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Libri. “Antico Futuro”: il richiamo dell’origine tra Tradizione e modernità

Pubblicato il 13 marzo 2018 da Giovanni Sessa
Categorie : Libri

Antico Futuro_copertinaUn volume scritto a più mani sta richiamando l’interesse sulla crucialità dell’arte. Si tratta di Antico futuro. Richiami dell’origine, edito da Solfanelli e di cui sono autori Vitaldo Conte, Dalmazio Frau ed Emanuele Ricucci (per ordini: edizionisolfanelli@yahoo.it, 335/6499393, euro 11,00). I tre autori, secondo modalità diverse, affrontano il tema delle relazioni inerenti arte e origine. Conte muove dal contesto teorico dell’estetizzazione del mondo, così come presentato da J. Baudrillard “L’arte coinvolge tutti i sensi, ufficiali e vibrazionali, in una sinestesia illimitata che può essere delimitata in un’opera ma anche vissuta nell’esistenza attraverso le sue azioni” (p. 6). L’autore si colloca, fin dall’incipit del   saggio, oltre la concezione mimetica, rappresentativa ed escrementale dell’arte. Il creare è concepito quale opera totale, ambientazione d’esistenza, ritualità alla ricerca dell’oltre. Conte, si situa nel punto di non ritorno, cui era pervenuto, nel quadro dell’avanguardia dadaista, l’uomo “finito sul serio”, e non solo a parole, di Evola. Da ciò la valorizzazione del bianco e delle sue poetiche, mirate a dar voce al pericolo che corre lungo il confine ultimo, sul quale si staglia la potestas infinita di Pan. L’arte ultima incontra le “figure” della Tradizione, l’origine assume il volto della possibilità estrema.

   In tali modalità espressive, riaffiora la Grecia eterna e psichica di Hillman, il recupero dell’energia anteica testimoniato nell’Arte da sud, nella solarità panica del Salento, nei ritmi sincopati della Pizzica. Voci e strumenti sonori, divengono musica pulsionale, sintonica al respiro della vita, al battito cardiaco, al tracimare dell’onda sulla battigia, al vento che sibila tra gli ulivi del Mediterraneo: “Le sonorità sono interpretate dalle emozioni danzanti e mutevoli del corpo” (p. 11). Esse cantano l’origine, sono i richiami dell’oltre e rianimano legami antichi, la Tradizione. Acqua, sassi, foglie e sabbia, gli elementi e il loro suono, nelle ambientazioni d’esistenza dell’arte ultima, sono transiti di un percorso di conoscenza che conduce dalle parole alla Parola, una via alla riscoperta dell’origine-Suono. Voci della physis e dei suoi ritmi. Nascono dal grande silenzio bianco di Kandinsky, gravide di possibilità e vita. Ogni voce manifesta l’eterno, pur disperdendosi nell’esistenza apparentemente effimera dell’attimo. E’ naturale, quindi, che ruolo privilegiato nell’Arte da sud sia assunto dal Femminile, dalla Donna. Il suo agire ha movenze rituali, da Grande Madre dell’universo ri-anima il mondo. L’artista è medium, recupera frammenti della vita in illo tempore, la sua è arte-esistenza: “Il patrimonio immaginale del femminile include la lettura ironica, mistica e sensuale[…] abilità artigianale ed il piacere del racconto” (p. 14).

   Espressione di rilievo di tale forma espressiva la si incontra nella geo-architettura, il cui fine è la rivitalizzazione di relazioni comunitarie calde, sensibili, l’Heimat: essa sorge dall’implosione dell’ultimo moderno, attraverso il recupero degli archetipi e dell’ancestrale. E’ponte, passaggio che consente il dialogo tra arcaico e contemporaneo, tra generi, concetti e culture. Tipico esempio di ciò, la villa che lo psicanalista Jung si costruì sulle rive del lago di Zurigo. Ogni nuova edificazione, aggiunta alla struttura originaria dell’abitazione, corrispondeva ad uno stadio interiore di realizzazione alchemica dello studioso. L’utilizzo degli elementi, delle pietre e del loro Mistero, fa si che “il gesto creativo le spogli della forma e del contesto originale per ‘ricomporle’ in segnaletiche personali” (p. 18). Opere e costruzioni precarie, pure, effimere. Sottratte, nella loro materialità-immateriale, alla mercificazione universale trionfante, al mercato. La medesima dimensione sciamanica ed evocativa, sostiene Conte, è rinvenibile nelle forme più diverse di Body Art. In essa la nudità testimonia lo stato Principiale. Il taglio/cicatrice è simbolo di rigenerazione. Emblematico, in tal senso, “il Teatro delle orge e dei misteri” con il quale, nel 1962, Herman Nitsch, invitava alla sintonia con i flussi metamorfici della vita: “La carne segnata da ogni sorta di flagello, si traveste con una materialità che si auto censura come mistica” (p. 23). Sangue-reliquia, nel quale convivono sacro e profano, vita e morte.

   Non dissimile è l’esito del Make upIl trucco, nota Baudelaire, è l’arte di mostrarsi dietro una maschera senza portarne una” (p. 26). Una sorta di ricerca dell’immagine ideale di sé. Anche la scultura può indurre la scoperta della bellezza dimenticata ed originaria,attraverso la riproduzione, il doppio del modello ideale. Caso paradigmatico la scoperta della Ragazza di SantoriniLa scultura è tra le arti visuali quella che riesce maggiormente a suscitare, oltre alla vista, una lettura ed una evocazione tattile che ne ampliano la fruizione temporale” ( p. 41). Quest’arte, in particolare quella italiana del dopoguerra, ha saputo custodire  la propria radice classica.

   Significativi anche gli scritti di Dalmazio Frau. Questi rileva la povertà espressiva dei tempi ultimi, determinata dal fatto che “ noi non abbiamo più un’Immagine[…] che derivi dalla parola magia e che, come tale, sia creatrice e portatrice di doni” (pp. 47-48). E’ venuta meno la funzione ordinatrice, pontificale in senso tradizionale dell’Artista. Questi deve essere in grado di attraversare le “acque velenose” senza esserne contaminato. Oltre ciò, è scemata la capacità-volontà di realizzare una politica per l’arte, e il bagliore della Luce in essa si è viepiù illanguidito. L’arte è dispensatrice di piacere, in senso nobile, ma anche “scandalo e pietra d’inciampo[…]ha il dovere di essere pscicotropa, perché fare arte è un dare” (p. 63). Frau lancia il manifesto per un “Nuovo Rinascimento” antimoderno e il movimento “Antico Futuro”, richiamandosi ai precedenti della “Fratellanza di San Luca” e dalla Confraternita Preraffaellita di D. G. Rossetti.

   Emanuele Ricucci mette in evidenza la sismicità esistenziale della realtà contemporanea, soprattutto in Italia, in cui è palese l’assenza di un’effettiva direzione da seguire. L’autore si dice   convinto dell’essenzialità dell’arte quale strumento creativo e politico, capace di bucare il sistema come ago incandescente “Farsi barbaro[…] meglio che crepare elegante e livido pinguino” (p. 87). Un’arte rituale quella evocata da Ricucci, prossima a quella di cui disse esemplarmente Ernesto De Martino. Essa è capace di “salvare le periferie, scoprendo una nuova forma rituale e sociale” (p. 90). La situazione contemporanea, sotto il profilo artistico, vede il trionfo del conformismo buonista e il dilagare dello sciocchezzaio della società gaia. Per contrastare un situazione siffatta, forse l’arte, da sola, non basta, ma può, comunque, svolgere un ruolo essenziale.

@barbadilloit

Di Giovanni Sessa

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