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Il caso. I cori contro la memoria spingono la sinistra a riconoscere il dramma delle Foibe

Pubblicato il 12 febbraio 2018 da Fernando M. Adonia
Categorie : Politica

crisi italiaAlmeno per una volta si guardi il bicchiere mezzo pieno. Se è possibile ovviamente. Perché è chiaro che i cori blasfemi di Macerata all’indirizzo delle vittime delle foibe valgono quanto un pugno nello stomaco della coscienza nazionale, un affronto al concetto di civiltà. Difficile che la botta sia riassorbita nel giro di 24 ore o poco più. Anche in questo caso, però, deve essere il buon senso a trionfare. E in parte già lo ha fatto. L’Italia non è sempre indifferente al becerume e neanche affetta da moti d’indignazione unidirezionali. Un conato contro gli ideatori di quei cori c’è stato, impossibile negarlo: guai farlo. Un moto che ha coinvolto anche gli esponenti di quella galassia politico-culturale afferente al centrosinistra e alla sinistra.

Il presidente dem del Friuli, Debora Serracchiani, ha parlato chiaro e ha condannato quei cori sconcertanti. Repubblica pure l’ha fatto. Anzi, il giornale fondato da Eugenio Scalfari ha addirittura dedicato un fondo che merita tutta l’attenzione possibile. “Quei cori sulle foibe offendono tutti noi”, è il titolo; la firma di Guido Crainz. Eccolo:

“Dobbiamo riflettere sulla nostra incapacità di raccogliere le sofferte riflessioni su quella tragedia che ci sono state proposte, ­­prima ancora che dagli storici, da grandi libri di narrativa – ha scritto – Grazie alla giornata del Ricordo qualche passo in avanti è stato compiuto, dopo una lunga rimozione, ma è ancora larghissimamente insufficiente. E ancora troppo spesso e troppo largamente, a sinistra, le ferocie del fascismo nell’oppressione di sloveni e croati sono usate come clava per rimuovere o negare le uccisioni di cui le foibe sono il simbolo e le sofferenze degli esuli del dopoguerra. Eppure in quel confine tormentato c’è tutto il Novecento”.

Parole di pietra che servono a sfondare un muro che, se non è omertoso, perlomeno stuccato d’ignoranza e incomprensioni pilotate. Nelle foibe morirono italiani, spesso innocenti. Tra gli esuli, c’è chi ha votato di recente Pd. Non parliamo di fascisti, o solo di fascisti. Parliamo di una fetta abbondante di umanità, di pura e semplice umanità. È chiaro che una parte d’Italia ha ancora grosse difficoltà a riconoscerlo, in parte per vergogna (ma non è il tempo delle polemiche questo). Vedere in alcune città manifesti che invocano “l’infoibamento dei fasci” deve fare paura. Oltre il reato in sé, delegittimare l’altro fino alla condanna a morte, rischia di giustificare il terrorismo passato e presente. Ma anche aprire le porte – speriamo di no – a quello futuro.

Insomma, il moto d’indignazione suscitato da quei cori è un fatto positivo. È il segnale che qualcosa negli anni è stato seminato; come pure che il rischio di tornare indietro è sempre dietro l’angolo. Dopo anni di silenzi, anche dopo l’istituzionalizzazione della giornata del Ricordo, a cui i giornali hanno spesso concesso poco se non alcuno spazio alle manifestazioni ufficiali, il dibattito di quest’anno ha almeno diagnosticato una malattia nella coscienza di questa nazione. Si pensi ora alla terapia.

@barbadilloit

Di Fernando M. Adonia

14 risposte a Il caso. I cori contro la memoria spingono la sinistra a riconoscere il dramma delle Foibe

  1. Come esule fiumano non mi interessa l’articolo di G.Crainz in cui si continua a blaterare di “ferocia”fascista nei riguardi di sloveni e croati che storicamente non è mai esistita.Infatti,i provvedimenti presi-prima della guerra-erano solo di carattere culturale,ovvero:ripristinare la forma italica dei cognomi adulterati dal clero croato (che svolgeva durante la dominazione austro-ungarica il compito di registrazione anagrafica ed aggiungeva il patronimico “ic”alla finale del cognome per slavizzarlo)oppure proibire di parlare in pubblico negli idiomi slavi.Ma,tutto ciò corrisponde alla lotta secolare degli Italiani del Confine Orientale contro il tentativo dell’Austria di modificare la maggioritaria presenza dell’etnia italica attraverso la migrazione di sloveni e croati(si tratta di oltre 100mila persone )attuata dal 1880 in poi per combattere l’irredentismo italiano nella Venezia Giulia,Istria,Fiume,Dalmazia.Non si cita mai nei testi scolastici italiani che subito dopo il primo conflitto mondiale con la nascita della jugoslavia(voluta da Francia ed Inghilterra in funzione anti-italiana)iniziarono attività terroristiche di organizzazioni nazionaliste slave(finanziate dalla Jugoslavia)di cui la più sanguinaria era la TIGR.Questo era l’acronimo delle rivendicazioni slave sui nostri territori appena redenti,infatti stava per Trst-Istra-Goriza-Rieka.Come si vede,manca la Dalmazia,perchè al di fuori di Zara,era stata assegnata ingiustamente alla Jugoslavia.La quale,da subito chiuse asili,scuole,circoli ,giornali italiani,costringendo già all’inizio del 1920 i dalmati italiani al secondo esodo(il primo era avvenuto con le guerre napoleoniche che avevano decretato la fine della Repubblica di Venezia).Dunque,se i Dalmati preferirono l’esilio,pur di restare italiani,come mai sloveni e croati non abbandonarono la Venezia Giulia ritornata italiana?Infatti, i censimenti fatti nel 1921 e nel 1924 testimoniano che la diminuizione dei residenti slavi è irrilevante!Allora dove sta questa ferocia “fascista”? Invero la storiografia marxista cita sempre il telegramma del Gen.Roatta:”Si ammazza poco”.Ma esso concerne il periodo di guerra,siamo nel 1942,la guerriglia slava si era fatta sanguinosissima e il richiamo del generale riguardava l’applicazione delle leggi internazionali di guerra(applicate anche da U.S.A.-G.B.)rispetto ai civili rei di azioni armate.Tutto ciò non per difendere Roatta- uno dei tanti badogliani traditori- ma per chiarire che agiva secondo una regola militare e non perchè era aizzato da Mussolini.Riguardo poi alla Serracchiani,poche parole:siccome sa che nelle prossime regionali non verrà riconfermata,tenta di far dimenticare ai triestini che è stata eletta con i voti dei 3000 filo-titini portati a Trieste dall’Istria con le corriere pagate dal PD perchè usuifrivano del doppio passaporto rilasciato da questi governi imbelli,come se fossero cittadini italiani residenti all’estero mentre sono a tutti gli effetti cittadini sloveni e croati.Siccome lo scarto,nelle precedenti elezioni,con il candidato del centro-destra, era di soli 300 voti ben si capisce come sia stata eletta la suddetta.

  2. Tullio sottoscrivo il tuo intervento, voglio solo aggiungere che non bisogna mai dimenticare, come troppi fanno, che la riuscita delle operazioni titine fu finanziata in modo sostanzioso dall’occidente a parole anti-comunista, ma che foraggiava Tito in ottica anti-sovietica…

  3. Stefano. Non è storicamente vero quanto scrivi. La rottura con l’URSS accadde parecchio dopo le foibe ecc. Tanto è vero che all’inizio la Jugoslavia faceva parte del Patto di Varsavia. Gli Anglo-Americani ebbero molte colpe, ma non aggiungiamogliene delle altre! Del resto era stato il Duce a scegliere l’altra parte, a chiedere l’onore di bombardare Londra ed altre scempiaggini, e la guerra purtroppo l’avevamo perduta noi. E gli USA la vinsero anche grazie all’URSS ed ai comunisti… Perché avrebbero dovuto avere simpatia per noi? Per l’8 settembre? La Guerra Fredda arrivò dopo…

  4. Chiedo scusa. La Jugoslavia non fece mai parte del Patto di Varsavia che è del 1955. La Jugoslavia fece parte del Blocco Comunista, fino al 1948.

  5. La Dalmazia non era stata contemplata nel Patto di Londra del 1915 perché lí non c’era una chiara superiorità numerica italiana, anzi. Gli italiani erano per lo piú residenti sulla costa, erano culturalmente e socialmente superiori agli slavi, essenzialmente contadini, ma il famoso wilsoniano “principio della nazionalitá” lí, come da altre parti, era di fatto inapplicabile, a Londra e soprattutto a Versailles, nel 1919, dove V.E, Orlando piangeva come una fontana e sorse la leggenda della “Vittoria Mutilata”. I nostri alleati della WWI ci amavano così poco che per prima cosa soppressero il Regno di Re Nicola di Montenegro, suocero del Re d’Italia! Per dare quel territorio alla Serbia che fu il nucleo centrale della Jugoslavia, creata ovviamente in funzione antiitaliana. E re Nicola se ne andò in esilio…

  6. Quando si è militarmente deboli non si deve entrare in guerra, perchè lì la debolezza appare in tutta la sua crudezza. Ma tranne Giolitti, un po’ di cattolici e socialisti quasi nessuno pensò in termini razionali, meno di tutti il Re, Sonnino, Salandra…come sempre si sperava in una guerra breve, qualche migliaio di morti da buttare sulla bilancia e poter arraffare qualcosa, protetti dallo stellone…Non fu così.

  7. pienamente d’accordo con Tullio Zolia

  8. Felice la rottura con l’URSS si è concretizzata già nel 1948,con l’episodio della “Conferenza Danubiana”(31 luglio 1948), nel 52 già l’Avanti dedicava la prima pagina all’incontro fra Tito ed ambasciatori atlantici,per esempio erano presenti Frank Pace e Pacciardi, per discutere delle sorti di Trieste… Il ministro degli esteri inglese Ernest Bevin morto nel 1951,diceva:” Certo Tito può essere una canaglia. Ma è la nostra canaglia”. Da questo periodo, quindi dalla rottura del 48 fra Tito e Stalin, iniziò l’appoggio occidentale, che avrebbe sperato che Belgrado fosse seguita da altri satelliti del monolite sovietico.

  9. Se oggi non c’è un massiccio ricordo delle Foibe è perchè non è una verità imposta dai vincitori, ma che appartiene quasi solo ai vinti, nonostante fra gli infoibati ci furono anche socialisti, azionisti etc… In passato invece, appunto per i rapporti fra l’occidente e Tito, questa verità fu addirittura ancora più tenuta sotto silenzio. Quindi comunque l’occidente è complice perlomeno.

  10. Bravo Stefano,hai completamente ragione.Ricordo agli immemori che i nostri morti del ’53 a Trieste furono causati dagli ordini impartiti dagli ufficiali inglesi che comandavano il Btg.mobile della Polizia del Territorio libero di Tieste(Zona A) costituito al 90% da sloveni del Carso tiestino che da sempre odiano i cittadini italiani.Non a caso la Foiba di Basovizza(Monumento nazionale) si trova subito all’inizio del ciglione carsico che sovrasta la Città.Ricordo ancora, che l’inizio dgli incidenti fu causato da un Ufficiale inglese che strappò dalle mani di un giovane un Tricolore che stava in testa alla colonna di studenti- reduci dalla cerimonia al Sacrario di Redipuglia- e che si avviavano cantando l’Inno Nazionale verso la piazza dell’Unità d’Italia.In seguito, gli incidenti durarono una settimana;la repressione fu sempre comandata dagli inglesi(il Gen.Winterton era inglese ed era il Governatore del TLT-Zona A)i nostri morti furono Sette,400 i feriti,un migliaio gli arrestati.Siccome in città erano acquartierati due Reggimenti inglesi ed uno americano con sezioni corazzate,il Gen. Winterton li mise in stato d’allarme minacciando di farli intervenire.Dunque,dove stava la millantata protezione anglo- americana a protezione degli Italiani?

  11. Molto peggio andò, comunque, ai tedeschi dei Sudeti e della Prussia orientale, ammazzati a decine, forse centinaia di migliaia, ed i sopravvissuti espulsi dopo secoli dalla loro terra, ed alle donne tedesche (pare oltre un milione) violentate e seviziate da russi e polacchi soprattutto.

  12. … Ma quale protezione Anglo-Americana che hanno raso al suolo decine e decine di Città italiane con i bombardamenti assassini di chirurgica democrazia …

    Diciamo che non hanno infierito più di tanto, valutando assai bene “il loro ritorno” in termini di banali interessi economico-commerciali-militari da un punto di vista prettamente geopolitico ( e non certo morale , e poi per i Protestanti la morale viene solo dalla predestinazione, per cui eravamo fottuti in partenza … ).

    A tal punto fottuti che per tutti gli anni 60/70 (se qualcuno alzava la testa per uscire fuori dal seminato di Yalta) hanno utilizzato ” strumenti di guerra non ortodossa” per richiamarci all’ordine e rimetterci a cuccia …
    Una volta che Craxi ha debordato, hanno creato addirittura mani pulite per buttarlo giù….

    Il protettorato Anglo-Americano ha avuto per noi lo stesso peso e “significato” della gabbia in cui rinchiusero Pound. VAE VICTIS

  13. I bombardamenti su obbiettivi civili sono stati prerogativa anglo-americana, e ad oggi, le uniche bombe atomiche lanciate sui civili, sono state americane. L’unico vero “stato canaglia” del mondo sono loro ed i loro padroni di Sion.

  14. Gli angloamericani sono stati coloro che hanno fatto(e di gran lunga)più vittime tra i civili con i bombardamenti aerei(ed anche coloro che li hanno iniziati).Però ,purtroppo,anche l’aviazione tedesca si è macchiata di crimini verso le popolazioni civili,specie quelle inglesi(Coventry,Londra,etc).
    Le bombe atomiche,sono invece un’esclusiva americana,ma tutto è passato “in cavalleria” perchè hanno vinto la guerra…

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