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Pacificazione possibile. La figlia del partigiano che uccise il beato Rolando Rivi chiede perdono

Pubblicato il 16 aprile 2018 da Mario Bozzi Sentieri
Categorie : Cultura
La croce per Rolando Rivi

La croce per Rolando Rivi

La figlia del partigiano, che uccise, il 13 aprile 1945, l’oggi beato Rolando Rivi, domenica pomeriggio ha chiesto perdono ai fedeli nel luogo dove nacque il giovane  seminarista, a San Valentino, frazione del comune di Castellarano in Provincia di Reggio Emilia.

Nella pieve del paese  Meris Corghi,  figlia di Giuseppe Corghi, ha chiesto perdono ai fedeli per ciò che fece suo padre. La cerimonia religiosa è stata preparata e presieduta dal vescovo di Reggio Emilia, monsignor Massimo Camisasca, da tempo impegnato a pacificare un territorio ancora lacerato dagli strascichi della Resistenza e delle giustizie sommarie che vennero fatte a partire dall’aprile 1945.

Ma chi era Rolando Rivi ? Nato il 7 gennaio 1931 a San Valentino di Castellarano  e’ stato  il primo seminarista di un seminario minore diocesano ad  essere proclamato beato e martire perché – come riconobbero, nel 2013,  i  teologi della Congregazione delle Cause dei Santi –  la talare che indossava lo faceva considerare un “nemico”.

Rivi fu rapito il 10 aprile 1945 da un gruppo di partigiani comunisti per essere ucciso dopo tre giorni di sevizie. I carnefici accusarono il beato Rolando di essere  una spia dei fascisti ma, come è ormai dimostrato,  fu più semplicemente vittima dell’odio antireligioso, che si diffuse in Emilia-Romagna in quegli anni, odio che portò all’assassinio di decine di religiosi.
Quattro giorni dopo la sua scomparsa  un partigiano che aveva assistito alle ultime ore di vita del ragazzo, tentando di opporsi alla sua fine, confessò  che cosa era accaduto:  Rivi era stato sequestrato, torturato e ucciso a Piana di Monchio, sull’Appennino modenese. Era successo il 13 aprile 1945. Il suo corpo fu ritrovato, su indicazione del partigiano comunista pentito, da suo padre.

Solo alcuni anni dopo, nel 1951, Giuseppe Corghi, che materialmente sparò e il capitano Delciso Rioli, comandante della 27ª Brigata Garibaldi “Dolo”, furono condannati dalla Corte di Assise di Lucca a ventitré anni di reclusione, sentenza che trovò poi conferma anche nei successivi gradi di giudizio, anche se degli  anni di pena ne scontarono soltanto sei grazie all’amnistia.

A far nascere il bisogno a Meris Corghi di parlare pubblicamente è stata  l’eredità ricevuta in punto di morte da un’ anziana zia, la quale a sua volta aveva  raccolto  le ultime parole del partigiano Corghi, e la confessione che ad uccidere il prete era stato lui e che si pentiva per quello che aveva commesso.

“Il perdono che oggi avviene è il segno che Dio è presente, che sta in mezzo a noi così come stava in mezzo ai suoi discepoli. Egli agisce per l’intercessione di Rolando – ha detto Monsignor Camisasca nella sua omelia – Assieme a lui, qui voglio ricordare gli undici preti della nostra Chiesa uccisi fra il ’44 e il ’46. Essi, con il loro sacrificio e il loro sangue versato, partecipano a questo stesso evento di riconciliazione. La potenza vittoriosa di Dio ha riunito ciò che il male ha temporaneamente separato”.

La decisione della figlia del Corghi apre una pagina storico-politica e  morale non indifferente. Da un lato chiamando in causa la sinistra locale che da sempre ha nascosto i numerosi omicidi ad opera dei partigiani comunisti, sino a rigettare anche le mozioni presentate dal centrodestra per l’intitolazione di una Via al Beato Rolando Rivi. Dall’altro ponendo nuovamente, alla vigilia del 25 aprile,  il tema della verità e della pacificazione, tema  negato   dagli ambienti antifascisti per evidenti interessi di opportunità politica.

Dalla Pieve di San Valentino arriva un invito che, a di là di ogni retorica celebrazione “resistenziale”, va raccolto e ben compreso. Nel nome di un seminarista, ucciso, a quattordici anni,  da un odio fratricida che alcuni vorrebbero negare e nel  segno della verità,  del perdono e della riconciliazione che dovrebbero  essere alla base della convivenza civile.

@barbadilloit

Di Mario Bozzi Sentieri

17 risposte a Pacificazione possibile. La figlia del partigiano che uccise il beato Rolando Rivi chiede perdono

  1. Nessuna pacificazione possibile con i cani rossi!

  2. Ma quale pacificazione! Qui c’è il solito distinguo: i fascisti si potevano ammazzare stuprare ed ancor oggi non si possono ricordare fino al punto che neanche Gentile viene commemorato.
    Che un seminarista sia privilegiato nel ricordo in quanto “non fascista” a me fa soltanto rabbia.
    Stesso discorso per i partigiani bianchi ammazzati che sempre partigiani erano.
    E se Felice parla di cani rossi, stesso disprezzo va ai cani bianchi, compreso i tanti traditori in tonaca.

  3. Ci potevano essere “cani bianchi”, ma mai furono bestie sanguinarie e feroci come i rossi.

  4. Quanto livore fuori posto, oltretutto.
    Poco dopo la guerra civile Franco innalzò il mausoleo a tutti i caduti (di ogni colore) proprio per spirito di riconciliazione. Se dopo 70 anni noi siamo ancora qui ad insultarci , invece di metabolizzare, non è solo colpa degli altri.

  5. Metabolizzare che cosa con chi continua a proclamare la giustezza di assassinare un popolo intero? Franco era Franco. Togliatti e Longo e Secchia un’altra. Che conciliazione ci può mai essere con la memoria di chi, a guerra finita, violentò ed assassinò (pure una cugina diciasettenne di mio nonno, solo per aver platónicamente sorriso ad un soldato tedesco durante una retata) per anni gli sconfitti, decine di migliaia di persone, non cento, normalmente innocenti? Con la razza dei Moranino che fece togliere i feriti fascisti dall’ospedale, li fece distendere nella via e poi ordinò ai camion di passare varie volte su di loro fino a ridurli a poltiglia di sangue ed ossa? Ovviamente amnistiato anni dopo dall’altro assassino Pertini…

  6. Felice mi riferivo al livore che non è propedeutico a granchè. Tantomeno ad un ragionamento politico.
    Poi ognuno di noi ha la capacità o meno di fare cose e di non farne altre.
    And last but not least la guerra civile italiana è stata in confronto a quella spagnola una discussione da seminaristi ( per restare in tema)
    Se Franco era Franco noi vediamo di non fare il …..
    Marchese del Grillo

  7. Sono loro che devono scusarsi, i rossi ed i partigiani, non continuare a rivendicare orgogliosamente i loro crimini efferati! Poi, forse, si potrà convivere politicamente, ma con quelli che ancora oggi ci aggrediscono fisicamente nei luoghi pubblici, in nome di ideologie stolte, allucinanti, sanguinarie, distruttrici, peraltro condannate dalla storia, non credo proprio.

  8. Franco fu un grande militare e uomo di Stato.

  9. Povero ragazzo. Una preghiera.

  10. Leggiamo almeno i titoli e non guardiamo solo le figure
    “………….chiede perdono”
    Se sentito meglio delle scuse

  11. Fra gli assassini bianchi vanno ricordate anche le condanne a morte di Scalfaro.
    Che differenza c’è fra un sanguinario comunista e chi condanna a morte un patriota? Sono due traditori, ugualmente disprezzabili.
    E poi chi ha coperto i rossi se non i democristiani che hanno perpetuato l’odio antifascista fino ad oggi?
    Chi fomenta l’odio è meno colpevole di chi poi agisce?
    Comunque quello che non è accettabile è che nella nostra area ci sia chi ricordi qualche cattolico ucciso e poi abbia timore a ricordare, oltre Mussolini, Pavolini Bombacci Coppola Barracu Starace e gli infiniti altri martiri.

  12. Il perdonismo è un’abominevole aberrazione di derivazione cattolica.

  13. L’articolo parla di un piccolo, individuale gesto che va oltre le solite contrapposizioni. Piccolo passo verso un auspicato superamento della logica da guerra civile. Risultato che , lastricato da tanti se, dovrebbe essere auspicabile. Mi sa che c’è anche banalmente una scarsa comprensione di un testo scritto se non si coglie ciò

  14. Valter vorrei essere daccordo con te, ed in linea teorica lo sarei anche, ma purtroppo ciò che tu auspichi non è possibile ad oggi… Perchè il livore e l’odio vengono istigati nella società con ancor minor rispetto per il nemico se è possibile, e su questo do ragione a Felice e Fernando, soprattutto da certa sinistra che anche prima delle elezioni è scesa nelle piazze per insultare un parte di popolazione al grido di “antifascismo” e “antirazzismo”, sobillata da politici come Boldrini, che vorrebbero rimuovere dalla faccia della terra tutto ciò che non sia in linea con il loro modello di “società aperta”… Tutti i politici che dal dopoguerra ad oggi provarono a mettere i bastoni fra le ruote alla sinistra furono messi all’angolo, penso anche a politici della stessa sinistra come Craxi che veniva definito dal braccio destro di Berlinguer, Antonio Tatò, un “fascista” e poi sappiamo la fine che ha fatto grazie proprio a quella magistratura tinta di rosso… Sappiamo ancora oggi di come a uomini che non fanno parte dell’ intellighentia di sinistra sia vietato parlare, siano ostacolati negli interventi pubblici, e siano censurati nei dibattiti(penso agli ultimi casi di De Benoist e Veneziani)… Ovviamente questa sinistra è ben diversa da quella di molti anni fa perchè più vigliacca visto che mai si è messa in gioco nelle strade o in un campo di battaglia,mai ha veramente combattuto per le sue idee per quanto sbagliate possano essere, ed io ho conosciuto tanti “compagni” che meritano rispetto anche solo per questo, ma se oggi associazioni come l’Anpi, costituita ormai solo da gente che di certo non ha mai fatto una guerra e non ha mai sparato un colpo di mitra o patito le pene di un periodo difficile, se questa gente ancora si erge a maître à penser e classe giudicante di cosa sia o non sia lecito dire o pensare, allora non si può pretendere da noi di tendere la mano verso chi ci disprezza e ci insulta ogni giorno solo per aver una visione della società e dell’esistenza diversa dalla loro… Se anche un altro uomo di sinistra come Pansa, solo per aver provato a raccontare gli orrori che anche dall’altra parte ci furono ed aver così macchiato il candore mitico della “resistenza” è stato messo all’angolo ed accusato di tutto e di più allora il problema è loro non nostro… Ripeto io ho conosciuto anche “compagni” che godono della mia stima, comunisti di ferro che però non hanno mai avuto nell’odio verso il “fascista” vero o presunto la loro ragione di vita, avendo capito la lezione di Pasolini :”state attenti al fascismo degli antifascisti” o quella di Amadeo Bordiga :”L’antifascismo è il peggior prodotto del fascismo”… Rimangono in tutto ciò gesti isolati, voci fuori dal coro, come quello descritto nell’articolo, in cui però a scusarsi non è il partigiano colpevole, ma sua figlia evidentemente sensibile e capace di cogliere senza livore ideologico la tragedia di quel periodo… De Felice provò a storicizzare il fascismo proprio in vista di quella che potremmo chiamare una “pacificazione”, ma non ci riuscì proprio perchè messo al bando dalla critica di sinistra, oggi non si studia più nelle scuole e nessuno lo ricorda, Catilina direbbe che da un certo punto di vista è meglio così, ma io sono convinto che De Felice non vada dimenticato proprio perchè racconta un’ Italia che fu Fascista per buon senso, ed un periodo che comunque fra alti e bassi ed al di là delle ideologie può e deve far parte della nostra storia nazionale, dell’epopea italica,e non messo in una angolo come una mostruosità della storia, un ripugnate figlio minore del socialismo e delle ideologie moderne, perchè il Fascismo è stato in fondo la vera ed unica “via nazionale al socialismo” nell’ottica visuale del Risorgimento “uno dei pochi che ha ben valutato Garibaldi nella sua grandezza fu Benito Mussolini” (Craxi), quindi non un’ aberrazione ma una volontà di destino nazionale che aveva con se la maggioranza degli italiani e la loro approvazione, almeno fino al 1940, anche se alcuni dopo lo negarono e diventarono i più intransigenti antifascisti per stare nella stanza dei bottoni della democrazia… Mi scuso per la lungaggine e chiudo citando De Felice:” Oggi nulla, salvo che l’essere stato marxista e comunista mi ha immunizzato dal fare del moralismo sugli avvenimenti storici. I discorsi in chiave morale applicati alla storia, da qualunque parte vengano e comunque siano motivati, provocano in me un senso di noia, suscitano il mio sospetto nei confronti di chi li pronuncia e mi inducono a pensare a mancanza di idee chiare, se non addirittura ad un’ennesima forma di ricatto intellettuale o ad un espediente per contrabbandare idee e interessi che si vuol evitare di esporre in forma diretta. Lo storico può e talvolta deve dare dei giudizi morali; se non vuole tradire la propria funzione o ridursi a fare del giornalismo storico, può farlo però solo dopo aver assolto in tutti i modi al proprio dovere di indagatore e di ricostruttore della molteplicità dei fatti che costituiscono la realtà di un periodo, di un momento storico; invece sento spesso pronunciare giudizi morali su questioni ignorate o conosciute malamente da chi li emette. E questo è non solo superficiale e improduttivo sotto il profilo di una vera comprensione storica, ma diseducativo e controproducente”

  15. P.S. Personalmente posso dire di conoscere molto bene la storia del pensiero di “sinistra”, ho letto,studiato e in qualche caso nutro ancora stima per autori che vanno da William Morris a Proudhon, da Fourier a Stirner a Malatesta, da Lenin a Gramsci, da Pasolini a Simone Weil, da Walter Benjamin a Foucault, da Preve a Michea, quanti di “sinistra” possono dire la stessa cosa? Quanti di sinistra possono dire con cognizione di causa di aver studiato e compreso senza paraventi ideologici un De Maistre, un Gomez Davila, un Guenon, un De Benoist un Massimo Fini etc?

  16. Caro Stefano,
    è solo un articolo….
    Con stima

  17. Certo Valter, la mia voleva essere solo un analisi che affronta il tema dell’articolo andando al di la dell’articolo stesso, visto che il tema in se mi sembra di capitale importanza e non circoscritto solo al pezzo di cui sopra… Saluti.

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