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Premier. Arsène Wenger saluta l’Arsenal: gioie e dolori di 22 anni al timone dei Gunners

Pubblicato il 26 aprile 2018 da Giacomo Bonetti
Categorie : Pallone mon amour Sport/identità/passioni

wengerEra il 1996, quando Wenger, autore di grandi imprese con Monaco e Nagoya Oceans, venne ingaggiato dall’Arsenal per volere del presidente Dein. Da allora tra gioie e dolori, sono passati 22 anni ed Arsène ha deciso di ritirarsi dal mondo del calcio.

Ma andiamo a ripercorrere la sua carriera nei Gunners, dai primi gloriosi anni ai numerosi anni di magra (o quasi), che hanno contribuito in maniera decisa ad incrinare il rapporto con i tifosi.

La Rivoluzione: dal Boring Arsenal a the invincibles.

L’Arsenal, nei primi 10 anni di Wenger, era una squadra capace di opporsi al Manchester United dei vari Beckham, Giggs, Keane, Cantona, Van Nilstelroy e Neville. Proprio quest’ultimo ha recentemente speso parole al miele per quell’Arsenal, reputandola “la squadra più forti incontrata, seconda forse solo alla Juventus” e incensando Wenger come  ”il tecnico che con le sue idee rivoluzionarie ha costretto le altre ad adeguarsi”.

Sotto la gestione dell’alsaziano l’Arsenal, squadra ch’era entrata nell’immaginario nazionalpopolare per il gioco noioso, tutto imperniato sulla trappola del fuorigioco, è diventata sinonimo di calcio spettacolo, costituito di trame di gioco spettacolari per velocità e qualità tecnica. Un modo di giocare, quello dell’alsaziano, in cui difesa e attacco si dovrebbero muovere in linea retta, con i centrocampisti ad inserirsi negli spazi liberi

Arrivato nel ’96, Wenger fa da subito valere le sue doti di scopritore di talenti, acquistando Patrick Viera ed Emmanuel Petit, a garantire un mix di tecnica, fisicità ed esplosività e ad inaugurare la lunga tradizione di compatrioti francesi che sfileranno con onore tra le file dei Gunners. A completare centrocampo ci pensano l’esterno destro inglese Ray Parlour e l’esterno sinistro Marc Overmars, fantasista che aveva fatto innamorare l’Europa con l’ultimo grande Ajax. Nel reparto offensivo troneggia il connazionale Dennis Berkgamp, che rigenerato dalla cura Wenger, diventa uno dei migliori numeri 10 al mondo, in virtù di straordinaria qualità nel servire i compagni e un ottimo fiuto per il gol. Nel ruolo di compagno di reparto si alternano un giovanissimo Nicholas Anelka, l’esperto Ian Wright e la meteora Christopher Wreh.

Un altro punto di forza dell’Arsenal è il solido reparto difensivo, disposto con una difesa a 4 composta da Tony Adams e Martin Kneown come centrali, Nigel Winterburn e Lee Dixon come terzini. Tra i pali un’autentica icona pop del calcio inglese ed europeo degli anni ’90: David Seaman.

Dopo un primo periodo di rodaggio, i Gunners riescono a conquistare il secondo double della storia del club tra campionato e F.A CUP, accoppiata che mancava dal 70-71, oltre alla Charity Shield in estate.

Le successive stagioni sono avare di soddisfazioni per i Gunners, che collezionano tre secondi posti di fila in campionato e due finali perse tra F.A CUP e Coppa Uefa. Tali risultati però, sono sufficienti a convincere Wenger della necessità di un cambiamento. E qui entra in gioco un altro valore aggiunto del mister alsaziano, la ricerca compulsiva e meticolosa di giovani talenti.

 Tra il 98’ e il 2001 arrivano a Londra giocatori come Ljungberg, e Pires, Henry. Il primo, leader carismatico, abbina una tecnica invidiabile a grande abilità negli inserimenti e duttilità tattica, che gli permette di ricoprire ogni zona del campo. Il secondo, è dotato di dribbling fulminante e di grande abilità nel lanciare con continuità i compagni a rete e nell’andare in gol con il classico tiro a rientrare sul secondo palo. Con Henry, invece, Wenger ha un’intuizione fenomenale, quella di spostare il ragazzo, reduce da una brutta stagione alla Juventus, dal ruolo di esterno destro a quello di prima punta. Nel nuovo ruolo il ragazzino insicuro si trasforma in una autentica macchina da gol, diventando il più grande realizzatore della storia dei Gunners con 175 gol in 258 partite e tra i più forti attaccanti al mondo. Sempre dal campionato italiano arriva Nwankwo Kanu, che pur partendo spesso dalla panchina, confeziona reti da strabuzzare gli occhi. Il nigeriano sarà decisivo per la vittoria della Charity Shield 99’, avviando la rimonta poi suggellata da Parlour ai danni dello United.

Il pacchetto arretrato, uno dei punti di forza della squadra viene rinnovato con successo, grazie all’acquisto nel ruolo di Sol Campbell, uno dei difensori più forti al mondo e di Kolo Toure, difensore dal futuro roseo come alternativa all’esperto Adams, mentre come terzini vengono acquistati l’inglese Ashley Cole e il camerunense Lauren. Arriva a Londra,

Con i nuovi innesti l’Arsenal si trasforma in una macchina da guerra, ottenendo il terzo double della sua storia nel 2002, vincendo l’F.A Cup 2003 ed il campionato 2003-2004, senza subire alcuna sconfitta, record unico nella storia del club.

Nel 2005, complice l’addio di Vieira, Wenger consegna la maglia numero 4 al 18enne Cesc  Fabregas, scelta rivelatasi azzeccatissima. Infatti il giovanissimo centrocampista, che unisce ad una grande visione di gioco qualità tecniche notevoli,  forma un duo di centrocampo ben consolidato con l’esperto Gilberto Silva. Sulla fascia destra sfreccia la bandiera Pires, mentre sulla sinistra il talento del bielorusso Hleb, uno dei migliori prospetti nel suo ruolo. La squadra, pur disputando un campionato al di sotto delle aspettative, trionfa in F.A Cup e, trascinata dalle giocate di Henry, Pires e Fabregas raggiunge la prima finale di Champions della sua storia, dopo aver eliminato nientemeno che il Real Madrid, la Juventus ed un forte Villareal.

 Le ragioni del declino

Dopo gli addii di bandiere come Henry, Pires, Ljungberg e del perno difensivo Sole Campbell, l’Arsenal va incontro ad un ridimensionamento. Per sopperire l’assenza di grandi campioni, nel corso degli anni Wenger punta molto sui giovani, trasformando in campioni talenti come Walcott, Ramsey, Van Persie e Rosicky e pescando dalla Francia sempre giocatori di qualità, a partire dalla coppia di terzini Sagna-Clichy, passando per Nasri, sino ad arrivare a giocatori già affermati come Giroud e Lacazette, pagato ben 60 milioni. Cifre simili erano state spese solo per Ozil e Sanchez, nella speranza di realizzare il salto di qualità tanto atteso. Tali investimenti invece, si sono rivelati sì azzeccati, ma comunque insufficienti per poter tornare a trionfare in patria.

Sul piano tattico invece, Wenger ha abbandonato già da tempo il solido 4-4-2 in favore di un offensivo 4-2-3-1. Tale sistema, onde evitare pesanti contraccolpi, necessita di un reparto difensivo impeccabile ed un centrocampo solido ed in entrambe le cose l’Arsenal ha, da qualche anno a questa parte, dimostrato gravi lacune: i centrali dell’Arsenal dall’ex Veermalen al veterano Koscielny, non hanno mai rappresentato una garanzia, cadendo spesso in errori imperdonabili; mentre a centrocampo si è sempre sentita l’assenza di un giocatore alla Viera, capace di fare filtro, arpionando un’infinità di palloni.

Per tali motivi l’Arsenal non è più riuscito, eccetto col secondo posto del 2016, a superare la soglia del 3°-4° posto, dovendosi accontentare di un ruolo di secondo piano anche in Europa, con la semifinale del 2009 come massimo risultato. Mentre, pur rappresentando un contentino, sono da registrare le 3 F.A. Cup vinte, che hanno reso l’Arsenal   la squadra più vincente nella storia della più antica competizione della storia del calcio e Wenger l’allenatore più vincente del torneo.

In questo contesto non del tutto idilliaco si sono inseriti i tifosi, che, dopo aver tollerato alcune stagioni fallimentari e qualche umiliazione di troppo hanno detto basta. La sconfitta per 3-0 in finale di coppa di lega contro il City è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

A ratificare tale chiara presa di posizione è stato l’Arsenal Supporter’s Trust, società che rappresenta i sostenitori dei Gunners e detiene il 4,5% del club, votando negativamente in merito alla riconferma di Wenger. La rivoluzione popolare ha portato i suoi frutti e l’Anciene Regime, come lo chiamano qua, è caduto con l’abdicazione del suo sovrano.

Regalo d’addio?

Ora il tecnico alsaziano prima di farsi da parte, Wenger prospetta un regalo d’addio per la sua gente: battere l’Atletico di Madrid, per avere la strada spianata verso la vittoria dell’Europa League. Tale conseguimento rappresenterebbe il suo primo successo internazionale e il terzo nella storia del club.

Di Giacomo Bonetti

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