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Il caso. La carne “taroccata”? Solo l’ultima contraddizione del baraccone Ue

Pubblicato il 8 giugno 2013 da Rumon Feluca
Categorie : Cronache Esteri

frodi alimentariContinua a dimostrarsi sempre più “truffaldino” questo progetto di Unione Europea. L’ultima fregatura arriva proprio in questi giorni dai cugini d’oltralpe: i Nuclei Antifrode dei Carabinieri di Roma, Parma e Salerno, infatti, nel corso di alcune indagini hanno scoperto della carne proveniente dalla Francia ed immessa nel mercato come prodotto italiano. Gli accertamenti hanno inoltre rinvenuto una serie di prodotti con false evocazioni di marchi, finalizzati a garantire la qualità dei prodotti contraffatti.

Smantellato a seguito delle indagini, il circuito di commercializzazione di carni provenienti dalla Francia e rivendute come “made in Italy”, contribuisce ad evidenziare il processo perverso di una globalizzazione tutta europea. Tornano in mente gli scandali, scoppiati nello scorso febbraio, riguardanti la carne di cavallo che, magicamente, a seguito di una serie di processi di lavorazione, veniva trasformata e rivenduta come carne di manzo. In quel caso il profilo del mostro europeo toccò l’apice, portando alla luce le contraddizioni di un baraccone pieno di punti deboli: la carne di cavallo veniva macellata in Romania, attraverso lavorazioni effettuate in paesi come Olanda e Cipro, diventava manzo in Francia, finendo addirittura in lasagne congelate prodotte in Lussemburgo.

Nel mirino finì anche la Nestlè che ritirò dal mercato confezioni di ravioli e tortellini Buitoni distribuite in Italia a seguito dei casi accertati in Gran Bretagna. Anche allora venne coinvolta un’industria alimentare francese, la Spanghero, assieme ai fornitori rumeni. Non è certo un caso se dietro questi lunghi, tortuosi, tanto magici quanto inutili passaggi di lavorazione ci siano colossi della produzione alimentare che riforniscono multinazionali come Findus o Nestlè: ennesima conferma che la circolazione delle merci, come pure quella degli individui, all’interno del “villaggio globale Unione Europea”, serva esclusivamente ad ingrossare le solite tasche.

Il comparto alimentare da sempre è una delle colonne della nostra economia nazionale, non a caso i controlli in Italia sono molto più approfonditi rispetto ad altri stati. Sembra addirittura che alcuni paesi europei si avvalgano di personale neanche laureato in medicina o che in Francia sia impiegato un decimo dei veterinari utilizzati in Italia. Il sistema europeo si sta rivelando sempre più fragile e i pericoli derivanti dal settore alimentare lo testimoniano. L’augurio è che l’Italia mostri molto presto una schiena ben dritta, esigendo il giusto rispetto verso un settore che l’Europa e tutto il mondo ci invidia. E che in questi giorni, ancora una volta, viene messo in pericolo.

Di Rumon Feluca

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