di sviluppo, dal contrasto al crimine alla legittimazione della difesa personale.

Ma dentro, nel profondo del programma c’è il ritorno della politica. Che rivendica il ruolo di direzione e controllo, di legalità e sviluppo economico. Torna la grande politica che non si fa emarginate da multinazionali, banche, privatizzazioni globalizzatrici. Siamo amici degli americani, ma non siamo certo partecipi dell’isteria antirussa imposta dalla sinistra e dalla grande finanza internazionale. Soros in Italia non sarà più di casa. Non salirà al piano nobile di Palazzo Chigi come spesso faceva con i governi di sinistra. Con Renzi, con Gentiloni. La Bonino non starà più a mistificare e ingannare per conto dei banchieri apolidi. Questo premier accompagnato da 52 applausi e due ovazioni ha tenuto il più lungo discorso di un premier nella storia parlamentare italiana. E sapete perché? Ha voluto soffermarsi sui bisogni di quell’Italia che inavvertitamente sta costruendo un nuovo umanesimo politico, dove gli uomini contano più delle compatibilità economiche, dei vincoli esterni dell’Europa e della globalizzazione, degli accordi internazionali che svuotavano gli Stati per conferire potere a istituzioni privatizzate.

Il populismo è tutto questo. Il governo ha mosso i suoi primi passi in parlamento il giorno in cui il governo della Merkel ha chiesto a Trump la testa del suo ambasciatore in Germania per il sostegno e la simpatia dimostrata verso i populisti tedeschi accusati di nazismo. Senza sapere che Richard Grennel non solo è amico di Trump, ma è anche un esponente del populismo repubblicano che quotidianamente è aggredito, calunniato, criminalizzato con l’accusa di nazismo estesa peraltro al premier israeliano Nethaniau, amico di Trump e sostenitore anche lui del nuovo populismo. Sinistra e banchieri sono impazziti. Accusano di nazismo il presidente americano, di fascismo Putin, di nazismo il premier israeliano , di fascismo i populisti italiani. Una follia, la follia che prende quanti non si rassegnano alla sconfitta.

Di Emiddio Novi

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