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Focus (di M.Veneziani). Alain de Benoist, i 50 anni di solitudine del filosofo della Nuova Destra

Pubblicato il 13 febbraio 2018 da Marcello Veneziani
Categorie : Cultura Politica
Alain de Benoist

Alain de Benoist

Pubblichiamo un estratto del saggio “Gli imperdonabili” di Marcello Veneziani per Marsilio: un ritratto del filosofo francese Alain de Benoist, censurato dalla Fondazione Feltrinelli dopo una lettera di un gruppo di studiosi settari (doveva intervenire ad un convegno a Milano con Piero Ignazi e Gad Lerner)

Che fine ha fatto la Nouvelle Droite e come interpreta la nostra epoca? Dico il movimento culturale nato a Parigi nel 1968, con la fondazione di un istituto di ricerca, il Grece, e ramificatosi poi in mezza Europa nei decenni seguenti. E dico l’epoca della crisi economica globale, l’avvento dei tecnici, il collasso della politica, l’ascesa dei populismi, in Francia e non solo.

Penso alle tracce sparse lungo questi anni, i numerosi libri e gli incontri, le riviste Eléments, Nouvelle Ecole, Krisis.

Di tutto questo il principale animatore è stato Alain de Benoist. Autore di un’ottantina di libri, de Benoist vive da anni la strana solitudine del pensatore comunitario. Ha osservato per anni, appartato e attento, il travaglio della nostra epoca, isolato in una dignitosa marginalità.

Non si è limitato a leggere il nostro tempo, ma ha proposto una visione organica, critica e ulteriore. Non è mai sceso a compromessi, perché “un uomo politico può dire il contrario di quel che pensa, perché la finalità del suo discorso è accedere al potere.

Ma un intellettuale non può farlo, perché la sua opera è la sola cosa che resterà di lui”.  Da decenni subisce ostracismo, a volte perfino aggressioni. In età grave continua a suscitare scandalo culturale come a trent’anni. Ma più frequenti sono i muri di omertà e le finzioni di inesistenza.

È un imperdonabile.

De Benoist è una voce libera, inascoltata e acuta con una multiforme cultura e sterminate letture. Il suo primo testo notevole fu Visto da destra, ma ha sparso opere rilevanti lungo i decenni.

De Benoist ha avuto numerosi compagni di strada, tra cui un italiano, corrispondente de Il Tempo da Parigi, Giorgio Locchi, che scrisse con lui Il Male Americano. Da noi un gruppo di giovani intellettuali italiani venuti dal neofascismo alle fine degli anni ’70 dette vita nel suo solco alla nuova destra. Pur nel suo percorso singolare, de Benoist in Francia ha trovato interlocutori venuti da altri mondi: da Alain Caillé e la scuola antiutilitarista a Serge Latouche, da Louis Pauwels agli ex-gauchiste Jean Cau e Regis Débray, a Gauchet e Michel Maffesoli.

Nella nostra epoca si è compiuta la pars destruens che prefigurò de Benoist: il collasso della politica, la fine delle ideologie, il primato della tecnica e dell’economia, il dominio mondiale della finanza, l’omologazione planetaria sotto la buccia retorica dei diritti umani. In particolare, l’avvento dell’Europa dei mercati e dei tecnici.

La destra economica e transnazionale si divarica dalla destra politica, nazionale e popolare. De Benoist non è avverso all’unione europea e all’euro, anzi è un fautore di antica data dell’Europa; ma ne rigetta il totale asservimento alle oligarchie finanziarie e tecnocratiche.

Invoca nuove forme di protezionismo e di intervento sociale, discute la moneta unica e il reddito di cittadinanza, denuncia lo sradicamento che legittima l’immigrazione come esercito di riserva del capitalismo, reputa la politica – a destra come a sinistra – inadeguata ad affrontare la crisi. Ma chi dovrà poi guidare questo processo non si sa. Certo non possono farlo gli intellettuali.

Ma c’è in de Benoist qualcosa di analogo e di affine agli intellettuali gauchiste, seppur riguardante i metodi più che i fini: il ruolo centrale dell’intellettuale, il progetto culturale da Enciclopedia, l’ipotesi di un gramscismo elitario, la critica del liberismo, dell’americanismo e del consumismo, la visione transnazionale e la forza del legame comunitario affidata alla “cittadinanza delle idee” più che alle consonanze radicali, religiose, naturali.

E sullo sfondo alcuni nodi che lo rendono indigesto a certe sensibilità diffuse a destra: il neopaganesimo con punte anticristiane (si veda il suo testo Come sui può essere pagani? e il bel dialogo Eclissi del sacro con lo scrittore cattolico Thomas Molnar), il nominalismo filosofico, il faustismo tecnologico che mal si amalgama con un’apertura ai temi dell’ambiente, uno strisciante terzomondismo filo-islamico in funzione antiamericana e un’idea rousseauviana di democrazia organica fondata sulla fratellanza, che odora di Rousseau.

Ma si avverte in de Benoist la ricerca incessante di nuove sintesi per superare i vecchi arsenali in disarmo, che de Benoist definiva già ne Le idee a posto come “miti incapacitanti”. In definitiva, della nouvelle droite si può dire quel che dice lo stesso de Benoist della rivoluzione conservatrice in un’intervista riedita nel Pensiero Ribelle: “le idee che ha lanciato non hanno mai trovato una vera cristallizzazione storica”.

Oggi viviamo estenuati la risacca di varie crisi mondiali. Sul bordo di questa crisi abissale ritrova smalto, ragione e fondamento il pensiero della nouvelle droite. E de Benoist giganteggia nella sua solitudine di pensatore europeo.

Piaccia o no, è uno dei rari grandi europei pensanti rimasti in giro.

Ne La fine della sovranità. Come la dittatura del denaro toglie il potere ai popoli de Benoist s’inoltra con efficacia nel terreno minato dell’economia e spiega quel che gli economisti non sanno e non vogliono spiegare. Chi ha una visione del mondo riesce a dare una visione delle cose più comprensiva e comprensibile, e perfino più realistica, degli economisti e dei tecnici esperti.

De Benoist a settant’anni suonati depone la tunica del pensatore per studiare, capire e far capire gli scenari economici del presente (…). sotto il rullo compressore della cosiddetta “dittatura finanziaria”. Tanti nostri ragionamenti sul caos italiano e sulle risposte necessarie li ritroviamo in de Benoist.

La sostituzione del popolo sovrano col debito sovrano e del governo con la governance sono indizi inquietanti. Così l’imposizione del pareggio di bilancio. Il diktat di svenarsi e non per abbattere il debito ma solo per pagare gli interessi sul debito, impone che la sudditanza diventi permanente; saremo sempre sotto schiaffo. E poi le agenzie di rating che non captano gli umori del mercato ma li orientano, come le streghe di Macbeth non predicevano il futuro ma lo indirizzavano.

E lo svuotamento della politica e delle sue categorie, l’incapacità di fronteggiare il dominio tecno-finanziario, a destra come a sinistra. Sul piano mediatico-culturale, aggiungo, il nuovo potere impone alla destra di accantonare la bioetica, la famiglia e i valori tradizionali e alla sinistra impone di mettere da parte lo Stato sociale, i vincoli al mercato e la tutela del lavoro. Così vengono allineati, neutralizzati e cooptati nell’establishment.

Tutto questo configura non solo un pensiero unico, liberista quanto basta e libertario quanto serve, radicalmente eterodiretto e politicamente svuotato. Ma delinea una forma nuova di totalitarismo. Che non è il dispotismo fondato sul terrore, sulla violenza e il partito unico, ma una forma di “globaritarismo” dove tutto è dentro, niente è fuori, e tutto quel che resiste viene fatto fuori.

Non esistono diverse vie, una è la via e si procede in automatico. Altrimenti sei fuori dalla contemporaneità o dalla legalità, dall’Europa e della globalizzazione.

Questa ideologia è criptata, non si presenta cioè come ideologia e regge su un presupposto: la perdita di ogni visione pubblica e collettiva, tutto è ridotto a privato e individuale, l’orizzonte storico e culturale sostituito da un orizzonte biologico e contabile.

E questo non è il frutto di un complotto ordito nella segreta stanza dei Poteri Occulti: la mondializzazione non ha centro, solo burattini anonimi, non c’è un quartier generale o un direttore d’orchestra nascosto nel golfo mistico.

È un processo impersonale, quasi una reazione a catena, è la tecnica che usa i tecnici. Videro giusto Heidegger e Schmitt.

Ma il problema sorge proprio qui. Se non riesci a individuare il Nemico ma ti trovi davanti a una filiera di agenti e funzionari e alla sommità non c’è nessuno, come puoi reagire e in che modo? De Benoist accenna a una risposta, un ritorno al localismo pare troppo debole per fronteggiare un processo così vasto.

Poi lo stesso de Benoist intravede la possibilità che torni “l’autorità degli Stati” e dunque una dimensione statuale e nazionale come vero argine allo strapotere globale. Il progetto finale di questa “contestazione totale”, come la definisce lui, è l’Impero, ossia l’unità politica e spirituale di un’Europa civiltà e al suo interno una costellazione di diversità.

Ma oggi suonerebbe come un’utopia. Perciò il discorso galleggia nell’indeterminato.  Anche noi evochiamo spesso la sovranità politica e popolare come punto di partenza. Ma sapete cos’è, com’è e cosa vuole il popolo sovrano e chi è disposto a seguire? Certo, primato della politica ma avete ben presente chi sono, cosa fanno e quanto valgono gli attori politici, o ne intravedete di altri?

Il rischio è che alla fine, alla dittatura della tecno-finanza resti a opporsi solo la rozza demagogia dei populismi che sanno inveire e demolire ma non saprebbero poi come costruire e selezionare. Hanno la rabbia ma non la capacità di cambiare. Al Populismo de Benoist ha dedicato un penetrante pamphlet.

Che si debba ripensare al ruolo delle élite e rilanciare la meritocrazia oltre il populismo?

@barbadilloit

Di Marcello Veneziani

26 risposte a Focus (di M.Veneziani). Alain de Benoist, i 50 anni di solitudine del filosofo della Nuova Destra

  1. Domanda banale : come riusciamo a tradurre ” questa sintesi perfetta ed ordinata di Ideologia Dottrina ed Orientamento ” in un progetto politico Antagonista a livello Europeo ?
    E la stessa domanda che ci poniamo da almeno 40 anni.

  2. Penso che la risposta sia proprio nell’ultima domanda posta nell’articolo, ritengo fondamentale la formazione di un elite, un ordine, un avanguardia che non sia limitata ai confini nazionali, a cui debbano partecipare tutti coloro fra gli studiosi, i militari, uomini politici, rappresentanti delle confessioni anti-moderniste, che si ritrovano in questa visione che potremmo per semplificare chiamare Impero, determinata da una “ideologia” rivoluzionario conservatrice… Da sempre solo un elite di questo genere, che si opponga in questo caso alle elite della mondializzazione, può essere in grado di effettuare un raddrizzamento dall’alto, perchè dal basso, dai populismi, non potremmo cavarne nulla.

  3. Premesso che la “rivoluzione conservatrice” è un’etichetta che riunisce, più o meno artificiosamente, pensatori e scrittori assai diversi e, quindi, a mio avviso, neppure esiste realmente, non vedo perchè insistere con tutto questo “anti”, “contro”, “opposizione dura”, “cambiamenti integrali”, “antagonismo ” ecc. slogan che appartengono al vetusto ed obsoleto armamentario ideologico della sinistra rivoluzionaria di 100 anni e passa anni fa, non della destra. Qui occorre restaurare, non abbattere: ordine, gerarchia, autorità, rispetto della legge, senso civico ecc. Altro che sfasciare! Inutile prendersela con la mondializzazione, le basi NATO o la luce elettrica o i cinesi! Tiriamoci su le brache, come gli italiani del dopoguerra… sanza filosofare tanto. Lavorare, lavorare e lavorare…

  4. Felice ha ragione nell’affermare che la c.d. Rivoluzione conservatrice di fatto non esistette mai. Si tratta di una fictio, certamente utile per ricomprendere, in subordine ad un’unica collocazione, una serie di autori tra i più eterogenei. Peraltro spesso la fase “rivoluzionario-conservatrice” attraversata da questi raporesenta francamente quella meno interessante del loro percorso culturale. Si pensi a Ernst Junger: lo Junger che può parlare anche ai contemporanei è quello a partire dalle “scogliere di marmo”…non lo Junger delle “tempeste d’acciaio”, per quanto suggestivo.
    O prendiamo Carl Schmitt. Definirlo un “rivoluzionario conservatore” non significa nulla, come non lo si può ritenere un teorico cattolico dello Stato, un virtuoso di critics letteraria, o un teorico del diritto internazionale. È un po’ tutto ciò, ma rivoluzionario conservatore, ammesso e non concesso che tale termine possa essere accettato, non direi. Anzi. Nolte sembrerebbe sostenere quasi il contrario nel suo agile libretto.

    Peraltro devo ammettere che, come Felice, proprio non capisco la tendenza, diffusa tra i commentatori, a fare incetta di astruse teorie pseudo metafisiche per leggere la realtà moderna.
    Per carità… Non che la metafisica non sia un campo interessante, non che non lo sia l’escatologia… Ma stiamo attenti a non farci prendere la mano e leggere il mondo come retto da idee invece che dai fatti. Sognare fantomatiche élite che non so mai esistite serve a ben poco. Liberissimi di ritenere gli Spartiati, gli Junker della Prussia orientale o i cavalieri teutonici élite metafisiche o simili… Ma ci credete davvero?
    E soprattutto credete davvero che questo fantomatica idea di convergenza di tutte le religioni e idee cd tradizionali (traditio de che?) sia cosa buona giusta?

    E ritenete davvero che per dare una scossetta all’Italia occorrerebbe questa imposizione dall’alto, da parte di aristocratici dello spirito (??) eletti in virtù di cosa non si sa,di virtù?

    Non si capisce inoltre questa antipatia per gli Anglo-americani. 1) perché l’ultimo barlume di conservatorismo e di religiosità diffusa sono da ricercarsi proprio negli USA, oltre che nell’Est Europa; 2) perché ragionare con schemi mentali neofascisti o neomussoliniani o comunque da nostalgici dell’Asse oggi fa seriamente rabbrividire.

  5. X Stefano
    sai quale è la piu’ grande sconfitta degli ultimi 25 anni caro Stefano ?
    Non sono i vari Berlusconi, Fini, Alemanno , i prodotti deviati della Nuova Destra Tarchiana di cui abbiamo parlato precedentemente , il trasformismo, questo senso levantino di autoconservazione cinica e rassegnata alle regole della decadenza , che si manifesta latente in certi interventi ecc. ecc.

    No la nostra più grande sconfitta è stata proprio sulla rifondazione del linguaggio e sugli immaginari di riferimento .Non parlo nemmeno della collocazione politica (che li mi viene semlicemente da vomitare).

    Perché nonostante la caduta del muro ed il processo di accelerazione neocapitalista con tutti i suoi danni evidenti ( globalizzazione e mondialismo ) mentre il termine ” astruso , vetusto, deviato “, già superato ampiamente dagli inizi del secolo (intendo il termine destra), non è arretrato di mezzo centimetro nel linguaggio e nell’immaginario , quello che noi concepivamo ” dentro il termine ” ( ovvero proprio La Rivoluzione Conservatrice ed in suo Impero Interiore , Filippo la chiamerebbe “la Sua Metafisica” ) è arretrata, è azzerata, è sfumata, fino quasi a scomparire nel linguaggio e negli immaginari.

    Non è servito dunque nè De Benoist in Francia, nè Veneziani In Italia, nè Dughin in Russia, ma nemmeno Sthernell a Gerusalemme o T. Kunnas in Finlandia.
    Non sono serviti Enzo Erra o Giorgio Locchi, Giano Accame,
    e figuriamoci se sono serviti infine J. Evola e R. Guenon che addirittura vengono considerati degli “squilibrati” metafisici visionari …

    Non sono serviti riviste,laboratori culturali, Università d’Estate e d’Inverno , percorsi formativi , musica alternativa, circoli culturali, case editrici ecc. ecc.
    Non è servito neanche la percezione data dagli avversari politici e culturali che spesso piu’ di Noi -“percepiscono” L’Essenza di quello che siamo e non l’Apparenza ( Eco , Jesi, Germinario ).

    Niente di tutto questo è servito.
    Forse ha ragione Veneziani quando parla della solitudine di De Benoist , come uno dei maggiori sistematori della ” filosofia della crisi ” rejetto ed incompreso nella sua organicità totalizzante di pensiero, perfino dal suo stessa Area ed Ambiente di riferimento.

    La classica solitudine dei Numeri Primi -……
    Perfino Barbadillo che un ottima piazza di confronto dimostra questo .

  6. Sul tema del ruolo e dell’efficacia degli intellettuali di fronte alla crisi epocale che tutti viviamo (dominio dell’economia, del globalismo, della Tecnica) non ci sono risposte facili. Quando Veneziani alla fine del suo articolo dice: “Anche noi evochiamo spesso la sovranità politica e popolare come punto di partenza. Ma sapete cos’è, com’è e cosa vuole il popolo sovrano e chi è disposto a seguire? Certo, primato della politica ma avete ben presente chi sono, cosa fanno e quanto valgono gli attori politici, o ne intravedete di altri? Il rischio è che alla fine, alla dittatura della tecno-finanza resti a opporsi solo la rozza demagogia dei populismi che sanno inveire e demolire ma non saprebbero poi come costruire e selezionare. Hanno la rabbia ma non la capacità di cambiare”; ebbene, sembra che non ci sia nulla da fare. Io penso invece che sia preferibile votare per i populisti piuttosto che per i liberisti di destra e di sinistra per dare comunque un segnale. Concordo invece con Veneziani quando dice che probabilmente bisogna ripensare l’elite (penso alle esperienze di Fare Verde o dei tanti circoli politico/culturali che tengono alta la fiaccola). Forse bisogna dare tempo al tempo. Berto Ricci delineando la figura degli intellettuali diceva che devono essere “non conformisti, non indifferenti, ma in pugna coi tempi”.

  7. Filippo la Rivoluzione Conservatrice non esistette mai? Forse non esistette a livello di attuazione politica, ma come movimento di idee esistette e come e te lo spiego: la Rivoluzione Conservatrice viene generalmente fatta nascere nel 1918 e fatta coincidere col movimento di tutti quegli intellettuali che si opponevano da posizioni aristocratiche alla repubblica di Weimar, il termine tedesco KONSERVATIVE REVOLUTION venne però coniato nel 1927 dallo scrittore austriaco Hugo von Hofmannsthal “durante una conferenza a Monaco di Baviera il cui tema era “La letteratura come spazio spirituale della nazione”, per indicare quel movimento culturale tedesco critico con il parlamentarismo di Weimar, e nostalgico per i valori tradizionali della Germania”… La data del 1918 in cui altresì si fa generalmente partire l’azione di questo movimento viene presa in considerazione sulle basi del fondamentale scritto del 1950 di Armin Mohler “Die konservative Revolution in Deutschland 1918-1932″ che ricostruisce il percorso e riordina le idee in merito alla bibliografia,gli autori e quindi il complesso pensiero di questa corrente culturale… Partiamo subito col dire che sebbene molti studiosi “accademici” e quindi fondamentalmente di parte abbiano rilevato nell’humus culturale della Rivoluzione Conservatrice la nascente ideologia Nazional-socialista, in realtà solo pochi dei suoi appartenenti ebbero parte attiva o diedero il loro sostegno alla causa hitleriana, far questi si possono segnalare fra i più conosciuti il giurista-filosofo Carl Schmitt e il filosofo del “Dasein” Heidegger(che però non è pienamente situabile nel circolo rivoluzionario-conservatore), in realtà la maggior parte degli esponenti della Konservative Revolution o presero le distanze dal Reich ritirandosi a vita privata o criticarono il Nazional-socialismo da posizioni aristocratiche e “guglielmine”, questo è il caso per esempio dello scrittore tedesco, membro dei Corpi Franchi (Freikorps)Ernst von Salomon, del poeta-saggista Gottfried Benn e del poeta Stefan George, di Spengler, Junger,von Hoffmanstal… altri lo attaccarono da posizioni nazional-bolsceviche( Ernst Niekisch) altri ancora infine si opposero in maniera virulenta ad esso addirittura passando nel campo nemico delle democrazie liberali, questo è il caso del noto scrittore Thomas Mann.. In linea di massima si può dire, generalizzando un pò, che ciò che caratterizzava il pensiero della Rivoluzione Conservatrice e lo rendeva in parte affine al Nazional-socialismo è solo una simile visione sulla ricerca della purezza e delle origine del popolo germanico, delle loro saghe e mitologie, ciò che comunemente viene definito movimento Volkisch, mentre le distanze fra l’ideologia del Terzo Reich e gli intellettuali Rivoluzionari-conservatori sono molteplici, in quanto essi per la maggior parte erano portatori di una visione aristocratica e “junkeriana” ispirata in parte dal “prussianesimo” guglielmino e federiciano ed in parte dal modello medievale ed archetipico del Sacro Romano Impero germanico. Detto questo caro Filippo io non sono nostalgico di nessun Asse, non mi ritengo ne un neo-fascista ne altro che posa rientrare in una qualunque ideologia moderna, poi ti confondi un pochino quando pensi ad un elite come qualcosa di eleggibile, ovvio che non lo è, poi tu rabbrividisci per il nostalgismo fascista, io rabbrividisco per i filo occidentali, evidentemente apparteniamo a due “nomos” diversi… Poi pensare che conservatorismo e religiosità siano in USA, scusami, ma fa veramente sbellicare dalle risate, basterebbe essere realisti, guardare la società yankee cos’è, e non scambiare qualche puritano neocon sionista per conservatorismo religioso, il che è l’esatto opposto. Cordiali saluti.

  8. X Catilina: Guarda purtroppo è esattamente come dici, mi soffermerei in particolare sul passaggio riguardo la “rifondazione del linguaggio e degli immaginari di riferimento”. Si è proprio questo il punto centrale secondo me, perchè il linguaggio veicola ciò che mi piace chiamare “visione del mondo”, appunto gli immaginari di riferimento, e finchè non daremo il giusto peso ma soprattutto il giusto senso, il giusto significato, l’adeguata profondità alle parole, nessun “superamento” o “Sintesi superiore” sarà possibile, ecco perchè per esempio Guenon, Evola, De Benoist,Junger, Schmitt ridonano senso e significato alle parole,le riportano al loro archetipo originario, privandole alla deviazione moderna… Si, forse il vero fallimento è stato questo, ma del resto era naturale, la mentalità moderna, ovvero la mentalità della decadenza occidentale, è stata talmente invasiva ed efficace che anche i migliori ne hanno subito l’influenza… Per questo i pochi che ne sono rimasti indenni, sono soli e inascoltati, intesi come Flatus Vocis e come fuochi fatui che si aggirano in una specie di spazio etereo nel gestell tecnocratico… Ma essi in realtà seminano in inverno per raccogliere in primavera, sono come fiori nel cemento, l’occidente è al tramonto perchè questo è il suo “destino metafisico”, e se è vero che De Benoist, Veneziani etc non sono ascoltati da noi, è pur vero che in altri luoghi la loro voce arriva e come, così come ancora oggi ci sono pellegrini che visitano la casa e la tomba di Guenon al Cairo, così come nelle scuole militari russe ,ma anche in Serbia, Turchia etc a livelli alti delle istituzioni si studia sui libri di Dugin…”L’Europa, una volontà unica, formidabile, capace di perseguire uno scopo per migliaia di anni” diceva Nietzsche.

  9. Grazie Stefano, ma qualcosa sulla rivoluzione conservatrice penso modestamente di saperlo, avendo letto Nolte (anche se sinceramente il suo saggetto sull’argomento non è il migliore tra i suoi) e avendo letto “alla fonte” Schmitt, Junger, von Salomon, “le confessioni di un impolitico” di Mann, etc Devo ammettere che non riuscii a leggere Spengler, ma posso trincerarmi dietro la scusa dell’età che avevo quando lo presi in mano. Poi non ebbi più tempo di riprenderlo: altri interessi, altre letture. Forse un giorno lo farò.
    Qiindi appunto qualcosa su quegli intellettuali, Schmitt tra tutti, posso onorarmi di conoscerla. Quel che contesto è il riferimento ad un movimento unitario, che fattualmente non esistette mai. Lo stesso Hoffmansthal (un poeta e un drammaturgo, non un pensatore politico, ricordiamo… E grande per altre cose rispetto al discorsi di Monaco) “non sapeva quello che diceva”. Non nego la presenza di milieu culturale di base, il fatto che le contigenze storiche abbiano fornito a diversi autori spunti vagamente (molto vagamente) comuni. Mi limiterei però ad osservare che i pensatori più riconducibili ad una cd Koservative Revolution (Salomon, Niekisch, Moeller) hanno da tempo esaurito il loro afflato. Oggi poco o nulla hanno da dire al mondo. Junger ha dato il meglio dopo la “fase nazionalista” e Schmitt a mio parere non è nemmeno riconducibile al “movimento”. Schmitt non è mai stato un nostalgico del Sacro Romano Impero né tanto meno della Prussia guglielmina o federiciana (lui… Un cattolico delka Westfalia? Andiamo). Egli è grande per i contribuiti lasciati al diritto e alla riflessione giuridica. Opere come “Terra e mare” (stupenda per carità) che pare siano le ubiche lette a destra (vorrei vedere un lettore di Evola misurarsi con trattati di procedura o di dottrina dello Stato in senso tecnico-giuridico…), non possono considerarsi le migliori. Certo, in terra e mare esotericamente Schmitt fa intuire qualcosa di un certo retroscena culturale…che non è volkisch in ogni caso.

    Passando all'”élite”: e allora da dove capoero salta fuori questa supposta élite? Le uniche élite che conosco sono quelle che nello studio hanno un pezzo di carta recante un 110 e lode/110 e la firma del rettore. Non che siano necessariamente élite meritevoli, ma non vedo altra maniera di legittimare una classe dirigente se non l’aver studiato e faticato. La metafisica c’entra poco.

    Quanto agli USA mi faccia dire penso di conoscerli un minimo. Laggiù c’è tutto e il contrario di tutto. Paradossalmente anche le tue idee troverebbero più seguito o sarebbero meglio recepite in un contesto come quello che in Europa. Non fermarti all’immagine mediatica dell’America liberal che ci vendono da cinquant’anni. È la democrazia più “di destra” che esista: se vuoi divenire qualcuno devi studiare e lavorare, devi impegnarti perché piagnucolare non serve, nella loro forma mentis Dio è la loro guuda, che siano cattolici, mormoni (ottime persone di solito), ebrei, episcopali o battisti. È l’unico paese occidentale dive un uomo pubblico possa parlare di Dio, contraccezione, aborto e omosessualità senza farsi ridere in faccia. Dove puoi portare le armi e dove la libertà personale costituisce realmente la via per l’autodeterminazione. Il lato positivo? È anche il paese dove le forze contrarie a tutti questo si muovono maggiormente, ma in proporzione attecchiscono meno che qui. Prendi un abitante del Kansas e prendimi un europeo a caso e dimmi chi è più “tradizionalista” dei due.

  10. Poi Stefano capisco che la tua avversità per gli USA, peraltro condivisa da Schmitt cone saprai, affinda in quest’idea di contrapposizione tra le forze terrestri, maschie, tradizionali e quelle lunari o marine, femminili, liquide etc Francamente lo ritengo semplicistico (si so che ho banaluzzato e che il discorso è più complesso, ma ci siamo capiti credi). Di contrapposizione eterna ne vedo solo una ed è quella riconosciuta dalla Chiesa cattolica. Il Male non sta intrinsecamente né da un lato né dall’altro, né con un regime né con un altro, ma nei cuori delle persone. Un ricco massone convertito sarà un ottimo cattolico, e ne ho conosciuti che venivano a bussare alle porte della Prelatura. Il punto è conquistare il nemico, “tutto qua”. Poi è vero che ci sono regimi più o meno compatibili con la Chiesa. Quelli totalitari non lo sobo certamente.

  11. X Filippo : non solo il magmatico bagaglio culturale della Rivoluzione Conservatrice è vivo e circolante e sempre in divenire ed in costruzione, esso potrà cristallizzarsi sempre e comunque nei suoi principi, con nomi diversi, in forme diverse, ma anche la Tradizione è viva e vegeta, in questo caso anche ben difesa per esempio dal baluardo della Rivoluzione khominista iraniana, dall’Islam sciita e dalle elite di guerrieri del Libano, Hizbollah così come dagli Houthi in Yemen, così come dalle “società” più o meno segrete che operano in svariare parti del mondo, in Oriente particolarmente, se a noi certe realtà risultano inaccessibili o velate, non significa che non esistano. La Tradizione non può scomparire perchè sempre, anche nelle epoche più buie, ci sarà chi la tramenderà nel mondo, dai sotterranei dell’Agartha, il non-luogo per eccellenza, ed un risveglio, un “inversione dei poli” è sempre possibile in ogni momento, la Restaurazione è sempre una Rivoluzione, un ritorno al punto di partenza. Queste sono le leggi invariabili che determinano il corso della storia, ci si può conformare o meno, su questo io non posso discutere.

  12. Un esempio pratico di “inversione dei poli”? Così, per farsene un’idea.

    Ti dirò, non ho antipatia per queste idee. Con Ossendowski e il barone pazzo per dire ho sognato anch’io, solo che la vita è un’altra cosa onestamente.

    Oltre al fatto che non posso non percepire un sottofondo millenaristico in tutto ciò.

  13. MA certo Filippo, che la Rivoluzione Conservatrice non sia stato un movimento unitario è assolutamente vero, infatti già definire con un paradosso ciò che fu una serie di pensatori anche molto diversi fra loro indica ciò che giustamente sostieni, e su questo non contesto, ma hegelianamente parlando è proprio questa sintesi che consente di superare la falsa dicotomia e di aggregare in una “unità molteplice” questo milieu culturale… Sugli USA capisco perfettamente quello che vuoi dire, e da Cattolico giustamente rilevi per esempio una certo conservatorismo della chiesa americana rispetto a quella nostrana, io penso al Cardinal Burke per esempio, ma questo “tradizionalismo” di cui parli è certamente molto diverso da ciò che io vedo come katheconico rispetto alle forze dell’Avversario, che si trovano ovunque ma dagli USA si propagano in maniera superiore che da altri lidi, e questo attiene proprio al ruolo matafisico direi dell’occidente, e l’Occidente propriamente detto sono esattamente loro… Anch’io sono stato affascinato da certo “tradizionalismo” soprattutto sudista in USA, ma riconoscere in un redneck qualsiasi oppure in un mormone o in un discendente dei padri pellegrini un esempio di “uomo tradizionale” non mi riesce, essi in realtà sono solo un passo indietro alla più aperta dissoluzione dei liberal, basta leggere le idee di un Steve Bannon o in generale del Breitbart, dell’alt right USA per capire il livello di deviazione delle loro idee, saranno pure contro l’aborto, saranno pure contro le unioni omosex, saranno pure dei conservatori, ma poi alla fin fine il loro obbiettivo è sempre l’imperialismo Yankee, condito da una buona dose di millenarismo sionista, di suprematismo becero, di onnipotenza da “nazione eletta”… Insomma sono solo l’altra faccia della medaglia dei liberals clintoniani, e ricordati, visto che sei Cattolico, che non solo queste sette sono basate su eresie manifeste della dottrina, ma che come disse qualcuno ” Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti… Voi però state attenti; ecco, io vi ho predetto ogni cosa».

  14. Per semplificare molto l’Inversione dei poli sarebbe il raddrizzamento di ciò che è stato rovesciato, se “l’azione satanica” è appunto quella di rovesciare i significati, le verità nelle falsità e viceversa,la parodia, la contraffazione del “carnevale perenne”, il rovesciamento sarebbe il movimento contrario, che appunto riordina le cose secondo la loro naturale gerarchia, rimette la verità al suo posto, insomma “orienta” di nuovo l’esistenza secondo la sua tradizionale direzione. Nei corsi e ricorsi storici molte volte è osservabile questo fenomeno seppur in maniere temporanea e non completa, i grandi imperi, le grandi civiltà tradizionali che si imposero su civiltà decadenti, disordinate, deviate etc sono esempi di ciò… Il Barone Von Ungern cercò una restaurazione di questo genere, con un movimento che da Oriente si sarebbe dovuto imporre ad occidente.

  15. x Filippo
    due dei testi chiave di interpretazione sulla Rivoluzione Conservatrice tedesca quello di E. Nolte ( Ed. Rubettino ) e quello di A.Mohler ( Ed. Akropolis) parlano solo ed esclusivamente del Movimento Tedesco.

    Anche se la prima elaborazione in Italia risale all’opera di Adriano Romualdi : Correnti politiche ed ideologiche della destra tedesca del 1918 al 1932. E fu proprio A.Romualdi a definire IL Fascismo come fenomeno europeo ( o meglio come un cerchio interno al centro piu’ grande della Rivoluzione Conservatrice ).

    In realtà De Benoist, Tarchi, Veneziani ma anche altri studiosi ne hanno fatto ” una vera e propria categoria generale del Politico ” molto piu’ ampia, che abbraccia quello che ad es. De Benoist chiama “Impero Interiore” e di cui il Movimento Tedesco con i suoi giganti/titani del pensiero non conforme e appunto solo ” un di cui”.

    Ma è perfettamente chiaro, come Tu dici, che in un scontro epocale e planetario tra “visioni totalizzanti del mondo” quel contenitore di idee , di immaginari, di Valori, sia perfettamente rintracciabile perfino dentro i confini degli attuali States dove elementi individuali e magari anche comunità ” non integrate ” incarnano spesso e volentieri , comportamenti ed antropologia che poco hanno a che vedere con i modelli di Wall Street e con la degradazione del sub-umano Newyorkese.

    E cio’ è talmente vero che lo stesso Heidegger decretò che nella post-modernità conflittuale dove si è centrifugato “il Centro”, tuttavia il Centro e la Periferia dell’impero sopravvivono dappertutto.

    Quindi nessun problema a ritenere che paradossalmente alcune forme di Resistenza all’attuale modello oligarchico Tecno-finanziario possano tranquillamente attecchire o meglio ancora “derivare” da quello che come localizzazione geopolitica intendiamo chiamiamo genericamente NEMICO ( Hostis nel senso tradizionale e Schimttiano).

    Devo dire che certe elaborazioni sono talmente alte e peculiare del pensiero e dell’elaborazione che è difficile rintracciarle in modo sistematico nell’altrove …

    E comunque il primo Nemico e sempre dentro Noi stessi quando rinunciamo ade Essere cio’ che siamo.

    Cartagine e Gerusalemme non sono solo città Totemiche nemiche di Roma , sono Enti, sono Pantheon che sopravvivono alle stesse Città totemiche.

    Ma lo

  16. Bella discussione. Non sono intervenuto ma intendo fare i complimenti ai vari commentatori. (Prima o poi dovrò decidermi a leggere “L’impero interiore”; sono ancora in estasi per “Come si può essere pagani?”).

  17. x Filippo: ti chiedo scusa Filippo, mi sono reso conto, rileggendo ora gli interventi, che il mio tono risulta essere troppo netto e saccente, ti assicuro che non era mia intenzione ma purtroppo scrivendo di fretta e non rileggendo non mi sono reso conto… So benissimo, ricordandomi della tua conoscenza ottima della cultura mitteleuropea, che non devo spiegarti nulla riguardo la Rivoluzione Conservatrice, in effetti il mio intento era solamente dimostrare che nonostante non si possa delineare il suddetto movimento come “unitario” si possa comunque circoscrivere in un certo qual modo seguendo un determinato filo conduttore, a questo proposito io seguo la linea di Armin Mohler principalmente. Sugli USA la penso più o meno come ben espresso da Catilina, anche se forse sono meno possibilista riguardo la presenza ad oggi di sacche di resistenza come quelle descritte, a questo punto preferisco l’attitudine di certi tories inglesi che mantengono ancora un certo retaggio aristocratico… Per tornare alla Rivoluzione Conservatrice, a parte gli autori germanici già citati, vorrei ricordare che anche in Italia si può definire una corrente rivoluzionario conservatrice, che è quella che si sviluppò attorno a riviste come La Voce, Lacerba, Leonardo con protagonisti intellettuali come Papini, Prezzolini e Soffici, a questo riguardo posso citare l’ottima raccolta di Manlio Triggiani intitolata “La Rivoluzione Conservatrice alle origini del Fascismo”, senza dimenticare che spesso anche Evola viene annoverato in quest’ambito… riguardo in generale la cristianità di tipo tradizionale, al posto di guardare agli USA, io guarderei piuttosto ad oriente, alla spiritualità Ortodossa, quella che per dire è ancora viva sul Monte Athos ed in generale in Russia e nei paesi ex sovietici, a proposito consiglio come fondamentale la lettura della Filocalia,una raccolta di testi di asceti e mistici ortodossi, ma anche lo stupendo “Racconti di un pellegrino russo” nella edizione curata da Cristina Campo… Per concludere ti invito ad intervenire più spesso, perchè era molto che non eri fra noi, e i tuoi interventi sono sempre interessanti e pieni di spunti, al di là delle idee diverse che ognuno ha il diritto ed il dovere di esprimere, per fortuna qui il pensiero unico non è ancora arrivato. Ti ringrazio, cordiali saluti Filippo.

  18. P.s. Ovviamente sono ultra daccordo quando si dice che la prima lotta da fare è di carattere interiore, usando il gergo islamico, la Grande Guerra Santa è esattamente questo, mentre al piccola jihad è quella esteriore.

  19. Per farla meno nobile e piu’ spiccia. Toglierei la scuola dalle mani dei sinistrorsi e dei tecnocrati per educare I giovani a una vera etica ed estetica basate sulle tradizioni europee. Stiamo allevando una generazione di alieni che non sentono alcuna appartenenza.

  20. Stefano,anche Benn per un certo periodo fu affascinato dal nazionalsocialismo e scrisse favorevolmente su di esso,se ne allontanò poi anche a causa dell’ostilità di importanti gerarchi nazisti nei confronti del suo passato espressionista(che ha lasciato molte opere preziose,vedi la splendida raccolta di poesie “Morgue”,nera come la pece),così come (all’ostilita) di altri importanti scrittori legati al regime(soprattutto molto aspra fu la campagna contro di lui da parte di Borries Von Munchausen,di cui parla anche lo studioso Freschi).Poi effettivamente si arruolò nell’esercito in quella che venne definita come “emigrazione interna”.Junger invece fu sempre molto diffidente verso il nazismo,definito “insulsa plebaglia”con aristocratico disprezzo.
    Stefan George,prese le distanze in maniera differente da Benn e Junger,migrando(già nel 1933)in Svizzera(e del resto tra i “discepoli”del suo circolo vie erano anche ebrei,tra cui lo storico Kantorowicz,ex membro dei freikorps).
    Erich Von Salomon,non aderì al Nazismo ma ,in questo caso, influirono anche situazioni familiari,in quanto la moglie era ebrea(come lo era del resto quella di Thomas Mann).Rimase comunque in Germania,fedele alla propria terra
    Anche Hofmannsthal,oltretutto essendo di origine ebrea(seppur cattolico),sarebbe stato inevitabilmente antinazista,ma morì 4 anni prima del suo avvento.
    La lontananza di certo pensiero aristocratico dai Fascismi,credo sia una costante per quasi tutto il pensiero aristocratico del Novecento,anche tra coloro che strategicamente lo appoggiarono.Persino Evola,ricordato in ambienti sinistrorsi come un”pensatore fascista”,in realtà era assai critico verso queste esperienze(basterebbe vedere la versione ampliata di”Rivolta contro il mondo moderno”).Lo riabilitava parzialmente solo in funzione antiliberale ed anticomunista.Forse si illudeva che potesse evolvere in senso aristocratico,magari grazie anche alla sua influenza e a quella di altri membri de suo circolo(un po’ come si illuse, quasi 2500 anni prima,Platone sperando di convertire alla sua filosofia i tiranni di Siracusa…).

  21. Fascismo e nazismo cercavano il sostegno delle masse. Non potevano essere né aristocratici, né antiretorici, né antipopulisti… Il loro esempio pratico era il bolscevismo sovietico…

  22. Wolf assolutamente daccordo con te, mi pare di aver scritto più o meno le stesse cose nel mio intervento più sopra delle 10:49,specificando infatti che porre gli autori della Rivoluzione Conservatrice come aderenti al nazional-socialismo è solo un vizio esecrabile di certi accademici partigiani… Anch’io, da seguace del pensiero tradizionale e da un punto di vista aristocratico, ritengo soprattutto il nazional-socialismo un esperienza tipicamente frutto del mondo moderno, del gestell tecnocratico e dell’uomo massa, insomma uno dei figli della Revolution… Su questo in effetti mi pare chiaro fra noi che sia liberalismo, che comunismo, che nazional-socialismo sono figli della Revolution ,anche se diciamo non li considero alla stessa stregua, in quanto soprattutto i “fascismi” sono morti giovani e con le armi in mano, al contrario del comunismo che è morto per consunzione e del liberalismo che invece è uscito vittorioso dal 900 perchè è riuscito ad inglobare praticamente tutto il retaggio illuminista superando se stesso si potrebbe dire. Evola è vero che cercò di attuare una rettificazione in senso aristocratico e tradizionale del Fascismo, ma in realtà non ebbe mai veramente la possibilità di farlo, ebbe più fortuna più tardi paradossalmente, col neofascismo, mentre Guenon criticava aspramente i fascismi, in particolar modo quello tedesco, che egli vedeva come una barbara forma di anti-tradizione dovuta alla degenerazione tipica delle popolazioni germaniche… Anche Maurras odiava i tedeschi, anche se poi smussò un pochino la sua germanofobia per motivi di strategia politica. Io preferisco distinguere il nazional-socialismo, soprattutto quello derivante dal socialismo prussiano e da posizioni “guglielmine” e “junkeriane”, dall’hitlerismo che secondo me fu cosa negativa e va inquadrato in un ottica a parte, e poi non mi paice usare la parola “fascismi”, perchè per me il Fascismo fu solo quello italiano, e non lo dico per motivi nazionalisti che non mi appartengono, ma per una mia personale analisi e ricostruzione a posteriori.

  23. Sì Stefano, volevo solo specificare che Benn non era stato da sempre distaccato dal nazismo (a differenza degli altri), ma inizialmente salutò con entusiasmo il nuovo regime. Poi mi sono dilungato sugli altri, e sostanzialmente ho scritto cose simili a quelle che avevi già espresso tu.

  24. Hai ragione sulla questione dei”fascismi” ; in effetti è una semplificazione, ognuno di essi aveva le proprie peculiarità , così il fascismo italiano è differente dal nazismo tedesco, ed entrambe sono esperienze distinte dal franchismo o dalla guardia di ferro di Codreanu. Accomuna queste esperienze l’ostilità verso il comunismo e le socialdemocrazie,per la prima volta non su base monarchico aristocratica (anzi furono molto interclassisti, con parecchi quadri dirigenti provenienti da famiglie umili) fidano inizialmente (in certi casi, perché il Franchismo, ad esempio, fu già un altra cosa)anche sui meccanismi democratici (il voto, oppure il conferimento dell’incarico da parte del presidente o del re).

  25. Non socialdemocrazie, volevo scrivere liberaldemocrazie

  26. Daccordo su tutto Wolf, sia su Benn che sull’analisi dei “fascismi”.

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